La produzione di etanolo agricolo migliora l'economia e l'ambiente USA
Europa ed Italia ancora al palo nell'utilizzo di etanolo come carburante

     L'industria dell'etanolo, negli Stati Uniti, è stata protagonista di un grande successo nell'ultimo quarto di secolo. Da una produzione rurale di 790 milioni di litri nel 1980, l'industria americana dell'etanolo è cresciuta fino a comprendere 93 impianti di produzione, con una capacità annuale di quasi 4,2 miliardi di galloni (circa 19 miliardi di litri). I 23 impianti in costruzione e i 7 ampliamenti di impianti già esistenti, dichiara la Renewable Fuels Association (www.ethanolrfa.org) in un nota curata da John M. Urbanchuk, incrementeranno l'attuale capacità di produzione di più di 1 miliardo di galloni (oltre 4,5 miliardi di litri).

     L'etanolo o alcol etilico può essere prodotto chimicamente a partire da combustibili fossili oppure per fermentazione di biomasse contenenti zuccheri, ottenendo, in questo caso, il bioetanolo. Le materie prime per la produzione di etanolo possono derivare da residui di coltivazioni agricole o forestali, da eccedenze agricole temporanee ed occasionali, da residui di lavorazione delle industrie agrarie e agro-alimentari, da rifiuti urbani o da apposite coltivazioni.

     L'industria dell'etanolo fornisce un significativo contributo all'economia americana, è oggetto di norme di defiscalizzazione e contribuisce, anche se fuori dagli obiettivi del Protocollo di Kyoto cui gli Stati Uniti non aderiscono, alla riduzione delle emissioni di gas serra.

     In Europa sono in vigore due direttive:

-   la 2003/30/CE, recepita dal D.Lgs. 30 maggio 2005, che promuove l'uso dei biocarburanti o di altri carburanti rinnovabili nei trasporti,

-   la 2003/96/CE che ristruttura il quadro comunitario per la tassazione dei prodotti energetici e dell'elettricità.

     Molti commentatori e in particolare le organizzazioni agricole, lamentano che, con questi provvedimenti normativi, non sarà possibile centrare l'obiettivo europeo di sostituire, entro il 2005, il 2% dei tradizionali carburanti utilizzati nei trasporti con biocarburanti, nonostante gli alti tassi di incremento della produzione di biodiesel e bioetanolo in molti Stati Membri.

     In Italia il decreto di recepimento della direttiva 2003/30/CE limita all'1% l'obiettivo di sostituzione per il 2005 e i livelli di produzione (350.000 tonnellate di bioetanolo) sono molto lontani anche da quelli di numerosi paesi europei.

     Nel tentativo di superare le difficoltà, anche di ordine tecnico, relative alla diffusione del bioetanolo, la Commissione Europea finanzia, nel quadro del 6° Programma Quadro, il progetto NILE, avviato per affrontare le barriere scientifiche alla produzione economicamente efficace del bioetanolo. Al progetto partecipano 21 entità industriali e di ricerca di 11 paesi europei con competenze ed esperienze complementari, e copre l'intero ciclo di produzione e utilizzo del bioetanolo. Il progetto coinvolge anche le industrie automobilistiche, consumatori finali di bioetanolo. NILE è coordinato dall'Istituto francese del petrolio (IFP) e conta su di un bilancio complessivo di 12,8 milioni di euro, 7,7 milioni dei quali sono erogati dal Sesto programma quadro di ricerca e sviluppo tecnologico (6PQ) della Commissione europea.

A cura della redazione