Edizione telematica
di
Ambiente Risorse Salute
 
Luglio '99


Il vino sporca l'acqua
 
A vendemmia ultimata, l'UE scarta 25 milioni di m3 di acqua contenente una carica inquinante organica 40 volte superiore a quella delle acque reflue urbane. Si profilano alcune soluzioni europee...


L'Europa rappresenta quasi l'80% della produzione mondiale di vino. Per produrre un litro di vino, occorre mediamente un litro di acqua per i diversi risciacqui delle attrezzature e dei tini utilizzati nel corso della produzione. Ma dopo avere lavato queste attrezzature, l'acqua scartata confluisce nei fiumi, inquinandoli. Questi effluenti sono oggi trattati in modi diversi: irrorazione di terreni agricoli, collegamento con stazioni di depurazione urbane, evaporazione o immagazzinamento in contenitori ventilati, ecc., ma nel complesso il problema non è ben risolto.
Eppure in Europa tutti chiedono soluzioni che tengano conto dei limiti legati alle attività vinicole:
- il carattere stagionale del bisogno di depurazione;
- la necessità di minimizzare il costo globale di trattamento;
- la diversità delle esigenze a seconda delle regioni vinicole, delle legislazioni e delle pratiche locali.

Progetto
Il problema interessa tutti i partecipanti all'elaborazione del vino, ma nessuno dispone dei mezzi per finanziare la ricerca di soluzioni. Ecco perché, nell'ambito del programma Craft-Fair, 5 centri di ricerca e 10 industrie hanno deciso di affiancare la società Vaslin Bucher che aveva già condotto esperimenti di filtraggio tangenziale dei vini con un centro di ricerca francese, un progettista industriale e una cantina vinicola. È nato così il programma Flair "Clean oenology" che punta ai seguenti obiettivi:
- ridurre la carica inquinante, soprattutto la domanda chimica d'ossigeno (DCO) superiore al 99% per uno scarto diretto verso l'ambiente idraulico di superficie.
- trovare soluzioni conformi alle normative europee (soprattutto alla direttiva del 21/05/1991), nazionali e regionali.
- sviluppare unicamente le soluzioni adatte ai limiti dell'installazione (per esempio, problema di spazio in ambiente urbano) e al livello tecnico degli utilizzatori che non sono specialisti in materia di disinquinamento.
- fare in modo che le soluzioni sviluppate siano alla portata delle capacità finanziarie dei futuri utilizzatori, tenendo conto del fatto che la riduzione dell'inquinamento dovrebbe essere accompagnata da una migliore gestione idrica.

Risultati
Durante la vendemmia del 1996, nelle cantine sono stati attivati alcuni reattori biologici pilota e i primi risultati provano la validità delle soluzioni sperimentate:
- È stato valutato l'effluente inquinante: con circa 12 g/l di DCO e un rapporto DCO/DBO (domanda biologica d'ossigeno) maggiore o uguale a 2, l'effluente è risultato facilmente biodegradabile. I ricercatori hanno quindi selezionato, coltivato e sviluppato lieviti, iniettando un volume di 3,5 m3 al giorno in un bioreattore, sempre in funzione, di 7 m3 (capacità equivalente alla produzione di effluenti inquinanti di una cantina privata).
- La seconda soluzione sperimentata si avvale di batteri indigeni. Gli esperimenti, condotti su moduli industriali esistenti di 7,5 m3, consistevano nell'ottimizzazione dei tempi di permanenza dell'effluente nel reattore. Sembra che i batteri siano più efficaci dei lieviti.
- La terza operazione, realizzata con la cantina Rollandeau (Francia), puntava a una soluzione estensiva. Al momento della vendemmia e del travaso, i viticoltori hanno ben altre preoccupazioni che quella dell'inquinamento provocato dai loro effluenti. Questi vengono allora conservati in tini ventilati per 30-40 giorni. Per una ventina di giorni, i lieviti "naturali" avviano la degradazione delle sostanze inquinanti e producono il calo della DCO. Successivamente, intervengono i batteri "naturali" che riducono la DCO fino a circa 1 g/l (l'equivalente di un effluente domestico) e consumano i lieviti nei quindici giorni che seguono. L'effluente viene poi fatto passare in un filtro di sabbia sul quale sono fissati batteri che terminano la depurazione.
- Il quarto sito, organizzato in Catalogna presso la cooperativa Del Penedes, ha confrontato l'immagazzinamento ventilato con il trattamento in un bioreattore con colture batteriche fissate.

Nel corso di questi esperimenti, Vaslin Bucher ha studiato la realizzazione di un sistema di produzione automatizzato che agisce sulla base dei dati di respirometria (consumo di ossigeno da parte della biomassa) ed è stato depositato un
I risultati ottenuti all'inizio del 1997 confermano l'interesse di tali soluzioni che potrebbero essere applicate rapidamente perché si basano su materiali esistenti e sono semplici da attuare.
Per il 1997 sono previsti lavori complementari sulla mineralizzazione dei fanghi (biomassa prodotta). L'obiettivo non è infatti trasferire l'inquinamento, ma eliminarlo totalmente. Gli ultimi scarti potranno servire da ammendamento naturale per le terre. Per i produttori di attrezzature, questa attività rappresenta un mercato per un valore pari a circa 5 milioni di ECU in 5 anni e fra i partecipanti potrebbe essere creata una trentina di posti di lavoro.
Fonte: VIPS