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Bonifica di siti inquinati: una soluzione viene dalle coltivazioni a scopo energetico

9 Giugno, 2014

I ricercatori di Versailles-Grignon dell’INRA (Institute National de la Recherche Agronomique – Istituto Nazionale Francese per la Ricerca in Agricoltura) hanno pubblicato un articolo su Science Direct che riporta i risultati di uno studio sulla bonifica di siti inquinati. Questo studio prova come coltivazioni a scopo energetico abbiano un effetto benefico sulla macrofauna dei suoli contaminati da metalli pesanti. I processi biologici sono considerati la base per realizzare la decontaminazione in situ di siti inquinati.

I ricercatori si sono concentrati sullo studio di invertebrati, animali di piccole dimensioni, privi di scheletro, visibili ad occhio nudo, che vivono nel terreno o sulla sua superficie. Hanno quindi analizzato l’effetto delle diverse coltivazioni su questo tipo di macrofauna in condizioni normali (siti non contaminati) e in condizioni di stress (siti contaminati).
Le coltivazioni perenni a scopo energetico prese in esame sono state: pioppeto o miscanto a rapida rotazione, coltivazioni annuali di grano per animali e parcelle boschive.
Le aree oggetto dello studio sono:

  • la pianura di Pierrelaye, nella regione parigina, piana che copre un’area  di oltre 20 km2 e utilizzata in passato per la produzione vivaistica e che ha impiegato acqua contenente i reflui non trattati della città di Parigi;
  • la pianura di Artois, nella regione di Lens, dove si trovavano 12.400 km2 di industrie manifatturiere che per quasi un secolo hanno prodotto grandi quantitativi di polveri.

L’impiego di acque reflue e il rilascio atmosferico di polveri hanno entrambi contribuito all’inquinamento del suolo con metalli pesanti. I metalli maggiormente presenti in queste aree sono zinco, piombo, rame, cadmio. La presenza di tali metalli rende queste aree inutilizzabili per l’agricoltura tradizionale.

Durante il periodo di ricerca sono stati esaminati 10.500 invertebrati appartenenti a 130 specie, 76 famiglie e 23 ordini che vanno dalle lumache ai mille piedi, dagli onischi ai lombrichi, oltre che insetti e ragni. I ricercatori hanno confrontato la macrofauna dei suoli inquinati in cui era presente una coltivazione annuale di grano, con una con coltivazione a scopo energetico. Hanno potuto così constatare che nei campi con le coltivazioni a scopo energetico era presente una macrofauna molto più abbondante, con numero di individui da 3 a 9 volte superiore rispetto alle coltivazioni annuali. Si parla di 6-18 individui per m2 contro 2 individui).
Da un punto di vista di tipologia di specie, non è rilevata una differenza, se non molto piccola, mentre la proporzione di invertebrati “residenti” ovvero non mobili (rientrano in questa categoria i lombrichi) è decisamente maggiore nelle colture a scopo energetico.
La macrofauna presente in suoli contaminati con colture energetiche è comunque nettamente inferiore a quella riscontrabile in zone boschive (siano o no siti contaminati). In questi casi, infatti, si possono contare in media 200 individui per m2.
Dalle analisi emerge che la macrofauna sembra beneficiare dell’assenza di arature e della diminuzione della presenza di prodotti per la salute delle piante. Questi due fattori limitano la crescita e la stabilizzazione delle comunità animali.

La presenza di macrofauna comporta la maggior possibilità di bonificare il terreno attraverso “l’elaborazione” dei metalli pesanti e rendendoli biodisponibili, quindi assimilabili dall’ambiente. Tuttavia, la presenza maggiore di macrofauna comporta anche la maggior presenza di metalli biodisponibili che possono quindi avere altri impatti sull’ambiente, cosa che deve essere tenuta in dovuta considerazione.

Per saperne di più:

INRA
Science Direct