Nuove prestazioni delle membrane minerali
Alcune nuove membrane minerali messe a punto da ricercatori europei, algerini e marocchini, offrono caratteristiche di adattabilità al trattamento delle acque nel bacino del Mediterraneo
Filtrazione
I paesi del Magreb debbono affrontare gli scarichi di acqua inquinata da
parte delle industrie locali, come quelle metallurgiche o le concerie,
particolarmente inquinanti a causa del loro importante tenore in cromo. D'altro
canto, questi paesi caldi devono anche migliorare la loro produzione di acqua
potabile, ossia depurare e filtrare le acque chiare disponibili. Nel caso del
ritrattamento delle acque industriali, uno dei problemi è anche quello di
recuperare le sostanze inquinanti che presentano un valore commerciale, come i
metalli pesanti. Questa situazione ha indotto la Commissione europea a sostenere
un progetto di ricerca destinato a sviluppare una tecnica per il pretrattamento
inorganico delle acque inquinate. Il progetto, che è stato iniziato dal
laboratorio Matériaux et Procédés Membranaires del Pr. Cot
(Montpellier, FR), si pone come obiettivo quello di produrre nuovi tipi di
membrane minerali sfruttando i materiali locali.
Per ottenere un'acqua
potabile ad alto livello di sicurezza per l'alimentazione umana, i ricercatori
hanno pensato di abbinare diverse tecniche di filtrazione: la microfiltrazione
per eliminare le particelle solide e i sedimenti, l'ultrafiltrazione o la
nanofiltrazione per l'eliminazione delle macromolecole e delle molecole
organiche e l'elettrodialisi per la separazione dei sali sciolti.
Membrane
Usando come supporto fisico argille presenti in Marocco e
cordierite, gli scienziati hanno prodotto ceramiche di differenti configurazioni
(monotubo o multitubo) e di porosità variabile (da 2,5 a 6,5 µm)
con un volume poroso pari in generale al 40%. Le membrane sono preparate a
partire da argilla marocchina, ossidi di zirconio, di titanio, di afnio e
fosfato di titanile e potassio (KTiOPO4). Quanto alle membrane di
microfiltrazione, queste sono state preparate con il metodo detto della
"polvere in sospensione", e quelle di ultra e nanofiltrazione mediante
il metodo sol-gel.
Con le membrane inorganiche, le interazioni tra la
soluzione salina e i componenti della membrana rivestono un ruolo importante
nella selettività della membrana stessa. I ricercatori controllano allora
il carico totale della membrana, mediante misurazioni di elettroforesi sulla
polvere in sospensione, prima del suo deposito sul supporto rigido (ceramico). A
pH differenti, la mobilità delle particelle in sospensione viene
misurata applicando una tensione elettrica. Quando la mobilità è uguale a zero, il
pH della soluzione è detto punto isoelettrico. Per pH elevati, la membrana viene dunque
caricata negativamente, ed attira i cationi e respinge gli anioni. I ricercatori hanno
allora caratterizzato parecchie serie di membrane in funzione degli ioni
da filtrare, badando in modo particolare a quelle da destinare al
trattamento degli effluenti contenenti zinco e ioni cloruri.
Installazioni per il trattamento
Dai fiumi che scorrono in prossimità della città di Fez, in
Marocco, sono stati effettuati diversi prelievi e sono stati analizzati gli
scarichi delle principali fonti di inquinamento, industrie lattiere, frantoi o
concerie. Trasferendo i migliori esperimenti da un modulo di membrane di
laboratorio di 30 cm2 ad una installazione pilota dotata di 1
m2 di membrane, i ricercatori hanno ottenuto:
- il rigetto totale
di tutte le sostanze in sospensione;
- la diminuzione di un fattore 10 della
DCO e della DBO;
- un tasso di rigetto del 30% per i solfati e i cloruri e
del 50% per i cationi monovalenti (Na+, K+, Li+, ecc.).
Tuttavia hanno constatato che i cationi bivalenti non erano
respinti dalla membrana, probabilmente a causa della complessità chimica
degli effluenti da trattare.
Per i partner che vi lavorano "un aspetto interessante del progetto
è il buon rigetto dei metalli pesanti e in particolare del cromo nei test
sugli effluenti di conceria". Usando come filtro il solo supporto d'argilla marocchina,
la percentuale di rigetto del cromo è del 73%, ma sale al 92% se si
aggiunge sul supporto una membrana di microfiltrazione a base di ossido di
titanio. Lavorando sugli effluenti industriali, i ricercatori hanno allora
dimostrato che per le concerie l'inquinamento causato dal cromo poteva essere
completamente evitato usando queste tecniche. È così che il
progetto ha prodotto una gamma di membrane specifiche adeguate
agli scarichi attuali. Facilmente assemblabili in moduli di dimensioni variabili,
le membrane sono pronte per applicazioni su più vasta
scala.
Fonte VIPS