L'Europa rappresenta quasi l'80% della produzione
mondiale di vino. Per produrre un litro di vino, occorre mediamente un litro di
acqua per i diversi risciacqui delle attrezzature e dei tini utilizzati nel
corso della produzione. Ma dopo avere lavato queste attrezzature, l'acqua
scartata confluisce nei fiumi, inquinandoli. Questi effluenti sono oggi trattati
in modi diversi: irrorazione di terreni agricoli, collegamento con stazioni di
depurazione urbane, evaporazione o immagazzinamento in contenitori ventilati,
ecc., ma nel complesso il problema non è ben risolto. Progetto Risultati Nel corso di questi esperimenti, Vaslin Bucher ha
studiato la realizzazione di un sistema di produzione automatizzato che agisce
sulla base dei dati di respirometria (consumo di ossigeno da parte della
biomassa) ed è stato depositato un
di
Il vino sporca l'acqua
A vendemmia ultimata, l'UE scarta 25 milioni di m3 di acqua contenente una carica inquinante organica 40 volte superiore a quella delle acque reflue urbane. Si profilano alcune soluzioni europee...
Eppure in Europa tutti chiedono soluzioni che tengano conto dei
limiti legati alle attività vinicole:
- il carattere stagionale del
bisogno di depurazione;
- la necessità di minimizzare il costo globale
di trattamento;
- la diversità delle esigenze a seconda delle regioni
vinicole, delle legislazioni e delle pratiche locali.
Il problema interessa tutti i
partecipanti all'elaborazione del vino, ma nessuno dispone dei mezzi per
finanziare la ricerca di soluzioni. Ecco perché, nell'ambito del
programma Craft-Fair, 5 centri di ricerca e 10 industrie hanno deciso di
affiancare la società Vaslin Bucher che aveva già condotto
esperimenti di filtraggio tangenziale dei vini con un centro di ricerca
francese, un progettista industriale e una cantina vinicola. È nato
così il programma Flair "Clean oenology" che punta ai seguenti
obiettivi:
- ridurre la carica inquinante, soprattutto la domanda chimica
d'ossigeno (DCO) superiore al 99% per uno scarto diretto verso l'ambiente
idraulico di superficie.
- trovare soluzioni conformi alle normative europee
(soprattutto alla direttiva del 21/05/1991), nazionali e regionali.
-
sviluppare unicamente le soluzioni adatte ai limiti dell'installazione (per
esempio, problema di spazio in ambiente urbano) e al livello tecnico degli
utilizzatori che non sono specialisti in materia di disinquinamento.
- fare
in modo che le soluzioni sviluppate siano alla portata delle capacità
finanziarie dei futuri utilizzatori, tenendo conto del fatto che la riduzione
dell'inquinamento dovrebbe essere accompagnata da una migliore gestione idrica.
Durante la vendemmia del 1996, nelle
cantine sono stati attivati alcuni reattori biologici pilota e i primi risultati
provano la validità delle soluzioni sperimentate:
- È stato
valutato l'effluente inquinante: con circa 12 g/l di DCO e un rapporto DCO/DBO
(domanda biologica d'ossigeno) maggiore o uguale a 2, l'effluente è
risultato facilmente biodegradabile. I ricercatori hanno quindi selezionato,
coltivato e sviluppato lieviti, iniettando un volume di 3,5 m3 al
giorno in un bioreattore, sempre in funzione, di 7 m3
(capacità equivalente alla produzione di effluenti inquinanti di una
cantina privata).
- La seconda soluzione sperimentata si avvale di batteri
indigeni. Gli esperimenti, condotti su moduli industriali esistenti di 7,5
m3, consistevano nell'ottimizzazione dei tempi di permanenza
dell'effluente nel reattore. Sembra che i batteri siano più efficaci dei
lieviti.
- La terza operazione, realizzata con la cantina Rollandeau
(Francia), puntava a una soluzione estensiva. Al momento della vendemmia e del
travaso, i viticoltori hanno ben altre preoccupazioni che quella
dell'inquinamento provocato dai loro effluenti. Questi vengono allora conservati
in tini ventilati per 30-40 giorni. Per una ventina di giorni, i lieviti
"naturali" avviano la degradazione delle sostanze inquinanti e
producono il calo della DCO. Successivamente, intervengono i batteri
"naturali" che riducono la DCO fino a circa 1 g/l (l'equivalente di un
effluente domestico) e consumano i lieviti nei quindici giorni che seguono.
L'effluente viene poi fatto passare in un filtro di sabbia sul quale sono
fissati batteri che terminano la depurazione.
- Il
quarto sito, organizzato in Catalogna presso la cooperativa Del Penedes, ha
confrontato l'immagazzinamento ventilato con il trattamento in un bioreattore
con colture batteriche fissate.
I risultati ottenuti all'inizio del 1997 confermano l'interesse di
tali soluzioni che potrebbero essere applicate rapidamente perché si
basano su materiali esistenti e sono semplici da attuare.
Per il 1997 sono previsti lavori complementari sulla
mineralizzazione dei fanghi (biomassa prodotta). L'obiettivo non è
infatti trasferire l'inquinamento, ma eliminarlo totalmente. Gli ultimi scarti
potranno servire da ammendamento naturale per le terre. Per i produttori di
attrezzature, questa attività rappresenta un mercato per un valore pari a
circa 5 milioni di ECU in 5 anni e fra i partecipanti potrebbe essere creata una
trentina di posti di lavoro.
Fonte: VIPS