Centro Studi l'Uomo e l'Ambiente

Informazioni

Padova Sacra. Arte, architettura, religiosità e devozione popolare nell’immagine fotografica (1850-1931)

04/10/2019
10/11/2019
Padova, Museo Antoniano alla Basilica di S. Antonio

Ingresso libero

Indagare il sacro e la sua rappresentazione attraverso lo sguardo oggettivo della macchina fotografica, nel periodo storico che dalla nascita della fotografia su carta arriva all’anno del settimo centenario della morte di S. Antonio. Questo il filo rosso che attraversa la mostra “Padova Sacra. Arte architettura, religiosità e devozione popolare nell’immagine fotografica, 1850-1931” organizzata dalla Veneranda Arca di S. Antonio in collaborazione con la Pontificia Basilica di S. Antonio, il Museo Antoniano e con il patrocinio del Comune di Padova e con il contributo di Wide Group Broker Assicurazioni, della Fondazione Alberto Peruzzo, di Bottega Immobiliare, Yourbanflat e di Autoserenissima Jaguar Land Rover.

Il percorso iconografico di “Padova Sacra” sottolinea tutti i fattori inerenti alla vicinanza al divino attraverso i luoghi, gli oggetti, i riti, le persone, visti attraverso lo sguardo oggettivo della macchina fotografica. Una precisa attenzione è anche riservata agli operatori che dietro l’obiettivo hanno avuto modo di costruire una personale dimensione estetica che, nel tempo, è andata a sostituire le modalità della rappresentazione del sacro che fino ad allora era lasciata esclusivamente all’interpretazione di pittori ed incisori.
Nel percorso, il visitatore potrà trovare le rare immagini originali, provenienti sia da collezioni pubbliche che private, di eccelse personalità della storia della fotografia italiana. Tra questi spiccano: il padovano Domenico Bresolin (1813-1899) che, con i concittadini Giacomo Caneva e Antonio Sorgato, è considerato tra i padri della fotografia italiana;  Carlo Naya (1816-1882), autore nel 1863 della prima riproduzione degli affreschi della cappella dell’Annunziata all’Arena, detta degli Scrovegni, nonché dei monumenti più insigni della città, dei reliquiari e delle oreficerie del Tesoro di S. Antonio e degli affreschi del Mantegna custoditi nella cappella Ovetari (chiesa degli Eremitani); Padovano anche Luigi Borlinetto (1827-1904), che oltre che fotografo fu teorico e sperimentatore della fotografia, più volte premiato per i suoi lavori, tanto che nell’ottobre 1869 ricevette una medaglia d’oro nell’ambito dell’Esposizione Agraria Industriale e di Belle Arti che si tenne a Padova per «…l’eccezionale produzione scientifico-industriale relativa alla Fotografia»; i fratelli Alinari, celebre famiglia di fotografi fiorentini, il cui primo catalogo con immagini del Veneto (1887) conteneva oltre settanta vedute, affreschi, dipinti e sculture riferite di Padova;  Costante Agostini (1857-1941), che probabilmente in qualità di fotografo ufficiale della Veneranda Arca del Santo, fu incaricato di riprendere i restauri e la dipintura dell’abside della Basilica in occasione dei festeggiamenti per il settimo centenario della nascita di Sant’Antonio; il veneziano Francesco Bonaldi, attivo tra il 1852 e 1880 circa, di cui si conservano un paio di rare immagini della Cappella degli Scrovegni; Antonio Perini (1830-1879) al quale dobbiamo alcune vedute del Castello del Catajo a Battaglia Terme, nel 1865 proprietà di Francesco V d'Asburgo-Este. Su Padova gravitò anche Pietro Poppi (1833-1914), con la sua ditta “Fotografia dell’Emilia”, che già nel catalogo del 1879 aveva allargato il proprio raggio di azione interessandosi anche alla città del Santo, della quale inserì ventidue immagini tra vedute e opere d’arte; Arturo Pospisil (1868-1924), Vito Malaguti (1847-1916) e Luigi Fiorentini (1847-1901) che a Padova avevano i propri atelier.