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Rapporto AIE: l’inquinamento atmosferico uccide ogni anno 6,5 milioni di persone nel mondo

15 Marzo, 2017

Secondo un rapporto dell'Agenzia internazionale dell'energia, le morti premature legate all'inquinamento atmosferico passeranno dagli attuali 3 milioni a 4,5 milioni entro il 2040. Il maggior numero dei decessi si registrerà nei paesi in via di sviluppo in Asia. Tra i paesi più a rischio compaiono Cina e India.


Circa 6,5 milioni di persone muoiono ogni anno nel mondo a causa dell’inquinamento atmosferico e il numero è destinato ad aumentare significativamente nei prossimi decenni. Questo è quanto emerge dal World Energy Outlook 2016, rapporto dedicato all’inquinamento atmosferico globale, pubblicato dall’Agenzia internazionale dell’energia (AIE), organizzazione intergovernativa che da oltre 40 anni si occupa di facilitare il coordinamento delle politiche energetiche dei paesi membri e, negli ultimi anni, di direzionarli verso uno sviluppo economico sostenibile promuovendo l’uso di fonti energetiche alternative con un minore impatto per quanto riguarda l’ambiente e i cambiamenti climatici.

Secondo il rapporto, le morti premature legate all’inquinamento atmosferico passeranno dagli attuali 3 milioni a 4,5 milioni entro il 2040 e, il maggior numero di decessi si registrerà nei paesi in via di sviluppo dell'Asia. In particolare, ai primi posti tra i paesi che subiranno maggiormente le ricadute dell’inquinamento atmosferico, ci sono Cina e India dove, già oggi, lo smog uccide rispettivamente 1,4 e 1,6 milioni di persone, secondo i dati presentati al meeting annuale dell’American Association for the Advancement of Scienze (AAAS) che si è svolto a Washington a febbraio 2016. Allo stesso tempo, le morti premature causate dall'inquinamento domestico, dovuto principalmente alla cucina e al riscaldamento, caleranno, al 2040, dagli attuali 3,5 milioni a 3 milioni, sebbene continueranno ad esserci nelle regioni più povere dove è più alta l’impossibilità di aver accesso a fonti di energia sicure.

L'AIE sottolinea inoltre che nessuna regione nel mondo può considerarsi non soggetta ad inquinamento atmosferico e riporta che oltre l’80% della popolazione totale che abita nelle città vive in condizioni atmosferiche che superano i parametri fissati dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS). L’Agenzia evidenzia anche che la produzione e l'uso di energia, derivanti soprattutto da un tipo di combustione non regolamentata o scarsamente regolamentata, o inefficiente di carburante, sono oggi tra le principali cause di emissioni di CO2 nell’aria.

Oltre ad evidenziare il livello di inquinamento atmosferico globale e i suoi legami con l’industria energetica e con la salute umana, il rapporto dell'AIE presenta anche le migliori strategie che possono essere adottate contro il fenomeno. In particolare, ci dice che il solo aumento del 7% di investimenti per una politica energetica più sostenibile potrebbe avere dei risvolti impressionanti per quanto riguarda la salute umana e porterebbe ad una riduzione delle morti premature annuali da inquinamento outdoor che passerebbero così a 1,7 milioni al 2040 (rispetto ai 4,5 milioni stimati), mentre quelle da inquinamento domestico arriverebbero a 1,6 milioni nello stesso periodo (rispetto ai 3 milioni stimati). Per fare questo, sostiene l'AIE, bisogna però attuare sin da subito politiche energetiche più sostenibili, in accordo con quanto previsto dall'Accordo di Parigi che punta a fermare il riscaldamento globale al di sotto  dei 2 gradi °C, con volontà di contenerlo entro gli °1,5 entro la fine del secolo, ed invita, in particolare, i paesi in via di sviluppo a controllare le loro emissioni di CO2, attuando al più presto politiche energetiche a bassa emissioni di carbonio, contribuendo così a stabilizzare il cambiamento climatico entro i livelli compatibili con la vita sul nostro pianeta.

L'AIE sottolinea inoltre che l’inquinamento atmosferico rappresenta attualmente la quarta causa di morte nel mondo, dopo la pressione sanguigna troppo alta, l’alimentazione inadeguata e il fumo e ci avverte circa la necessità di rivedere al più presto la nostra politica energetica in modo che le comunità non siano costrette a sacrificare aria pulita in cambio della crescita economica.