GESTIONE DEL LITORALE E COMPATIBILITA' DELLE ATTIVITA' CONNESSE
Jean-Louis Mauvais

Il litorale, interfaccia tra l'ambiente marino e terrestre, riunisce attività connesse ad entrambi. E' dunque uno spazio essenziale, sovraoccupato, fragile e sensibile, in costante evoluzione, caratterizzato da una rilevante variabilità dei fenomeni fisico-chimici che vi si sviluppano.
Lo spazio costiero è molto ambito da numerosi consumatori, e la domanda non cessa di aumentare. Si tratta innanzitutto di una corsa al posto, in quanto ciascuno cerca la posizione più favorevole, la più vicina al mare, per nuove attività che devono confrontarsi con altre già insediate da lungo tempo.
Questa sovraoccupazione dello spazio evidenzia incompatibilità tra attività vicine troppo antinomiche, come turismo e industria, pesca ricreativa e pesca professionale.
Più subdole e pericolose sono le controindicazioni ecologiche per attività inquinanti e attività legate allo sfruttamento di un ambiente fragile, come la pesca e l'acquacoltura che devono difendersi dagli scarichi dell'industra o del turismo e anche da certe forme di agricoltura intensiva, come in Charente e in Bretagna. L'ostricoltura del bacino di Arcachon è stata, un tempo, ridotta dagli effluenti delle industrie cartarie vicine e dalle vernici tossiche dei battelli da diporto; quella degli stagni di Linguadoc, ha dovuto soffrire per l'industrializzazione costiera e la nascita di grandi unità turistiche.
Dietro l'accaparramento dei terreni, l'arretramento degli spazi naturali, il degrado dei siti, gli inquinamenti dannosi, si è stabilita sul litorale una complessa rete di conflitti tra le professioni, talvolta anche nell'ambito di una stessa attività. E' il caso delle tensioni tra pescatori da una parte, diportisti, ostricoltori, gestori delle sabbie e delle ghiaie in mare dall'altra; e anche tra ostricoltori e nuovi acquacoltori, delle controversie, sulle spiagge, tra bagnanti, diportisti o addetti ai giochi ed agli sport nautici o, sulla costa, tra albergatori e gestori di camping, senza parlare delle relazioni ambivalenti tra agricoltori e imprenditori immobiliari, residenti e stagionali, isolani e campagnoli. E' d'obbligo riconoscere che alcune di queste attività hanno per lungo tempo coabitato in buona intesa e sono anche apparse complementari, come il turismo e l'ostricoltura in Bretagna e in Charente. Ma la rilevanza delle attuali pressioni e le nuove condizioni apparse sul litorale hanno modificato i rapporti di coesistenza.
Gli antagonismi prendono talvolta una forma più generale come nel caso del rifiuto di un'intera regione della centrale nucleare di Plogoff, allorché gli oppositori del nucleare hanno trovato in terra bretone alleati per difendere il sito. Si potrebbe ricordare l'interesse di tutti i rivieraschi contro armatori poco scrupolosi che noleggiano navi a rischio per il trasporto di carichi pericolosi lungo le coste.
Ancora, le reazioni del pubblico si sono moltiplicate e la manifesta preoccupazione di proteggere la natura, di preservare le zone sensibili, di "difendere il mare e il litorale" aumenta le occasioni di conflitto. Il contesto problematico che caratterizza il litorale tende ad esacerbare le tensioni.
La situazione è molto ambigua. Agricoltura o acquacoltura sono, secondo il caso e l'interlocutore, considerati adatti a proteggere gli spazi naturali, ma anche fonti di inquinamento pericolose per la costa. Il turismo, che molti vedono come un rimedio al declino dei comuni costieri, è considerato anche invadente e destabilizzatore. Le considerevoli imprese che certe amministrazioni possiedono sulle coste sono interpretate come mezzi di preservazione della natura o, al contrario, come segnali di accaparramento.
Gestire il litorale significa anche cercare di attenuare, se non risolvere, numerosi conflitti che rappresentano un aspetto della complessità di questo spazio.

STORIA
Il commercio è stato, in ogni tempo, il motore del rapporto tra i popoli e l'uomo ha compreso rapidamente l'interesse rappresentato dal mare per facilitare gli scambi commerciali. Marsiglia, porto francese, è stata fondata nel VII° secolo avanti Cristo. Si tratta della prima ristrutturazione significativa conosciuta del litorale francese.
I Romani svilupparono in seguito la coltura della vite sul litorale mediterraneo e sfruttarono le prime paludi saline. Il sale fu, per numerosi secoli, una derrata strategica per il trasporto e la conservazione degli alimenti. Il suo sfruttamento trasforma i paesaggi litoranei in Mediterraneo e, soprattutto, in Atlantico. In questa regione, l'agricoltura coabita rapidamente con la salicoltura e con la pesca. Fin dai primi secoli della nostra era, gli abitanti delle paludi atlantiche, insediati su isolotti e terre emerse, cominciarono a sfruttare le paludi per il pascolo estivo.
Queste paludi furono in seguito risistemate nel Medio Evo ad opera dei monasteri. Nel XVIII° secolo ci furono i grandi prosciugamenti. Questa politica proseguì fino all'inizio del XX° secolo determinando il paesaggio di buona parte del litorale atlantico.
Peraltro, l'aspetto strategico del litorale si configurava via via che si rafforzava il potere regio. Il litorale fu "sistemato" in numerose località: Rochefort, Brest, Cherbourg devono il loro sviluppo alla creazione di una marina regia. Il XIX° secolo ha visto svilupparsi i porti commerciali, moltiplicarsi i semafori, accendersi i grandi fari della costa.
La ristrutturazione del litorale assunse un'importanza particolare negli estuari, che divennero a poco a poco zone di grande attività marittima. Si svilupparono porti importanti (Bordeaux, Nantes, Rouen...), sfruttando ripari naturali e la marea che permetteva una profonda penetrazione nelle zone interne. Con l'espandersi del commercio marittimo, la dimensione del naviglio aumentò e, con essa, il suo pescaggio. Divenne quindi necessario "riorganizzare gli estuari" per contrastare l'interramento naturale e per permettere la risalita di navi sempre più grosse.
Nel XV° secolo, le navi che risalivano a Nantes non superavano le 80 tonnellate; alla fine del XVI° secolo raggiungevano 300 tonnellate. Verso gli anni '60, il porto di Donges non poteva accogliere che petroliere di 70.000 t; ora può ricevere petroliere di 250.000 t. Queste ristrutturazioni richiedono dragaggi permanenti, costruzione di argini artificiali e di dighe, colmate delle zone acquitrinose...; azioni che modificano profondamente gli estuari. Tuttavia, queste ristrutturazioni non hanno seguito di pari passo l'evoluzione economica, per cui si è assistito, in numerosi estuari, ad uno spostamento a valle delle attività portuali: Le Havre fa concorrenza a Rouen, Saint-Nazaire-Donge si sviluppa a spese di Nantes. Fino al XIX° secolo, il litorale non ha esercitato nessuno stimolo per le popolazioni. In numerose località, si edificavano città e villaggi volgendo le spalle al mare: il clima del litorale marino era rude e le tempeste erano pericolose. L'attenzione è rapidamente aumentata nel corso del XIX° secolo con l'attrattiva dei bagni di mare e la creazione di parecchie stazioni balneari: Royan, Arcachon, lungo la Costa Azzurra, Dinard...
Nel XX° secolo, con la comparsa delle ferie pagate, l'attrazione del litorale assume tutta la sua ampiezza. La seconda guerra mondiale interrompe questo processo. Il litorale viene allora "riorganizzato" con una visione strettamente militare: basi sottomarine, fortini che rovinano il paesaggio. In certe località l'erosione costiera tende a ristabilire una situazione più "naturale".

I vari periodi della ristrutturazione del litorale a partire dal 1950
1945-1960: la ricostruzione
Si ricostruiscono le città del litorale, distrutte dai bombardamenti alleati: Le Havre, Saint-Malo, Brest, Saint-Nazaire... Il traffico marittimo si sviluppa, l'attività portuale è fiorente.
Le strutture esistenti si rivelano insufficienti a soddisfare i bisogni: si costruisce, si cementa, si ristruttura. Questo sviluppo è un po' anarchico, tenuto conto dell'ampiezza dei problemi da risolvere. Si sente vivamente allora la necessità dello sviluppo pianificato.

1960-1973: lo sviluppo pianificato
La ristrutturazione del litorale è integrata nella politica di sviluppo regionale, inclusa, a sua volta, nella politica di gestione del territorio. Questa ha "l'ambizione di assicurare una migliore ripartizione e una migliore distribuzione del progresso economico e,sociale" (O. Guichard).
Questo periodo è quello della creazione di DATAR (Delegazione alla gestione del Territorio e all'Azione Regionale), della progettazione razionale di metropoli, della delimitazione di aree metropolitane organizzate sul piano dello spazio in funzione della crescita prevista dell'urbanizzazione e dell'industrializzazione, della sistemazione delle grandi aree turistiche (Languedoc-Roussillon, Aquitaine, Corse) che si estendono su vaste aree. Gli interventi non coincidono geograficamente, ma conducono, attraverso vari obiettivi, ad un'organizzazione coerente del territorio. Lo sviluppo delle attività turistiche è perfettamente integrato alla strategia di sviluppo regionale.
Con i bisogni crescenti di idrocarburi e di minerali, aumenta il tonnellaggio delle navi. Occorrono aree specificamente attrezzate per riceverle. Vengono elaborati progetti: Antifer, la rada di Brest per accogliere le grandi petroliere e per il ricarico su navi più piccole. L'attività portuale si concentra su alcuni punti del territorio, dando origine a grandi complessi industriali portuali dove si insediano industrie pesanti, metallurgiche e chimiche.
Cominciano a presentarsi i vincoli ambientali e, nel 1963, è decisa la creazione del Parco marino nazionale di Port Cros. Nel 1970 alcuni pianificatori constatano che, nei dieci anni precedenti, le decisioni di riorganizzazione delle attrezzature sono state più numerose e consistenti che nel corso di ogni altro decennio e che, dopo questo periodo di "grandi lavori", era necessario consacrare del tempo alla riflessione e alla protezione.

1973-1986: i tempi delle direttive
Il primo choc petrolifero mostra la fragilità dell'approvvigionamento energetico della Francia. Il governo decide di diversificare le fonti di energia e si lancia in un programma ambizioso di costruzione di centrali nucleari. Il litorale apporta il suo contributo a questo programma accogliendo cinque centrali, di cui alcune (Gravelines, Paluel) sono fra le più grandi centrali mondiali con una produzione di più di 5000 MW. Il litorale della Manica è particolarmente interessato: gli ingegneri di EDF hanno infatti compreso tutto il vantaggio che potevano trarre dalle capacità dispersive dei siti presi in considerazione per scaricare le acque di raffreddamento dei reattori (fino a 300m3/sec riscaldati a 12°).
All'avvio del programma nucleare, EDF aveva previsto di occupare i siti per una durata di vent'anni. Ma gli studi ambientali che sono stati condotti hanno mostrato lo scarso impatto che avevano gli scarichi in ambiente marino, tenuto conto dei potenziali dispersivi dei siti. EDF ha potuto acquisire, grazie alla crisi petrolifera, siti rimarchevoli.
Nella competizione sempre più viva per l'occupazione del litorale, EDF ha tutto l'interesse a conservare i suoi siti in fase di sfruttamento il più a lungo possibile.

A Gravelines, le acque riscaldate sono utilizzate da un'azienda di acquacoltura per la produzione di spigole. Dopo parecchi anni di prove, durante i quali la produzione era limitata a 100 tonnellate/anno, lo sviluppo quantitativo si sta effettuando rapidamente con la speranza di raggiungere le 1000 tonnellate annue. Il riscaldamento delle acque permette dunque l'allevamento, nel Nord della Francia, di una specie che, in condizioni naturali, non può essere allevata con profitto che nel Mediterraneo.
Negli anni '90, Pechiney installa a Dunkerque uno stabilimento di fabbricazione di alluminio. Quest'impianto, in un porto vicino ad una centrale nucleare, permette di ricevere facilmente le materie prime e permette di produrre, ad un costo accettabile, un metallo la cui fabbricazione richiede un grande consumo di elettricità.
L'imponenza del programma nucleare intrapreso impone di poter stoccare e trattare i rifiuti radioattivi delle centrali. Uno stabilimento di trattamento è costruito sul litorale alla punta di La Hague. Ivi si trae vantaggio dalle immense possibilità di dispersione offerte da un mare che presenta notevoli dislivelli tra alta e bassa marea.

L'attrezzatura della Francia in energia nucleare, l'aumento del prezzo del petrolio, i progressi nell'isolamento termico delle abitazioni, il rallentamento dell'attività economica provocano una diminuzione considerevole dei bisogni di idrocarburi. L'era delle superpetroliere è passata. Appena completato, il porto di Antifer è già largamente sottoutilizzato. Brest, terminale petrolifero, non ha avuto il tempo di vedere il giorno. Resterà solo una forma di carenaggio poco utilizzato...
I porti autonomi, situati negli estuari, fanno fatica a giustificare, davanti ad un'opinione pubblica sempre più sensibilizzata ecologicamente, le riorganizzazioni a soli fini di navigazione e il congelamento dei terreni, un tempo disprezzati (paludi), ma di cui si comincia a riconoscere l'interesse faunistico e floristico.
L'urbanizzazione del litorale continua (10% della popolazione sul 4% del territorio). Tra il 1954 e il 1968, il tasso di crescita delle città costiere è stato del 35%. In estate, più del 60% dei turisti vanno sul litorale. Tutta la zona costiera è minacciata dalla lottizzazione selvaggia per le residenze secondarie e i camping. Il turismo genera lavoro che, spesso, non è che temporaneo. Queste variazioni stagionali di popolazione pongono enormi problemi di depurazione. Lo sviluppo della navigazione da diporto impone di costruire nuovi porti che contribuiscono ad aumentare la cementazione del litorale, problema ancora più accresciuto dalla lotta contro l'erosione costiera.
Infine la necessaria protezione di un certo numero di siti naturali impone dei vincoli:

- protezione dei paesaggi,
- protezione delle zone marine sensibili,
- protezione delle specie...

Il rapporto Piquard (1973) è il primo documento che affronti i problemi del litorale in modo coerente e globale. Viene analizzato il problema dell'occupazione dello spazio. Non sembra più opportuno assegnare definitivamente al primo richiedente una fetta del litorale, se in pochi anni si possono separare due attività redditizie (esempio: paludi di acqua salina e acquacoltura). Il rapporto preconizza la sperimentazione di tre schemi che mettono in luce le interazioni tra i vari utenti delle zone marine e terrestri del litorale e che permettono di definire le parti suscettibili di utilizzazione.
Sono stati lanciati quattro SAUM (Schéma d'Aptitude à l'Utilisation de la Mer) sperimentali. Il loro scopo è di:

- ricercare le soluzioni di compatibilità tra le diverse attività,
- definire delle zone di utilizzazione privilegiata che possono avere numerose destinazioni la cui compatibilità sia stata verificata,
- localizzare i grandi impianti e definire gli obiettivi di qualità da raggiungere,
- indicare i principi di gestione dello spazio marittimo che orienteranno l'amministrazione nelle misure regolamentari da prendere.

Altri schemi dovranno seguire i SAUM sperimentali. In realtà, solo due di questi sono stati realizzati e approvati: Pertuis Charentais (1979) e Rade de Brest (1980).
Questo "fallimento" relativo dei SAUM è dovuto principalmente:

- alla complessità delle interazioni in ambiente marino,
- all'opposizione degli interessi presenti,
- alla loro portata giuridica limitata,
- all'assenza di precedenti.

Parallelamente all'andamento dei SAUM sono state realizzate un certo numero di misure per "arginare" la pressione sul litorale:

- 1975: creazione del Conservatorio del Litorale,
- 1976: legge sugli studi d'impatto,
- 1979: Direttiva d'Ornano,
- 1982: inventario delle zone naturali d'interesse ecologico, faunistico e floristico (ZNIEFF)...

Ma è possibile"arginare" la pressione turistica esercitata sul litorale francese?

1986: la protezione
La legge di decentralizzazione del 1982 trasferisce le competenze urbanistiche ai comuni e, nel 1983, gli Schemas de Mise en Valeur de la Mer (SMVM) succedono ai SAUM. La novità è rappresentata dalla dotazione di personalità giuridica che consente di esercitare "opposizione", grazie ad un decreto del Consiglio di Stato. Sono in realtà strumenti di pianificazione e di gestione integrata delle zone costiere sottoposte ad usi multipli e spesso conflittuali. I primi schemi sono stati avviati nel 1989. Numerosi sono attualmente in corso di realizzazione. Si possono citare: lo stagno di Thau, il Finistere Sud, la baia di Bourgneuf, la baia di Lannion, la zona dei Pertuis... Questi schemi tentano, per zone costiere molto diverse e con problemi diversi, di disinnescare i conflitti, di ripartire geograficamente le attività e di permettere la loro compatibilità.
La legge n° 2/86 del 3 gennaio 1986 relativa alla sistemazione, alla protezione e alla valorizzazione del litorale (legge Litorale) dispone nell'articolo 1:

"Il litorale è un'entità geografica che richiede una politica specifica di gestione, di protezione e di valorizzazione".
La realizzazione di questa politica d'interesse generale implica un coordinamento delle azioni dello Stato e delle collettività locali, o delle loro forze sociali, avente per obiettivi:

- la realizzazione di uno sforzo di ricerca e d'innovazione che verta sulle particolarità e risorse del litorale;
- la protezione degli equilibri biologici ed ecologici, la lotta contro l'erosione, la preservazione dei siti, dei paesaggi e del patrimonio;
- la preservazione e lo sviluppo delle attività economiche legate alla prossimità dell'acqua, come la pesca, le colture marine, le attività portuali, le costruzioni e le riparazioni navali, e i trasporti marittimi;
- il mantenimento o lo sviluppo, nella zona del litorale, delle attività agricole o silvicole, dell'industria, dell'artigianato e del turismo".

L'aspetto protezione passa al primo posto mentre lo sviluppo viene previsto solo per le attività direttamente legate al mare (pesca, colture marine, funzioni portuarie, costruzione e riparazione delle navi, trasporti marittimi). Il legislatore esprime molte riserve riguardo l'estensione dell'urbanizzazione e degli impianti associati: strade, porti turistici...
Peraltro, questa legge enuncia disposizioni particolari per il litorale:

- preservazione degli spazi,
- protezione degli spazi necessari al manteniemnto o allo sviluppo delle attività agricole, forestali e marittime,
- sistemazioni verso l'interno e non fronte mare,
- estensione dell'urbanizzazione in continuità con gli agglomerati esistenti,
- protezione totale di una fascia di 100 metri al di fuori degli spazi urbani,
- nuove strade a 2000 m dalla riva,
- libero accesso al mare mediante servitù di passaggio,
- disposizioni necessarie alla qualità delle acque, alle attività esercitate sul litorale,
- vocazione dei vari settori dello spazio marittimo,
- principi di compatibilità...

Questa legge "Litorale", che è stata votata all'unanimità in Parlamento, è interpretata in maniera restrittiva dai tribunali amministrativi. La giurisprudenza amministrativa privilegia il fattore ambientale sul fattore sistemazione.
Tutti i grandi progetti di ristrutturazione sono attualmente bloccati. Tenuto conto che la pressione turistica resta molto intensa, la lottizzazione selvaggia subisce un'accelerazione. Per poter salvare il litorale non resta dunque che canalizzare la pressione ristrutturativa.
In un'Europa in via di formazione, il litorale francese presenta molte attrattive. Malgrado l'enorme sperpero delle sistemazioni "improvvisate" ed economiche, talune parti del litorale restano ancora "naturali", in ogni caso molto più naturali che in un buon numero di paesi a "vocazione turistica". I fattori climatici, che potevano frenare lo sviluppo turistico sulle coste della Manica, non sono più un ostacolo per gli europei del nord, persino per gli europei del sud avidi di "natura" e di "freschezza". Ma questa supremazia del turismo sul litorale francese determina enormi problemi:

- impianti utilizzati due mesi all'anno, superdensità della popolazione in estate e saturazione degli impianti...
- disoccupazione cronica nel resto dell'anno,
- gestione superata e non più corrispondente ai criteri di un'Europa sempre più ricca ed esigente in termini di qualità dell'ambiente.

E' verosimile che lo sviluppo del litorale debba, per avere buon esito, fondarsi sui seguenti criteri:

- conservare allo stato attuale tutto ciò che non è organizzato,
- realizzare le nuove sistemazioni turistiche di qualità sull'area di vecchie strutture non più corrispondenti ai criteri attuali,
- sviluppare un settore terziario (di servizio) suscettibile di stabilire le attività sul litorale.

E' infatti poco probabile che l'attività portuaria e l'industrializzazione dei porti possa ritrovare il fulgore del passato, dato che ormai le trasformazioni si verificano con maggiore tempestività nei paesi produttori di materie prime.

LA PRODUTTIVITÀ, LA VARIABILITÀ E LA FRAGILITÀ DEL LITORALE
La produttività
Mentre il mare copre il 73% della superficie del globo, più del 90% della pesca mondiale si effettua nelle acque costiere la cui profondità è inferiore a duecento metri e la cui superficie non supera il 7% dell'estensione dei mari.
Quest'apparente paradosso è dovuto infatti a quattro fattori:

- nell'ambito del litorale la fotosintesi ha luogo su tutta la colonna d'acqua mentre al largo essa non interessa che la "piccola pellicola" di superficie;
- le concentrazioni di nutrienti minerali sono elevate tenuto conto degli apporti continentali, oppure, come avviene in certi siti (Mauritania, Cile), della risalita delle acque di fondo;
- al largo la materia organica morta che si deposita sul fondo è sottratta alla produzione biologica globale. Nella zona costiera, questa materia organica è riciclata dall'attività batterica;
- un buon numero di specie ha bisogno, per riprodursi, di zone costiere che abbiano caratteristiche ben definite (profondità, salinità, substrato...). Si nota sul litorale la presenza di numerosi siti atti alla deposizione delle uova e all'allevamento.

Gli estuari e le lagune sono zone particolarmente interessanti per certe specie. Le zone umide del litorale (zone di paludi, acquitrini e torbiere...) sono riconosciute come gli ambienti più produttivi del mondo. Il loro livello di produzione vegetale è da quattro a dieci volte quello degli altri sistemi del globo. Questa produzione primaria la cui densità è dovuta all'abbondanza degli elementi nutritivi è integrata nei processi di produzioni secondarie che costituiscono una fonte di materia organica fondamentale per il buon funzionamento degli ecosistemi costieri.

La variabilità
La variabilità dei parametri che sta alla base del funzionamento degli ecosistemi litoranei è molto ampia:

- variazione del livello del mare dovuto alle maree, all'onda lunga, al vento...
- variazione delle correnti (maree, venti, gradienti di densità...)
- variazione dei parametri idrologici legati al clima, agli apporti, alle stagioni...
- diversità morfologica del litorale e dunque dei sedimenti costieri,
- variabilità biologica del litorale.

L'azione dell'uomo (ristrutturazioni, inquinamento...) s'inscrive dunque in questa variabilità ed occorrono parecchi anni di osservazione per determinare se una determinata evoluzione sia naturale o provocata dall'uomo.

La fragilità
Sono dunque necessari lunghi periodi d'osservazione per poter evidenziare delle tendenze. Inoltre, nella complessità del funzionamento degli ecosistemi costieri, è difficile rendersi conto immediatamente delle conseguenze di tale alterazione, di tale inquinamento...
A ciò si aggiunga la densità delle gestioni costiere. In Francia, ad esempio, non v'è estuario o laguna che non sia stato ristrutturato, trasformato...
L'insieme dei seguenti fattori costituisce la fragilità del litorale:

- sovraoccupazione,
- sovraorganizzazione
- inquinamento,
- importanza ecologica di certe zone,
- variabilità...

Quand'anche si possa evidenziare una diminuzione produttiva occorre ricordare che i guasti già avvenuti sono rilevanti!

LA GESTIONE DELL'AMBIENTE MARINO
La conoscenza dell'ambiente marino
"Si gestisce bene ciò che si conosce". E' ovvio. E la conoscenza dell'ambiente marino è difficile da acquisire tenuto conto della complessità degli scambi tra i vari comparti dell'ecosistema, e della variabilità.
Molto spesso, quando una ristrutturazione viene progettata, mancano i dati di riferimento.

Conoscenza temporale
La legislazione rende obbligatori gli studi d'impatto prima di ogni riorganizzazione di grande portata. Ma gli studi di monitoraggio che permetterebbero di conoscere l'evoluzione dell'ambiente e di controllare la validità previsionale dello studio d'impatto non sono obbligatori e dunque non esistono.
Tenuto conto dei costi d'investimento necessari alla creazione di strutture, e del numero di progetti, sarebbe, tuttavia, auspicabile possedere studi validi di monitoraggio, di grande interesse per una gestione economica delle infrastrutture e di ausilio nel decidere la creazione di nuove entità.

Conoscenza spaziale
La comprensione di un fenomeno locale non si acquisisce, molto spesso, che attraverso la conoscenza delle zone vicine. Ciò è valido per ogni disciplina dell'oceanografia e, in particolare, per la dinamica.
Non si può chiedere a un direttore dei lavori di acquisire, al momento di uno studio d'impatto, dati assai lontani dal suo centro d'interesse. Manca, dunque, spesso, una conoscenza a scala regionale che possa fornire l'insieme degli studi realizzati in una zona (troppo puntuali, troppo particolari...).
Sarebbe errato pensare che gli SMVM abbiano l'intento di acquisire questo tipo di dati (comunque i finanziamenti disponibili sarebbero insufficienti). E' per questa ragione che IFREMER propone di realizzare, sul litorale, studi regionali in collaborazione con le Università, il CNRS, i gruppi di ricerca municipali...
Studi analoghi sono stati condotti nel Nord (Pas-de-Calais, nella Baie de Seine, nel Golfo Normanno Bretone, nel Mors Bras...). Attualmente, lo studio del bacino di Marenne-Oleron e quello del bacino d'Arcachon costituiscono la conseguenza logica di questo tipo di approccio.
Ma occorrerà del tempo per coprire l'insieme del litorale francese. Gli ecosistemi costieri, inoltre, evolvono sotto l'azione dei fattori naturali, meteorologici, antropici. Le informazioni invecchiano e hanno bisogno di essere aggiornate e le conoscenze scientifiche evolvono rapidamente. Non sarebbe inutile rilanciare uno studio della baia della Senna, in quanto la fine dello studio precedente risale a dieci anni fa!

GLI STRUMENTI DI GESTIONE
I SIG (Systemès d'informations Géographiques) possono essere strumenti efficaci per la gestione dei dati e per un supporto alle decisioni.
Ma non ci si può aspettare che un SIG dia coerenza a dei dati che non l'hanno! Né che colmi le lacune. Le indicazioni espresse al paragrafo precedente restano dunque valide.
Un po' dappertutto, si vedono sorgere, in Francia, degli "Osservatoire du Littoral" il cui obiettivo sarà di riunire le informazioni, di elaborarle e di restituirle a richiesta. Il problema di questi Osservatori sarà quello di gestire informazioni molto disparate, in sovrannumero nel campo terrestre e poco numerose in campo marino (le carte IGN sono, a questo proposito, una caricatura).
IFREMER, dal canto suo, trasforma i suoi dodici laboratori costieri "Environnement" in Osservatoire du Littoral. L'azione è in corso su Arcachon e lo sarà, nel 1995, nel Mediterraneo. Oltre i dati delle reti (RNO: Réseau National d'Observation de la Qualité du Milieu Marin du Ministère dell'Environnement; REMI: Reseau de suivi du Phytoplancton Toxique), sarà stoccato un certo numero di informazioni riguardanti i campi marini e terrestri (scarichi, flussi, batimetria, se possibile cartografia biosedimentaria, correnti...).

Il telerilevamento
Il telerilevamento si è rivelato uno strumento molto efficiente delle strutture fisse (zone umide sul litorale, attività nelle paludi della Charente, zone erbose sulla battigia e a piccole profondità...)

Per lo studio dell'ambiente marino stesso, il giudizio dev'essere più sfumato: il telerilevamento apporta una serie di vedute sinottiche che è difficile, se non impossibile, interpretare in assenza di risultati di modelli. Esso permette, per contro, di validare i risultati di modelli dinamici, perfino della produzione primaria.

I modelli di scienza delle correnti e di dispersione
Modelli numerici esistono da una trentina di anni. Essi sono attualmente molto efficienti tenuto conto dei progressi dell'analisi numerica e dell'informatica.
Essi permettono di calcolare le correnti, i livelli di acqua e le concentrazioni di sostanze disciolte in ogni punto di un campo. Si è potuto così, mediante un parametro non conservativo (i batteri fecali), dissociare la parte legata ai processi fisici (diluizione) da quella legata ai parametri biologici (mortalità) e mostrare che i T90 (tempo alla fine del quale è scomparso il 90% dei batteri) potevano essere rilevanti nei mari come la Manica dove il soleggiamento è ridotto e dove le acque sono arricchite di materia organica.
Si può così:

- scegliere il sito di scarico in funzione delle sue capacità dispersive e del tempo di residenza delle masse d'acqua. Sembra infatti che i problemi esistenti in materia d'inquinamento di un sito siano strettamente correlate a questa nozione di tempo di residenza;
- calcolare l'effetto di programmi di riduzione (o di aumento) d'inquinamento. I progressi compiuti negli ultimi dieci anni riguardano principalmente la conoscenza dell'evoluzione a lungo termine delle masse d'acqua. In particolare, grazie ai lavori di Salomon, si ha una buona conoscenza delle correnti residue di maree nella Manica. Questi ha potuto calcolare l'evoluzione degli scarichi dell'Hague. Li ritrova infatti, dopo due anni, sulle coste della Danimarca e della Norvegia con un errore dell'ordine del 20%! Si è arrivati a tali risultati per il fatto che la marea è il principale parametro responsabile della circolazione in Manica, parametro peraltro totalmente deterministico.

In Atlantico la marea gioca un ruolo relativamente più ridotto. Il vento e i gradienti di densità hanno allora un'importanza sempre più grande nella misura in cui si scende verso il sud del Golfo di Guascogna. A sud della Loira, le correnti residue di marea sono molto deboli. Le coste francesi dell'Atlantico si prestano meno di quelle della Manica allo studio dell'evoluzione a lungo termine delle masse d'acqua.
I risultati dipendono in particolare dalle condizioni meteorologiche prima e durante lo spostamento. Ma, con tempo calmo, gli spostamenti residui sono deboli. Le zone sono dunque particolarmente sensibili all'inquinamento.

I MODELLI DI TRASPORTO SEDIMENTARIO

Dispersione degli elementi legati alle particelle

Dopo l'avvezione e la dispersione, è necessario tenere conto della caduta delle particelle, dei depositi e della risospensione. Per profondità inferiori a 20 metri si può avere risospensione sotto l'influenza dell'onda lunga.
Nella riviera di Morlaix, P. Le Hir ha potuto rappresentare le concentrazioni di enterobatteri ottenute dissociando la parte dei batteri liberi da quelli fissati sui sedimenti. Nell'estuario della Loira, egli ha potuto simulare la dispersione di uno scarico a Nantes, a varie ore della marea. Le sostanze disciolte si diluiscono uniformemente nell'estuario a valle mentre le particelle si trovano intrappolate nella melma.

I modelli di ossigeno dissolto
B. Thouvenin ha potuto riprodurre, nell'estuario della Loira, la distribuzione di numerose forme di materia organica differenziata secondo la sua origine e la sua velocità di degrado. L'alternanza delle maree che provoca, dopo il deposito del materiale sotto forma di fango fine, la sua erosione, determina un ciclo regolare di ossigenazione/anossia/riossigenazione, legato all'ossidazione della materia organica particellare contenuta nel fango che si trova in grande quantità in sospensione nell'acqua durante l'alta marea di plenilunio.
A. Chapelle ha potuto riprodurre, con un modello, l'anossia del 1982 nella Baie de Vilaine, responsabile della morte di numerosi pesci. Questa anossia è stata causata dall'ossidazione di materia organica proveniente da una fioritura algale dovuta a massivi apporti di nutrienti, conseguenti ad una piena della Vilaine.

I modelli di produzione primaria
I modelli attuali simulano i cicli dell'azoto, del fosforo, del silicio e prendono più o meno in considerazione gli scambi con il sedimento. Si possono così evidenziare gli elementi che limitano lo sviluppo di certe specie (N o P) o ancora il silicio per lo sviluppo diatomee/flagellati. Questi modelli sono importanti economicamente in quanto danno informazioni sui parametri da prendere in considerazione per diminuire l'eutrofizzazione.
Utilizzando un modello di produzione di microalghe, Menesguen ha potuto dimostrare che la proliferazione di Ulva nella baia di Saint-Brieuc era dovuta agli apporti di nutrienti (in particolare azoto) ma anche allo scarso movimento della massa d'acqua del litorale.

I modelli di produzione secondaria
I risultati ottenuti da V. Anderson del laboratorio di Villefranche sono incoraggianti. C'è una buona corrispondenza tra le misurazioni e il modello, per i silicati, i nitrati, le diatomee; la corrispondenza è inferiore per i parametri di produzione secondaria.

CONCLUSIONI
In dieci anni le conoscenze scientifiche riguardanti lo stato degli ecosistemi costieri sono fortemente progredite. Contrariamente a ciò che si poteva pensare venti o trent'anni fa, è necessario constatare che l'ambiente marino non ha una capacità di ricezione infinita, che certi inquinanti hanno effetti a concentrazioni molto deboli e che l'azione dell'uomo può provocare grandi squilibri. Peraltro, l'impatto di specie introdotte accidentalmente può essere molto importante.
Di fronte a questa situazione devono essere prese misure rigorose sia da parte dei comuni che dello stato:

- presa di coscienza collettiva della necessità di limitare gli scarichi in mare (scarichi vari e apporti dai bacini versanti);
- eliminazione di determinati inquinanti (proibizione...);
- gestione rigorosa della fascia costiera;
- rafforzamento della legislazione per limitare l'introduzione di specie esogene...

Conviene, peraltro, sviluppare le ricerche per arrivare ad una migliore conoscenza del funzionamento degli ecosistemi costieri e tenere presente ciò che, nella rarefazione delle risorse costiere, è dovuto all'eccesso di pesca, all'inquinamento, alle ristrutturazioni, permettendo così di mettere a disposizione della collettività strumenti di gestione efficienti.
Ma è importante che, sin da ora, le decisioni, in materia di gestione del litorale, poggino su conoscenze e strumenti adatti alle potenzialità attuali.
Gli strumenti di previsione sono considerevolmente migliorati in questi ultimi anni. Ciò è in gran parte dovuto alle prestazioni dell'informatica (diminuzione dei costi, aumento considerevole della velocità di calcolo, memorizzazione).
La "dinamica costiera" ha potuto beneficiare in modo particolare di questi miglioramenti e, nei mari soggetti a marea, si dispone di strumenti validi che riguardano il rinnovo delle acque, l'evoluzione a lungo termine degli inquinanti...
Si tratta di strumenti indispensabili per ogni nuova decisione. Conoscendo l'ampiezza della posta in gioco sul litorale e la necessità di non sbagliare, è importante che gli addetti alla gestione, gli eletti, prendano rapidamente coscienza delle possibilità offerte dall'evoluzione delle tecniche. Ma non bisogna perdere di vista che le decisioni, in materia di gestione del litorale, non possono essere prese che alla luce di una buona conoscenza "regionale" e di un approccio soddisfacente della variabilità.

Fonte: Equinoxe

Ifremer. Brest (DEL/AA)