Si pensa che la globalizzazione dell'economia e l'espansione dei sistemi di telecomunicazione siano due fattori che dovrebbero porre rimedio allo sviluppo ineguale dei sistemi economici. I recenti sviluppi sembrano invece accrescere il divario tra Nord e Sud.
Contesto
Sin dagli anni 50, le banche adottano
un approccio transnazionale favorendo in tale modo la crescita
del commercio internazionale e l'aumento dell'investimento diretto
all'estero. Si delinea allora una nuova forma economica, la multinazionalizzazione,
caratterizzata da un forte aumento delle dimensioni delle imprese
e dal cambiamento delle loro strategie: emarginando la portata
delle politiche e delle legislazioni nazionali, esse tendono a
diversificare in modo ottimale i prodotti ed il mercato. Nel 1974,
in seguito al crollo del sistema istituito in base agli accordi
di Bretton Woods, le banche acquisiscono una totale indipendenza
dagli Stati. Esse creano le basi di una nuova forma economica:
la globalizzazione. Il significato stesso del termine elimina
qualsiasi concetto di territorio nazionale, avvicinandosi alla
transnazionalizzazione delle banche e delle aziende, sempre
meno soggette al controllo degli Stati-Nazione. Sul piano politico,
questi mutamenti trasformano i rapporti tra gli Stati e le imprese,
che si articolano oramai nel quadro di una nuova alleanza che
mira alla conquista della leadership economica, politica e tecnologica
globale. A scapito dell'interesse pubblico, la legittimità
dello Stato viene quindi misurata in funzione della sua efficacia
e della sua posizione economica sulla scena internazionale.
E' in tale contesto che si sviluppano i sistemi di telecomunicazione,
la cui crescente importanza (sul piano economico, culturale, politico,
militare, tecnologico, ecc.) amplifica i concetti di "società
ed economia dell'informazione", "autostrade elettroniche",
ecc. Questa evoluzione tende soprattutto a dimostrare che l'informazione
e la capacità di comunicare in maniera efficace costituiscono
oggi la principale risorsa che determina il successo di un sistema
economico. La crescita del flusso di informazioni deve permettere
alle imprese di sussistere in un ambiente in continua evoluzione.
In tale senso, il settore delle telecomunicazioni è diventato
un argomento scottante di politica internazionale, nella misura
in cui la sua liberalizzazione comporta sfide di importanza strategica
per il futuro sviluppo delle nostre economie.
Ricerca
Nel quadro del programma FAST (Forecasting
and Assessment in Science and Technology), Géraldine Faucheux
ha condotto una ricerca sugli ambigui rapporti tra globalizzazione
e telecomunicazioni. Lo studio si articola su due prospettive:
il mercato e l'interesse pubblico. Nell'ottica dell'interesse
pubblico, l'autrice solleva la fondamentale questione del pericolo
delle ripercussioni sui paesi in via di sviluppo, e non solo su
di loro, degli attuali sviluppi delle telecomunicazioni secondo
la logica di mercato.
Risultati
Attualmente, i discorsi che vanno
generalizzandosi sullo sviluppo delle telecomunicazioni e sulle
sue ripercussioni sulla società sembrano assumere una forte
connotazione utopistica. Per quanto riguarda le disparità
di sviluppo tra Nord e Sud, l'espansione dei sistemi di telecomunicazione
appare come il solo mezzo per riassorbire il divario di ricchezza.
Ma chi orienta il dibattito? O, per meglio dire, chi ha interesse
a dirigere la riflessione in questo senso? E' evidente che il
controllo dell'informazione e degli strumenti di comunicazione
costituisce oggi un vantaggio comparativo inevitabile. Sono soprattutto
le multinazionali che, per controllare l'informazione, hanno spinto
gli economisti sociali ad immaginare una società dell'informazione.
Essi controllano così la portata ideologica di questo concetto
e legittimano gli interessi degli operatori che dominano l'economia
mondiale. A loro avviso, la padronanza dei sistemi di comunicazione
e delle tecnologie dell'informazione rappresenta il miglior fattore
di crescita dei paesi e delle regioni in ritardo di sviluppo.
Il problema è che la riflessione può articolarsi
in base a due logiche diverse: quella del mercato e quella della
solidarietà. E' evidente che attualmente prevale la logica
del mercato. I fautori di tali teorie non sembrano aver realmente
considerato il contesto economico, sociale e storico della maggior
parte dei paesi in via di sviluppo, che sono stati esclusi dal
processo decisionale e di orientamento delle politiche di telecomunicazione.
In realtà, le telecomunicazioni, proposte come la "soluzione
miracolo" per lo sviluppo, rappresentano uno strumento di
crescita se, e soltanto se, il contesto in cui vengono introdotte
non è inizialmente ostacolato da un ritardo economico e
da una carenza di infrastrutture. Un minimo grado di sviluppo
costituisce una condizione iniziale indispensabile. Pertanto,
il modello dominante si rivela proficuo, indirettamente, soltanto
per i paesi industrializzati e le multinazionali. In effetti,
il trasferimento delle tecnologie dell'informazione non può
che aumentare i profitti generati dal Nord, che controlla tali
tecnologie, e la situazione di dipendenza dei paesi in via di
sviluppo. Considerato l'elevato costo delle infrastrutture, un'altra
grave conseguenza è l'aggravamento del processo di indebitamento
implicito nell'adattamento dei paesi in via di sviluppo alle nuove
tecnologie dell'informazione.
In conclusione, è evidente che il ritardo di tali paesi
potrà essere parzialmente riassorbito dalle nuove tecnologie
delle telecomunicazioni solo se esiste una reale volontà
politica volta a facilitarne l'accesso. A tale proposito l'autrice
constata la mancanza generalizzata di volontà politica,
una situazione che non fa che accentuare l'emarginazione dei paesi
del Sud nel contesto della globalizzazione.
(Fonte: VIPS)