Centro Studi l'Uomo e l'Ambiente

Informazioni

Biogas da scarti agrozootecnici: alcune esperienze innovative

La valorizzazione dei sottoprodotti agricoli attraverso la produzione di biogas è un obiettivo che il "decreto rinnovabili" ha sancito in maniera chiara. Infatti, saranno maggiormente incentivati i nuovi impianti di biogas di piccola taglia (potenza elettrica minore di 300 kW) che impiegano principalmente sottoprodotti di origine agrozootecnica.
Inoltre, al fine di arginare la competizione tra destinazione d’uso delle colture agricole per uso alimentare (umano e animale) o energetico - la cosiddetta “food-feed-fuel competition”- la nuova norma ha posto un limite alle colture dedicate per la produzione di biogas.
La filiera biogas per gli impianti in attività prima dell’entrata in vigore della nuova legge, è fortemente legata al mais e in misura minore al triticale. Integrare la dieta di un digestore con matrici differenti dal silomais è auspicabile per migliorare la sostenibilità agronomica e ambientale dell’azienda agroenergetica.
Presso la CAT (Cooperativa Agricola Territoriale) di Correggio (RE) è stata eseguita una prova di conservazione in silobag di radici di bietola e paglia di grano duro. La prova è stata realizzata da Beta con la collaborazione di Bioalter, spin-off dell’università di Udine. Le determinazioni del potenziale metanigeno sono state condotte dal CRPA all’interno del progetto SEBE (Central Europe), mentre le attrezzature per il riempimento del silobag e trinciatura della paglia sono state messe a disposizione da Crono srl.
Il silobag è stato realizzato il 23 novembre 2012 e la prova è durata 200 giorni (il silobag è stato aperto l’11 giugno 2013). L’evoluzione della conservazione è stata monitorata prelevando dei campioni dopo 77, 165 e 200 giorni. Sono state utilizzate 8 t di paglia di grano duro e 80 tonnellate di radici di bietola. Incoraggianti i risultati che mettono in evidenza la maggior produzione di metano negli insilati che contengono radici di bietola.

I primi parziali risultati suggeriscono che insilare assieme le radici di bietola con paglia migliora il processo di conservazione riducendo il percolato e stabilizzando, da un punto di vista fisico, il silobag. In questo modo le due matrici si completano determinando un beneficio sia di carattere economico sia di natura ambientale grazie all’utilizzo di un sottoprodotto. I tempi di conservazione (circa 7 mesi) inoltre, sono sufficientemente lunghi per consentire la pianificazione di una dieta diversificata (fibra dalla paglia e sostanze facilmente digeribili presenti nella radice di bietola) e aumentare la velocità di produzione di metano per unità di volume di digestore. Nel corso del 2014 verranno eseguiti ulteriori approfondimenti, anche di carattere economico, che prevedono l’impiego di altri sottoprodotti come gli stocchi di mais e paglia di grano tenero.

L’analisi sull’uso di sottoprodotti agrozootecnici è stata anche al centro del quinto incontro della rete locale del progetto europeo BIOMASTER svoltosi a San Michele all’Adige il 19 settembre cui hanno partecipato imprenditori agricoli, funzionari pubblici, amministratori locali e tecnici del settore. Il progetto del quale è partner la fondazione Edmund Mach vede come protagonisti il Centro Ricerche Fiat, Dolomiti Energia, l’Azienda consorziale servizi municipalizzati del Primiero e il Centro ricerche produzioni animali di Reggio Emilia. L’incontro aveva l'intento di favorire lo scambio di informazioni e di conoscenze tra tutti gli attori coinvolti e di individuare soluzioni idonee per una gestione migliore degli effluenti zootecnici nel territorio trentino di montagna. Significativa l’esperienza diretta riportata dagli allevatori che hanno già realizzato un impianto, così come la discussione sugli aspetti finanziari, determinanti per l’avvio delle iniziative, che sarà oggetto di approfondimento del prossimo incontro.

Anche il progetto V.E.R.O.BIO (Valorizzazione Energetica di Residui Organici di attività agroindustriali mediante utilizzo in celle a combustibile del BIOgas da digestione anaerobica), finanziato dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, ha l’obiettivo di sperimentare e testare l’uso delle biomasse agricole residuali; esso è stato sviluppato con un approccio multidisciplinare da ENEA, Università “La Sapienza” di Roma, Università di Cagliari e CRA-RPS di Torino. Durante il workshop tenutosi il 23 settembre scorso, presso la sede dell’ENEA, sono stati presentati i risultati delle sperimentazioni condotte nell’ambito del progetto citato. Lo studio ha messo in evidenza la fattibilità di accoppiare il processo di digestione anaerobica a un sistema di cogenerazione ad alta efficienza come le Celle a Combustibile a Carbonati Fusi (MCFC), per la trasformazione di alcune tipologie di biomasse di scarto in energia elettrica e termica. Le attività di ricerca hanno offerto informazioni inedite sui processi di co-digestione, sulla compatibilità del biogas prodotto con l’alimentazione di celle a combustibile a carbonati fusi e, viceversa, sulla possibilità di adattare le celle a una diversa qualità di combustibile. Lo studio ha inoltre fornito indicazioni sulla possibilità di riutilizzare il “digestato” anche a fini energetici e ha contribuito ad approfondire la conoscenza degli aspetti meno noti della microbiologia dei processi di digestione, mettendo in luce nuove informazioni sulla composizione delle comunità microbiche che governano le fasi chiave del processo.

Per saperne di più

Progetto BIOMASTER

Fondazione Mach

ENEA, biomasse agroindustriali residue