Centro Studi l'Uomo e l'Ambiente

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II 1.8 Buone pratiche agricole

In molte parti dell’Unione Europea, e particolarmente nei Paesi Mediterranei, i principali problemi a livello ambientale sono legati all’estrazione idrica a scopi agricoli: se l’entità delle estrazioni supera il tasso di rifornimento, il livello idrico dei bacini scende, con conseguenze molto serie.

Questo fenomeno può generare, ad esempio, oltre ai fenomeni di salinizzazione causati dall’invasione delle acque marine nelle falde sotterranee, anche ad una riduzione della biodiversità determinata da cambi di flusso nei corsi d’acqua.

L’irrigazione può determinare un inquinamento delle acque correnti a causa dell’aumento della concentrazione di pesticidi e nutrienti nei deflussi superficiali delle acque piovane ed inoltre bisogna considerare che nell’irrigazione mediante acqua estratta dai pozzi, l’impiego di risorse è notevolmente maggiore. In relazione alla qualità dell’acqua, l’agricoltura rappresenta la maggiore causa di inquinamento da nitrati e fosfati e ciò può provocare fenomeni di tipo eutrofico, con conseguenze assolutamente deleterie sugli ambienti naturali, oltreché conseguenze sui livelli standard stabiliti per le concentrazioni di nitrati nelle acque potabili.
Un ulteriore fonte di inquinamento ambientale è l’uso dei pesticidi, i cui residui contaminano le riserve d’acqua, le acque di superficie e sotterranee. Esistono regole comunitarie per controllare il livello dei pesticidi nelle aziende agricole, ed esistono misure che ne limitano la dispersione nelle acque, ad esempio mediante l’adozione di tecniche antiparassitarie a lotta integrata o colture di agricoltura biologica.

Le politiche agricole perseguite negli anni passati hanno premiato la produzione e lo sviluppo di sistemi di irrigazione, sostenendo una politica idrovora che ha favorito coltivazioni e tecniche agricole non sostenibili per la gestione della risorsa acqua. Inoltre ciò ha provocato un abbandono delle tradizionali coltivazioni che sfruttavano al meglio l’acqua piovana verso coltivazioni irrigue, come il mais e la barbabietola da zucchero. Inoltre i sussidi del programma UE per lo Sviluppo Rurale sono utilizzati per aumentare le colture irrigue o per mantenere coltivazioni che richiedono una quantità d’acqua rilevante, come il cotone. Nonostante la riforma della PAC degli ultimi anni abbia riconosciuto i limiti di tali politiche e invertito la tendenza verso un uso sostenibile delle acque in agricoltura, le aziende agricole continuano ad aumentare le superfici irrigue, alimentate spesso da fondi di diversa origine, statali o regionali. Tuttavia, il sistema di distribuzione dell’acqua  presenta pesanti perdite che riducono l’acqua che arriva alle piante al 45% di quella destinata a tale scopo.

La strategia per ottimizzare la risorsa idrica in agricoltura vede tre strategie principali:

  • coinvolgere la popolazione nella definizione del migliore uso delle acque in agricoltura;
  • migliorare le colture che utilizzano le acque piovane;
  • migliorare le colture irrigue.

Per migliorare le colture che utilizzano le acque piovane ovvero il 60 % delle coltivazioni a livello mondiale, alcune pratiche risultate efficaci sono le seguenti:

  • l’utilizzo di microstrutture sul campo per convogliare l’acqua verso piante specifiche o filari di piante (valorizzazione in situ);
  • la captazione e l’incanalamento dell’acqua esterna dalla zona di captazione al campo in cui si coltivano le piante (irrigazione per deflusso);
  •  la raccolta dell’acqua esterna dalla zona di cattura e il suo immagazzinamento in serbatoi, pozzi o altre strutture per utilizzarla durante i periodi di siccità (accumulo per irrigazione integrativa).

Per migliorare l’efficienza dei sistemi delle colture irrigue è necessario sostenere la preferenza a sistemi irrigui che limitano l’apporto dell’acqua a quello strettamente necessario alla pianta, ottimizzandone lo sfruttamento.
Si passa quindi dai sistemi tradizionali di irrigazione di superficie, per aspersione ai più efficienti sistemi di irrigazione localizzata come quella per gocciolamento, sotterranea o subirrigazione, che garantiscono allo stesso tempo un buon drenaggio con la diminuzione del pericolo di salinizzazione dei suoli.

La possibilità di superare la sfida di una gestione sostenibile delle acque in ambito agricolo è quindi legata in modo indissolubile alla trasformazione dell’approccio generale al territorio rurale che sappia integrare i diversi settori, dalla gestione del territorio al sostegno a processi partecipati che sappiano sostenere quel cambiamento culturale necessario per affrontare in modo sostenibile lo sviluppo locale.

Legislazione Europea di riferimento

La direttiva comunitaria sui nitrati (Direttiva 91/676/CEE - pdf) è stata introdotta nel 1991 con due obiettivi principali: diminuire l’inquinamento delle acque causato dai nitrati provenienti da fonti agricole e prevenire ulteriore inquinamento.

Esiste una normativa UE relativa all’immissione in commercio dei prodotti fitosanitari (Direttiva 91/414/CEE - pdf), all’immissione sul mercato dei biocidi (Direttiva 98/8/CE) e sulla fissazione delle quantità massime di residui negli alimenti (Direttiva 76/895/CEE e successive modifiche). L’UE delibera anche in materia di protezione della qualità delle acque in relazione agli antiparassitari. La direttiva quadro in materia di acque (Direttiva 2000/60/CE - pdf) istituisce un quadro integrato per la valutazione, il controllo e la gestione di tutte le acque di superficie e le acque sotterranee in base al loro stato ecologico o chimico. La direttiva stabilisce che si prendano misure per ridurre od eliminare le emissioni, gli scarichi e le perdite di sostanze pericolose, per la protezione delle acque di superficie.

In allegato: Buone Pratiche Agricole.pdf

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