I pascoli a nord e a sud del Sahara
non sono destinati a scomparire.
L'ecologia comparativa propone di
utilizzare intelligentemente le leguminose perenni ed i microrganismi loro
associati per conservare la fertilità dei suoli.
Pascoli indispensabili
Nelle regioni della riva meridionale del Mediterraneo o lungo la frangia saheliana, l'allevamento è sempre più subordinato alla capacità dei pascoli di sopportare sollecitazioni crescenti. In numerose località, le terre sono degradate al punto da non offrire più pascoli permanenti di qualità e quantità soddisfacenti per i bisogni del bestiame. Per riabilitare le terre e ridurre in modo affidabile ed economico i rischi relativi alla produzione degli spazi di pascolo, gli scienziati europei si sono associati con i loro omologhi tunisini e senegalesi. Al di là dello sforzo congiunto di ricerca di caratteri di adattamento all'aridità e della realizzazione sperimentale di formazioni a più livelli, questo progetto, finanziato dalla Commissione europea, ha consentito di accrescere gli scambi di competenze all'interno delle e tra le équipe africane ed europee attivamente impegnate sul terreno.
L'ecologia comparativa
Per evidenziarne le risposte di adattamento all'aridità, i ricercatori hanno studiato le caratteristiche biochimiche, fisiologiche ed ecofisiologiche dei microrganismi simbiotici e delle loro piante. Le caratteristiche di crescita degli isolati e la loro risposta allo stress idrico ed alla salinità, l'ecofisiologia della pianta ospite, la fenologia della nodulazione, la rapidità di crescita del fittone e l'impatto dell'inoculazione con ceppi selezionati sono esempi della varietà dei lavori condotti nell'ambito di un approccio globale di ecologia comparativa (Tunisia/Senegal). Considerando la diversità degli spazi di pascolo, i ricercatori hanno precisato il ruolo delle leguminose perenni erbacee e legnose nei sistemi ecologici e di produzione. In funzione delle specie e dei biotopi così caratterizzati, i ricercatori hanno analizzato la diversità dei microrganismi incontrati.
Un lavoro fondamentale
Nei due paesi, le molte leguminose vengono utilizzate
nell'artigianato, l'alimentazione umana e animale nonché
nell'agrosilvicoltura. Nel Senegal i ricercatori hanno identificato 2.100 taxon,
di cui le leguminose spontanee rappresentano il 16%, ossia 281 specie e 76
generi. In Tunisia sono state identificate 232 specie (40 generi) di leguminose.
Le specie perenni sono solo il 33%, ma la loro abbondanza rispetto all'insieme
in Tunisia raggiunge il 41% nella parte meridionale del paese. Il 65% delle
specie si trova nella parte arida del paese, e le leguminose, considerate
globalmente, offrono un livello medio di appetibilità più
elevato.
Nel Senegal, l'analisi di 150 ceppi provenienti dalle zone semiaride e
isolati da 55 specie di piccole leguminose appartenenti a 17 generi mostra che
la maggior parte degli isolati appartengono al genere Bradyrhizobium (120 isolati). Una trentina di isolati che presentano
nodulazioni specifiche potrebbero rappresentare nuove specie. In Tunisia,
l'analisi di 42 specie di leguminose ha consentito di distinguere 27 gruppi, 17
dei quali nuovi.
Sono state analizzate le risposte fisiologiche al calore,
alla salinità e all'aridità di una cinquantina di ceppi tunisini e
senegalesi. È stato riscontrato che i ceppi sono generalmente in grado di
svilupparsi a temperature superiori a 40°C. Contrariamente ai ceppi
tunisini, quelli senegalesi sembrano sopportare tenori in sale elevati (uguali o
superiori all'1% di NaCl). Per i ricercatori, a parità di potenziale
osmotico, lo stress salino inibisce maggiormente la crescita dei microrganismi,
in quanto all'effetto osmotico si aggiunge l'effetto tossico degli ioni. I
ricercatori hanno inoltre riscontrato che i ceppi tunisini presentano una
maggiore tolleranza agli antibiotici di quelli senegalesi.
In Senegal, le risposte degli stomi di due specie di Acacia raddiana e
di Indigofera ai fattori ambientali ed alle caratteristiche della pianta
sono state stabilite partendo dall'osservazione in natura, fatto che ha consentito
di modellizzare il comportamento degli stomi di queste due specie.
Il confronto del comportamento delle popolazioni di Acacia raddiana
del Senegal e della Tunisia in condizioni controllate ha consentito di avanzare
l'ipotesi di una sequenza obbligata di tappe di funzionamento di diversi
"pozzi" al momento della ripresa della vita attiva dopo una stagione
secca. Sulle radici di Acacia tortilis
adulta è stata riscontrata una nodulazione abbondante durante la stagione
delle piogge, che suggerisce un'importante fissazione di azoto durante questa
stagione.
Infine le proprietà germinative di una trentina di specie di
leguminose, tra cui nove specie di Acacia, hanno consentito di riunire le
modalità di individuazione di specie utilizzabili nelle operazioni di
ripristino. Ma i ricercatori confessano di provare "molte
difficoltà a mettere in relazione la tolleranza allo stress nella fase di
germinazione con l'ecologia della specie".
Fonte VIPS