INTERNET STACCA IL SUD
a cura di Christian Yerlès

Si pensa che la globalizzazione dell'economia e l'espansione dei sistemi di telecomunicazione siano due fattori che dovrebbero porre rimedio allo sviluppo ineguale dei sistemi economici. I recenti sviluppi sembrano invece accrescere il divario tra Nord e Sud.

Contesto
Sin dagli anni 50, le banche adottano un approccio transnazionale favorendo in tale modo la crescita del commercio internazionale e l'aumento dell'investimento diretto all'estero. Si delinea allora una nuova forma economica, la multinazionalizzazione, caratterizzata da un forte aumento delle dimensioni delle imprese e dal cambiamento delle loro strategie: emarginando la portata delle politiche e delle legislazioni nazionali, esse tendono a diversificare in modo ottimale i prodotti ed il mercato. Nel 1974, in seguito al crollo del sistema istituito in base agli accordi di Bretton Woods, le banche acquisiscono una totale indipendenza dagli Stati. Esse creano le basi di una nuova forma economica: la globalizzazione. Il significato stesso del termine elimina qualsiasi concetto di territorio nazionale, avvicinandosi alla transnazionalizzazione delle banche e delle aziende, sempre meno soggette al controllo degli Stati-Nazione. Sul piano politico, questi mutamenti trasformano i rapporti tra gli Stati e le imprese, che si articolano oramai nel quadro di una nuova alleanza che mira alla conquista della leadership economica, politica e tecnologica globale. A scapito dell'interesse pubblico, la legittimità dello Stato viene quindi misurata in funzione della sua efficacia e della sua posizione economica sulla scena internazionale.
E' in tale contesto che si sviluppano i sistemi di telecomunicazione, la cui crescente importanza (sul piano economico, culturale, politico, militare, tecnologico, ecc.) amplifica i concetti di "società ed economia dell'informazione", "autostrade elettroniche", ecc. Questa evoluzione tende soprattutto a dimostrare che l'informazione e la capacità di comunicare in maniera efficace costituiscono oggi la principale risorsa che determina il successo di un sistema economico. La crescita del flusso di informazioni deve permettere alle imprese di sussistere in un ambiente in continua evoluzione. In tale senso, il settore delle telecomunicazioni è diventato un argomento scottante di politica internazionale, nella misura in cui la sua liberalizzazione comporta sfide di importanza strategica per il futuro sviluppo delle nostre economie.

Ricerca
Nel quadro del programma FAST (Forecasting and Assessment in Science and Technology), Géraldine Faucheux ha condotto una ricerca sugli ambigui rapporti tra globalizzazione e telecomunicazioni. Lo studio si articola su due prospettive: il mercato e l'interesse pubblico. Nell'ottica dell'interesse pubblico, l'autrice solleva la fondamentale questione del pericolo delle ripercussioni sui paesi in via di sviluppo, e non solo su di loro, degli attuali sviluppi delle telecomunicazioni secondo la logica di mercato.

Risultati
Attualmente, i discorsi che vanno generalizzandosi sullo sviluppo delle telecomunicazioni e sulle sue ripercussioni sulla società sembrano assumere una forte connotazione utopistica. Per quanto riguarda le disparità di sviluppo tra Nord e Sud, l'espansione dei sistemi di telecomunicazione appare come il solo mezzo per riassorbire il divario di ricchezza.
Ma chi orienta il dibattito? O, per meglio dire, chi ha interesse a dirigere la riflessione in questo senso? E' evidente che il controllo dell'informazione e degli strumenti di comunicazione costituisce oggi un vantaggio comparativo inevitabile. Sono soprattutto le multinazionali che, per controllare l'informazione, hanno spinto gli economisti sociali ad immaginare una società dell'informazione. Essi controllano così la portata ideologica di questo concetto e legittimano gli interessi degli operatori che dominano l'economia mondiale. A loro avviso, la padronanza dei sistemi di comunicazione e delle tecnologie dell'informazione rappresenta il miglior fattore di crescita dei paesi e delle regioni in ritardo di sviluppo. Il problema è che la riflessione può articolarsi in base a due logiche diverse: quella del mercato e quella della solidarietà. E' evidente che attualmente prevale la logica del mercato. I fautori di tali teorie non sembrano aver realmente considerato il contesto economico, sociale e storico della maggior parte dei paesi in via di sviluppo, che sono stati esclusi dal processo decisionale e di orientamento delle politiche di telecomunicazione.
In realtà, le telecomunicazioni, proposte come la "soluzione miracolo" per lo sviluppo, rappresentano uno strumento di crescita se, e soltanto se, il contesto in cui vengono introdotte non è inizialmente ostacolato da un ritardo economico e da una carenza di infrastrutture. Un minimo grado di sviluppo costituisce una condizione iniziale indispensabile. Pertanto, il modello dominante si rivela proficuo, indirettamente, soltanto per i paesi industrializzati e le multinazionali. In effetti, il trasferimento delle tecnologie dell'informazione non può che aumentare i profitti generati dal Nord, che controlla tali tecnologie, e la situazione di dipendenza dei paesi in via di sviluppo. Considerato l'elevato costo delle infrastrutture, un'altra grave conseguenza è l'aggravamento del processo di indebitamento implicito nell'adattamento dei paesi in via di sviluppo alle nuove tecnologie dell'informazione.
In conclusione, è evidente che il ritardo di tali paesi potrà essere parzialmente riassorbito dalle nuove tecnologie delle telecomunicazioni solo se esiste una reale volontà politica volta a facilitarne l'accesso. A tale proposito l'autrice constata la mancanza generalizzata di volontà politica, una situazione che non fa che accentuare l'emarginazione dei paesi del Sud nel contesto della globalizzazione.

(Fonte: VIPS)