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Nel mirino dello spreco un terzo della produzione europea di frutta e verdura

4 Settembre, 2018

Sprechiamo ogni anno a livello globale 1,6 miliardi di tonnellate di cibo per un valore economico di 1.200 miliardi di dollari. Secondo uno studio dell’Università di Edimburgo un terzo della produzione europea di frutta e verdura, circa 50 milioni di tonnellate, viene sprecato perché non rispetta gli standard estetici. Tutto ciò avviene a fronte degli oltre 800 milioni di persone nel mondo che soffrono di denutrizione cronica.


Quanto costa lo spreco alimentare

Nel 2030 sprecheremo in tutto il mondo una quantità di cibo pari a 2,1 miliardi di tonnellate con una frequenza media di circa 66 tonnellate ogni secondo per un valore economico di 1.500 miliardi di dollari. Questo è quanto emerge dal rapporto sul tema dello spreco alimentare del Boston Consulting Group, multinazionale statunitense di consulenza di management. Già oggi, sottolinea il rapporto, vengono sprecate ogni anno 1,6 miliardi di tonnellate di cibo, circa un terzo del cibo prodotto a livello globale, per un valore di 1.200 miliardi di dollari (Figura 1). Tutto ciò avviene a fronte degli oltre 800 milioni di persone, ovvero il 10,7% della popolazione globale, che, secondo le ultime stime della FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura), soffrono di denutrizione cronica. Inoltre, sempre secondo i dati dell’Organizzazione, i rifiuti alimentari e le perdite rappresentano un peso ambientale non indifferente, dal momento che causano l’8% delle emissioni globali di CO2.

Figura 1. Lo spreco alimentare in termini economici (fonte: Rapporto 2018 del Boston Consulting Group)

 

In particolare, i maggiori sprechi si registrano nei paesi in via di industrializzazione dove la popolazione è in forte crescita. Tuttavia, mentre nei paesi in via di sviluppo i rifiuti si generano soprattutto durante i processi produttivi, nei paesi ricchi i rifiuti sono causati principalmente dalla grande distribuzione e dai consumatori che buttano via il cibo perché ne hanno acquistato troppo o perché non soddisfa determinati standard estetici (la Figura 2 riporta gli standard estetici per alcuni tipi di frutta presi in considerazione soprattutto dalla grande distribuzione). Tuttavia, ancora oggi, il mondo della piccola agricoltura produce il 70% del totale dei prodotti alimentari. Inoltre, le filiere corte-biologiche-locali contribuiscono a ridurre gli sprechi pre-consumo al 5% a fronte del 30-50% dei sistemi industriali; ciò significa che chi si rifornisce solo attraverso le reti alternative spreca un decimo di chi si usa solo canali convenzionali. Infatti, i sistemi di agricoltura supportata da comunità (CSA) abbattono al 7% gli sprechi contro il 55% dei sistemi di grande distribuzione organizzata. Il tutto considerando solo gli sprechi convenzionali, ovvero sprechi/perdite dalla produzione al consumo (dati ISPRA, 2017).

Figura 2. Standard estetici di alcuni tipi di frutta (fonte: Agea – Agenzia pubblica per i controlli  in agricoltura)

 

Lo studio dell’Università di Edimburgo

Del tema degli standard estetici di frutta e verdura si è occupata l’Università di  Edimburgo che in un suo recente studio ha tratteggiato una situazione sconcertante: oltre un terzo della frutta e della verdura prodotto ogni anno in  Europa, circa 50 milioni di tonnellate di prodotti agricoli, non arriva sugli scaffali perché troppo “brutto”, o per la forma, o per dimensioni, secondo gli standard estetici imposti dalla grande distribuzione organizzata. Dallo studio emerge che, all’interno dell’Unione europea, si seguono degli standard estetici ben precisi che vengono usati per la classificazione, l'accettazione, la vendita e il consumo di cibo. Il team di ricercatori che ha condotto lo studio spiega che alcuni standard imposti dall’Unione europea potrebbero essere modificati a vantaggio di tutti, compresi i consumatori. Ad esempio, le carote classificate come “imperfette” per le loro ridotte dimensioni potrebbero rientrare nella categoria “baby carote”. Infatti, secondo lo studio, il 10% della produzione totale di carote in Europa viene scartato ogni anno a causa della forma e o delle dimensioni, incompatibili con gli standard imposti dall’Ue. I ricercatori sottolineano che gli agricoltori che hanno dei contratti con i supermercati generalmente coltivano più cibo di quello che sono obbligati a fornire, dal momento che una percentuale della frutta e della verdura consegnate non saranno ritenute adatte ad essere vendute. Al contempo, i consumatori si sentono più propensi ad acquistare qualcosa di familiare e, a causa della scarsa conoscenza e informazione, ritengono che sia più rischioso acquistare frutta e verdura che non corrispondo a determinate caratteristiche. A ciò si aggiungono, sottolineano i ricercatori dell’Università di Edimburgo, gli enormi costi legati allo spreco alimentare in termini di impatto ambientale: il cambiamento climatico collegato alla coltivazione del cibo sprecato, si legge nello studio, è, ad oggi, pari alle emissioni di anidride carbonica di 400 mila automobili e sarà destinato ad aumentare, se non si prenderanno al più presto provvedimenti al riguardo.
 

I principali provvedimenti contro lo spreco alimentare

La Tabella 1 riporta i principali provvedimenti a livello nazionale ed europeo contro lo spreco alimentare:

PROVVEDIMENTO

FONTE

OBIETTIVO

“Pacchetto “economia circolare”

Commissione Europea, dicembre 2015

Riduzione dei rifiuti alimentari nelle fasi di vendita al dettaglio e consumo finale del 30% per il 2025 e del 50% entro il 2030, rispetto ai valori del 2014.

Piano nazionale di prevenzione dello spreco alimentare (PINPAS)

MAATM, 2014

Si pone l’obiettivo di individuare le azioni prioritarie per la lotta allo spreco alimentare.

Legge n. 166 del 3.8.2016

Parlamento Italiano, 2016

Il provvedimento definisce per la prima volta nell'ordinamento italiano i termini di “eccedenza” e “spreco alimentare”. Le eccedenze alimentari non idonee al consumo umano possono essere cedute per alimentare animali e per autocompostaggio o compostaggio aerobico di comunità.

Strategia nazionale di sviluppo sostenibile

Consiglio dei Ministri, 2 ottobre 2017

Mette in relazione l’obiettivo 12.3 dell’Agenda 2030 sullo spreco alimentare con l’obiettivo strategico “Garantire la sostenibilità di agricoltura e silvicoltura lungo l’intera filiera” all’interno della scelta strategica “Affermare modelli sostenibili di produzione e consumo”.

Nota: Per maggiori dettali, si veda il Rapporto 267/2017, ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale.

Tabella 1. Provvedimenti nazionali ed europei contro lo spreco alimentare