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“La transizione alla green economy” è possibile

15 Maggio, 2018

Dai fondamenti della green economy ai fattori che potrebbero accelerare la transizione verso un'economia più sostenibile, questi i temi del “Meeting di Primavera” della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, in occasione del quale è stato presentato l’ultimo libro di Edo Ronchi “La transizione alla Green Economy”. 


I fondamenti della green economy

Mercoledì 9 maggio si è tenuto a Roma, presso il Nazionale Spazio Eventi, il “Meeting di Primavera”, organizzato dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile per celebrare i suoi 10 anni di attività. In occasione del Meeting, è stato presentato l’ultimo libro di Edo Ronchi, Presidente della Fondazione, dal titolo “La transizione alla green economy”, un libro – come ha affermato lo stesso Ronchi, durante la presentazione – volto a tracciare un “quadro approfondito dell’evoluzione dell’economia verde in Italia e nel mondo, a 25 anni dal Summit sulla Terra di Rio de Janeiro (3-14 giugno 1992). Nella società contemporanea l’economia svolge un ruolo decisivo, determinando la sostenibilità nonché l’insostenibilità dello sviluppo. In una società in cui le risorse diventano sempre più scarse e dove si registra un consumo inarrestabile di suolo, che minaccia la biodiversità e il capitale naturale, si sente il bisogno di una nuova narrazione economica che assicuri uno sviluppo umano sostenibile, che procuri una migliore qualità della vita in uno spazio ecologico limitato e che punti ad una crescita qualitativa e quantitativamente selettiva. “In un solo secolo (il Novecento) – ha affermato Ronchi – la popolazione mondiale è quadruplicata, il consumo di energia è cresciuto di circa 8 volte e quello di risorse naturali di oltre 12; l’uso indiscriminato dei combustibili fossili ha generato enormi volumi di anidride carbonica che stanno influenzando fortemente il clima”. “Così non si può andare avanti – ha sottolineato Ronchi – perché l’attuale sviluppo, così com’è, non va; qualche passo nella giusta direzione è stato compiuto, ma si è fatto ancora troppo poco e in modo troppo lento e tortuoso, a volte perfino contradditorio”. Parlando del suo libro, Ronchi ha individuato quelli che possono essere definiti i “tre fondamenti dell’economia verde”:
 

  • Tutela del clima e della biosfera. I costi di quella che ormai può essere definita una vera e propria “crisi climatica ed ecologica” hanno raggiunto un’enorme rilevanza economica.
  • Circolarità delle risorse. L’economia circolare, alla base della green economy, è la via per affrontare il nodo dell’utilizzo sostenibile delle risorse naturali, consentendo di disaccoppiare il livello del consumo di risorse da quello delle attività economiche.
  • Benessere inclusivo e sobrio. La sostenibilità ambientale si può ottenere sostituendo il consumismo indiscriminato con una migliore qualità dei consumi, con migliori beni e servizi e minori impatti ambientali.

Nel corso della conferenza, Ronchi ha evidenziato i fattori che potrebbero accelerare la transizione verso un’economia più sostenibile: politiche pubbliche (in particolare quelle fiscali) in grado di internalizzare i costi esterni con strumenti economici quali tasse, tariffazioni, incentivi e disincentivi, in grado di orientare verso uno sviluppo economico sostenibile; l’eco-innovazione, che porta non solo benefici dal punto di vista ambientale, ma anche dal punto di vista dell’occupazione; una “finanza verde” capace di accelerare la transizione alla green economy attraverso i green bonds, in forte crescita nel mondo (non in Italia), che sono passati dagli 8,5 miliardi di dollari del 2012 ai 221 del 2017; imprese green che hanno registrato un aumento dell’occupazione pari al 40% nel periodo 2007-2013.

Ronchi ha inoltre sottolineato i settori chiave che stanno guidando attualmente la transizione alla green economy, tra i quali spiccano l’agricoltura, l’energia, la manifattura, i rifiuti, il settore delle costruzioni e dei trasporti, il turismo. Ronchi ha concluso il suo intervento, sottolineando la necessità di cambiare rotta, accelerando la transizione ad un’economia più sostenibile e investendo maggiormente sui giovani. Sul tema si è espresso anche l’economista francese Jean-Paul Fitoussi, tra i relatori della conferenza, che ha ribadito: “la sostenibilità, in tutte i suoi aspetti, sarà possibile solo se le generazioni attuali lasceranno alle generazioni future un capitale – umano, economico, sociale e naturale – almeno uguale a quello di cui essere hanno goduto”.

 

Proposte e contributi per uno sviluppo sostenibile

  • Strategia Energetica Nazionale(SEN2017). Documento di programmazioneenergetica a livello nazionale adottato con decreto interministeriale 10 novembre 2017, pone, tra i suoi obiettivi, quello di rendere il sistema energetico nazionalepiù sostenibile in modo daraggiungere gli obiettivi ambientali e di decarbonizzazionedefiniti a livello europeo, in linea con quellistabiliti dall’Accordo di Parigi. Tra i  principali target quantitativi previsti dalla SENvi è quello che prevede la riduzione dei consumi finali di energia a 108 Mtep (“Milioni di tonnellate equivalenti di petrolio”) con un risparmio di circa 10 Mtep entro il 2030.
  • Fonti rinnovabili. La Direttiva europea 2009/28/CE fissa per l’Italia due obiettivi nazionali vincolanti in termini di “quota del consumo finale di energia coperto da fonti rinnovabili” al 2020: raggiungere una quota dei consumi energetici finali lordi complessivi di energia coperti da fonti rinnovabili almeno pari al 17%; raggiungere una quota dei consumi energetici finali lordi nel settore dei trasporti coperti da fonti rinnovabili almeno pari al 10%.
  • Sviluppo di un’agricoltura sostenibile. I principali programmi europei prevedono lo sviluppo di un’agricoltura sostenibile di qualità emultifunzionale, al fine di contenereil consumo di suolo agricolo, grazie amisure diadattamento ai cambiamenti climaticie la promozione nonché la tutela dell’agricoltura italianaorientata alla qualità e alla sicurezza.
  • Piano nazionale per la riqualificazione delle aree urbane degradate. A questo proposito, è doveroso sottolineare che le città italiane, a differenza di quelle europee, non hanno mai vinto lo European Green Capital Award, premio istituito nel 2010 dalla Commissione europea per premiare le città che, più di altre, hanno portato avanti politiche di sviluppo sostenibile.
  • Decarbonizzazione al 2050. Le principali intese a livello globale prevedono la decarbonizzazione (la chiusura di tutte le centrali a carbone) entro il 2050, oltre ad una diminuzione delle emissioni di CO2 del 39% al 2030 e del 63% al 2050 rispetto ai dati del 1990. A questo proposito, la SEN 2017 prevede per l’Italia la chiusura di tutte le centrali a carbone entro il 2025, con cinque anni di anticipo rispetto alla precedente Strategia, che prevedeva la chiusura entro il 2030.
  • Blue economy. La Strategia europea della “crescita blu”  per sostenere una crescita sostenibile nei settori marino e marittimo.Attualmente l’economia blu impiega oltre 5 milioni di persone e genera un valore aggiunto lordo di quasi 500 miliardi di euro l'anno a livello globale. Le principali attività dell’economia blu sono: l’acquacoltura (allevamento di pesci e molluschi), turismo, biotecnologia marina, l'energia oceanica e l'estrazione mineraria dai fondalimarini.

Fonti per approfondire