Il 18 e 19 luglio 2006 a Pisa, presso il parco di San Rossore, si terrà la Quinta
Conferenza Internazionale sul declino del petrolio e del gas organizzata dalla sezione italiana di ASPO (Association for the Study of Peak Oil and Gas). Il picco del petrolio Studi geochimici degli ultimi anni hanno identificato il momento e la modalità in cui si venne a formare il petrolio conservatosi sino ad oggi nelle viscere della terra: si tratta di processi di trasformazione di materiale organico (per lo più materiale algale), verificatisi milioni di anni fa, in condizioni climatiche e fisiche particolarmente rare e non facili da replicare. Una scala temporale scandita, dunque, da ere geologiche – non per niente si parla di “risorsa fossile” - non compatibili con gli intervalli di tempo familiari al genere umano. Il concetto di “picco del petrolio” fu introdotto per la prima volta nel 1956 dal geofisico M.K.Hubbert secondo il quale l'andamento nel tempo della produzione di una data risorsa esauribile può essere rappresentato da una legge esponenziale di crescita in funzione del volume delle riserve e del tempo. Graficamente la curva ottenuta presenta un ramo ascendente, un punto di massima e un successivo ramo discendente. Applicando il modello al caso della curva di estrazione del petrolio degli Stati Uniti, Hubbert stimò che il picco si sarebbe registrato negli anni '70. Ciò, infatti, accadde. A livello mondiale lo studio del picco è senz'altro più complesso e difficile da predire perché condizionato da variabili complesse quali l'incertezza dei dati disponibili – spesso condizionati da equilibri finanziari – la stessa definizione di petrolio, l'instabilità politica di alcuni dei paesi produttori e altri fattori ancora. Fonte: ASPO Italia |
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