Centro Studi l'Uomo e l'Ambiente

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II 1.4 L’acqua e la pianta

L’acqua, nella pianta, trasporta le sostanze da elaborare verso gli organi preposti alla sintesi, e gli elaborati alle parti che le utilizzano o le accumulano.

La temperatura e la traspirazione ne garantiscono il movimento.
Il turgore e l’avvizzimento ne testimoniano la presenza in quantità ottimale oppure il deficit.
Non tutte le parti della pianta contengono acqua nella stessa quantità: 12-17 % nei semi, fino al 90 % negli organi in sviluppo.
La pianta prende l’acqua dal terreno, dove giunge sotto forma di precipitazioni  atmosferiche (meteore o idrometeore: pioggia, neve, grandine, rugiada e brina). L’acqua poi, evaporando dal terreno e dalle superfici liquide (fiumi, laghi, mare) e traspirando dalle piante, torna nell’atmosfera, chiudendo il cerchio.
L’acqua, presente nell’aria sotto forma di vapore, è l’umidità atmosferica, la quale, condensando, forma la nebbia.
La vita della pianta dipende dall’ interazione che essa stabilisce con il terreno e l’acqua.
Le precipitazioni atmosferiche più importanti per l’agricoltura sono:

  • la pioggia, prima fonte di vita;
  • la neve, che col suo manto protegge le colture e che, fondendo, libera gradualmente l’acqua rendendola disponibile per la vegetazione;
  • la grandine, poco frequente;
  • la brina, che interessa in particolare terreni vallivi, umidi e situati in prossimità di corsi d’acqua;
  • la nebbia, che può favorire lo sviluppo di talune patologie.

Le piogge in Italia sono meglio distribuite nelle regioni settentrionali, rispetto a quelle meridionali, dove sono maggiormente concentrate in autunno e in inverno.
L’agricoltura trae particolare beneficio dalle piogge poco intense, perché non provocano erosioni e dilavamenti, permettendo all’acqua di penetrare più profondamente nel terreno.
La pioggia è misurata con i pluviometri, mentre l’umidità dell’aria è determinata dagli igrometri.
 

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