La biomassa, cioè la materia
vegetale utilizzata come fonte d'energia, è tradizionalmente considerata
un'alternativa promettente alle energie fossili e nucleare, inquinanti o non
bene accette. Essa costituisce pertanto un elemento essenziale dell'aumento
previsto di energie rinnovabili nell'UE, dal 6 al 12% della parte di energie
primarie entro il 2010, secondo il Libro bianco della Commissione pubblicato nel
1997. A livello politico, un uso maggiore della biomassa è una buona
risposta al dilemma crescente dell'ampliamento dell'UE e della riforma della
PAC, che presuppongono una migliore padronanza della produzione alimentare. Ma
se l'utilizzazione del potenziale della biomassa attraverso la sua combustione
sotto forma di olio combustibile è oramai cosa fatta, la sua
utilizzazione per la chimica, le materie plastiche, l'industria tessile, i
cosmetici e l'industria edile resta un concetto innovativo.
Per tale ragione, la X conferenza
europea sulla biomassa dedicherà un'intera giornata a studiare le colture
destinate a sostituire una vasta gamma di risorse non rinnovabili
nell'industria, al fine di sostenere le economie rurali e ridurre il consumo di
risorse naturali.
Che fa la Commissione europea? Fino alla rivoluzione industriale
del XIX secolo, tutti i prodotti erano basati su risorse rinnovabili.
Oggigiorno, molti prodotti integrano materie prime biologiche, in particolare
nei settori in cui queste offrono proprietà migliori, come nei tessili o
i detergenti. Ma nel corso di questo secolo, con il rapido sviluppo della
produzione di materie sintetiche, la maggior parte dei prodotti basati su
materie rinnovabili sono semplicemente scomparsi. I prodotti di sintesi,
principalmente derivati dal petrolio, sono considerati economicamente più
vantaggiosi, dotati di migliori proprietà e più attraenti per il
consumatore.In seguito alla crisi del petrolio degli anni '70, i prodotti
rinnovabili hanno però riguadagnato terreno. Anche l'atteggiamento dei
consumatori è cambiato, nel momento in cui hanno preso coscienza del
fatto che numerosi prodotti e processi industriali erano dannosi per
l'ambiente.Infine la sovrapproduzione alimentare in Europa ha stimolato le
ricerche sull'utilizzazione non alimentare dei prodotti agricoli.
Da più di dieci anni l'UE ha
lanciato programmi specificamente destinati a sviluppare prodotti e processi
basati su colture tradizionali o nuove.
Come continuazione del primo
programma comunitario riguardante la biomassa (ECLAIR, 1988-1993), è
stato applicato fin dal 1990 il programma AIR, con un bilancio di 780 milioni di
ECU, 360 dei quali assegnati dalla Commissione europea. Mentre ECLAIR aveva una
forte componente biotecnologica, AIR si è concentrato maggiormente sui
problemi pratici dell'accrescimento delle superfici destinate alle colture non
alimentari, sulla protezione contro i parassiti, sui raccolti,
sull'immagazzinamento, sulla consegna, sulla trasformazione e l'utilizzazione
finale dei prodotti.
Nel IV programma quadro, l'attuale
programma FAIR (1994-1998), dotato di un bilancio di 646 milioni di ECU, ha
posto l'accento sulle catene di produzione, dai campi allo stabilimento, con
numerosi progetti di dimostrazione (oltre ai progetti di ricerca). L'obiettivo
del programma è aumentare la competitività, l'efficienza e la
sostenibilità dell'agricoltura, della pesca e dei settori industriali
associati, nonché promuovere lo sviluppo rurale.
Chimica verde Eccetto l'etanolo, la maggior parte delle molecole di base della chimica
provengono dai combustibili fossili. Esse costituiscono le basi della chimica
dei polimeri utilizzata in prodotti di uso comune come i lubrificanti, gli oli,
le vernici, i detergenti, gli inchiostri e gli adesivi. Se le considerazioni
ambientali suscitano nuovamente interesse per i prodotti tradizionali di origine
agricola, i consumatori desiderano disporre di prodotti di qualità e
prezzo equivalenti. Le ricerche sostenute da FAIR e da AIR sono pertanto
orientate verso nuovi metodi economicamente validi per produrre una vasta gamma
di beni di consumo ed industriali. Questo settore, soprannominato "chimica
verde", si occupa sia della ricerca di processi che rispettino l'ambiente,
sia delle materie prime derivate dalle piante. Nuove ricerche sulle materie
plastiche biodegradabili, sugli oli vegetali, sui lubrificanti ed i solventi,
sugli enzimi per l'industria delle paste di legno e della carta, sui coloranti
naturali per l'industria tessile e dell'abbigliamento sono al centro dei lavori
in corso di svolgimento. Molti progetti sono basati su gruppi europei
d'interesse economico (GEIE), per garantire che le innovazioni siano sfruttate
subito dopo la fase di dimostrazione.
di
Luglio
'99
La biomassa molto più di un
carburante alternativo
Fone: VIPS