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I ghiacciai si sciolgono e gli oceani sono sempre più caldi, l’Ipcc lancia l’allarme

30 Settembre, 2019

L’ultimo rapporto dell’Ipcc, pubblicato in occasione del Climate Action Summit di New York, spiega, senza lasciare spazio all’ottimismo, la profonda interrelazione tra il cambiamento climatico e la vita di oceani e ghiacciai. 


Gli oceani coprono il 71 per cento della superficie terrestre e i ghiacciai un altro 10 per cento. Essi nutrono e dissetano tutti noi, indipendentemente dal luogo nel quale viviamo, mitigano il clima e sono di vitale importanza per la maggior parte degli ecosistemi terrestri. Perciò l’intera umanità dipende enormemente da questa enorme massa d’acqua. Per fare il punto della situazione sulle condizioni di salute degli oceani e della criosfera, cioè la parte di superficie terrestre coperta dai ghiacciai, l’Ipcc (Gruppo intergovernativo delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico) ha pubblicato un rapporto speciale dal titolo “The Ocean and Cryosphere in a Changing Climate”, dedicato agli effetti del cambiamento climatico su oceani e ghiacciai. Il rapporto, presentato il 25 settembre a Monaco, ma i cui contenuti principali erano stati già resi noti nelle settimane precedenti, costituisce una lunga e dettagliata analisi (oltre 900 pagine) sugli effetti preoccupanti del cambiamento climatico sulla vita degli ecosistemi oceanici, costieri, polari e montani. Nel rapporto si sottolinea come la fusione dei ghiacciai, assieme al processo di espansione termica, stia facendo risalire il livello degli oceani molto più rapidamente di quanto abbiamo prognosticato gli scienziati nei calcoli sinora effettuati.

Stando ai dati del rapporto, dal 2005 al 2015, i due poli hanno perduto oltre 400 miliardi di tonnellate di massa all’anno; il che corrisponde ad un innalzamento degli oceani di circa 1,2 millimetri all’anno. Nello stesso decennio, i ghiacciai delle montagne hanno perso 280 miliardi di tonnellate di massa ogni anno a livello globale e, dati alla mano, il rapporto indica che la crescita complessiva attesa di qui alla fine del secolo sarà di almeno 40 centimetri. Il tutto, considerando uno scenario, per così dire, “ottimistico” in termini di riscaldamento globale, ovvero immaginando che l’Accordo di Parigi (firmato da 195 paesi del mondo e che sarà operativo a partire dal 2020) sia rispettato e che l’aumento della temperatura media globale sia contenuto entro i 2 gradi centigradi entro il 2100 (rispetto ai livelli preindustriali, cioè quelli relativi al 1850). Se invece non venisse rispettato l’Accordo di Parigi e non si dovessero attuare le misure auspicate per contrastare il cambiamento climatico, l’asticella potrebbe spostarsi verso un aumento della temperatura globale di 3 o anche 4 gradi centigradi, con conseguenze devastanti per il nostro pianeta. Per dare un’idea della drammaticità dello scenario appena ipotizzato, l’Ipcc indica che l’aumento della temperatura globale potrebbe provocare un aumento del livello degli oceani di 84 centimetri entro la fine del secolo. Aumento che, a sua volta, potrebbe spingere oltre 280 milioni di persone nel mondo ad abbandonare la propria terra a causa di inondazioni e maremoti. Per non parlare poi delle barriere coralline, dalle quali dipendono direttamente o indirettamente gli equilibri del pianeta e la vita di circa 500 milioni di persone, che, a causa dell’aumento della temperatura degli oceani, rischiano di scomparire quasi del tutto entro la fine del secolo. L’Ipcc sottolinea inoltre che in alcune aree del mondo, in particolare in Asia e in Europa, lo scioglimento dei ghiacciai montani potrebbe avere conseguenze senza precedenti. Solo i ghiacciai attorno alla catena montuosa dell’Himalaya, che rappresentano una fonte idrica di vitale importanza per 250 milioni di abitanti che abitano nelle valli circostanti e che alimentano numerosi fiumi che complessivamente raggiungono oltre 1 miliardo e mezzo di persone, al ritmo attuale, potrebbero ridursi di un terzo. E ciò anche se il riscaldamento globale dovesse essere contenuto entro la soglia degli 1,5 gradi centigradi. Se, invece, dovesse rimanere tutto allo stato attuale, la perdita sarebbe pari ai due terzi.

L’Ipcc lancia poi un altro allarme: in futuro occorrerà aspettarsi eventi come slavine, valanghe e inquinamento idrico con maggiore frequenza. E ciò a causa della fusione del permafrost, cioè lo strato di suolo perennemente ghiacciato tipico delle regioni del Nord Europa, della Siberia e del Canada, che ha cominciato a sciogliersi progressivamente, in particolare negli ultimi anni, dove sono contenute riserve di mercurio per oltre 800 milioni di tonnellate. Non solo. La fusione del permafrost, sottolinea il rapporto, rischia di produrre la fuoriuscita di miliardi di tonnellate di gas ad effetto serra rimasti sino ad oggi intrappolati sotto il ghiaccio, oltre a far riemerge batteri e virus ormai estinti. La sfida dei prossimi anni, sottolinea l’Ipcc, passerà attraverso due azioni fondamentali: da un lato, mitigare, cioè far sì che gli effetti del cambiamento climatico abbiano conseguenze il meno devastanti possibile; dall’altro, adattarsi e prepararsi ad esse nel modo più efficace possibile. Per entrambe, però, servono misure coraggiose e di lungo respiro. In questo senso, l’annuncio del governo tedesco di voler investire 100 miliardi di euro di qui al 2030 in misure atte a contrastare il cambiamento climatico lascia ben sperare


L’immagine d’intestazione dell’articolo mostra un’istallazione di 2.500 metri quadrati contenente 125 mila messaggi e disegni elaborati dai bambini di 35 paesi del mondo. L’istallazione, realizzata dalla Direzione per lo sviluppo e la cooperazione svizzera e dalla Fondazione WAVE, si trova sul ghiacciaio dell’Aletsch, in Svizzera e ha l’obiettivo di porre l’accento sulla necessità di agire per limitare le conseguenze devastanti del cambiamento climatico.

La foto è di ©Fabrice Coffrini