Centro Studi l'Uomo e l'Ambiente

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Un allevamento a basso impatto ambientale è possibile. I dettagli di un progetto Europeo

10 Giugno, 2014

Durante il periodo 2007-2013 si è svolto in Europa il progetto BATFarm con lo scopo di analizzare le realtà europee esistenti e quindi delineare la strategia per trovare le Pratiche Migliori (Best Available Practice – BAT) nelle realtà agricole (Farm).

Il progetto risponde alle richieste della Comunità europea che dal 1991 mira a ridurre l’impatto ambientale delle attività agricole, e non solo, e quindi a regolare le emissioni di gas in atmosfera e la diffusione nel terreno e nell’acqua di inquinanti o di elementi che comunque hanno un impatto ambientale negativo qualora vengano rilasciati in quantità eccessive.
La direttiva 2010/75/UE impone l’adozione della Miglior Pratica Disponibile sul mercato per diminuire l’impatto ambientale. Nella scelta della miglior pratica il fattore economico è ritenuto importante, per cui è uno dei fattori che lo stesso progetto BATFarm prende in esame.
A coordinare il progetto, che interessa diversi stati europei dell’area atlantica, c’è l’Istituto Basco per la Ricerca e lo Sviluppo in Agricoltura (Neiker Tecnalia). Gli altri enti partecipanti sono: Teagasc (Irlanda), IRSTEA (Francia), INTIA (Spagna), l’University di Glasgow (Caledonia) (Scozia), e il Higher Institute for Agronomy (Portogallo).

L’allevamento intensivo è una pratica agricola comune e largamente diffusa specialmente nelle aree interessate dal progetto. Questo tipo di attività consente un buon rientro economico, ma pone diversi problemi ambientali, come le emissioni di gas inquinanti (ammoniaca, ossido d’azoto e metano) in atmosfera e il rilascio di nitrati nel suolo e nell’acqua.
Nella prima parte del progetto si sono raccolti dati sulle pratiche e sulle tecnologie relative all’allevamento attualmente in uso e si sono studiati possibili scenari per verificare come sia possibile ridurre l’impatto ambientale su aria, acqua e suolo.
Tra le pratiche prese in esame ci sono il tipo di suolo negli allevamenti a terra, l’impiego di additivi nello stoccaggio dei reflui, l’impiego e la rotazione del letame, contenitori flessibili per lo stoccaggio collettivo dei reflui, depuratori di gas all’esterno dei capannoni, l’impiego dei reflui.

Dalla ricerca emerge che non esiste un metodo unico migliore, ma ogni caso è particolare e deve essere analizzato come tale. Per ottimizzare ciascuna realtà agricola si è proceduto alla creazione di un software capace di analizzare la situazione e fornire soluzioni su come quella specifica realtà si possa muovere al fine di rilasciare meno elementi nutritivi nell’ambiente (azoto, potassio, fosforo, rame e zinco) e diminuire la produzione di ammoniaca, metano e ossido nitroso durante tutte le fasi di produzioni (alloggiamento, stoccaggio dei rifiuti, gestione dei reflui e applicazioni sul terreno).
Dal progetto emerge pure l’efficacia dei sistemi di raccolta collettivi per il trattamento dei rifiuti, elemento che si è rivelato ottimale per tutte le realtà agricole.

Il progetto è appena finito e il 13 maggio scorso si è svolta a Bilbao la conferenza conclusiva che apre alla diffusione dei risultati al grande pubblico. Infatti, i risultati ottenuti sono stati finora diffusi principalmente ad Istituzioni e centri di ricerca a livello europeo e ora tutti detti organismi devono collaborare e diffondere le nuove informazioni.
Il software messo a punto sarà disponibile a breve sul sito web di tutte le istituzioni partecipanti.

 

Per saperne di più:
Basque Research
Neiker Technalia
Batfarm
Direttiva 2010/75/UE
Direttiva nitrati 91/676/UE
Direttiva acque 2000/60/UE
Direttiva emissioni 2001/81/UE
Direttiva suolo 2004/35/UE
Direttiva IPPC– Kyoto 96/61/UE