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Nuovo metodo efficace per la gestione dei reflui di allevamento

30 Dicembre, 2014

Recupero e smaltimento dei reflui zootecnici sono un problema per diversi allevamenti. Infatti, allo stato attuale, risulta difficile il recupero dei nutrienti. Soltanto tra il 20 – 40 % del contenuto di azoto presente nei liquami riesce ad essere recuperato e quindi reimpiegato in agricoltura. La percentuale di recupero e il conseguente riciclaggio degli altri nutrienti presenti nei reflui è ancora più bassa. Considerando che nei reflui prodotti annualmente sono presenti circa 100 MTon di azoto e che meno del 50% viene recuperato, si nota con facilità quanto azoto sia annualmente disperso nell’ambiente. Al tempo stesso in agricoltura vengono impiegati fertilizzanti minerali che presentano una concentrazione di fosforo di circa 1,5 volte minore e una di azoto ben 3 volte inferiore a quella presente nei reflui zootecnici; eppure questi ultimi al momento sono solo parzialmente utilizzabili.

Innovazioni tecnologiche che possono consentire di migliorare la gestione dei reflui zootecnici vengono dalla Finlandia. La ricercatrice Anni Alitalo dell’Istituto Finlandese per le Risorse Naturali, Dipartimento Ricerche Agroalimentari, ha sviluppato, infatti, nuovi metodi per il trattamento dei reflui che consentono di:

  • aumentare il quantitativo di nutrienti riciclati;
  • diminuire la carica batterica;
  • ridurre lo sviluppo di odori sgradevoli.

La parte della ricerca che rientra nella tesi di dottorato di Anni Alitalo è stata pubblicata di recente sul sito dell’”Istituto per le Ricerche Agroalimentari” MTT.

L’impianto pilota messo a punto all’interno di questa ricerca prevede un sistema di trattamento a stadi.
La separazione del fosforo non risulta molto complessa, infatti viene separato con la frazione solida dei liquami.
La separazione dell’azoto è molto più complessa e avviene a stadi. Innanzitutto il letame viene sottoposto a una reazione biologica in un reattore opportunamente creato a tale scopo. Dopo il trattamento biologico, si procede con la separazione dell’ammoniaca con il metodo dello strippaggio. La prima fase è di fondamentale importanza in quanto proprio durante il trattamento biologico il valore del pH dei reflui aumenta naturalmente e questo facilita la successiva fase di separazione dell’azoto. L’aumento del pH consente di procedere allo strippaggio dell’ammoniaca limitando notevolmente l’aggiunta di altri reagenti chimici, pur mantenendo lo strippaggio efficace. In particolare, lo strippaggio dell’ammoniaca può essere condotto senza l’aggiunta di basi forti quali l’idrossido di sodio (soda caustica).
La carica batterica e gli odori vengono abbattuti nella fase di trattamento biologico. In tale fase i reflui di allevamenti di suini e bovini vengono confluiti in reattori aerati dove è presente del materiale di semina microbica. Nel reattore i reflui rimangono quattro giorni e al termine del trattamento risultano praticamente inodori e presentano una riduzione del quantitativo di batteri fecali di oltre il 90%.

Il reattore messo a punto nella ricerca risulta stabile ed efficiente sia in fase pilota sia nelle sperimentazioni su campo. Il trattamento dei reflui da allevamenti di suini, infatti, ha già superato la fase pilota ed è già stato sperimentato in alcune aziende agricole. Tuttavia, non è ancora noto se e quando si passerà alla fase di commercializzazione, in quanto non sono ancora state individuate le fonti di finanziamento.

Durante la fase del trattamento biologico si interviene anche per diminuire gli odori e per migliorare le condizioni igieniche dei reflui.

Per saperne di più
Natural Resource Institute Finland
MTT Science