Facciamo tutti la nostra parte! n.35
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Una strategia comune per il dopo Kyoto

“La più grande sfida dei nostri tempi” ha dichiarato il presidente della Commissione Europea, Josè Manuel Barroso, in occasione del 20° World Energy Congress (Roma, 11-15 novembre) “è rappresentata dalla complessa relazione tra questione energetica e ambiente”.
Per Barroso energia e cambiamento climatico rappresentano senz'altro la questione più importante per la sicurezza globale e lo sviluppo, quella con il più elevato potenziale quanto a soluzioni e, nel contempo, la più minacciata da seri problemi se non si agisce nel modo giusto.

Il Presidente ha annunciato che entro la fine del mese sarà implementato il Piano strategico europeo per le tecnologie energetiche, lanciato all'inizio di quest'anno, finalizzato ad accelerare l'innovazione tecnologica e a far sì che l'industria europea converta la minaccia del cambiamento climatico e della non sicurezza dell'approvvigionamento in opportunità per migliorare la competitività. Inoltre, nel prossimo dicembre la CE presenterà una proposta legislativa per la riduzione delle emissioni del settore automobilistico a 120 grammi per chilometro entro il 2012.

La tredicesima Conferenza delle Parti (COP-13) che si terrà a Bali dal 3 al 14 dicembre prossimi sarà cruciale se rappresenterà il punto di partenza, e non di culmine, di un nuovo processo. L'UE ritiene che il summit di Bali dovrà essere un'occasione perché i leader mondiali propongano negoziazioni concrete per un accordo internazionale che combatta il cambiamento climatico dal 2012 in avanti. Se le proposte saranno tali da raggiungere l'accordo entro l'appuntamento di Copenhagen (COP-15, gennaio 2009) sarà possibile che il nuovo accordo possa essere ratificato ed entri in vigore entro il 2012.

Tale accordo dovrebbe basarsi su:

- la condivisione dell'obiettivo di limitare a 2°C il riscaldamento rispetto ai livelli preindustriali, il che equivale a ridurre del 50% rispetto al 1990 le emissioni entro il 2050;

- un consistente abbattimento delle emissioni da parte dei paesi industrializzati pari al 30% entro il 2020;

- un impegno equo e flessibile da parte dei paesi in via di sviluppo nel ridurre l'intensità delle emissioni legate al loro sviluppo economico, grazie anche alla cooperazione con i paesi industrializzati;

- l'espansione del mercato delle emissioni, con l'inclusione di meccanismi flessibili evoluti e innovativi (tale politica dovrebbe garantire gli incentivi necessari a far migrare gli investimenti verso opzioni a basse emissioni);

- una crescente cooperazione in ricerca, sviluppo e trasferimento tecnologico (il mercato delle emissioni non può, da solo, permettere la transizione a economie basso emissive; servono ulteriori sforzi per abbattere i costi delle tecnologie strategiche e per superare le barriere allo sviluppo, ad esempio raggiungendo accordi sugli standard di efficienza per specifiche applicazioni).

- appropriate misure di adattamento agli effetti del cambiamento climatico, soprattutto per i paesi meno sviluppati, più vulnerabili al riscaldamento globale;

- l'inclusione dei settori trasporto marittimo e aereo internazionale nella regolamentazione delle emissioni.

Fonte: World Energy Congress

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novembre 2007



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