Centro Studi l'Uomo e l'Ambiente

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II 3.4 Aspetti ambientali dell’impiego delle acque reflue

L’analisi dei rischi ambientali derivanti dall’impiego delle acque reflue in agricoltura comporta considerevoli difficoltà di tipo analitico e metodologico. Innanzitutto risulta molto difficile determinare con precisione la natura e spesso anche la consistenza delle acque prodotte, sia perché le fonti risultano largamente diffuse sul territorio, sia perché ogni singolo impianto in grado di produrre reflui può compiere, relativamente ai processi tecnologici coinvolti, scelte anche molto diverse riguardo all'impiego di macchinari, cicli di produzione, quantità e qualità dei materiali di partenza, ecc. Inoltre, in alcuni casi i fenomeni di interesse (come ad esempio l’arricchimento in nutrienti di un corpo idrico o l’incremento della salinità di un terreno) hanno semplicemente l’effetto di accentuare l’intensità di fenomeni naturali, costringendo a quantificare la sola quota aggiuntiva imputabile all’impiego dei reflui.

A ciò si devono poi aggiungere due ulteriori importanti considerazioni di ordine generale; per prima cosa gli eventuali episodi di inquinamento ambientale legati al riuso di acque reflue, una volta definitone l’impiego in termini di dose, epoca e modalità di distribuzione, risultano sostanzialmente modulati dalle caratteristiche ambientali di uno specifico comprensorio (regime pluviometrico, caratteristiche pedologiche, altezza della falda sotterranea, ecc.) che spesso sfuggono ai tentativi di controllo e/o mitigazione da parte dell’uomo. In secondo luogo, nella maggior parte dei casi, la responsabilità dei processi di alterazione ambientale va ripartita fra una pluralità di soggetti, ciascuno dei quali contribuisce in maniera trascurabile a determinare la consistenza finale assunta dal fenomeno, rendendo arduo ogni tentativo di controllo e/o di regolamentazione.
In ogni caso, i principali problemi di compatibilità ambientale ed agronomica connessi con l’utilizzo di reflui possono essere fondamentalmente ricondotti alla possibile dispersione ambientale di macro e micronutrienti, all’accumulo di metalli pesanti o di altri elementi estranei al metabolismo vegetale, alla contaminazione dovuta al veicolamento di batteri patogeni o comunque di microrganismi non facenti parte della microfauna e microflora “normale” di un terreno agrario e quindi, più in generale, a qualunque disturbo in grado di provocare un’alterazione ed un deterioramento delle funzionalità del comparto suolo, traducibili direttamente o indirettamente in un decremento della sua fertilità.

L’utilizzazione agronomica degli effluenti richiede quindi una adeguata conoscenza delle condizioni climatiche, pedologiche e colturali del territorio, oltre che, naturalmente, delle caratteristiche stesse del refluo. Fattori come la piovosità e la temperatura, la tessitura e la porosità del terreno, gli avvicendamenti e le tecniche di lavorazione adottate, costituiscono infatti elementi fondamentali per poter definire razionalmente le corrette modalità di utilizzazione degli effluenti e per poter segnalare le eventuali controindicazioni necessarie, in relazione alla specifica composizione del refluo.

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