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Luglio '99

 
Identificazione degli alimenti irradiati
 
Nell'industria, la ionizzazione viene utilizzata per la conservazione degli alimenti, ma l'uso della radioattività suscita grandi timori. Grazie ad alcuni nuovi metodi di identificazione degli alimenti irradiati sarà possibile fare rispettare meglio l'etichettatura.

Nel trattamento ionizzante gli alimenti vengono sottoposti a radiazioni gamma (derivanti dal cobalto 60), ai raggi X di energia inferiore a 5 meV oppure a un fascio di elettroni accelerati inferiori a 10 meV. L'effetto ottenuto dipende dalla dose applicata, misurata in gray (un gray è la dose assorbita di qualsiasi radiazione ionizzante che cede 1 joule di energia per ogni kg di alimento attraversato). Al di sotto di 0,1 kGy si inibisce la germinazione, a 3 kGy si uccidono gli insetti, a 4 kGy vengono distrutti i microbi. Sono necessari da 1 a 6 kGy per ottenere l'equivalente di una pastorizzazione e da 15 a 50 kGy per la sterilizzazione. Nel 1980 l'Organizzazione mondiale della Sanità ha riconosciuto l'innocuità di questi trattamenti ed il procedimento è stato pertanto autorizzato in numerosi Paesi. La Commissione europea ha presentato al Parlamento una direttiva, respinta nel 1988, per regolamentare le applicazioni di tale procedimento e all'epoca non vi era alcun mezzo di controllo affidabile che permettesse un'etichettatura. Nella prima metà del 1989, l'Ufficio comunitario di riferimento (BCR) ha varato un'azione concertata per determinare protocolli di identificazione degli alimenti irradiati. Nell'ottobre 1996, il Comitato europeo per la standardizzazione (CEN) ne ha approvati cinque. Prossimamente verrà proposta una nuova direttiva in cui si precisano le modalità di identificazione dei prodotti ionizzati, unica garanzia per un'etichettatura con il logo "Radura" ("protetto mediante radiazioni").

Progetto
Fornire la prova della ionizzazione significa dotarsi degli strumenti per controllare gli scambi commerciali (lotta contro le frodi) e per convalidare l'etichettatura necessaria per informare i consumatori e le aziende. Dal 1991 al 1996 si sono susseguiti diversi progetti europei, in particolare le azioni concertate del BCR in base alle quali è stato elaborato il "Rapporto finale sui nuovi metodi per l'identificazione degli alimenti irradiati" redatto nell'aprile 1993. Si trattava di valutare la pertinenza dei metodi in funzione degli alimenti, confrontando i risultati tra vari laboratori.

Risultati
Cinque protocolli sono stati selezionati utilizzando tre principi chimici o fisici (n. di riferimento CEN: 1784-1788). I primi due si avvalgono della gascromatografia (GC) e riguardano le carni, le uova intere liquide, i camembert e alcuni frutti come il mango, l'avocado o la papaia. L'irradiamento modifica i lipidi scindendoli in idrocarburi (come avviene con il riscaldamento o l'ossidazione naturale). La struttura dei principali prodotti della radiolisi è direttamente legata a quella del lipide d'origine. Pertanto, la doppia determinazione della composizione in lipidi e in idrocarburi indotti permette di ottenere una prova della ionizzazione nel caso delle carni, degli oli e, più generalmente, di qualsiasi alimento ad alta composizione lipidica . I numeri successivi (1786 e 1787) si basano sulla tecnica di risonanza di spin elettronico (RSE). Queste analisi sono effettuate sulle materie solide e asciutte quali gli ossi delle carni, le lische di pesce, i gusci di pistacchi, la paprica e la frutta (fragole, lamponi, prugne, mandorle, noci ecc.).
L'ultimo metodo standardizzato è la termoluminescenza: gli elettroni liberati durante la ionizzazione e imprigionati in una matrice solida possono ritornare, per eccitazione termica, al loro stato fondamentale emettendo luce. L'intensità di termoluminescenza dipende dalla dose di ionizzazione, dal tempo di immagazzinamento e dalla temperatura di riscaldamento, In realtà sono le impurità minerali a rispondere e a emettere tale segnale. Per questo motivo il metodo riguarda le materie vegetali (erbe e spezie, verdure disidratate) e i gamberetti.
Riconosciuti ufficialmente dal CEN, questi cinque protocolli permettono di rispettare l'informazione indispensabile per l'autorizzazione europea di ionizzazione degli alimenti. Nel frattempo, ogni Paese europeo continua a concedere autorizzazioni. In Francia, per esempio, il Conseil Supérieur d'Hygiène Publique e l'Académie de Médecine hanno approvato una ventina di richieste di aziende per praticare la ionizzazione, soprattutto nel settore delle spezie per piatti pronti o per le carni separate meccanicamente.
In occasione del nono convegno scientifico e tecnologico delle industrie alimentari tenutosi a Nancy nel 1997, una presentazione ha illustrato il caso dei piatti pronti ionizzati destinati a pazienti immunodepressi (studio condotto al CRITT AERIAI di Schiltigheim).
La ionizzazione diventerà forse un procedimento necessario mentre saranno vietati altri metodi quali la fumigazione (utilizzata nel trattamento delle spezie) con l'ossido di etilene - nota sostanza cancerogena - e il bromuro di metile. Gli accordi di Toronto del 1995 hanno proibito l'uso di questi due prodotti che saranno completamente vietati nel 2010.
(Fonte: VIPS)