Facciamo tutti la nostra parte! n.41
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Il ruolo delle Regioni nel ridurre le emissioni

Lo scorso 18 aprile l'ENEA ha pubblicato il Dossier “Riduzione delle emissioni e sviluppo delle rinnovabili: quale ruolo per Stato e Regioni?” che approfondisce il tema della ripartizione, il cosiddetto burden sharing, degli obblighi di riduzione delle emissioni climalteranti e di sviluppo delle fonti rinnovabili, soffermandosi sulle possibili applicazioni di una divisione degli oneri a livello regionale sul modello europeo.

Il Dossier mira a fare il punto della situazione relativamente ai contenuti e alle implicazioni del pacchetto di nuove direttive recentemente presentato in Europa - le proposte di Direttiva Europea di revisione della Direttiva sull'Emission Trading da un lato, e la nuova ripartizione degli obiettivi di sviluppo delle fonti rinnovabili al 2020 tra gli Stati membri dall'altro - soffermandosi in maniera particolare sulle diverse metodologie impiegate per l'assegnazione degli obiettivi nazionali di riduzione delle emissioni.

Se da un lato il passaggio dal livello UE-Stati membri a quello Stato-Regioni permette di coinvolgere Regioni, Province e Comuni in una concreta azione nelle politiche per il clima, mobilitando risorse e facilitando le procedure amministrative, dall'altro la gestione energetica e le relative emissioni di gas serra sono temi sui quali un preciso atteggiamento e un intervento a livello centrale sono fondamentali per l'efficacia di una strategia complessiva.

La direttiva ETS prevede che gli Stati membri debbano stabilire limiti assoluti alle emissioni di gas ad effetto serra provenienti da alcune tipologie di siti produttivi. Il campo d'applicazione copre le emissioni di CO2 provenienti da attività energetiche, produzione e trasformazione di metalli ferrosi, industria dei prodotti minerari, produzione di pasta per carta, carta e cartoni. L'assegnazione delle quote di emissione viene fatta relativamente ai due periodi 2005-2007 e 2008-2012, attraverso un meccanismo di rilascio gratuito.

Per i settori non compresi dalla direttiva ETS, quali il settore dei trasporti e quello dei consumi civili, la regionalizzazione degli obiettivi si prospetta come una scelta funzionale al raggiungimento degli obiettivi nazionali di abbattimento delle emissioni. Anche nel DPEF 2008-2011 è stata evidenziata la necessità di introdurre un sistema di scambio di quote di emissione tra le Regioni per i settori trasporti e consumi civili.

Il coinvolgimento delle Regioni può rappresentare, soprattutto per i settori non ETS, un valido strumento di rafforzamento delle politiche nazionali in tema di clima ed energia e l'assetto regionale italiano può contribuire a raggiungere i consumatori finali nell'applicazione degli strumenti.

Analizzando i vari settori produttivi, quelli che emettono maggiormente sono storicamente quelli delle industrie energetiche e dei trasporti, seguiti dal settore civile e industriale. Nell'ultimo periodo, le emissioni del settore civile hanno superato quelle del settore industriale.

La nuova proposta della CE di riduzione di gas serra del 20% al 2020 rispetto al 1990 considera due differenti approcci. Il primo si basa sull'ulteriore sviluppo del sistema europeo di Emission Trading (EU-ETS), il secondo sull'individuazione di obiettivi di riduzione a responsabilità nazionale per quanto riguarda i settori non soggetti al sistema ETS (sostanzialmente settore civile e trasporti).

Rispetto agli obiettivi del Protocollo di Kyoto, l'Italia dovrebbe ridurre le proprie emissioni serra nel periodo 2008-2012 del 6,5% rispetto ai livello del 1990 mentre, rispetto allo stesso anno, nel 2005 si è registrato un aumento del 12,1%.

Per colmare la distanza dall'obiettivo di Kyoto vengono prese in considerazione i seguenti strumenti: misure decise e operative; misure decise ma non ancora operative e allo studio; il contributo dell'assorbimento di carbonio (Sink); le quote di emissione dovute agli effetti della direttiva sull'Emission Trading; il ricorso all'uso dei meccanismi flessibili previsti dal Protocollo di Kyoto.

Per quanto riguarda i settori ETS la Commissione Europea propone una gestione a livello comunitario e non più a livello nazionale prendendo come nuovo anno di riferimento il 2005 anziché il 1990. Così facendo il nuovo obiettivo di riduzione a livello comunitario per il 2020 (riferito al 2005) diventa il 14%.

Per approfondimenti: scarica il Dossier

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aprile 2008


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