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Luglio '99


La biomassa molto più di un carburante alternativo

Per la prima volta la conferenza biennale sulla biomassa, che si è svolta a Würzburg (Germania) dall'8 all'11 giugno 1998, ha trattato l'argomento del potenziale dei derivati vegetali come materia prima per i prodotti industriali  

La biomassa, cioè la materia vegetale utilizzata come fonte d'energia, è tradizionalmente considerata un'alternativa promettente alle energie fossili e nucleare, inquinanti o non bene accette. Essa costituisce pertanto un elemento essenziale dell'aumento previsto di energie rinnovabili nell'UE, dal 6 al 12% della parte di energie primarie entro il 2010, secondo il Libro bianco della Commissione pubblicato nel 1997. A livello politico, un uso maggiore della biomassa è una buona risposta al dilemma crescente dell'ampliamento dell'UE e della riforma della PAC, che presuppongono una migliore padronanza della produzione alimentare. Ma se l'utilizzazione del potenziale della biomassa attraverso la sua combustione sotto forma di olio combustibile è oramai cosa fatta, la sua utilizzazione per la chimica, le materie plastiche, l'industria tessile, i cosmetici e l'industria edile resta un concetto innovativo.

Per tale ragione, la X conferenza europea sulla biomassa dedicherà un'intera giornata a studiare le colture destinate a sostituire una vasta gamma di risorse non rinnovabili nell'industria, al fine di sostenere le economie rurali e ridurre il consumo di risorse naturali.

Che fa la Commissione europea?

Fino alla rivoluzione industriale del XIX secolo, tutti i prodotti erano basati su risorse rinnovabili. Oggigiorno, molti prodotti integrano materie prime biologiche, in particolare nei settori in cui queste offrono proprietà migliori, come nei tessili o i detergenti. Ma nel corso di questo secolo, con il rapido sviluppo della produzione di materie sintetiche, la maggior parte dei prodotti basati su materie rinnovabili sono semplicemente scomparsi. I prodotti di sintesi, principalmente derivati dal petrolio, sono considerati economicamente più vantaggiosi, dotati di migliori proprietà e più attraenti per il consumatore.In seguito alla crisi del petrolio degli anni '70, i prodotti rinnovabili hanno però riguadagnato terreno. Anche l'atteggiamento dei consumatori è cambiato, nel momento in cui hanno preso coscienza del fatto che numerosi prodotti e processi industriali erano dannosi per l'ambiente.Infine la sovrapproduzione alimentare in Europa ha stimolato le ricerche sull'utilizzazione non alimentare dei prodotti agricoli.

Da più di dieci anni l'UE ha lanciato programmi specificamente destinati a sviluppare prodotti e processi basati su colture tradizionali o nuove.

Come continuazione del primo programma comunitario riguardante la biomassa (ECLAIR, 1988-1993), è stato applicato fin dal 1990 il programma AIR, con un bilancio di 780 milioni di ECU, 360 dei quali assegnati dalla Commissione europea. Mentre ECLAIR aveva una forte componente biotecnologica, AIR si è concentrato maggiormente sui problemi pratici dell'accrescimento delle superfici destinate alle colture non alimentari, sulla protezione contro i parassiti, sui raccolti, sull'immagazzinamento, sulla consegna, sulla trasformazione e l'utilizzazione finale dei prodotti.

Nel IV programma quadro, l'attuale programma FAIR (1994-1998), dotato di un bilancio di 646 milioni di ECU, ha posto l'accento sulle catene di produzione, dai campi allo stabilimento, con numerosi progetti di dimostrazione (oltre ai progetti di ricerca). L'obiettivo del programma è aumentare la competitività, l'efficienza e la sostenibilità dell'agricoltura, della pesca e dei settori industriali associati, nonché promuovere lo sviluppo rurale.

Chimica verde

Eccetto l'etanolo, la maggior parte delle molecole di base della chimica provengono dai combustibili fossili. Esse costituiscono le basi della chimica dei polimeri utilizzata in prodotti di uso comune come i lubrificanti, gli oli, le vernici, i detergenti, gli inchiostri e gli adesivi. Se le considerazioni ambientali suscitano nuovamente interesse per i prodotti tradizionali di origine agricola, i consumatori desiderano disporre di prodotti di qualità e prezzo equivalenti. Le ricerche sostenute da FAIR e da AIR sono pertanto orientate verso nuovi metodi economicamente validi per produrre una vasta gamma di beni di consumo ed industriali. Questo settore, soprannominato "chimica verde", si occupa sia della ricerca di processi che rispettino l'ambiente, sia delle materie prime derivate dalle piante. Nuove ricerche sulle materie plastiche biodegradabili, sugli oli vegetali, sui lubrificanti ed i solventi, sugli enzimi per l'industria delle paste di legno e della carta, sui coloranti naturali per l'industria tessile e dell'abbigliamento sono al centro dei lavori in corso di svolgimento. Molti progetti sono basati su gruppi europei d'interesse economico (GEIE), per garantire che le innovazioni siano sfruttate subito dopo la fase di dimostrazione.
Fone: VIPS