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Clima, ridurre le emissioni: si deve e si può

È stata presentata a Valencia (sessione plenaria 12-17 novembre) la sintesi del Quarto Rapporto sul Clima, la relazione prodotta dagli scienziati riuniti nel Gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico (IPCC) che ha analizzato l'andamento del clima in tre distinti momenti di studio: le basi scientifiche del cambiamento climatico, i punti vulnerabili e modalità di adattamento, la mitigazione del mutamento globale.

Dalle rilevazioni sull'aumento della temperatura di aria e oceani, sullo scioglimento dei ghiacci, sull'aumento del livello del mare prese in esame dagli studiosi il riscaldamento del globo risulta ormai un fatto incontrovertibile. I dati evidenziano che molti sistemi naturali sono soggetti all'impatto del cambiamento climatico a livello regionale, in particolare all'aumento della temperatura. È attribuita all'uomo la responsabilità del riscaldamento verificatosi nelle ultime tre decadi, i cui effetti hanno esercitato un'influenza riconoscibile a scala globale su molti sistemi fisici e biologici.

È opinione condivisa che, con le attuali politiche di mitigazione e le relative azioni volte allo sviluppo sostenibile, le emissioni di gas serra continueranno a crescere nei prossimi decenni. Emissioni superiori o uguali ai livelli correnti causerebbero un'ulteriore riscaldamento e indurrebbero molti cambiamenti nel sistema climatico globale durante il XXI secolo peggiori rispetto a quelli registrati nel secolo scorso.

Anche se la concentrazione dei gas serra fosse stabilizzata, il riscaldamento di origine antropica e l'aumento dei livelli del mare continuerebbero per secoli a causa dell'inerzia dei processi climatici. Le conseguenze potrebbero essere drastiche o irreversibili, in base all'entità del cambiamento.
Verosimilmente, nell'area europea il cambiamento climatico produrrà effetti negativi, tra cui un maggiore rischio di alluvioni nell'entroterra, di allagamenti costieri, di incremento dell'erosione. Le zone montuose subiranno il ritirarsi dei ghiacciai, la riduzione della copertura nevosa e un marcato impoverimento della biodiversità. Nell'Europa meridionale il cambiamento determinerà un peggioramento delle condizioni quali elevate temperature e siccità in aree già vulnerabili. Si registrerà una riduzione della disponibilità d'acqua, del potenziale idroelettrico, dell'entità dei raccolti agricoli. Si prevedono inoltre conseguenze a livello di rischi per la salute a causa di ondate di calore e aumento nella frequenza degli incendi.

Un'ampia gamma di opzioni per l'adattamento è già disponibile, ma per ridurre la vulnerabilità ai cambiamenti climatici sono necessari interventi più consistenti, dei quali, però, ancora non si conoscono dettagliatamente limiti, barriere e costi. La capacità di adattamento è strettamente connessa allo sviluppo economico e sociale, la cui distribuzione è notoriamente disomogenea.

Gli studiosi concordano sul fatto che esiste un notevole potenziale economico per la mitigazione delle emissioni nei prossimi decenni, tale da arrestare o ridurre i gas serra al di sotto dei livelli attuali.

Un esempio tra tutti è il settore energetico. Già oggi si possono prendere provvedimenti efficaci in termini di mitigazione del cambiamento climatico: migliorare l'efficienza nelle fasi di approvvigionamento e distribuzione; passare dal carbone al gas; utilizzare calore ed energia elettrica prodotti da fonti rinnovabili (idroelettrico, solare, eolico, geotermico e biomasse) e cicli combinati; adottare sistemi di cattura e sequestro della CO2. Si prevede, inoltre, che entro il 2030 si diffonderanno sistemi più evoluti nel campo delle rinnovabili, ad esempio nell'utilizzo dell'energia dalle maree e dal moto ondoso, nei sistemi a concentrazione solare, nel settore fotovoltaico e in altri ancora.

Politiche e strumenti rivelatisi efficaci in ambito energetico riguardano la riduzione dei sussidi per i combustibili fossili, la tassazione sulle emissioni, gli incentivi alle rinnovabili, le quote minime di energia da rinnovabili, i contributi alla produzione di energia pulita. Esiste quindi ampio spazio per la creazione di un mercato per le tecnologie a basse emissioni.

I traguardi notevoli raggiunti dall'UNFCCC e dal Protocollo di Kyoto rappresentano la base di una risposta globale al cambiamento climatico, lo stimolo alla definizione di politiche nazionali, alla creazione di un mercato delle emissioni internazionale e al concepimento di nuovi meccanismi base per i futuri sforzi di mitigazione.

In una prospettiva di lungo periodo risulta altamente probabile che l'adattamento e la mitigazione presi singolarmente non possano evitare le conseguenze del cambiamento climatico, ma se complementari possono ridurre significativamente i rischi che da esso conseguono.

“Le conclusioni del rapporto indicano chiaramente che il mondo deve affrettarsi a ridurre le emissioni di gas a effetto serra, se vuole evitare che il cambiamento climatico raggiunga livelli devastanti”, ammonisce Rajendra Pachauri, presidente dell'IPCC, “La buona notizia è che dal rapporto emerge altresì che una riduzione drastica delle emissioni è sia tecnologicamente fattibile sia economicamente accessibile”.

Gli sforzi e gli investimenti dei prossimi decenni relativi alla mitigazione incideranno notevolmente sul raggiungimento e la stabilizzazione di livelli di emissione più bassi, grazie all'utilizzo di una serie di tecnologie già disponibili da ora e di altre che, a fronte di adeguati incentivi, potranno presto essere commercializzate.

Per approfondimenti: Sintesi IV Rapporto IPCC per decisori politici

novembre 2007



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