Una recente indagine assegna alla Ruhr il più
alto punteggio - tra le aree ad alta concentrazione industriale
- per la qualità della vita: aria, acqua, rumore, scarichi
sono sotto controllo e l'offerta di verde e di cultura abbondante.
Eppure sono trascorsi pochi anni da quando il visitatore occasionale
(non esisteva ombra di turista) tagliava il territorio sulle veloci
superstrade o si aggirava frettoloso tra fabbriche obsolete e
carcasse arrugginite, tra ghetti pieni di disoccupati dai volti
scuri e donne in tchador. I fasti, che furono d'una terra un tempo
al centro del mondo, restituivano la nitida sensazione di luoghi
ormai privi di gerarchia e di valore sui quali i riflettori s'erano
spenti e difficilmente avrebbero preso fiato.
Il miracolo si chiama IBA, Internationale Bau Ausstellung, la
mostra internazionale di architettura che, esaurito il proprio
compito nella Berlino degli anni '80, è stata riaperta,
con mutate strategie in funzione di nuovi obiettivi, nel bacino
del fiume Emscher.
C'era la questione del paesaggio devastato dalla frenetica attività
dell'industria pesante, l'alienante uniformità ed il disordine
spaziale dei villaggi sorti a caso intorno alla bocca della miniera
o programmati per contenere le migliaia di braccia lavoro chiamate
nelle ore di punta da lontani Paesi; c'era l'identico decadimento
socioeconomico che dappertutto ha accompagnato un periodo industriale
affannoso ed esplosivo, incapace di conciliare la complessità
dei problemi economici con i risvolti umani; c'era infine imperante,
ubiquitario e disarmante il degrado strutturale della città/periferia
diffusa ed ostile. Problemi in qualche misura gli stessi - pur
con ovvie diverse sfumature e caratteristiche inflessioni - di
quelli sui quali abbiamo oggi anche noi iniziato a confrontarci
e che senz'altro ci attendono con insistenza dietro l'angolo.
Solo che, mentre in Inghilterra, Germania, Paesi Scandinavi prima
hanno capito che la ridefinizione della città deve comprendere
anche momenti di evoluzione sociale, che la trasformazione ed
il recupero del tessuto urbano per avere successo non può
trascurare il reale consenso di coloro che là vivono, che
le attività produttive del terzo millennio contengono in
sé la possibilità di evolversi in favore dell'ambiente
e non più in opposizione, alle nostre latitudini la complessità
e la dimensione delle questioni sul tavolo, da qualunque parte
si guardino, paiono paralizzanti.
Ecco allora che l'esempio dell'Emscher Park, pur con le inevitabili
approssimazioni, inadeguatezze, superficialità e non sempre
credibili bollettini di vittoria, se confrontato con le nostre
prospettive assume dimensioni sbalorditive e per certi versi mitiche:
migliaia di chilometri quadrati coinvolti, centinaia di cantieri
aperti, positive dinamiche economiche attivate con successo nonostante
la recessione internazionale e quella voragine apertasi, per la
Germania, ad est.
Eppure la ricetta, per una qualunque comunità capace di
autodirigersi, è talmente semplice da rasentare nella sonorità
dei termini l'inconsistenza delle formule retoriche: dare la priorità
al buon senso, restituire dignità alle finalità
collettive, sovvenzionare e sostenere quegli interventi che si
muovono in un'ottica di più largo respiro sociale. Forse
in più, con l'invenzione dell'IBA e gli occhi del mondo
puntati, anche il (positivo) risveglio d'un sopito orgoglio, l'abilità
di sapersi muovere con la dovuta determinazione, dimostrare di
saper affrontare le situazioni dopo averle analizzate, lette,
capite con codici non scevri da idealismo pragmatico.
I punti operativi dell'IBA dell'Emscher Park sono la rivitalizzazione
culturale del paesaggio ed il risanamento ecologico; agevolazioni
per investimenti che rispondano ad esigenze strutturali; intersecazione
di abitazione, produzione agricola, artigianato e piccola industria
come strumento di rivitalizzazione della periferia, stimolazione
di nuova occupazione nei settori sociali, culturali, delle energie
alternative, del turismo, della ristrutturazione edilizia e del
rinnovo urbano.
Obiettivi chiari e praticabili per una scommessa la cui posta
è ad un tempo la qualità della vita, l'efficienza
organizzativa, il prestigio internazionale.
(Fonte: Bioarchitettura)