L'INDUSTRIA TESSILE AD UMIDO
Analisi e valutazione dell'impatto ambientale dei reflui idrici
a cura di A.R.P.A.T.

Abstract
The supervision of environmental hygiene has been changing its emphasis from merely checking that the norms are observed to evaluating the effects of different industrial activities on various environmental elements. Among other things, this model has been used for the activities of textile ennobling using refluent waters between 50 and 10,000 inhabitant/equivalent present in a limited area with an elevated environmental impact. After having established the minimum managerial norms for the purification system, their application was verified and their efficiency evaluated in terms of environmental impact. After having established that all the norms had been correctly applied, it was discovered that the use of certain raw materials during the manufacturing cycle, was a critical point. Investigation were therefore carried out regarding the influence of the refluent waters of the raw materials used during the process of biological purification.

L'attività di controllo in materia di igiene ambientale è andata sempre più spostandosi dal mero controllo del rispetto delle normative alla valutazione dell'incidenza delle attività sulle varie componenti ambientali.
Tale modello è stato applicato fra l'altro per le attività di nobilitazione tessile con reflui idrici compresi fra i 50 e i 10.000 ab/eq presenti in una ristretta zona e con elevato impatto ambientale, dato il mancato completamento della rete fognaria, elevato volume complessivo dei reflui e la bassa portata del corpo recettore.
Dopo aver individuato protocolli minimi gestionali per i sistemi di depurazione, ne è stata verificata l'applicazione e ne è stata valutata l'efficienza complessiva in termini di ricaduta ambientale.

Dalla verifica dell'applicazione dei protocolli è emerso quale punto critico l'utilizzo di determinate materie prime nel ciclo di lavorazione.
Sono stati quindi condotti approfondimenti riguardanti l'influenza nel processo di depurazione biologica dei reflui delle materie prime utilizzate.
Si riportano i controlli operativi predisposti ed applicati sui sistemi destinati alla depurazione dei reflui e le valutazioni sulle informazioni raccolte durante la ricerca sulle materie prime utilizzate nei processi tessili.

Descrizione dell'intervento
Nel corso del 1991 sono state eseguite indagini approfondite in una zona del territorio di nostra competenza dove il mancato completamento della rete fognaria, il volume complessivo dei reflui industriali e la bassa portata dei corpi recettori creavano una situazione di elevata criticità ambientale.
Sono stati pertanto predisposti i primi controlli iniziati con prelievi, eseguiti nell'arco delle 24 ore e ripetuti per vari giorni, sui corpi d'acqua della zona e sulle fognature, utilizzando autocampionatori sequenziali e/o a volume.
Sull'acqua campionata sono stati determinati alcuni parametri quali C.O.D., tensioattivi solfuri solidi sospesi e sedimentabili tramite analisi effettuate sia dal servizio multizonale di prevenzione, sia dagli operatori di vigilanza presso il laboratorio della ex U.S.L. 10/G.
In alcuni casi sono stati determinati valori molto superiori al valore ammesso dai limiti tabellari imposti dalla L. 319/76.
Si è proceduto pertanto alla individuazione accurata delle canalizzazioni fognarie che confluivano nei corpi idrici oggetto di indagine.
Successivamente sono state effettuate indagini su tutte le attività presenti nella zona interessata dalle canalizzazioni suddette circoscrivendo così le attività produttive con quantità significative di acqua impiegata nel ciclo di lavorazione e di acqua reflua.
Tra questa si sono evidenziate le industrie tessili ad umido quali attività con maggior impatto ambientale dovuto alla quantità di reflui idrici. Allo scopo di acquisire maggiore conoscenza e non disperdere l'esperienza si è ritenuto necessario predisporre un piano mirato e quindi la formazione di un gruppo di lavoro che si occupasse in particolare alle attività tessili ad umido con riferimento al problema in oggetto.
Nella tabella 1 vengono riportate le industrie tessili presenti, con reflui idrici superiori ai 50 mc/giorno, con indicazione per ciascuna delle caratteristiche dei reflui (COD grezzo), del carico organico in ingresso all'impianto, espresso in abitanti equivalenti (carico organico giornaliero = 70 gr BOD5 per abitante) e del carico idraulico immesso nel corpo recettore (carico idraulico giornaliero = 200 l per abitante).
In generale tutte le aziende del comparto con scarico idrico inferiore effettuano attività di purgatura con scarico minimo intorno ai 10 mc/giorno. Anche quest'ultime sono comunque state oggetto degli interventi riassunti in questo lavoro.

Tabella 1 - Industria tessili con reflui idrici superiori ai 50 mc/giorno

Ind. Tess.
COD grezzo
Ab. Eq.
Mc/giono
Ab. Eq.
1
850
4900
750
3750
2
1400
9100
850
4250
3
1060
2800
350
1750
4
600
1000
220
1100
5
1500
1700
150
750
6
2000
900
60
300
7
550
6700
1600
8000
8
1200
1300
150
750
9
610
900
200
1000
10
600
700
150
750
11
980
3700
500
2500
Totali
33700
4980
24900

Genericamente la composizione di uno scarico tessile non depurato è caratterizzata da C.O.D. variabili da 500 a 1500 mg/l di O2, tensioattivi variabili da 10 a 100 mg/l, con pH variabile a seconda del tipo di trattamento.
Lo scarico idrico denunciato nella relazione annuale presentata al comune ai sensi della L. 319/76, dalle ditte tessili della zona risulta variabile da un massimo di 240.000 mc/anno ad un minimo di 10.800 mc/anno.
Tutte le ditte rilevate erano già conosciute a questa Unità Operativa, ed erano munite di impianto di depurazione di varia natura e tutte erano autorizzate ai sensi della L. 319 (Tabella 2).

Tabella 2 - Ditte munite di impianto di depurazione

Industria Tessile
Tipo di depurazione
Mc/giono
1
biologico
750
2
biologico
850
3
biologico
350
4
biologico
220
5
chimico-fisico
150
6
biologico
60
7
biologico
1600
8
biologico
150
9
biologico
200
10
biologico
150
11
biologico
500
Totali
4980

Sono stati individuati i tratti di canalizzazione fognaria in cui erano presenti solo i reflui di alcune attività tessili. Su questi tratti sono stati effettuati campionamenti con le stesse modalità usate per i corsi d'acqua nell'indagine preliminare.
Abbiamo in tal modo circoscritto le fonti di inquinamento e caratterizzato qualitativamente l'inquinamento stesso.
Sono stati effettuati accertamenti specifici che si sono articolati nella verifica della documentazione in nostro possesso e presente presso le ditte, ed in sopraluoghi mirati.
Durante i sopraluoghi sono state esaminate le apparecchiature in uso per poter stimare la quantità di acqua utilizzata e quindi scaricata, le varie parti dell'impianto di depurazione e nel caso di impianti biologici si è proceduto alla rilevazione di parametri caratteristici, quali l'ossigeno disciolto, la quantità di fanghi e la loro sedimentabilità nel tempo. La documentazione acquisita ha riguardato la quantità di materie prime (dall'esame delle fatture di acquisto), la quantità di fanghi prodotti (dall'esame del registro di carico e scarico rifiuti), il dimensionamento teorico dell'impianto di depurazione (dalle relazioni specifiche allegate alla domanda presentata ai sensi della L. 319/76) le operazioni di manutenzione e ricambio di reagenti o parti dell'impianto di depurazione (dai contratti con le aziende di manutenzione e dalle fatture).
Durante i sopraluoghi sono stati effettuati campionamenti sui vari steps dell'impianto di depurazione e sulle acque in ingresso all'impianto; si è proceduto inoltre alla caratterizzazione della flora batterica.
Dall'esame della documentazione sono emerse, in alcuni casi, incongruenze nel dimensionamento degli impianti, nel consumo delle materie prime, nella manutenzione e nella produzione di fanghi.
Incongruenze sono pure emerse nei parametri rilevati nei diversi steps della depurazione. In alcuni casi sono state rilevate parti di impianto non autorizzate in grado di saltare steps di depurazione. Sono stati adottati pertanto i provvedimenti previsti a norma di legge.
Si è proceduto a studiare e prescrivere l'adozione di protocolli e sistemi di misura fra i vari steps di depurazione in modo da controllare che tutti i reflui fossero trattati in maniera ottimale.
In seguito ne è stata verificata l'applicazione e l'efficienza complessiva in termini di ricaduta ambientale. Da questa verifica è emersa la necessità di approfondimenti sulle materie prime utilizzate nel ciclo di lavorazione in riferimento alla loro influenza nel processo biologico.

Le industrie tessili ad umido
Le industrie tessili ad umido effettuano vari trattamenti delle fibre mediante impiego di acqua in quantità variabile dalle cinque alle 40 volte il peso della fibra; tali trattamenti sono costituiti da pretrattamenti tintoriali quali, ad esempio, il candeggio, la sbozzimatura e la mercerizzazione, quindi trattamenti di nobilitazione tessile dalla tintura ai post trattamenti tintoriali, quali, ad esempio, quelli per migliorare la mano delle fibre tessili o per aumentare la solidità ad umido o a secco di vari coloranti ed infine dal finissaggio che comprende operazioni quali la follatura o l'impregnamento con prodotti che conferiscono alla fibra particolari caratteristiche.
Al termine della maggior parte dei trattamenti il bagno deve essere scaricato. Vengono poi effettuate operazioni di risciacquo con quantità di acqua pari a quelle di trattamento.

Trattamenti di nobilitazione tessile
Filatura, tessitura, imbozzimatura e sbozzimatura
Nella fase di filatura, l'utilizzo di prodotti che permettano una maggiore scorrevolezza delle fibre porta ad avere poi in sede di tintura del tessuto o del filato il rilascio dei prodotti utilizzati precedentemente.
Per garantire la riduzione dei coefficienti di attrito filo su filo e filo su metallo, vengono utilizzati prodotti quali oli minerali, emulgatori, tensioattivi, quali lubrificanti ed antistatici.
Durante le operazioni di tessitura, i fili vengono talvolta ricoperti da un sottile film per ridurne la rugosità del profilo e per renderlo così liscio e
scorrevole, scongiurandone così fenomeni di rotture.
Per questa operazione vengono utilizzati prodotti quali amidi, amidi modificati, derivati della cellulosa, (es. carbossimetilcellulosa), alcooli polivinilici, poliacrilati, galattomannani, poliesteri, omo e copolimeri vinilici, acrilici e stirolici, cere, grassi e siliconi.
Durante le operazioni di sbozzimatura, precedente le fasi di tintura si ha poi il rilascio di questi prodotti.
In generale si può dire che le sostanze lubrificanti mostrano solitamente difficile attitudine alla degradazione biologica, inoltre alcuni prodotti antistatici, costituiti da ammine aromatiche quaternarie mostrano, data la loro tipologia chimica, marcate caratteristiche antibatteriche.
I prodotti siliconici hanno la tendenza a ostacolare gli scambi di ossigeno nella biomassa, date le loro capacità di variare la tensione superficiale dei liquidi.

Per quanto riguarda le bozzime, in generale comportano in fase di rilascio un carico di COD estremamente elevato con un rapporto COD/BOD sfavorevole alla flora batterica. Nel caso di amidi o derivati si hanno sostanze che chiaramente possono essere soggette a degrado biologico, seppure con le premesse sopra accennate, ma per i prodotti polimerici artificiali si possono talvolta anche sommare problemi di lenta degradazione.

Candeggio
Nelle operazioni di candeggio delle fibre tessili, prima delle operazioni di tintura, a seconda delle fibre da sottoporre al trattamento, possono essere utilizzati prodotti quali complessanti e disperdenti, solfiti, idrosolfiti, tiosolfati, formaldeide-solfossilati, ipocloriti, cloriti e perossido di idrogeno. Per i primi, costituiti essenzialmente da polifosfati inorganici condensati, ammino policarbonati, fosfonati, policarbossilati, poliidrossicarbonati, abbiamo trovato solo riferimenti alla loro capacità, dato che alcuni di loro mostrano caratteristiche di scarsa degrabilità, di veicolare i metalli sino allo scarico finale. Per i prodotti contenenti solfo possono esistere problemi dovuti ad avvelenamenti e fenomeni di bulking dei fanghi causati dalla presenza di solfuri, oltre alla possibilità di influire sul pH qualora l'omogeneizazione non sia sufficiente, dato l'ambiente in cui vengono effettuati i trattamenti.
Cloriti ed ipocloriti formano durante il candeggio composti organoalogenati che possono interagire negativamente in fase di depurazione. I bagni scaricati devono poi essere necessariamente portati alla neutralità per non influire sulla biomassa.
Entrambi i prodotti mostrano inoltre di per sé caratteristiche fortemente antibatteriche che influiscono negativamente alla fase depurativa. La consuetudine di utilizzare prodotti per eliminare l'eccesso di cloro o di idrosolfiti e tiosolfati deve essere ben considerata alla luce dei composti di reazione che poi perverranno alla biomassa.

Tintura, pre e post trattamenti tintoriali
La conoscenza dei prodotti utilizzati in questa fase di processo, vista la quantità di acqua impiegata, riveste una importanza fondamentale per una buona gestione degli impianti biologici di depurazione.
Data la quantità di metodiche esistenti per la tintura delle fibre tessili sia monocomponenti che in mista riportiamo di seguito solo le informazioni sulla possibilità di interazioni negative dovute ai prodotti utilizzati in questa fase. Da tenere presente che tutti i trattamenti tintoriali avvengono a temperature intorno ai 100°C e che le acque di scarico necessitano di una adeguata omogenizzazione per portare la temperatura dei reflui da immettere sulla biomassa a valori compatibili.

Tintura su fibre cellulosiche
Per la tintura delle fibre possono essere utilizzati coloranti diretti, reattivi, allo solfo, ad ossidazione, diazotabili e copulabili. Mentre per questi ultimi deve essere realmente appurato l'effettivo utilizzo nell'area tessile del comprensorio Pratese, i primi due lo sono sicuramente.

I coloranti allo solfo possono indurre fenomeno di avvelenamento dei fanghi da solfuri dato l'utilizzo nell'ambiente di applicazione di solfuro di sodio, bisolfuro di sodio, solfuro di ammonio e idrosolfito. Per i trattamenti con coloranti ossidabili, diazotabili e copulabili, dati i composti chimici utilizzati per la formazione del colorante si potrebbero avere interazioni negative nella biomassa dovute sia alla possibile tossicità di taluni di questi, sia per la lenta degradazione a cui potrebbero essere soggetti ma non si sono trovate fonti bibliografiche in proposito. Su taluni coloranti per fibre cellulosiche è possibile effettuare post-trattamenti atti ad aumentarne la solidità allo sfregamento ed alla luce con sali di rame o di cromo. Pur non avendo trovato riferimenti bibliografici può essere pensabile una interazione negativa nella biomassa dovuta ai sali metallici ed in particolare al bicromato.
Ancora per aumentare la solidità dei coloranti possono essere effettuati post-trattamenti con composti in grado di sviluppare formaldeide, polieterociclici quaternari, ammidi quaternarie dell'acido poliacrilico, polibiguanidi, derivati polietilenimminici. Anche in questo caso non trovando informazioni in merito è possibile ipotizzare interazioni negative dovute a composti con caratteristiche battericide quali la formaldeide, peraltro in corso di sostituzione, o i sali di ammonio quaternario.
Con l'utilizzo di coloranti reattivi per la stampa di fibre cellulosiche è da rilevare la formazione di reflui con elevate quantità di composti azotati quali l'urea. Questo oltre a creare uno squilibrio dei processi depurativi porta ad avere alti volori di ammoniaca o nitrati in uscita dall'impianto. Sempre nei trattamenti con coloranti reattivi, la possibilità di avere nei reflui composti cloro e fluoro organici potrebbe comportare interazioni nella massa fangosa di cui comunque non sono stati ritrovati riferimenti bibliografici. Possiamo comunque segnalare, in impianti che trattano i reflui da questo tipo di tintura fenomeni di bulking ed in generale fenomeni più o meno acuti di sofferenza che potrebbero avere anche una connessione con l'utilizzo di questi composti.

Tintura della lana
Sono state raccolte informazioni presso le aziende che effettuano questo tipo di trattamento. Le notizie raccolte hanno messo in luce il problema dovuto alla tossicità acuta dei reflui provenienti dalla tintura della lana con coloranti al cromo nonostante fosse effettuata con il procedimento Bayer o Acna che utilizza tiosolfato per abbattere il cromato in eccesso. Sui reflui derivanti dalla tintura con coloranti premetallizzati ed acidi non abbiamo informazioni in merito ad interazioni significative sulla biomassa.

Tintura di fibre sintetiche
Molte sono, allo stato attuale, le fibre artificiali che popolano lo scenario tessile; riportiamo di seguito le informazioni reperite circa la tintura di queste con coloranti cationici e con coloranti dispersi di cui si segnalano le interazioni negative con la biomassa.
Nella tintura con coloranti cationici di fibre acriliche, sia i coloranti che gli ausiliari utilizzati come ritardanti e bloccanti, costituiti in gran parte da sali di ammonio quaternario (un ritardante molto utilizzato è composto da alchildimetilbenzilammonio cloruro) mostrano uno spiccato carattere antibatterico e, talvolta, una bassa attitudine alla biodegradabilità. Il composto portato in esempio ha una biodegrabilità del 10% ed una inibizione all'attività respiratoria batterica del 50% ad una concentrazione di 1 mg/l.
Nella tintura con coloranti dispersi per fibre con caratteristiche idrofobe si segnala l'utilizzo di disperdenti poliacrilici e di sostanze atte ad aumentare la velocità di assorbimento e solubilizzazione del colorante nella fibra.
I primi servono a mantenere in sospensione coloranti di per sé insolubili in acqua. In aziende che effettuano questo tipo di trattamento è stata riferita l'azione disperdente di questi prodotti, talvolta dotati di bassa biodegradabilità, sui fanghi dell'impianto che porta ad avere alti indici di sedimentabilità.
Le seconde, che vanno sotto il nome di carrier, costituite per es. da pentaclorofenolo, clorobenzene, fenilfenolo, difenile, difeniletere, ac. benzoico, benzoato di butile, diacetato di etilenglicole, fosfato tripropilico, hanno scarsa tendenza ad essere degradate biologicamente. Inoltre è possibile per taluni di loro ipotizzare un'azione antibatterica e quindi una inibizione delle flora batterica presente nella biomassa.
Da segnalare, anche se di facile risoluzione, la produzione di reflui fortemente alcalini durante i post trattamenti su tinture di poliestere per aumentare la solidità allo sfregamento delle fibre colorate.
Un cenno meritano anche i prodotti utilizzati in generale nelle tinture, costituiti da agenti chelanti di cui si è già trattato precedentemente, degli agenti antischiuma quali i siliconi, anch'essi già trattati precedentemente, e per quelli ammorbidenti costituiti talvolta da sali di ammonio quaternario di cui si è già discusso ed in generale da tensioattivi di più o meno spiccata tendenza alla degradazione batterica.
Non sono stati reperiti in letteratura dati circa le interazioni sulla massa fangosa dovute ai metalli contenuti nella molecola di molti coloranti seppure sia facilmente intuibile la loro presenza nelle acque di scarico finale o nel residuo fangoso.
Oggetto di riflessione può essere anche la stampa a corrosione che viene effettuata su poliestere. Deve essere comunque valutata la sua diffusione, soprattutto quanto venga utilizzata la metodica che prevede l'utilizzo di solfossilato di zinco-formaldeide ed il cloruro stannoso per i quali possono essere intuibili le ripercussioni in fase depurativa.

Trattamenti di rifinizione dei manufatti tessili
In teoria molti dei trattamenti finali a cui sottoporre i manufatti tessili prima dello loro commercializzazione, che consistono nella impregnazione del tessuto con soluzioni acquose e successivo trattamento termico, non dovrebbero dare origine a reflui di lavorazione. In pratica, però, sia durante i lavaggi delle apparecchiature in cui questi sono effettuati sia per imperizia degli operatori che svolgono le operazioni è possibile ritrovare i prodotti utilizzati anche nei reflui che giungono alla fase depurativa.
Riportiamo nelle tabelle 3 e 4 le operazioni cosiddette di nobilitazione con i prodotti utilizzati e le caratteristiche dei reflui di lavorazione.

Tabella 3 - Trattamenti pretintoriali e di tintura

Fase di lavorazione
Effetto desiderato
Settore di applicazione
Prodotti chimici impiegati
Caratteristiche dei reflui
Purgaturapulizia della fibra tessile prima dei trattamenti tintoriali fibre naturali e sintetiche tensioattiviElevata quantità di tensioattivi; presenza di oli minerali utilizzati durante la tessitura di difficile biodegradabilità, e di antistatici (sali di ammonio quaternari) a caratteristica antibatterica. Formazione di fanghi leggeri in vasca di ossidazione.
SbozzimaturaEliminazione della "bozzima" (rivestimento amidaceo o sintetico che protegge le fibre durante la fase di tessitura) dalle fibre prima dei trattamenti tintoriali tutte le fibreenzimi, acidi COD molto elevato, rapporto fra COD e BOD sfavorevole. Presenza di amidi, amidi modificati, alcool polivinilico, poliacrilati.
Candeggioeliminazione di colorazioni indesiderate prima dei trattamenti tintoriali fibre naturalicomplessanti e disperdenti, solfiti, idrosolfiti, tiosolfati, ipoclorito, clorito, perossido di idrogeno Diffusione di metalli nello scarico a causa dei complessanti; tossicità verso i fanghi attivi con produzione di fenomeni di bulking per formazione di solfuri. Formazione di organoalogenati alto e basso bollenti
Tintura (in generale) colorazione fibretutte le fibre coloranti diversi (con metalli), ausiliari (natura tensioattiva) in genere; antischiuma siliconici. Avvelenamento fanghi da parte dei metalli; bassa biodegradabilità dei prodotti. Tensioattivi. Diminuzione dell'areazione della massa fangosa a causa degli antischiuma. Temperatura incompatibile con i fanghi.
Tintura allo zolfocolorazione delle fibre fibre cellulosiche solfito di sodio solfito acido di sodio, ammonio solfito, idrosolfito, ausiliari in genere Alto COD, tossicità sui fanghi attivi dovuta ai solfuri (fenomeni di bulking ecc.). Tensioattivi.
Stampa e tintura con coloranti reattivi colorazione delle fibre fibre cellulosiche coloranti organici reattivi (mono e diclorotriazinici, tricloropirimi-dinici, monoclo-rodifluoropirimidinici), urea per la stampa, ausiliari. Possibile tossicità dei composti cloro organici anche se il cloro viene idrolizzato; elevata presenza tensioattivi; presenza azoto causa urea.
Tintura con coloranti cationici colorazione fibre fibre sintetiche (acriliche) ausiliari e coloranti con caratteristiche antibatteriche; ammine aromatiche quaternarie. Avvelenamento fanghi; tensioattivi.
Tintura con coloranti dispersi colorazione fibre fibre sintetiche idrofobe disperdenti poliacrilati, Carrier (penta-clorofenolo,clorobenzene, fenilfenolo, difenile, difenil etere, ac. benzoico, diacetato di dietilenglicole ecc.) Bulking dei fanghi per avvelena-mento; prodotti di scarico a bassa biodegradabilità. Fanghi con alto S.V.I. causa dei disperdenti utilizzati
Tintura con coloranti al cromo colorazione fibre lanacoloranti acidi vari, con bicromato di potassio, tiosolfato per abbattimento cromo cromo +3 o possibilità di cromo esavalente quindi alta tossicità per i fanghi; solfuri residui dal trattamento postintoriale per abbattere il cromo +6.
Ammorbidimentomiglioramento della mano tutte le fibresostanze veg. ed animali, composti ammonici quaternari possibile potere antibatterico degli ausiliari, quindi fenomeni di bulking ecc.

Tabella 4 - Principali trattamenti post tintoriali

Follatura
Impedimento ritiro della fibra (trattamento essenzialmente meccanico)
Lana
Tensioattivi
Tensioattivi
Finissaggio easy care o Sanfor plus impedimento ritiro e piega fibra cellulosica naturale e chimica, misti con sintetici formal-deide/urea formaldei-de/melamina avvelenamento fanghi
Merceriz-zazionebrillantezza e durata della fibra fibre cellulo-siche soda caustica, ammoniaca elevato pH
Idrofilizza-zione o idrofobiz-zazione 1-più rapido espandersi dell'acqua sulla fibra

2-respinge l'acqua

1-fibre chimiche sintetiche

2-tutte

1-poliacrile, silicone

2-paraffine, sali di Al o Zr, emulsioni di silicone, resine fluocarboniche

elevato carico inquinante, possibile avvelenamento dei fanghi.
Trattamento antifeltrante impedimento infeltrimento lanasoluzioni di cloro, o resine poliammidiche /epicloridrine. Cloro tossico per i fanghi, elevati COD.
Finissaggio antimicrobico impedisce la muffa, i funghi ed i batteri. tutte le fibrecomposti ammonici quaternari, difenoli, etere difenilico, tiobisfenoli, cloro metacrisoli ecc. elevata tossicità per i fanghi con relativi fenomeni.

Impianti di depurazione chimico-fisici e biologici per l'industria tessile
I principali impianti attualmente utilizzati per la depurazione delle acque reflue derivanti da lavorazioni tessili ad umido sono di tipo biologico a fango attivo. L'acqua privata del materiale grossolano (peluria) per grigliatura, preventivamente omogeneizzata passa in un sistema costituito da: una vasca di ossidazione dotata di opportuni dispositivi di aereazione e miscelazione, una vasca di sedimentazione, un circuito di ricircolo e di allontanamento dei fanghi di supero.
In presenza di un carico organico sottoposto ad aereazione e miscelazione si forma in continuo una biomassa attiva all'interno della vasca di ossidazione assimilando parte della sostanza organica e dei nutrienti (azoto e fosforo) e parte della stessa biomassa (catabolismo), utilizzando l'energia derivante dalla degradazione aerobica del materiale organico.
La biomassa è mantenuta in sospensione nella vasca di ossidazione da sistemi meccanici e di aereazione e viene mantenuta quantitativamente costante mediante un apposito ricircolo dei fanghi che vengono estratti dalla tramoggia di raccolta del sedimentatore e solo periodicamente allontanate dal sistema come fango di supero.
In alcuni casi la biomassa, invece di essere dispersa, è adesa ad una serie di supporti orizzontali o verticali, paralleli fra loro, sui quali scorre il refluo da depurare; in questo caso si ha solo il circuito che prevede l'allontanamento dei fanghi di supero (Figura 1 e 2).

Figura 1 - Fase depurativa

Figura 2 - Tipo d'impianto ad aerazione prolungata (doc. Yeomans)

Foto tratta da: Luigi Masotti, Depurazione delle Acque,1991

Protocolli di autocontrollo somministrati
Dall'analisi delle problematiche inerenti la gestione dell'impianto di depurazione, fase riconosciuta quale principale punto di rischio ambientale, si è ritenuto opportuno provvedere a definire dei protocolli di autocontrollo costituiti da schede riportanti i parametri analitici da verificare pressoché quotidianamente per la verifica della corretta gestione della fase depurativa.
Lo studio e la messa a punto delle procedure di autocontrollo gestionale di tali impianti è stato effettuato in collaborazione con la U.O. di Chimica III del S.M.P.A. e dopo incontri con il rappresentante della Unione Industriale di Prato e i consulenti tecnici delegati dalle aziende coinvolte, per la discussione delle procedure. Sono stati così imposti alle aziende una serie di autocontrolli gestionali tramite l'inserimento del relativo protocollo nelle delibere autorizzative allo scarico dei refui.
Questi sono rivolti alla verifica di alcuni parametri analitici dell'acqua reflua in ingresso agli impianti di depurazione, alla verifica, nel caso di impianti biologici, della quantità in peso ed in volume dei fanghi presenti in vasca di ossidazione, alla valutazione di alcuni parametri analitici dei reflui in uscita dalla fase di sedimentazione e di quelli in ingresso alla fognatura pubblica.
Per gli impianti chimico fisici sono stati elaborati protocolli particolari, a seconda dell'impianto, che generalmente prevedevano il controllo puntuale dei prodotti utilizzati per la depurazione e le procedure di manutenzione o rigenerazione delle parti filtranti.
A tutte le aziende è stata richiesta, inoltre, l'installazione di un pozzetto di ispezione delle acque, prima dell'ingresso in fognatura, che potesse essere ispezionabile 24 ore su 24 ed un contatore dell'acqua scaricata.

Protocollo proposto
- Reflui grezzi

Analisi mensile COD, Tesioattivi BIAS e MBAS

- Fase ossidazione biologica

Volume fanghi (giornaliera), MLSS (settimanale), Ossigeno disciolto (settimanale)

- Reflui in uscita (dopo sedimentazione)

Analisi mensile COD, Tesioattivi BIAS e MBAS, volume solidi (giornaliera), Ossigeno disciolto (settimanale)

Protocollo recepito ed applicato


- Reflui grezzi


Analisi trimestrale COD, Tesioattivi BIAS e MBAS

- Fase ossidazione biologica

Volume fagnhi (giornaliera), MLSS (bisettimanale)

- Reflui in uscita (dopo sedimentazione)

Analisi trimestrale COD, Tesioattivi BIAS e MBAS, volume solidi (giornaliera)

Riportiamo di seguito la scheda (scheda 1) tipo da noi fornita per la registrazione della documentazione di cui sopra. Da evidenziare che in alcuni casi le ditte hanno preferito utilizzare una scheda personalizzata che riportava, oltre i dati richiesti, anche altri parametri quali fango estratto, ossigeno disciolto in vasca di ossidazione ed in uscita, volume fango di riciclo, questi con cadenza giornaliera, C.O.D. in ingresso e in uscita ed M.L.S.S. con cadenza settimanale.

Scheda 1

RAGIONE SOCIALE ED UBICAZIONE DELLA DITTA. MESE DI..................

.....................................................................................

.....................................................................................

ACQUA IN INGRESSO ALL'IMPIANTO DI DEPURAZIONE

C.O.D ......................................................... N. PERIZIA ..................................

M.B.A.S ...................................................... EFFETTUATA DA .......................

Bi.A.S.......................................................... DATA ..........................................

ACQUA AL POZZETT DI ISPEZIONE

C.O.D ....................................................

M.B.A.S .................................................................. Contatore allo scarico MC.....................................

Bi.A.S ..................................................................... pozzo 1...................................

pozzo 2 ..................................

pozzo 3 ..................................

note:

................................................................................................................................................................

DETERMINAZIONI DA EFFETTUARSI GIORNALMENTE (VOLUME FANGHI IN VASCA DI OSSIDAZIONE ED IN USCITA)

1 23 45 67 89 1011 1213 1415 1617 1819 2021 2223 2425 2627 2819
V. fanghi vasca ossidazione
Sol. Sed. Uscita

Note:

Modalità di verifica del rispetto dei protocolli
Somministrati i protocolli è stato necessario definire un programma, articolato inizialmente in un anno e totalmente rispettato, di verifica degli autocontrolli medesimi.
Questo si è articolato in più fasi:

1) Lettura delle schede di autocontrollo con acquisizione dei dati per una successiva valutazione (1 controllo ogni due mesi per ogni azienda) ed esecuzione da parte degli operatori di vigilanza dei controlli stessi per la verifica della corrispondenza alla realtà dei dati raccolti dall'azienda (controllo a campione periodico sulle aziende in esame). In particolare abbiamo posto attenzione su tre parametri facilmente controllabili:

a) volume fanghi in vasca di ossidazione e solidi sedimentabili in uscita dal sedimentatore: volume occupato dal fango contenuto in 1 litro di liquido dopo sedimentazione per 30 minuti in cono Imhoff.

b) SSMA, solidi sospesi totali nella miscela areata in vasca di ossidazione: peso del fango contenuto in 100 ml di liquido. Si procede filtrando il liquido su filtro 0,45 micron, preventivamente pesato a costanza di peso e, quindi, essiccando il filtro col materiale filtrato in stufa a 105° C sempre fino a costanza di peso. La pesatura finale ci permette di ottenere per differenza la quantità di fango separato da 100 ml di liquido.

c) Attraverso i due valori sopra determinati in vasca di ossidazione si ottiene l'indice di sedimentabilità dei fanghi.

I risultati ottenuti su 6 aziende possono essere riassunti nella tabella 5.

Si ricorda che in letteratura, per quanto concerne la progettazione di impianti biologici, si considera ottimale una concetrazione di fanghi in vasca di ossidazione da 3 a 6 g/l. Si definisce inoltre un fenomeno di bulking quando si hanno S.V.I. maggiori o uguali a 200 ml/g.

Tabella 5 - Risultati ottenuti in sei aziende

Identificazione ditta
Volume del fango V.F. ml/l
Solidi sedimentabili S.S. gl/l
Indice Sed. Fango S.V.I. ml/g
A
825
6.6
125
B
740
6.7
110
C
910
4.5
202
D
120
1.4
85
E
750
3.1
241
F
850
5.3
160

2) Controlli routinari programmati alle acque reflue ai sensi della L.319/76 pari ad un campione al mese su una delle aziende del comparto.

3) Date poi le anomalie riscontrate durante precedenti prelievi e sopraluoghi effettuati in ore notturne su alcune fognature e aziende, abbiamo predisposto, per una verifica ulteriore della validità degli autocontrolli gestionali imposti, interventi notturni pari ad un controllo ogni due mesi sulle fognature e sulle aziende.

I risultati di tale programma hanno mostrato in generale una corretta procedura di rilevazione e registrazione dei dati richiesti che, di per sé, e completati da quelli rilevati personalmente dagli operatori di vigilanza hanno permesso di definire i protocolli quale valido sistema di valutazione della gestione dell'impianto. Inoltre, fra i dati a nostra disposizione è stato individuata come indicatore dell'efficienza di depurazione la quantità di fango di supero prodotto.

Valutazioni dei dati e identificazione di un indice di qualità della depurazione: il fango prodotto
Attraverso il controllo effettuato presso gli impianti di depurazione delle aziende sono stati raccolti, come sopra accennato, numerosi dati circa il funzionamento della depurazione dei reflui. Utilizzando questi dati a confronto con i teorici definiti in letteratura sono stati fatti ulteriori approfondimenti là dove si avevano risultati molto diversi da quelli teoricamente previsti.
Ad esempio fenomeni di fango leggero (S.V.I. alto), sono stati spiegati o con la particolare conformazione dell'impianto o con particolari sostanze disperdenti utilizzate nei cicli di lavorazione che giungevano alla fase depurativa. In effetti è stato verificato che l'azienda E (vedi tab. 5), che effettua tintura di fibra poliestere, utilizza prodotti ausiliari che talvolta risultano particolarmente tossici, e sostanze disperdenti che, complessivamente, dovrebbero costituire la categoria dei prodotti che danno questo particolare problema. L'azienda C, invece, a causa del sovradimensionamento dell'impianto rispetto al carico organico presenta un'età del fango sicuramente superiore agli otto giorni e quindi S.V.I. elevati.
Globalmente, fra quelli rilevati, il parametro che abbiamo analizzato maggiormente e che sperimentalmente è risultato di particolare interesse per una indagine sulla qualità della depurazione è costituito dalla quantità di fango prodotto; su questo dato si è basata gran parte della successiva verifica.

Fango di supero
Negli ultimi anni sono stati sviluppati modelli matematici per interpretare il processo a fanghi attivi che proponevano un criterio di dimensionamento utilizzando parametri globali di semplice determinazione.
Il parametro che viene spesso utilizzato per caratterizzare il livello di trattamento ossidativo ottenibile negli impianti a fanghi attivi è il fattore di carico organico inteso come rapporto fra la quantità di cibo fornita in un certo tempo alla massa dei microrganismi e la massa stessa.
Con le dovute semplificazioni il fattore di carico organico (Fc) può essere espresso come:

Kg BOD5

Fc = -----------------

Kg SSMA x g

(SSMA = solidi sospesi totali nella miscela areata)

Confrontando i dati di letteratura con i fattori carico organico calcolati per tutti gli impianti in esame risulta che tutti funzionano a basso carico (Fc<0,1).
Con Fc di questo tipo vengono riportate in letteratura (fig. 10.26 pag.365 "Depurazione delle acque" L. Masotti ed. Calderini anno 1991) indici di produzione di fango di supero pari a circa 0,5 Kg per ogni Kg di BOD5 abbattuto.

Per il nostro calcolo teorico dei fanghi prodotti abbiamo assunto un abbattimento teorico medio di BOD5 pari a 200 mg/l. Quest'ultimo dato si assume tenendo presente che il BOD5 del liquame grezzo da industria tessile ad umido è mediamente la metà del COD (COD medio 900 mg/l O2; BOD5 450 mg/l O2). Considerando che il recapito dei reflui depurati erano le fognature comunali con riferimento tabellare la Tab. C L. 319/76 (BOD5 = 250mg/l O2), l'abbattimento teorico del BOD5 preso da noi come riferimento dovrebbe essere tale da consentire il rispetto normativo. Tale valore è stato diminuito di un 10% considerando un rendimento minimo reale dell'impianto del 90%.
La quantità di fango secco si calcola pertanto come segue:

200 mgBOD5(abbattuto)/litro x Mc/giorno x 365 giorni x0,5kg fango/kgBOD5

Fango secco Kg = --------------------------------------------------------------------------------------

1000

Per il calcolo nel caso di impianti dotati di filtro pressa si è assunto un fango all'80% di secco.
Discostamenti alti dei fanghi prodotti rispetto al teorico possono aversi nel caso in cui i reflui da depurare abbiano caratteristiche molto migliori di quelle ipotizzate come liquame medio. In questi casi è stato ricalcolato il teorico di fango prodotto considerando abbattimenti di BOD5 comunque mai inferiori a 100 mg/l.
Nel caso di impianti chimico-fisici è da tener presente che generalmente la quantità di fanghi prodotti risulta leggermente superiore a quanto prodotto nel biologico. Pertanto è possibile una stima teorica anche per questi ultimi, nota la quantità di reflui scaricati.
Confrontando le quantità di fanghi smaltiti da ciascuna azienda rispetto ai teorici calcolati con l'indice sopra determinato abbiamo verificato quanto riportato in figura 3.

Figura 3 - Percentuale di produzione fanghi rispetto al teorico


Scostamenti superiori al 50% rispetto al teorico hanno poi dato luogo ad ulteriori verifiche nelle relative aziende ed in due casi questo ha permesso di evidenziare addirittura comportamenti antigiuridici.
Molte delle ditte controllate nel corso dell'intervento di comparto articolato dal 1992 al 1995 hanno provveduto a revisionare in maniera consistente o addirittura modificare l'impianto fino ad allora in uso.
Dopo gli interventi di ottimizzazione le quantità di fango prodotto si sono avvicinate a quanto previsto teoricamente.
Un altro possibile protocollo per verificare il corretto funzionamento dell'impianto di depurazione potrebbe prevedere la determinazione della microfauna dei fanghi attivi e la determinazione dell'indice biotico del fango.
In sintesi analizzando le specie biologiche associate al fango attivo si riesce a definire la performance biologica degli impianti di depurazione assegnando dei valori numerici a seconda dei protozoi presenti, ciliati flagellati ecc. Il tutto con una attrezzatura relativamente semplice in quanto l'analisi si effettua attraverso una conta numerica delle specie al microscopio ottico.

Valutazioni finali
Visto che il nostro intervento aveva avuto origine da una criticità igienico ambientale sul territorio sono state verificate le nuove condizioni dei corsi d'acqua recettori dei reflui delle attività tessili e le relative fognature pubbliche.
E' stato così messo in evidenza un netto miglioramento della qualità di tali acque riassunto nelle figure 4 e 5.

Figura 4 - Qualità dei recettori prima dell'intervento

Figura 5 - Qualità dei recettori dopo l'intervento


Interventi sul processo di lavorazione per la minimizzazione del rischio ambientale
A seguito dei buoni risultati raggiunti nel piano mirato articolato nelle due fasi di verifica del ciclo produttivo con individuazione dei punti di rischio ambientali in relazione al ciclo di depurazione dei reflui idrici e di predisposizione di protocolli minimi gestionali per garantire la verifica del corretto funzionamento di tale processo, è emersa l'esigenza di approfondire le conoscenze direttamente sul processo e sulle materie prime utilizzate.
Sono stati pertanto predisposti approfondimenti bibliografici sui prodotti chimici impiegati nei vari trattamenti di nobilitazione tessile utilizzando il materiale di letteratura presente oltre che presso le UU.OO, presso la biblioteca dell'Istituto T. Buzzi di Prato e presso le aziende che svolgono attività ad umido.
Le informazioni riportate, disponibili sugli effetti di tali prodotti chimici sulla biomassa, risultano purtroppo scarse e non approfondite quanto invece dovrebbero.
Le informazioni reperite hanno fornito indicazioni che già potevano essere preventivamente ipotizzabili su alcuni prodotti chimici ed hanno inoltre sollevato dubbi su altri che in prima istanza non erano stati considerati fonte di interazione negativa in fase depurativa.

Pertanto l'ultima fase del piano dovrebbe prevedere la minimizzazione dei rischi operando sul processo produttivo attraverso la sostituzione o l'uso razionalizzato delle materie prime.

Redazione curata da:
A.R.P.A.T. Dipartimento provinciale di Firenze c/o Azienda U.S.L. 10 Firenze Nord-Ovest presidio Via Corsi Salviati 13 Sesto F.no
Gramigni Daniele, Perito Chimico Op. prof. Vigilanza Sanitaria
Botticelli Sandra, Chimico Op. prof. Vigilanza Sanitaria

Autori dell'intervento:

A.R.P.A.T. Dipartimento provinciale di Firenze c/o Azienda U.S.L. 10 Firenze Nord-Ovest presidio Via Corsi Salviati 13 Sesto F.no

Piero Biancalani, Chimico Dirigente I liv.
Silvia Becagli, Perito Chimico Op. prof. Vigilanza Sanitaria
Carlo Bucelli, Op. prof. Vigilanza Sanitaria
Renzo Carlesi, Perito Chimico Op. prof. Vigilanza Sanitaria
Elisabetta Ciullini, Perito Chimico Op. prof. Vigilanza Sanitaria
Daniele Gramigni, Perito Chimico Op. prof. Vigilanza Sanitaria
Danella Piccini, Perito Chimico Op. prof. Vigilanza Sanitaria

A.R.P.A.T. Dipartimento provinciale di Firenze c/o S.M.P.A. Via Ponte alle Mosse 211, Firenze - U.O. Chimica Ambientale III

Elisabetta Pezzatini, Chimico Dirigente I liv.
Fabio Petrini, Chimico Dirigente I liv.
Stefania Tozzetti, Chimico Dirigente I liv.

Si ringrazia il Prof. P. Miraglino, Preside dell'I.T.I.S. T. Buzzi di Prato per aver messo a disposizione il materiale bibliografico della biblioteca dell'Istituto.
Si ringrazia inoltre il Prof. Elio Cocchi per i suggerimenti sulla realizzazione dell'intervento.

Sesto Fiorentino, Marzo 1996

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Aspetti teorici, pratici ed ecologici del post trattamento cationico
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Stampa dei coloranti reattivi senza urea
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Processi puliti nella nobilitazione tessile - Risposte alle domande critiche dell'opinione pubblica
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