RECUPERO URBANISTICO E SOCIALE
L'esempio tedesco dell'IBA dell'Emscher Park
di Ugo Sasso

Una recente indagine assegna alla Ruhr il più alto punteggio - tra le aree ad alta concentrazione industriale - per la qualità della vita: aria, acqua, rumore, scarichi sono sotto controllo e l'offerta di verde e di cultura abbondante.
Eppure sono trascorsi pochi anni da quando il visitatore occasionale (non esisteva ombra di turista) tagliava il territorio sulle veloci superstrade o si aggirava frettoloso tra fabbriche obsolete e carcasse arrugginite, tra ghetti pieni di disoccupati dai volti scuri e donne in tchador. I fasti, che furono d'una terra un tempo al centro del mondo, restituivano la nitida sensazione di luoghi ormai privi di gerarchia e di valore sui quali i riflettori s'erano spenti e difficilmente avrebbero preso fiato.
Il miracolo si chiama IBA, Internationale Bau Ausstellung, la mostra internazionale di architettura che, esaurito il proprio compito nella Berlino degli anni '80, è stata riaperta, con mutate strategie in funzione di nuovi obiettivi, nel bacino del fiume Emscher.
C'era la questione del paesaggio devastato dalla frenetica attività dell'industria pesante, l'alienante uniformità ed il disordine spaziale dei villaggi sorti a caso intorno alla bocca della miniera o programmati per contenere le migliaia di braccia lavoro chiamate nelle ore di punta da lontani Paesi; c'era l'identico decadimento socioeconomico che dappertutto ha accompagnato un periodo industriale affannoso ed esplosivo, incapace di conciliare la complessità dei problemi economici con i risvolti umani; c'era infine imperante, ubiquitario e disarmante il degrado strutturale della città/periferia diffusa ed ostile. Problemi in qualche misura gli stessi - pur con ovvie diverse sfumature e caratteristiche inflessioni - di quelli sui quali abbiamo oggi anche noi iniziato a confrontarci e che senz'altro ci attendono con insistenza dietro l'angolo. Solo che, mentre in Inghilterra, Germania, Paesi Scandinavi prima hanno capito che la ridefinizione della città deve comprendere anche momenti di evoluzione sociale, che la trasformazione ed il recupero del tessuto urbano per avere successo non può trascurare il reale consenso di coloro che là vivono, che le attività produttive del terzo millennio contengono in sé la possibilità di evolversi in favore dell'ambiente e non più in opposizione, alle nostre latitudini la complessità e la dimensione delle questioni sul tavolo, da qualunque parte si guardino, paiono paralizzanti.
Ecco allora che l'esempio dell'Emscher Park, pur con le inevitabili approssimazioni, inadeguatezze, superficialità e non sempre credibili bollettini di vittoria, se confrontato con le nostre prospettive assume dimensioni sbalorditive e per certi versi mitiche: migliaia di chilometri quadrati coinvolti, centinaia di cantieri aperti, positive dinamiche economiche attivate con successo nonostante la recessione internazionale e quella voragine apertasi, per la Germania, ad est.
Eppure la ricetta, per una qualunque comunità capace di autodirigersi, è talmente semplice da rasentare nella sonorità dei termini l'inconsistenza delle formule retoriche: dare la priorità al buon senso, restituire dignità alle finalità collettive, sovvenzionare e sostenere quegli interventi che si muovono in un'ottica di più largo respiro sociale. Forse in più, con l'invenzione dell'IBA e gli occhi del mondo puntati, anche il (positivo) risveglio d'un sopito orgoglio, l'abilità di sapersi muovere con la dovuta determinazione, dimostrare di saper affrontare le situazioni dopo averle analizzate, lette, capite con codici non scevri da idealismo pragmatico.
I punti operativi dell'IBA dell'Emscher Park sono la rivitalizzazione culturale del paesaggio ed il risanamento ecologico; agevolazioni per investimenti che rispondano ad esigenze strutturali; intersecazione di abitazione, produzione agricola, artigianato e piccola industria come strumento di rivitalizzazione della periferia, stimolazione di nuova occupazione nei settori sociali, culturali, delle energie alternative, del turismo, della ristrutturazione edilizia e del rinnovo urbano.
Obiettivi chiari e praticabili per una scommessa la cui posta è ad un tempo la qualità della vita, l'efficienza organizzativa, il prestigio internazionale.

(Fonte: Bioarchitettura)