Centro Studi l'Uomo e l'Ambiente

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III 2.4 Metodologie di difesa fitosanitaria

Dagli anni ‘50 la difesa delle piante fu caratterizzata dall’uso crescente di prodotti chimici, con la conseguente radicale trasformazione dei sistemi di coltivazione e accompagnata da considerevoli aumenti della produttività.

L’ottimismo generato dai risultati dell’uso massiccio e indiscriminato di tali prodotti è stato ridimensionato a causa degli effetti indesiderati che si sono manifestati nell’ecosistema agrario. L’eliminazione di organismi utili, con la comparsa di patologie finora contenute, e l’insorgenza di fenomeni di resistenza degli organismi dannosi ai principi attivi, in alcuni casi hanno indotto gli agricoltori ad aumentare il numero dei trattamenti o anche le dosi dei prodotti utilizzati, con il conseguente aumento, sia dei costi della difesa fitosanitaria, sia delle problematiche di natura ambientale e sanitaria.

Oggi, si vanno affermando metodologie più rispettose dei delicati equilibri dell’ecosistema agrario, allo scopo di ridurre gli inconvenienti e rendere economicamente sostenibile l’applicazione della difesa delle piante.

Sistemi di difesa:
Lotta a calendario

Lotta guidata

Lotta integrata

Lotta biologica

 

 

 

Lotta a calendario

Questo sistema di difesa, diffusosi negli anni ‘60, si basa sull’esecuzione di trattamenti preventivi ripetuti a intervalli di tempo determinati, esclusivamente in funzione delle fasi fenologiche delle colture (risveglio vegetativo, fioritura, presenza di frutti) e senza tenere conto dell’effettiva presenza di parassiti o del rischio reale di sviluppo delle malattie.

Questa metodologia presenta numerosi svantaggi:

  • eliminazione di insetti utili al contenimento naturale delle popolazioni di insetti dannosi;
  • effetti negativi sugli insetti impollinatori;
  • eccessiva esposizione dell’operatore agricolo alle sostanze tossiche con grave danno per la sua salute;
  • rischi di carattere igienico-sanitario per la salute pubblica e inquinamento ambientale;
  • aumento dei costi aziendali per la difesa fitosanitaria.

 

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 Lotta guidata

In questo caso il trattamento va eseguito solo quando le avversità raggiungono una pericolosità tale che le eventuali perdite da esse determinate equivalgono al costo da sostenere per un eventuale trattamento di controllo. Per i parassiti animali (insetti, acari) la soglia d’intervento viene accertata con periodici campionamenti in campo che permettono di definire l’epoca della comparsa e la reale densità di popolazione. A tale fine si ricorre a controlli visivi sugli organi vegetali o a sistemi di monitoraggio con l’ausilio di trappole (a feromoni, colorate, alimentari).
Per le malattie crittogamiche il rischio di comparsa di infezioni viene valutato preventivamente sulla base delle condizioni climatiche e colturali favorevoli al loro sviluppo, utilizzando modelli epidemiologici, campi spia, captaspore, capannine agrometeorologiche, ecc.

Per salvaguardare l’attività degli organismi utili (insetti impollinatori, insetti antagonisti delle specie dannose) e quindi mantenere l’equilibrio naturale dell’ecosistema agrario, è necessario scegliere prodotti fitosanitari selettivi, che, grazie al loro meccanismo di azione, mirano ad eliminare soltanto gli organismi dannosi.

L’adozione delle tecniche di lotta guidata consente:

  • risparmio economico;
  • maggiore salvaguardia dell’ambiente;
  • migliore qualità dei prodotti;
  • minore esposizione dell’agricoltore alle sostanze tossiche.

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  Lotta integrata

Può essere considerata come un’evoluzione della lotta guidata poiché ne condivide le finalità prendendo in considerazione alcuni fattori aggiuntivi. Consiste, infatti, nell’uso razionale di tutti i mezzi di difesa disponibili (biologici, biotecnologici, agronomici e chimici), per mantenere i parassiti delle piante al di sotto della soglia di intervento. Si ricorre ai prodotti chimici, preferibilmente selettivi, solo nel caso in cui non si sia riusciti a contenere il parassita.

Questa metodologia si fonda nel creare e mantenere le condizioni ottimali di sviluppo delle piante, riducendo in questo modo la loro suscettibilità alle avversità e, di conseguenza la necessità di ricorrere all’uso degli antiparassitari.

L’applicazione della lotta integrata presuppone quanto segue:

  • monitoraggio dei parassiti delle piante e conoscenza dei loro cicli vitali al fine di effettuare i trattamenti nei momenti di loro maggiore vulnerabilità;
  • monitoraggio degli organismi utili presenti sulla coltura;
  • verifica della soglia d’intervento di ogni parassita;
  • scelta dei principi attivi in funzione della loro efficacia, della ridotta tossicità e della selettività nei confronti degli organismi dannosi; conoscenza degli aspetti ambientali e colturali influenti sullo sviluppo dei parassiti.

Le tecniche di difesa alle quali si ricorre sono le seguenti:

  • agronomiche, che comprendono la scelta colturale, le potature, le lavorazioni del terreno, le irrigazioni, le consociazioni, le rotazioni, le concimazioni;
  • fisiche, consistenti nell’utilizzo del calore (secco e umido, fuoco) per la sterilizzazione o pastorizzazione di terricci e terreni di coltivazione (solarizzazione), la distruzione dei focolai di infezione, nonché l’uso di pannelli colorati (trappole cromotropiche);
  • meccaniche, quali l’uccisione diretta dei parassiti con uncini, le spazzolature, lo scortecciamento, l’utilizzo di barriere meccaniche;
  • biologiche, che prevedono l’uso di organismi viventi o di prodotti di derivazione biologica;
  • biotecnologiche, basate sull’uso di portinnesti e varietà che presentano maggiore resistenza alle diverse fitopatie, uso di trappole a feromoni (utilizzate per il monitoraggio degli insetti dannosi o per la loro cattura di massa) o di questi ultimi da soli applicati in piani di difesa quali la confusione o distrazione sessuale;
  • chimiche, da effettuare solo quando è strettamente necessario e utilizzando prodotti selettivi a più basso impatto sugli agroecosistemi.

Si definisce produzione integrata il metodo di gestione dell’agricoltura che, senza rinunciare alla produttività, mira all’ottenimento di produzioni di qualità nel rispetto dell’ambiente e della salute umana.
Per raggiungere questo obiettivo bisogna tenere in considerazione e integrare tutte le variabili che influenzano la produzione (lavorazioni, rotazioni colturali, concimazioni, controllo delle infestanti, potatura, irrigazione) le scelte di impianto (varietà, epoca di semina, sesto di impianto) e la difesa fitosanitaria.

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 Lotta biologica

La lotta biologica consiste nell’uso di antagonisti naturali per contenere le popolazioni degli organismi dannosi. I primi importanti successi di lotta biologica si ebbero nel secolo scorso, contro insetti esotici importati da altri ambienti. Prelevando e trasferendo sulle colture infestate gli entomofagi (insetti predatori e parassiti di insetti nocivi) più attivi nell’area d’origine, si possono ottenere risultati interessanti di lotta biologica soprattutto in ambiente protetto. Entomofagi come Chrysoperla carnea, Diglyphus isaea, Phytoseiulus persimilis, Encarsia formosa, allevati e moltiplicati in laboratorio (biofabbriche) vengono immessi nelle colture con lanci periodici.
Gli insetti dannosi possono anche essere controllati impiegando microrganismi patogeni (funghi, virus, batteri, protozoi).
Da qualche tempo vengono impiegati con successo formulati a base di Bacillus thuringiensis, batterio in grado di provocare la morte degli insetti che ne ingeriscono le tossine.
Più recentemente, a livello sperimentale, sono stati impiegati funghi entomoparassiti (Beauveria  bassiana, Verticillium lecanii, Metarhizium anisopliae, ecc.) e nematodi (Steinernema spp., Heterorhabdidis spp.).


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