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Ambiente Risorse Salute

Settembre '99


Studio dei macro rifiuti in ambiente marino

Una prima sintesi dell'esperienza francese

Lo studio dell'inquinamento marino da macro rifiuti, condotto dall'Ifremer, è iniziato alla fine del 1992: si trattava, in modo esplorativo, di valutare le quantità di rifiuti presenti sulla piattaforma continentale delle coste francesi. Da questa data i ricercatori hanno potuto realizzare numerose campagne che mostrano la rilevanza del fenomeno essenzialmente in termini di quantità rottami presenti (per stima o per osservazione sottomarina diretta). Conviene a questo punto stabilire un bilancio delle conoscenze acquisite.

Lo studio della situazione dei rifiuti sulla piattaforma continentale fa seguito ai primi lavori realizzati da Cnexo, dal 1982, sulle spiagge del litorale. Essa si è tradotta, tra il 1992 e il 1998, attraverso la partecipazione dei ricercatori del laboratorio di "eco tossicologia", diretto da Francois Galgani, in una trentina di campagne oceanografiche: campagne di ricerca alieutica (Medit, Resgasc, Pelmed, Ibts) o più specificatamente dedicate agli studi sull'ambiente del litorale (Biomar, Suma, Depro).
Sono venuti a completare questi rilevamenti delle osservazioni in situ effettuati tramite i sommergibili abitati, Cyana e Nautile (campagne Cyatox, Observhal, Cylice).

I risultati ottenuti,, nel corso di questo periodo, danno indicazioni sulle quantità dei rottami presenti e sulla loro localizzazione precisa. Peraltro è stato possibile identificare l'esistenza di zone di accumulo presso la costa, e anche in profondità ( fino a 2000 m di fondo). Le nostre prime valutazioni mettono, inoltre, l'accento sull'importanza quantitativa delle plastiche. Per quanto concerne la localizzazione geografica, si constata che le coste mediterranee sono le più colpite. L'ampiezza del problema e la cattiva conoscenza della sua evoluzione nel tempo, così come dell'impatto sull'ambiente localizzato e sulla fauna, inducono a proseguire, in maniera più mirata, questi lavori che comportano anche degli aspetti a carattere sia scientifico che tecnico.

Provenienza e natura dei rifiuti in mare
Visibili perché molto spesso di dimensioni rilevanti, isolati singolarmente, i rifiuti restano tuttavia degli elementi inquinanti dell'ambiente marino, ai quali possono applicarsi le tecniche esistenti classiche di studi oceanografici:
impiego della sciabica (utilizzazione di sciabica a pertica o di sciabica a pannelli) a bordo di navi di ricerca e osservazione mediante batiscafi, ad opera di queste stesse navi (campagne di immersione a bordo dei batiscafi Ciana e Nautile), sono le tecniche più utilizzate per la valutazione del fondo marino. Le osservazioni dirette e mediante sorvolo aereo completano la gamma dei metodi per i rifiuti galleggianti.

La localizzazione di zone di abbondanza, quelle nelle quali i ricercatori dell'Ifremer hanno potuto contare il maggior numero di rifiuti per ettaro, mostra che sono i fiumi (al loro imbocco) le agglomerazioni urbane situate sul litorale, le zone turistiche così come anche le navi (essenzialmente navi mercantili e navi da pesca) i maggiori responsabili degli apporti per quanto riguarda le coste francesi. Tuttavia, nessun dato esiste attualmente sui flussi di rottami a livello degli estuari o dei delta. E' peraltro tecnicamente molto difficile valutare la parte rispettiva delle varie fonti di rifiuti. Per quanto concerne gli apporti delle navi, occorre segnalare l'esistenza di un programma europeo (che associa delle compagnie marittime e dei grandi porti europei) che fissa un bilancio dell'applicazione della convenzione Marpol.

I rifiuti di plastica rappresentano la maggior parte dei rifiuti trovati sul fondo del mare. La loro rilevanza varia in una percentuale che va dal 60 al 95% secondo i siti. Sono costituiti principalmente da imballaggi (sacchi di uscite di cassa, bottiglie, imballaggi vari). Gli oggetti in vetro (bottiglie, flaconi), in metallo (bottiglie di bibite...), i tessuti, gli oggetti in cuoio o in caucciù sono meno numerosi. I rottami derivanti dall'attività della pesca (cavi, cordami, pezzi di reti) possono essere numerosi in certe zone. M enzioniamo infine i rifiuti che possono presentare un rischio per la salute pubblica (detonatori, sacchetti di pesticidi o di medicamenti), quando s'incaglino accidentalmente sulle spiagge.

Valutazione delle quantità presenti nell'ambiente marino.
I rifiuti si trovano in tre "compartimenti" identificati dell'ambiente marino: sulle spiagge, galleggianti alla superficie del mare e sul fondo degli oceani.

Sulle spiagge
Ai rifiuti naturali che il mare getta sulla costa, alghe, relitti e legni secchi, si aggiunge una massa crescente di materiali, rifiuti casalinghi e industriali delle attività umane, il cui disfacimento è molto lento. In seguito ad una campagna condotta da Ifremer nel 1982, su 11 siti-test, la quantità totale dei rifiuti solidi incagliati variava da 400 kg a quattro tonnellate per km lineare di costa. L'inquinamento petroliero, costituito da residui catramosi, era rappresentato tra lo 0,1 e il 6,9% del peso totale. Uno dei siti, le spiagge di Hardelot (Pas-de-Calais), dal 1994 è oggetto annualmente di un'operazione di "pulizia di primavera" nel corso della quale vengono stimati i macro rifiuti. I risultati mostrano che il peso è raddoppiato su questo sito tra il 1982 e 1l 1994. Invece il numero dei rifiuti raccolti ha tendenza a rimanere stabile.

Il tipo di rifiuto è via via evoluto: i residui di idrocarburi diventano più rari mentre le plastiche diventano la categoria preponderante (contenitori di manutenzione domestica, sacchi di uscite di cassa di supermercati, bottiglie d'acqua e anche qualche oggetto pericoloso come le siringhe). Così, su 1700 oggetti diversi raccolti su un km di spiaggia (nel marzo 1996) quasi il 60% era di plastica.

I rifiuti galleggianti
La stima dei rifiuti galleggianti resta limitata a qualche studio: per le coste della Francia e, a titolo di esempio, 5,5 milioni di rifiuti galleggianti sono stati identificati nel golfo di Lione durante la campagna Pelmed (ripartizione quasi uniforme con, tuttavia, densità più rilevanti nei pressi di Marsiglia). La campagna Prebio (1997) ha permesso, d'altra parte, di valutare la quantità di rifiuti galleggianti in 750 milioni per l'insieme del Mediterraneo. Infine, i lavori recenti (osservazioni aerea: voli con il servizio delle Dogane) hanno permesso di identificare delle quantità rilevanti molto ad ovest delle coste di Guascogna (8°Ovest, qualche centinaio di chilometri di coste) e di provare che la quantificazione mediante sorvolo era possibile.
Un ultimo punto merita di essere menzionato: esistono delle falde di rifiuti galleggianti, di qualche dozzina di metri quadrati che possono essere originate da scarichi sul litorale o di accumulazione a livello dei fronti di masse d'acqua (masse d'acqua che possiedono delle caratteristiche fisico-chimiche diverse e che non si mescolano ), in particolare allo sbocco di fiumi e di corsi d'acqua).

Sul fondo marino
I lavori di ricerca dell'Ifremer sono attualmente i soli, al mondo, realizzati a grande scala. I risultati hanno permesso di elaborare un primo bilancio approssimativo per l'insieme della piattaforma continentale delle coste europee.
 
Zona
A
B
C
D
M .Baltico 
5
Nov.'96
1.26
0.45 .
M. del Nord 
82
Feb.'98
1.56
0.754.
Baia Senna 
8
Marzo '93
0,072.
0.064.
M. Celtico 
72
Ott. '94
0.178
0.103.
Golfo Lion 
225
1994-'97
1.42
0.92
M. Med. NO 
35
Marzo '94
19.35
N.C .
Est - Corsica 
34
Giu. '95-97
2.29
1.05
M. Adriatico 
11
Marzo '98
3.78
1.63

Densità di rifiuti (media) di varie zone della piattaforma continentale (0 - 200 m) delle coste europee.
A = sciabiche (numero)
B = periodo
C = rifiuti per ettaro
D = nb di plastiche all'ettaro

Le campagne realizzate dal 1992 permettono di elaborare un bilancio conseguente delle quantità di rifiuti.

Qualche esempio di cifre, procedendo da Nord verso Sud:
*  per il mare del Nord, sono presenti sul fondo 150 milioni di rifiuti;
*  per il golfo di Guascogna, si valutano più di 50 milioni di rifiuti tra 0 e 200 m di profondità;
*  nel mare Mediterraneo, per il bacino Nord Ovest (limitato al sud dalla Sicilia e dalle coste africane), le quantità sono valutate in 175 milioni di rifiuti tra 0 e 200 m e 300 milioni per l'insieme del bacino;
* infine per il mar Adriatico, si contano, almeno, 40 milioni di rifiuti che giacciono sul fondo tra 0 e 200 metri. 

In profondità, sono state trovate delle densità vicine a 15 rifiuti per ettaro per 1800 m di fondo nel golfo di
Guascogna (Canion di Cap-Breton e di Cap-Ferret). nel Mediterraneo, delle densità superiori a 100 rifiuti all'ettaro sono stati riscontrate a profondità superiori all'ordine di 1000 m. 
Infine, le densità massime sono state trovate agli approdi delle grandi città mediterranee, con valori superiori a 1500 rifiuti all'ettaro (Marsiglia e Cap-Ferrat, durante le campagne Subio e Suma), ma anche al largo, nel letto profondo del Rodano, con densità superiori a 500 rifiuti all'ettaro per profondità superiori a 2000m.

 
 
 

Fattori che influenzano la distribuzione e l'abbondanza dei rifiuti

La cartografia dei dati riguardanti i rifiuti permette di precisare un certo numero di punti.

Influenza dei fattori idrodinamici
Nel golfo di Guascogna l'alternanza del senso di circolazione delle correnti tra l'inverno e lestate , così come anche gli apporti rilevanti della Gironda, provocano un accumulo invernale (presenza di correnti del Portogallo e piene della Gironda) di rifiuti a 50 miglia dall'estuario. questo risultato è stato confermato ogni anno dal 1993.

In termini generali, i grandi fiumi possono essere responsabili di apporti sulle spiagge viciniori ma provocano, a causa della loro forte portata, un trasporto di rifiuti verso il largo. Ciò è vero per la senna, la Loira, la Gironda e il Rodano. Nel caso dei piccoli corsi dacqua costieri tale dislocamento dei rifiuti è debole e questi vengono rinvenuti nelle zone adiacenti agli estuari.

I rifiuti che pervengono nella Manica (provenienti dalla Senna in particolare) sono trasportati verso il mare del Nord dove si concentrano con i rifiuti originati dai paesi rivieraschi ad Ovest della danimarca.

Per il Mediterraneo, i rifiuti sono poco numerosi sulla piattaforma continentale del golfo di Lione a causa del loro trasporto attraverso la scia del Rodano, della corrente liguro-provenzale e delle correnti dupwelling (correnti della costa verso il largo durante l'insorgere di venti, come il Mistral o la Tramontana).

Peraltro, le osservazioni testimoniano di un trasporto idrodinamico "transfrontaliero" tra la Spagna e la Francia ( paese Basco), tra l'Italia e la Francia nel Mediterraneo, ma anche tra la Francia e il mare del Nord nella Manica e tra la Francia e la Spagna nel Mediterraneo.

Influenza dei fattori geomorfologici
La presenza di zone a debole circolazione permette l'accumulo dei rifiuti. Questo è il caso dei canyon litorali dove la conformazione geomorfologica ha come conseguenza l'accumulo in profondità. In questo caso la situazione è stabile nel tempo come mostrano i risultati delle campagne Medits nel golfo di Lion o le osservazioni direttte per mezzo dei batiscafi (immersioni Ciana e Nautile nei canyon mediterranei e nei canyion di Cap-Breton e Cap-Ferret (costa atlantica), campagne Cyatox, Cylice e Observhal).

Influenza dei fattori umani
I risultati delle varie campagne condotte da Ifremer hannoo mostrato l'esistenza di zone di accumulo di rifiuti direttamente legati ad un'attività economica particolare,segnatamente la pesca.

Peraltro l'analisi dei dati sottolinea l'abbondanza di rottami di vetro sotto le rotte dei traghetto che fanno la spola tra la Corsica e il continente, nonchè l'abbondanza di rifiuti sul litorale della Costa Azzurra.

Effetti dei rifiuti in mare
Rari, evidentemente, sono gli effetti benefici dell'esistenza di rifiuti in mare... Si può citare, tuttavia, la riconversione o l'utilizzazione di certi oggetti (pneumatici, blocchi di cemento...) immersi allo scopo di proteggere i popolamenti o di permettere loro di reinsediarsi.

Menzioniamo ugualmente l'utilizzazione da parte degli organismi marini (polpi, granchi...) di rifiuti immersi come nicchie ecologiche. Questi esempi restano aneddotici riguardo agli effetti negativi della presenza dei rifiuti.

Effetti ecologici: è stata dimostrata la modifica degli ecosistemi mediobentonici litorali (fauna interstiziale di piccola dimensione, qualche millimetro). Ugualmente il soffocamento o lo strangolamento dei grandi organismi marini (tartarughe, cetacei, tonni...). Questo fenomeno appare responsabile di un numero di mortalità non trascurabile. Si può citare l'esempio di arenaggi di tartarughe sulle spiagge del golfo di Guascgna.

- Effetti economici: i costi comportati dalla pulizia delle spiagge ma anche del riempimento delle reti o della selezione dei rifiuti a bordo delle navi, benchè ancora poco noti, sono rilevanti.

- Rischi di incidenti: gli incidenti di navi legati a cassoni galleggianti o a reti fantasma prese nelle eliche o a prese d'acqua sono, nell'Amministrazione degli Affari marittimi, sempre più rilevanti (200 incidenti identificati nel 1997).

Ugualmente, esistono le intossicazioni mediante prodotti tossici presenti sulle spiagge e le ferite legate alla presenza di certi rottami (vetro,metallo).

Conclusioni e prospettive
Un buon numero d'informazioni sono ancora da acquisire per disporre di un bilancio completo e si pone il problema dei costi in quanto gli impegni di bilancio sono molto elevati. Di conseguenza diventa attuale lo sviluppo di strumenti apprpriati che permettano una quantificazione sistematica dei rifiuti a costi inferiori. Resta ancora da esplorare un certo numero di zone al fine di precisare l'abbondanza e la distribuzione dei rifiuti (la Bretagna-Nord o l'Ovest della Corsica, ad esempio). Peraltro, i lavori realizzati hanno mostrato l'esistenza di densità molto rilevanti di rifiuti a grandissime profondità. la recente campagna, Victor Premiere (agosto 1998), del nuovo apparecchio di profondità dell'Ifremer , Victor 6000, ha permesso di visualizzare dei rottami a delle profondità rilevanti (superiori a 2000m), molto al largo. Questo tipo di strumento dovrebbe permettere di abordare la questione per le zone di accumulo potenziale a grandi profondità nelle zone centrali del bacino oceanico (oceano Pacifico, Atlantico o Indiano).
 
 

Intervista a Francois Galgani
 responsabile del progetto "Siti contaminati" presso la direzione Ambiente del Litorale dell'Ifremer


Questo problema dei rifiuti è un fenomeno recente?

E' legato principalmente alla comparsa delle materie plastiche, poiché l'80% dei rifiuti è rappresentato dalle plastiche; dunque la questione del la loro evoluzione si pone, in realtà, da una quarantina di anni circa.
 

Si pone sempre anche la questione della durata di vita probabile di questi materiali?

La risposta dipende dalla plastica stessa, cioè dalla sua costituzione. La durata può andare da qualche anno a qualche centinaio di anni, secondo la natura della plastica, della sua composizione. Dipende anche dallo spessore del rifiuto (una bottiglia di plastica, ad esempio); ma il fenomeno è talmente nuovo che si può immaginare che delle bottiglie saranno ancora là, sul fondo, dopo duecento anni...

Voi, ricercatori, vi dedicate a raccolte meticolose, a scopo scientifico; ma si può prevedere seriamente una "ripulitura del mare" dai suoi rifiuti?

E', a mio avviso, fatica perduta, a causa dei costi. Non si vede come si potrebbe arrivarci..., salvo che localmente, quando si è di fronte ad una quantità rilevante di rifiuti che può creare un danno sociale, ad esempio in zona turistica. Si può allora inviare una squadra di sommozzatori. Ma è impossibile risolvere il problema dei rifiuti in mare. Occorre agire piuttosto sulle fonti. Una delle soluzioni verrà probabilmente dalla comparsa di nuovi prodotti. Vi sono attualmente delle plastiche biodegradabili. Tecnicamente si è arrivati a produrre al giorno d'oggi degli imballaggi che presentano tutte le qualità della plastica (resistenza, leggerezza, etc.) ma la loro possibilità di degrado evolve molto lentamente: un guadagno di circa il 50% ogni due o tre anni. E' un progresso molto lento. In realtà si opera includendo nei costituenti della plastica (polypropilene, etc) dei prodotti degradabili. Dunque per quanto riguarda i cosiddetti imballaggi degradabili, solo una parte viene degradata, attraverso batteri o altri agenti. Ciò porta alla distruzione fisica dell'imballaggio (ma resta ancora della materia prima, sotto forma di piccole palline di plastica). In avvenire la percentuale di biodegradabilità potrà essere aumentata, ma il processo è molto lento a causa di vincoli industriali molto rilevanti, e anche del fatto che il fenomeno è assai recente e che noi non valutiamo ancora  molto bene l'impatto a lungo termine. Occorrerà ancora qualche anno perché sia generalizzato, ma si spera di arrivarci!

Vi proponete di pervenire ad una certa valutazione globale, per l'insieme delle coste europee, se non per il mondo intero? Esiste a tal fine una cooperazione internazionale?

E' ancora un proponimento allo stato embrionale. Attualmente ci pervengono dati da nave oceanografiche spagnole che cominciano a raccogliere indicazioni; altri dati vengono da campagne europee, in particolare nel mare del Nord. E' anche un problema culturale per gli scienziati: è abitudine studiare la mutazione di un gene, ad esempio, o di andare a vedere, per mezzo di un batiscafo, che cosa c'è a 6000 m di fondo, ma a rastrellare della plastica, che lo si voglia o no, non è entrato ancora nelle abitudini... Ma non dimentichiamo tuttavia che la comprensione del problema dei rifiuti in mare necessita di solide basi scientifiche! L'influenza delle correnti, i metodi di quantificazione, etc...mettono in gioco un approccio scientifico del tutto conforme alle pratiche della ricerca oceanografica.

Francois Galgani, cosa avete previsto per il 1999, qual è l'evoluzione di questo programma?

Ci possiamo proporre di raccogliere maggiori informazioni sulle zone non ancora esplorate del litorale del nostro paese, e cioè dalla Corsica al Nord della Bretagna. E' anche prevedibile di sperimentare, con i colleghi ingegneri dell'Ifremer-Brest, l'utilizzazione di nuovi mezzi diversi da quelli finora praticati, come il sonar a scansione laterale o un ROV (Remotely Operated Vehicle) come il Victor 6000, soprattutto per indagare nelle grandi profondità (oltre i 2000m), supposte essere zone di accumulo di rifiuti. Due campagne sono proposte per il 1999 su iniziative dell'Europa, Ovest-Corsica e un'altra sempre nel Mediterraneo, con i biologi della pesca dell'Ifremer-Sète.

Voi avete lavorato quest'anno, (1998) all'inizio del mese di agosto, con il Victor; qual è il vostro giudizio?

I vantaggi del Victor sono numerosi: essere parecchi a bordo per seguire l'immersione e potere commentarla. C'è anche il fatto che l'energia non è più limitata e il tempo d'intervento incomparabilmente più lungo; un'immersione del ROV durante tre giorni è l'equivalente di 9 o 10 immersioni del Nautile...L'utilizzazione del Victor potrebbe essere molto efficace in una campagna sui rifiuti in ambiente marino. In ogni caso, il livello di priorità accordato alle varie azioni in questo campo sarà in funzione dell'interesse manifestato dalle collettività regionali interessate. Il carattere trasfrontaliero del problema è, infatti, un buon tema di collaborazione europea e internazionale.

(Documentazione Ifremer, 1998)