Contesto
Ogni anno le forti calure estive
sono caratterizzate da sensibili rialzi della concentrazione d'ozono
nell'aria. Questo aumento negli strati inferiori dell'atmosfera
è sinonimo d'inquinamento per gli ecosistemi terrestri
e di rischi per la salute umana. In effetti, è la concomitanza
di condizioni meteorologiche specifiche (alte temperature, tempo
soleggiato, venti deboli) e di gas precursori dell'ozono (ossidi
d'azoto - Nox - e composti organici volatili - COV), emessi dal
trasporto su strada e da taluni impianti industriali, che concorrono
alla formazione d'ozono per reazione fotochimica. Il fenomeno
non è nuovo: lo si osserva infatti da molti anni in Europa,
in particolare per il continuo aumento di emissioni inquinanti.
Su scala comunitaria è stata progressivamente introdotta
una strategia integrata intesa a preservare la qualità
dell'aria, articolata attorno ad una direttiva "quadro"
relativa alla valutazione ed al controllo della qualità
dell'aria ambientale (giugno 1995) e di successive direttive che
fissano valori specifici per ciascuna sostanza inquinante. La
direttiva 92/72/CEE sull'inquinamento dell'aria provocato dall'ozono
prevede:
- una soglia d'allarme fissata a 180 microgrammi per metro
cubo, a partire dalla quale il pubblico deve essere informato;
- un valore limite di 360 microgrammi per metro cubo, che
giustifica delle misure di protezione particolari.
Ricerca
Per determinare queste norme, la
Commissione europea si è basata sui valori guida stabiliti
dall'Organizzazione mondiale della Sanità (OMS) che identificano
degli intervalli di valori in materia di prevenzione e di protezione.
Nella fattispecie è stato scelto ogni volta il valore medio
dell'intervallo. La direttiva "ozono" impone l'obbligo
di produrre rapporti regolari, in modo da misurare la gravità
del fenomeno e, qualora fosse necessario, rivedere le soglie attuali.
Il prossimo rapporto è previsto per il 1998. Ogni anno,
inoltre, rapporti congiunturali relativi al periodo maggio-luglio
permettono di valutare quante volte tali valori vengono superati.
Nel 1994, la soglia d'informazione stabilita dalle norme è
stata superata 3.500 volte. Per il 1995 sono già stati
registrati 600 superamenti nel solo mese di maggio. Per consentire
di paragonare correttamente i dati, sono stati omologati una decina
di metodi di misurazione. Questo esercizio di calibrazione nazionale
e internazionale è affidato all'Istituto dell'ambiente
del CCR (Centro comune di ricerca) di Ispra.
Altre legislazioni, attualmente in fase d'elaborazione, mirano
ad una riduzione del 70% degli ossidi di azoto e del 50% dei composti
organici volatili entrto il 2010: in effetti, oltre alla direttiva
"ozono", esiste una serie di testi che riguardano la
promozione di tecnologie pulite, la qualità dei carburanti,
le emissioni dei veicoli o il rendimento energetico delle macchine
mobili. Conscia della gravità dell'inquinamento atmosferico,
la Commissione ha già fatto capire che le soglie delle
direttive dovranno essere riviste, ma subordina i suoi sforzi
all'introduzione di provvedimenti concreti da parte dei poteri
pubblici degli Stati membri, in nome del famoso principio di sussidiarietà.
Parallelamente, la pubblicazione di nuovi dati sui rischi permette
di comprendere meglio gli effetti dell'abbinamento calura/inquinamento.
I risultati ottenuti nel quadro di numerosi studi epidemiologici,
in particolare negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, evidenziano
un aumento di affezioni specifiche in concomitanza con gli episodi
di inquinamento fotochimico (soprattuto asma e nuove patologie
respiratorie). Secondo tali lavori, la presenza dell'ozono è
determinante per gli effetti sulla salute. Recentemente, uno studio
realizzato congiuntamente dall'Istituto d'Igiene e di Epidemiologia
e dall'Unità interregionale dell'ambiente Céline
(Belgio) sulle ripercussioni sanitarie delle punte di smog estivo,
ha tentato di quantificare le conseguenze dirette in termini di
mortalità: sono stati recensiti 1.236 decessi supplementari
rispetto alla media prevedibile per il periodo, sebbene non sia
stato possibile determinare a tutt'oggi la parte di responsabilità
imputabile ai fattori calura e inquinamento.
Risultati
Secondo le prime stime, l'estate
1995, analogamente a quella del 1994 e, in precedenza, quella
del 1990 ha avuto delle punte preoccupanti. Per limitare questo
inquinamento, i soli fattori controllabili nell'apparizione del
fenomeno sono le emissioni di gas precursori, dovuti in gran parte
al traffico stradale. Solo una combinazione di misure strutturali
di prevenzione e provvedimenti d'urgenza vincolanti potranno efficacemente
ridurre tali emissioni. Il lavoro di organismi indipendenti come
Céline permette di disporre di banche dati a partire da
reti di raccolta, di seguire in tempo reale gli episodi d'inquinamento
e di diffondere un'informazione al pubblico non appena viene superata
la soglia d'allarme europea. L'accumularsi di nuovi dati scientifici
e le campagne di sensibilizzazione dirette ad una migliore valutazione
dei rischi connessi con un'esposizione ripetuta all'ozono hanno
contribuito a scuotere il mondo politico ed hanno riacceso il
dibattito su una revisione dell'attuale direttiva europea. Mentre
si moltiplicano gli appelli delle autorità locali ai potenziali
inquinatori, nel giugno del 1995 il governo tedesco ha adottato
una legge che vieta la circolazione dei veicoli non equipaggiati
di marmitta catalitica quando la percentuale d'ozono nell'atmosfera
supera i 270 microgrammi per metro cubo; e il Parlamento europeo,
su proposta dei Verdi, ha adottato una risoluzione intesa a rendere
vincolante la normativa comunitaria, sulla base di soglie più
severe. La Commissione europea non esclude l'eventualità
di un abbassamento progressivo, da 180 a 150 e, successivamente,
a 129 microgrammi per metro cubo, per quanto riguarda la soglia
di informazione stabilita dalle norme. Quanto meno, nessuno ignorerà
ciò che respira.
(Fonte: VIPS)