Centro Studi l'Uomo e l'Ambiente

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Il verde urbano può rigenerare le nostre città

23 Ottobre, 2018

Il verde urbano consente di utilizzare le superfici offerte dal vasto patrimonio edilizio delle città, migliorandone le condizioni ambientali e contribuendo alla riqualificazione energetica degli edifici. A questo proposito, la recente Direttiva(UE) 2018/844 indica l’adozione di soluzioni di tipo naturale, come vegetazione stradale, tetti e pareti verdi al fine di isolare e/o ombreggiare gli edifici e migliorare il microclima urbano.


I molteplici benefici del verde urbano

Il verde è da sempre considerato un elemento di progettazione nell’ambito dell’architettura. Tuttavia, in passato, il suo uso era limitato al solo scopo decorativo. Oggi, invece, la realizzazione di coperture vegetali è considerato un componente edilizio a pieno titolo. L’integrazione del verde nelle aree urbane, spesso ad elevata densità di costruzioni, consente di utilizzare le superfici offerte dal vasto patrimonio edilizio, migliorandone le condizioni ambientali e contribuendo alla riqualificazione energetica degli edifici. Il tutto, in linea con gli obiettivi previsti dal Protocollo di Kyoto e dalle principali direttive europee in materia di efficienza energetica degli edifici e rigenerazione urbana. Il fenomeno del riscaldamento degli edifici urbani viene associato, in generale, ad una serie di fenomeni fisici: assorbimento della radiazione solare, aumento del calore immagazzinato dall’edificio e basso indice di evapotraspirazione dovuto alla scarsa presenza di vegetazione. In questa realtà i sistemi vegetali possono agire da strato isolante per le pareti e i lastrici solari, aumentando il valore di R (nell’ambito dell’edilizia, R è un valore che misura l’efficacia di isolamento: ad un valore elevato di R corrisponde un livello di isolamento maggiore) e trattenendo l’aria che si crea tra la vegetazione e la parete dell’edificio. Una buona parte dell’energia solare assorbita dalle piante evapora poi attraverso il fenomeno della traspirazione (un fenomeno fisico in virtù del quale l’acqua passa dallo stato liquido allo stato di vapore nell’atmosfera) e, consente il raffrescamento dell’ambiente confinante (durante il processo di evaporazione la pianta assorbe energia termica e disperde acqua nell’atmosfera sotto forma di vapore). In questo modo, le piante favoriscono la dissipazione termica (si calcola che con l’evapotraspirazione di 1 grammo di acqua le piante arrivino a consumare circa 0,6kcal) che, in relazione a superfici ampie di verde, contribuiscono a mitigare significativamente il surriscaldamento dell’aria che interessa in particolar modo le città, soprattutto nel periodo estivo.

 

Le specie vegetali più idonee

Per quanto riguarda la capacità di schermare la radiazione solare, le specie vegetali migliori sono quelle che presentano una percentuale di trasmissione della radiazione solare incidente inferiore al 15% e una traspirazione giornaliera non inferiore a 8 grammi di acqua per ogni grammo di foglia verde. A questo proposito, è stato calcolato che una massa fogliare di grandi dimensioni, attraverso la traspirazione, produca un raffrescamento equivalente alla capacità di 5 condizionatori d’aria di piccola potenza attivi per 20 ore al giorno. Sotto il profilo tecnico, la migliore soluzione per la crescita di piante rampicanti sugli edifici è quella di usare grigliati metallici, reti e tralicci modulari come supporto per le piante. Questi elementi possono essere montati con strutture autosostenenti che permettono il mantenimento e l’integrità delle costruzione (Figura 1), ma anche essere applicati direttamente sulla parete dell’edificio (Figura 2).

 

Figura 1. Copertura vegetale verticale realizzata presso la Scuola delle Energie dell’ENEA Casaccia, Roma (piattaforma dimostrativa)

 

Figura 2. Copertura vegetale di tipo parietale (“Mur Vegetal” a Parigi, in Rue d’Abukir 83, II arrondissement)

 

Il verde parietale viene solitamente realizzato utilizzando piante rampicanti, che possono essere radicate nel terreno alla base della costruzione, oppure disposte in vasi disposti a diverse altezze della facciata dell’edificio (Figura 3).

 

Figura 3. Tipologie di copertura verde di tipo parietale

 

Le specie vegetali di tipo rampicante (Figura 4) più idonee ad essere usate per una copertura verde si distinguono in tre categorie principali: 

  • Volubili: piante che presentano appositi organi di adesione, come cirri, rami o foglie, trasformati in sottili filamenti che avvolgono il supporto. Questo tipo di organi è comune nelle piante leguminose. Altri esempi sono i viticci della vite e i dischi adesivi del Parthenocissus;
  • Aggrappanti: specie che sviluppano particolari organi che consentono loro di rimanere ancorate al supporto tecnico. Di questa categoria fanno parte, ad esempio, il Ficus pumila L. (fico rampicante)el’Edera helix L. (edera comune);
  • Sarmentose: piante non strettamente rampicanti che crescono in presenza di punti di appoggio, senza i quali assumono un portamento ricadente. Di questa tipologia di piante fanno parte il Jasminus nudiflorum Lindl. (gelsomino di San Giuseppe), il rovo e il lampone. 

 

Figura 4. Modalità di ancoraggio e/o di sostegno delle specie vegetali rampicanti

 

Scegliere piante autoctone

Per realizzare una copertura verde è rilevante la scelta di piante che abbiano una ridotta richiesta di risorse idriche, di nutrimento e di manutenzione. Una regola progettuale da seguire per la messa a verde degli edifici è quella di impiegare piante autoctone. Queste, essendosi naturalmente evolute in un’area con una data fascia climatica o in un preciso bioma (in biologia, un bioma corrisponde ad un sistema complesso, di ampia estensione geografica, costituito da un insieme di ecosistemi, le cui comunità vegetali hanno raggiunto una certa stabilità in relazione alle condizioni ambientali dell’area), sono in equilibrio sia con il luogo d’origine che con i parassiti che vi vivono. Le specie autoctone, sia vegetali che animali, sono quelle tipiche e storicamente rilevabili in una data regione geografica e per questo sono chiamate anche “specie indigene”. Al contrario, le specie alloctone, provengono da una certa regione geografica e si spostano in un’altra attraverso l’opera volontaria o involontaria dell’uomo. Alcune specie alloctone possono creare problemi di sviluppo a quelle autoctone, entrando in competizione con loro o introducendo casualmente un parassita nella medesima area di convivenza. Quest’ultimo potrebbe trovare favorevole una determinata specie vegetale autoctona e, in seguito, avviare un’opera di infestazione sulle altre specie (autoctone). Negli ultimi anni, sono state sviluppate numerose ricerche circa la necessità di migliorare l’efficienza energetica degli edifici e la qualità ambientale delle città. Tra queste, la recente Direttiva(UE) 2018/844 indica l’adozione di soluzioni di tipo naturale, quali la vegetazione stradale (ben progettata), tetti e pareti verdi per isolare e/o ombreggiare gli edifici e migliorare il microclima urbano.


Fonti:

  • “Pareti verdi”. Antonella Bellomo. 2009;
  • “Progettare il verde in città”. Katie Perini. 2013;
  • Le coltri vegetali nel settore residenziale”. Focus – Energie, Ambiente e Innovazione, ENEA. 2018;
  • “Stato dell’arte delle ricerche concernenti l’interazione energetica tra vegetazione e ambiente costruito”;
  • Quaderno n. 13, CNR, Alessandro F., Barbera G., Silvestrini G. 1987.

 

Nota:

La foto d’intestazione dell’articolo e la Figura 2 mostrano il “Mur Vegetal” a Parigi, in Rue d’Abukir 83 (II arrondissement). Entrambe le foto sono state scattate da Andrea Campiotti (autore dell'articolo).