Italia in mora per inadempienza a direttive UE

La Commissione ha avviato una procedura di infrazione a carico dell’Italia a causa del mancato rispetto dei traguardi stabiliti dalla normativa comunitaria in vigore in tema di fonti energetiche rinnovabili (FER).
La direttiva 2001/77/CE mira a promuovere un maggior contributo delle fonti rinnovabili alla produzione di elettricità nel relativo mercato interno e a creare le basi per un futuro quadro comunitario in materia. In base agli obiettivi nazionali specificati nel testo della Direttiva, entro il 2010 una quota indicativa del 22,1 % sul consumo totale di elettricità della Comunità dovrà essere prodotta da fonti energetiche rinnovabili. All’articolo 9 dello stesso documento si precisa inoltre che gli Stati membri avrebbero dovuto recepire le disposizioni comunitarie nella normativa nazionale entro l’ottobre del 2003. Oltre a non aver rispettato tale scadenza nell’adozione della legislazione comunitaria in questione – mancanza che l’UE ha registrato anche per quanto riguarda Polonia, Repubblica Ceca e Regno Unito – l’Italia non ha riferito a Bruxelles circa i progressi ottenuti nell'uso dell'energia elettrica da fonti energetiche rinnovabili, né ha adottato – al fianco di Lettonia, Cipro, Grecia e Irlanda - misure sufficienti per un’adeguata promozione delle FER.

La Commissione europea ha dunque messo in mora ciascuno dei Paesi in difetto avviando nei loro confronti la prima fase della procedura d'infrazione prevista dal regolamento comunitario. Gli otto Paesi avranno ciascuno due mesi di tempo per rispondere alle obiezioni dell'Esecutivo UE.

''L'Europa dovrebbe sfruttare pienamente le potenzialita' offerte dalle fonti energetiche rinnovabili - ha commentato il commissario all'energia, Andris Piebgals - e potra' farlo solo con l'impegno a lungo termine a sviluppare e installare l'energia rinnovabile e il coinvolgimento attivo di tutti gli Stati membri nella promozione dell'utilizzazione delle energie verdi''

Anche per quanto riguarda l’attuazione della Direttiva 2003/30/CE,

sulla promozione dell'uso dei biocarburanti o di altri carburanti rinnovabili nei trasporti, l’Italia si è distinta per cattiva condotta per non aver presentato la relazione (come definito nell’art. 4 della Direttiva) che giustificasse il proprio ritardo sui valori di riferimento stabiliti: il 2% di tutta la benzina e del diesel per trasporti entro il 2005 e il 5,75% entro il 2010.

Nel 2003 la percentuale rappresentata dai biocarburanti nel mercato della benzina e del diesel dell’UE raggiungeva appena lo 0,6% e nel 2004 era ancora inferiore all’1%. Agli Stati membri è concesso di fissare propri obiettivi indicativi, giustificandone, però la scelta, nel caso questi siano diversi dal valore di riferimento.
Le relazioni nazionali inviate alla Commissione dagli Stati membri sono consultabili alla pagina: http://europa.eu.int/comm/energy/res/legislation/biofuels_members_states_en.htm

Fonte: Unione Europea

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