Centro Studi l'Uomo e l'Ambiente

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1. Gli idrati di metano e il loro possibile ruolo negli scenari energetici futuri. Introduzione

24 Dicembre, 2014

di Immacolata Niola e Alberto Azzi

Il sensibile, costante incremento dei consumi mondiali di gas, che dovrebbero toccare nel 2035 i 4.955 miliardi di metri cubi, e la necessità di affrancarsi dai condizionamenti politici esercitati dagli Stati detentori delle principali riserve e tradizionali fornitori del mondo occidentale stanno rendendo sempre più attuale il dibattito sulle fonti non convenzionali di metano. L’interesse deriva non solo dalla consistenza di tali fonti, che si ritiene racchiudano volumi di gas molto superiori a quelli delle riserve convenzionali, ma soprattutto dalla loro localizzazione diffusa in numerose aree del pianeta, tale da poter cambiare radicalmente il quadro geopolitico delle aree di approvvigionamento.

In genere, si definisce non convenzionale (Cassa Depositi e Prestiti, 2013) un gas che, a differenza di quello convenzionale, si trova non in giacimenti ben individuati e delimitati a livello geologico, bensì distribuito in ampie zone e in strati rocciosi meno permeabili, dai quali può essere estratto solo con tecniche complesse e, comunque, in una percentuale non superiore al 30%, mentre il tasso di recupero nei giacimenti di metano tradizionali è almeno dell’80%. Ad esso si ascrivono principalmente il cosiddetto metano da carbone (Coal Bed Methane), ossia il metano contenuto nei giacimenti di carbone, il tight gas, compreso nelle rocce calcaree o arenarie, e soprattutto lo shale gas, il gas da argille, di cui molto si parla in questi tempi per gli ingenti volumi disponibili e per le forti preoccupazioni suscitate nell’opinione pubblica dal grave impatto ambientale associato alla sua estrazione, divenuta ormai una realtà negli Stati Uniti. Ancora in fase preliminare sono, invece, le sperimentazioni sul recupero di gas dagli idrati di metano, una fonte di enorme potenzialità, le cui risorse mondiali vengono stimate in milioni di miliardi di metri cubi, corrispondenti almeno al doppio delle riserve di tutti i combustibili convenzionali. Di essi ci occuperemo nella presente nota, soffermandoci in particolare sulle reali prospettive di sfruttamento, allo stato attuale delle conoscenze.