Centro Studi l'Uomo e l'Ambiente

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II 3.2 Linee guida per l’utilizzazione agronomica delle acque reflue

L’impiego delle acque reflue in agricoltura appare un’operazione fattibile, sia dal punto di vista tecnico-agronomico che da quello ambientale. Si tratta, tuttavia, di una pratica che implica rischi e difficoltà; particolare attenzione deve essere dunque posta alla scelta dei luoghi, delle dosi, dei tempi e delle modalità di distribuzione dei reflui.

Ma oltre alla conoscenza scientifica dei fenomeni coinvolti e, quindi, dei comportamenti tecnici che possono portare ad una minimizzazione dei rischi e ad un accrescimento dei vantaggi, il successo dell’impiego delle acque reflue in agricoltura sarà decretato, come accade per qualunque altro comportamento all’interno di un processo produttivo, anche dalla convenienza economica della sua adozione.
I costi che devono essere sostenuti per la distribuzione dei reflui sui campi coltivati sono facilmente stimabili e possono essere suddivisi in costi di costruzione e costi di manutenzione ed esercizio.
I primi comprendono la costruzione dell’impianto di stoccaggio, per la conservazione dei reflui durante il periodo di tempo in cui non ne è consentito l’utilizzo agronomico, e la costruzione delle condotte di adduzione fino ai terreni, compresi gli eventuali impianti di sollevamento o, in alternativa, il trasporto su ruote tramite autobotte. I secondi comprendono, oltre alla sorveglianza degli impianti e alla distribuzione delle acque, anche il controllo della loro qualità. Solo nel caso del siero prodotto nei caseifici, trattandosi di un materiale che viene generalmente utilizzato per l’alimentazione del bestiame suino, ai suddetti costi deve essere aggiunto il costo del mangime sostitutivo.
La valutazione dei benefici ottenibili, invece, risulta più ardua in quanto la stima economica dei vantaggi, avendo questi una valenza principalmente ecologico-ambientale, viene sistematicamente sottratta alla pur possibile valutazione monetaria dalla comune abitudine diffusa nel governo del territorio. Per questo motivo la stima dei benefici è affidata spesso al metodo del “costo alternativo per lo smaltimento”; in altre parole, il beneficio della utilizzazione agronomica viene calcolato in base al costo del trattamento di depurazione risparmiato. E’ evidente che in questo modo si sottostimano i vantaggi in quanto non si conteggiano gli effetti positivi esercitati dall’effluente nei confronti del terreno e della pianta (apporto di sostanza organica e di elementi fertilizzanti).
Appare chiaro che la creazione di un sistema di incentivi e disincentivi economici potrebbe giocare un ruolo decisivo nel favorire la diffusione di una pratica che, se razionalmente condotta, potrebbe consentire il conseguimento di innegabili vantaggi agronomici ed ambientali.

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