Centro Studi l'Uomo e l'Ambiente

Informazioni

Ceravolo - Il senso di marcia e la speranza

Autore: 
Domenico Ceravolo
Editore: 
Attilio Fraccaro
Anno: 
2014
Prezzo: 
€ 25,00
Appunti di politica tra scienza ed evoluzione culturale

Il libro ha la prefazione di Edoardo Boncinelli, genetista, biologo, biofisico di fama internaazionale. 

Il movimento e il senso

Nonostante l'uso oggi invalso di raccogliere e mettere in rete gli aforismi e le massime più diverse, è raro trovare un libro che ne raccolga una rispettabile quantità, di varie fonti ma con un tema ben definito. È invece questo il caso della presente opera di Domenico Ceravolo, che si è interrogato sul senso del movimento della nostra cultura, specialmente in tempi recenti, e quindi sul senso stesso della nostra cultura e civiltà, della quale andiamo giustamente fieri ma il cui procedere complessivo sembra non avere una chiara finalità, e nel fare questo ha messo insieme un prezioso tesoretto di citazioni dei pensatori più diversi.

Leggendo l'opera si è trascinati in un'avventura entusiasmante, in un “folle volo” al di là delle Colonne di Ercole del mondo e della sua tessitura. Passo dopo passo, ci si arricchisce di saggezza e non si può non apprezzare la bravura dell'autore nel rintracciare i diversi fili di tale avventura, passata, presente e ovviamente futura. È una lettura edificante e divertente che consiglio a chiunque, perché si tratta di un libro che si staglia ben al di sopra della corrente mediocrità di idee e della compilazione di triti luoghi comuni, che con la scusa di essere politicamente corretti e graditi a tutti sono spesso intellettualmente deboli ed emotivamente correnti e sdolcinati.

Che cosa cerca Ceravolo? “Il senso di marcia” dice lui, ma in realtà cerca, faticosamente, il senso stesso del nostro esserci nel mondo, come individui e come collettivo, e quindi del mondo stesso. Si tratta di un libro di meditazione sostenuta dalla lucidità e dall'intelligenza delle menti migliori. Con anche una proposta originale finale!

Prof. Edoardo Boncinelli

 

 

Nota di copertina

“Siamo tutti vissuti dalla storia”. Questa visione nuova del fiume in cui scorrono uomini ed eventi - e che tutto e tutti coinvolge, trasformandoci di continuo - è essenziale al mondo politico, chiamato ad agire di sponda davanti ad accadimenti drammatici ed estremi, come la più grande crisi economico-sociale dell’era moderna e l’incombenza di mutamenti climatici su scala planetaria. Sono processi giganteschi e in rapida crescita che coevolvono assieme, ma non siamo attrezzati culturalmente a cogliere profondità e dinamica del loro impatto.

Questa fase cruciale per la storia dell’umanità è caratterizzata da un deficit di visuale complessiva. La vita politica, nel nostro Paese in particolare, si svolge ancora a livello pregalileiano e predarwinano. Si tratta di grandi rivoluzioni che hanno dato l’avvio a una cascata di avanzamenti scientifici e tecnologici in tutti i settori della società, meno che, purtroppo, in campo politico. Si è impedita, infatti, la maggiore conquista di civiltà: una nuova visione del mondo - scevra da leggende e miti, fantasie e superstizioni - discesa dalla scoperta della realtà oggettiva, con le sue leggi di movimento e di trasformazione.

La cultura processuale è chiamata a compiere il “miracolo” di traghettarci verso un mondo nuovo, in cui le grandi conquiste dell’evoluzione cosmica, geologica e biologica e delle neuroscienze si coniugheranno sempre di più con le scienze umanistiche e sociali in un’unica scienza, rivolta a una società sostenibile e alla sopravvivenza.

Costruire una cultura processuale significa infatti scoprire la realtà come processo, con le sue leggi di movimento e di trasformazione; scoprire se stessi come parte costituente di questa realtà ed elevare il pensiero politico a costruirsi a livello di queste conoscenze, per meglio comprendere e governare i processi oggettivi che incombono sull’umanità; sviluppare, in definitiva, una cultura e una politica che abbiano la capacità di rivestire al meglio lo svolgimento e la effettualità delle cose concrete, fuori dal mondo virtuale che dilaga come frutto di una visione soggettiva e individualistica che nega di fatto la realtà.

Essa consentirà di ripensare tutte le categorie del vecchio pensiero politico in forma profondamente rinnovata, come in una vera rigenerazione. Qui sta anche il suo valore unificante, che non ignora il valore dalla cultura idealistica, ma da esso parte per andare oltre. E permetterà alla politica, sotto l’incalzare della necessità, di fronteggiare la mutazione epocale in atto, perché questa segna drammaticamente una biforcazione tra i rischi di una profonda vulnerazione della nostra sopravvivenza e un grande salto di qualità nella sua capacità di leggerne i processi minacciosi, prevenirli nei limiti del possibile e governarli nel loro corso, oggi ancora in gran parte “silenzioso”.

Una nuova cultura processuale è indispensabile per superare,in tempo utile, la lacerazione tra la visione dei dotti e quella del popolo, che resta ancora la crepa più profonda della cultura contemporanea e c’impedisce d’incamminarci speditamente in un comune senso di marcia.