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Salute
Settembre '99
La composizione dei rifiuti domestici delle grandi città dei paesi sviluppati è caratterizzata dalla presenza di molti componenti combustibili quali la carta, la plastica o i materiali organici, che normalmente a contatto con l'aria bruciano da soli grazie al loro potere calorifico.
Questo calore, sviluppato nel forno e trasferito in una caldaia, consente di produrre vapore o acqua surriscaldata che possono essere utilizzati per riscaldare appartamenti, alimentare uno stabilimento industriale od anche produrre elettricità con un turboalternatore.
A Parigi, la Compagnie
Parisienne de Chauffage Urbain (CPCU) alimenta diverse migliaia di
abitazioni con l'acqua calda proveniente dagli inceneritori situati alla
periferia della capitale francese.
A Nantes, sull'estuario
della Loira, l'inceneritore Arc en Ciel produce elettricità
che rivende in parte a EDF, l'azienda energetica francese, mentre il restante
è utilizzato da un vicino stabilimento metallurgico.
Un inceneritore medio
con una capacità nominale di trattamento da 5 a 20 tonnellate di
rifiuti l'ora, necessita di un investimento di circa 3 milioni di euro
per tonnellata/ora di capacità, la metà dei quali destinati
al trattamento dei fumi e al recupero dell'energia.
Tenuto conto della
legislazione attuale riguardo alla protezione ambientale ed al trattamento
dei fumi, l'incenerimento costa circa 80÷100 euro per tonnellata
di rifiuti domestici.
Tecniche di combustione
Diverse tecniche sono in concorrenza con i forni di combustione. La più conosciuta utilizza griglie leggermente inclinate, formate da barre o rulli paralleli che, ruotando, fanno scivolare i materiali incandescenti ed evacuano i residui solidi, conosciuti anche con il termine di clinker (scorie). A livello della griglia e all'interno della fornace viene soffiata aria per assicurare la completa combustione dei rifiuti. L'aria, inoltre, raffredda le griglie per prevenire una crescita troppo elevata della temperatura che danneggerebbe il forno. Nell'impianto realizzato dalla SGE Environnement a Grenoble, i rifiuti vengono bruciati a circa 1.100 °C in un forno a rulli.
A Saint-Ouen, l'inceneritore della Tiru dispone di tre forni a griglia con una capacità di 28 tonnellate/ora ciascuno. Vengono trattate oltre 630.000 tonnellate di rifiuti l'anno. I forni sono stati costruiti dalla società Alstom e trattano rifiuti domestici combustibili con un elevato potere calorifico. Affinché l'eccesso di calore non danneggi il rivestimento del forno e delle griglie, si utilizza un sistema brevettato di raffreddamento a flusso d'aria.
Tiru - il cui principale
azionista è Electricité de France (EdF) -, gestisce la maggior
parte degli inceneritori della regione parigina e si è aggiudicata
nel 1994 l'appalto dell'impianto della città di Québec (Canada),
oltre ad occuparsi di un impianto di selezione e di trattamento termico
a Matarò, in Catalogna (Spagna).
La società
Onyx costruisce invece forni a letto fluido, derivati dai processi utilizzati
nelle centrali termiche a carbone. Dal pavimento della fornace viene soffiata
aria che mantiene in sospensione un letto di sabbia sul quale vengono buttati
i materiali destinati ad essere bruciati. Il letto fluido, oltre al vantaggio
di una semplice manutenzione, non necessita di componenti in movimento.
È indicato per rifiuti ad elevato potere calorifico ed ha un rendimento
termico dell'ordine dell'80%, più alto di quello di un forno a griglie
che si aggira intorno al 75%. Si ottiene così una maggiore quantità
di calore che può essere sfruttata nella caldaia e che non si disperde
attraverso le pareti del forno o nel camino. A parità di capacità,
il forno a letto fluido è anche due volte più compatto rispetto
ad un forno a griglie, ma necessita di un combustibile a granulometria
omogenea.
Il letto fluido è
particolarmente adatto ai rifiuti residui delle operazioni di riciclaggio,
quali la separazione ed il compostaggio.
La frazione di rifiuti
non riciclata è macinata prima di essere bruciata. Attualmente,
nella regione parigina, Onyx prova tre installazioni industriali che combinano
la selezione e l'incenerimento.
La termolisi (decomposizione
termica) è una nuova tecnica che suscita buone speranze per la valorizzazione
energetica dei rifiuti domestici nelle piccole città. Si tratta
di trasformare la frazione organica dei rifiuti in un prodotto combustibile
facile da immagazzinare e da trasportare. La decomposizione viene effettuata
a meno di 500 °C in assenza d'ossigeno. I materiali inerti contenuti
nei rifiuti domestici (vetro o metallo) vengono recuperati nella fase successiva
alla termolisi e possono essere così riciclati.
I prodotti risultanti
della termolisi assomigliano al carbone di legna, ma hanno l'iinconveniente
di contenere metalli pesanti e composti tossici: devono perciò essere
trattati con le opportune precauzioni. La società d'ingegneria NEXUS
TECHNOLOGIES ha realizzato un impianto pilota nei pressi di Marsiglia per
perfezionare il suo processo di termolisi e superare gli attuali ostacoli
tecnici.
Riciclaggio dei residui della combustione
In un impianto di
incenerimento, la combustione di una tonnellata di rifiuti domestici a
circa 1.000 °C produce 20 kg di ceneri nell'aria e 250 kg di clinker.
Le ceneri devono esser recuperate poiché contengono metalli pesanti
quali il piombo o il mercurio, oltre a composti del cloro che si possono
combinare con l'ossigeno dell'aria, formando diossina. La depurazione dei
fumi rappresenta la parte più costosa del processo di incenerimento.
LAB, a Lione, è
una società di ingegneria specializzata nel trattamento dei fumi
con tecniche umide o Semiramide che consistono nella polverizzazione sui
fumi di acqua o di latte di calce. La società ha realizzato alcune
installazioni tra le più efficaci al mondo ad Amsterdam, a Tokyo
ed in Svizzera.
Un impianto di questo
tipo, cioè con fumi depurati si riconosce dalla presenza di un pennacchio
bianco all'uscita del camino, dovuto alla evaporazione di una parte dell'acqua
utilizzato nel trattamento di disinquinamento.
I fumi possono essere
trattati anche con processi secchi o semi-secchi, ad esempio, con la polverizzazione
di "carboni attivi" nelle maniche filtranti dove circolano i fumi stessi.
Le particelle di carbone si depositano sulle pareti dei tubi e vengono
recuperate con i metalli pesanti e le polveri che hanno assorbito. Le ceneri
vengono poi sotterrate in centri di smaltimento controllato. È anche
possibile vetrificarle ad elevata temperatura.
In alcuni casi, la
prudenza esige che anche il clinker venga smaltito in discariche controllate,
ma, generalmente, i residui solidi prodotti dai forni d'incenerimento a
griglia non sono dannosi per l'ambiente. Si tratta di materiale di riempimento
sempre più frequentemente utilizzato nell'edilizia.
Come utilizzare i residui solidi della combustione
Il clinker prodotto
dall'incenerimento dei rifiuti domestici contiene circa il 14% di metalli
ferrosi e l'1% di metalli non ferrosi come il rame, l'alluminio o il piombo.
- "Tutti questi metalli possono convenientemente essere recuperati poiché
hanno un valore sul mercato e la loro estrazione consente di utilizzare
lo stesso clinker una volta depurato come materiale di riempimento nell'edilizia"
-, spiega Marc Delplancq, direttore della società ANDRIN.
Nei suoi stabilimenti
di Longwy, in Lorena, l'azienda ha perfezionato alcune attrezzature per
estrarre i metalli dal clinker. Una macchina installata nell'impianto di
trattamento dei rifiuti domestici di Tolone è in grado di trattare
in continuo fino a 15 tonnellate di clinker l'ora, con un tempo d'ammortamento
del proprio costo di soli tre anni. È composta da un setaccio magnetico
che elimina gli elementi più grandi di 80 mm e recupera la parte
ferrosa, da un separatore magnetico che estrae i piccoli pezzi ferrosi
ed, infine, da un separatore a correnti di Foucault capace di recuperare
i materiali non ferrosi. Le prestazioni del separatore, brevettato dalla
Andrin, sono state verificate presso un Centro di Ricerca Pubblico di Voreppe
nelle Alpi, specializzato nello studio dell'alluminio.
Le ricerche dell'industria
non si concentrano solo sull'ottimizzazione della combustione dei rifiuti
per ottenere il massimo d'energia con il minimo di ceneri e di residui
solidi, ma si focalizzano anche sull'aspetto estetico dell'impianto d'incenerimento
per facilitare il suo insediamento in un ambiente urbanizzato.
Alcuni impianti sono
anche diventati delle vere mete turistiche e ricevono un gran numero di
turisti e scolaresche, come l'impianto Arc en Ciel di Nantes, che
è diventato anche uno spazio di esposizioni d'arte contemporanea.
Lo stabilimento è
stato costruito dalla società Onyx, del gruppo CGEA, che gestisce,
in Florida, vicino a Miami, il più grosso inceneritore del mondo,
in grado di trattare un milione di tonnellate di rifiuti l'anno.
(fonte Citef)