ASPETTI IGIENICO-SANITARI NEL COMPOSTAGGIO DI MATERIALI PLASTICI DEFINITI BIODEGRADABILI ED UTILIZZATI PER LA PRODUZIONE DI IMBALLAGGI

Loredana Musmeci*, Paola Margherita Bianca Gucci*
Silvio Esposito**
*Laboratorio Igiene Ambientale, Istituto Superiore di Sanità
**Laboratorio di Tossicologia Applicata, Istituto Superiore di Sanità

Abstract

Recycling of waste if certainly one of the most effective methods to really reduce waste production.
It is also know that, in the management of Municipal Solid Waste (M.S.W.) and packaging materials, mainly plastic products, represent a problem because of their volume, that is why the "recyclability" of a packaging material itself or for energy recovery a very important factor.
During the last few year industrial research has elaborated new starch-based plastic polymers which are intrinsically biodegradable.
In this paper it was studied the possibility of composting these materials when used in manufacturing of packaging (M.S.W. bags, trasport packaging, etc.) with other organic waste obtained after the separated collection of M.S.W.
Experiments have been done in laboratories and in-situ (in a compost plant near Modena town) to check the hygienic and health aspects of the compost produced with starch-based plastic polymers.

INTRODUZIONE
Il trend in continuo aumento della produzione di Rifiuti Solidi urbani (R.S.U.) porta alla ricerca di soluzioni alternative allo smaltimento degli stessi in discarica, anche per il progressivo esaurirsi dei siti idonei.
Nei R.S.U. una cospicua percentuale è rappresentata dai rifiuti di imballaggio. Recenti stime infatti, riportano che circa il 50% dei R.S.U. (Fonte Ministero Ambiente) è costituita da imballaggi.
Tale problema, che non è proprio solo dell'Italia ma di tutti i paesi ad alta industrializzazione, è stato oggetto di studio anche da parte della Comunità Europea, che nel dicembre 1994 ha adottato una specifica direttiva del Parlamento e del Consiglio sugli imballaggi ed i rifiuti di imballaggio (n. 94/62/CE).
Tale direttiva affronta la problematica "imballaggi" dall'unico punto di vista possibile: incentivando le operazioni di riutilizzo attraverso il recupero di energia o il riciclaggio, compreso il riciclaggio organico.
Per riciclaggio organico viene inteso il trattamento aerobico (compostaggio) o anaerobico (biometanizzazione), per mezzo di microrganismi ed in condizioni controllate, della frazione biodegradabile dei rifiuti di imballaggio al fine di ottenere residui organici stabilizzati.
Negli ultimi anni, anche in relazione agli sviluppi normativi in atto in Italia ed in alcuni paesi comunitari ed extracomunitari, la ricerca industriale ha messo a punto dei polimeri plastici definibili intrinsecamente biodegradabili, a base amidacea idonei anche alla fabbricazione di imballaggi (buste per asporto merci, sacchi per raccolte R.S.U., blister, ecc.) (Musmeci L. et al., 1991) (Veracch H. et al., 1992).
L'attributo di biodegradabilità per alcuni materiali da imballaggio, difficilmente separabili nei R.S.U. permetterebbe un compostaggio degli stessi unitamente alla frazione organica dei R.S.U. e/o ad altre matrici, con indubbio vantaggio nella gestione delle raccolte differenziate dei rifiuti municipali (Bastioli C., 1994).

Nell'ottica, ormai largamente condivisa, di produrre solo compost di elevata qualità agronomica ed ambientale, viene riconosciuto che, ove si intenda produrre del compost, questo lo si possa ricavare esclusivamente da rifiuti organici a basso contenuto di sostanze inquinanti ottenibili, come tali, attraverso una separazione alla fonte della frazione organica biodegradabile dalle altre componenti dei rifiuti (Aragno M., 1994).
Un problema che si pone a questo punto è la verifica delle caratteristiche igienico-sanitarie di un compost nella cui produzione sono state utilizzate oltre alle matrici considerate intrinsecamente biodegradabili (mercatali, potature, sfalci, cippato, residui organici di ristorazione, frazione umida R.S.U., ecc.), anche imballaggi fabbricati con i polimeri di nuova concezione a base amidacea.
E' stato, pertanto, condotto uno studio, riportato nella presente nota, in cui sono stati sottoposti a compostaggio utilizzando come inoculo iniziale un compost prodotto con residui vegetali e cippato, sia in scala di laboratorio che reale, alcune tipologie di materiale plastico a base amidacea (40-70% in amido di mais) in film ed in sfoglia rigida. Ai fini dell'individuazione delle caratteristiche igienico-sanitarie del compost ottenuto sono stati effettuati sui campioni di inizio e fine ciclo, sia in scala di laboratorio che reale, Test Tossicologici con Microtox in Fase Solida che permettono di individuare una tossicità generica del materiale esaminato (Ribo J.M., Kaiser K.L.E., Ribo J.M., 1987).
Inoltre, lo stesso compost di inizio e fine ciclo, sia in scala di laboratorio che reale è stato sottoposto ad analisi con spettrofotometro ad infrarosso (I.R.) al fine di caratterizzare il tipo di processo degradativo instauratosi nella fase di compostaggio dei materiali in esame (Baker D., 1985) (Hyun Oek K., Williams P.C., 1990)

MATERIALI E METODI
Materiali
Le prove di laboratorio sono state condotte su polimeri plastici a base di amido (40-70% amido), più correttamente definibili "compound" a base amidacea, così caratterizzati:

- materiale in polvere di granulometria <200 µm;

Analisi elementare: Azoto Kjeldhal = 1.95%; Carbonio organico = 54.90%;

- materiale in film:

Analisi elementare: Azoto Kjeldhal = 1.95%; Carbonio organico = 54.90.

- materiale in sfoglia rigida utilizzabile per manufatti vari:

Analisi elementare: Azoto Kjeldhal = non rilevabile; Carbonio organico = 51.46%.

Tali materiali sono stati additivati, in rapporto in peso 1:6, a compost maturo prodotto esclusivamente con residui vegetali da raccolta differenziata e cippato. Quindi sono stati sottoposti a test di compostaggio in scala di laboratorio.
Inoltre il materiale in sfoglia è stato sottoposto ad un processo di compostaggio reale, in un impianto situato in Provincia di Modena, addizionandolo in misura dello 0.14% in peso ai residui vegetali da raccolta differenziata ed a cippato.

I campioni sottoposti sia a Test Tossicologici con MICROTOX in Fase Solida sia ad analisi spettrofotometrica I.R. sono stati così denominati:

Campioni provenienti dal test condotto in scala di laboratorio:

- N. 1: compost senza aggiunta dei materiali plastici in esame;
- N. 2: composto + materiale in polvere;
- N. 3: compost + materiale in film;
- N. 4: compost + materiale in sfoglia.

Campioni provenienti dal test condotto in scala reale nell'impianto di compostaggio di Modena:

- N. 1 bis: compost senza aggiunta del materiale plastico in sfoglia;
- N. 2 bis: compost + materiale in sfoglia.

Inoltre i campioni N. 1 bis e N. 2 bis sono stati campionati anche dopo 150 giorni di ciclo di compostaggio al fine di accertare le caratteristiche tossicologiche del compost pronto alla commercializzazione.

Metodo MICROTOX in Fase Solida
Principio del metodo
Per valutare la potenziale tossicità dei campioni è stato utilizzato il test tossicologico con Microtox in Fase Solida. Tale test è in grado di misurare la tossicità di materiali che sono strettamente legati a particelle in campioni di suolo o di sedimento o, nello specifico caso, di compost (Microbis Corporation, 1992).
Il principio del metodo si basa sulla proprietà del batterio utilizzato di emettere luce come prodotto dei suoi processi metabolici. Ogni cambiamento in questi processi causati dall'esposizione a sostanze tossiche, provocano un cambiamento nell'emissione di luce. Pertanto le sostanze tossiche eventualmente presenti nel campione da saggiare, interferendo con il metabolismo del batterio che viene aggiunto al campione stesso, riducono la sua emissione di luce in modo proporzionale alla tossicità esibita.
La tossicità viene espressa come "Effective Concentration" (E.C. 50), cioè la concentrazione in grado di diminuire del 50% la luminosità della popolazione batterica saggiata.

Condizioni operative
Sono stati pesati 300 mg di ciascun campione costituito o da solo compost o da compost addizionato con i materiali in esame, ad essi sono stati aggiunti 3 ml di una soluzione diluente specifica. Quindi è stato misurato il pH al fine di ricondurlo ove necessario nel range di pH ottimale: pH 6 - 8. Per ciascun campione sono state poi effettuate successive diluizioni, sempre in rapporto 1 : 2, fino ad arrivare ad una concentrazione di circa 0.05 mg/ml. Su tali soluzioni a differente grado di diluizione è stato aggiunto il batterio-test, dopo essere stato opportunamente rivitalizzato.
Tutte le analisi sono state eseguite in triplo.

Metodo Spettroscopico Infrarosso con la Derivata di Fourier (F.T.I.R.)
Principio del metodo
Le analisi sono state eseguite utilizzando uno Spettrofotometro F.T.I.R. della Perkin-Elmer, modello 2000, equipaggiato con lo strumento per condurre le analisi in trasparenza.

Condizioni operative
A 3 mg di campione costituito o da solo compost o da compost addizionato con i materiali in esame, preventivamente macinato fino all'ottenimento di una granulometria di circa 100 µm, è stato aggiunto Kbr (circa 150 mg) puro (99+ % F.T.I.R. GRADE) per le analisi in F.T.I.B., quindi di nuovo la miscela è stata macinata al fine di ottenere un campione il più possibile omogeneo. Tale campione è stato sottoposto ad una pressa sotto vuoto per ottenere pasticche le quali sono state avviate all'analisi condotta in trasparenza.
Le condizioni operative strumentali erano:

Numero di scansioni: 8
Risoluzione: 4
Range in ascissa: 400-4000 cm-1
Range in ordinata: 0-100 % T

Tutte le analisi sono state condotte in doppio.

RISULTATI OTTENUTI
Nelle figure 1-2-3-4 vengono riportati gli spettri ottenuti nell'analisi F.T.I.R. sui campioni in esame. In ciascuna figura viene messo a confronto lo spettro ottenuto per il compost di fine ciclo senza aggiunta del materiale in esame, ed il compost di inizio e fine ciclo addizionato con il materiale.
Viene riportato in ogni figura lo spettro relativo unicamente al compost non addizionato di fine ciclo, in quanto il compost di inizio ciclo esibisce da solo uno spettro nelle zone più significative assolutamente identico a quello di fine ciclo.
E' da notare che uno dei problemi maggiori incontrati nell'effettuazione dell'analisi spettroscopica, è dovuto alla disomogeneità dei campioni sia di compost sia di compost addizionato. Infatti, come si può notare dalle figure 1-2-3-4, le linee di base dei vari spettri sono differenti tra loro.
Ciò premesso, tutti i campioni di compost addizionato con i materiali plastici di fine ciclo, sia quelli ottenuti in scala di laboratorio che in scala reale, hanno evidenziato all'analisi spettroscopica un praticamente identico finger printing (da 1500 cm
-1 a 400 cm-1) rispetto al compost non addizionato.
Tale comportamento evidenzia che il processo di compostaggio del materiale plastico a base amidacea porta all'ottenimento di un compost del tutto uguale a quello non addizionato con il materiale sopradetto.
Dalle figure 1-2-3-4 inoltre si evidenzia, esaminando sempre le zone del finger-printing, che lo spettro del compost addizionato di inizio ciclo presenta un andamento in alcune zone del finger-printing stesso, diverso rispetto sia al compost da solo che al compost addizionato di fine ciclo. Ciò a dimostrare che durante il processo di compostaggio il materiale plastico a base amidacea addizionato subisce una degradazione tale da renderlo non più riscontrabile all'analisi strumentale e portando, quindi, alla sovrapposizione degli spettri.
Pertanto da tale indagine spettroscopica emerge che i materiali saggiati non solo non inibiscono il processo di compostaggio, ma portano alla produzione di un compost del tutto simile a quello ottenuto senza aggiunta di materiali plastici.
Un elemento ancora da valutare è la possibilità di formazione di metaboliti tossici, non rilevabili all'indagine spettroscopica.
Per tale ragione è stato condotto il test tossicologico con MICROTOX in Fase Solida.
Come prima detto il Test Tossicologico con Microtox in Fase Solida è un procedimento atto a saggiare direttamente la tossicità dei campioni senza eseguire estrazioni e purificazioni, utilizzando come organismo-test un batterio marino bioluminescente. Tale microrganismo è il Photobacterium phosphoreum che appartiene alla famiglia delle Vibrionacee e che è stato selezionato per la sua elevata sensibilità verso un ampio spettro di sostanze tossiche e per la buona correlazione dei risultati ottenuti in rapporto ad altri biosaggi di uso comune come ad esempio quelli che utilizzano i pesci o la Daphnia magna. Pertanto i risultati ottenuti con tali test offrono garanzie di attendibilità e soprattutto forniscono utili informazioni sulla "tossicità generica" dei materiali testati.

In tabella 1 vengono riportati i valori degli EC 50 valutati con il test tossicologico con MICROTOX in Fase Solida per i campioni di inizio e fine ciclo ottenuti in scala di laboratorio. Mentre in tabella 2 vengono riportati i valori relativi ai campioni di inizio e fine ciclo ottenuti in scala reale presso l'impianto di compostaggio sito in Modena.

Fig. 1: Spettri F.T.R. relativi al compost di fine ciclo non addizionato (campione N. 1) e compost di inizio e fine ciclo addizionato (campione N 2)


Fig. 2: Spettri F.T.I.R. relativi al compost di fine ciclo non addizionato (campione N. 1) e compost di inizio e fine ciclo addizionato (campione N. 3)


Fig. 3: Spettri F.T.I.R. relativi al compost di fine ciclo non addizionato (campione N. 1) e compost di inizio e fine ciclo addizionato (campione N. 4)


Fig. 4: Spettri F.T.I.R. relativi al compost di fine ciclo non addizionato (campione N. 1 bis) e compost di inizio e fine ciclo addizionato (campione N. 2 bis)


Tab. 1 - Valori degli EC 50 valutati con il test tossicologico con Microtox in fase solida per i campioni ottenuti in scala di laboratorio

Campioni
Inizio ciclo
Fine ciclo
E.C. 50 mg/L
Valutazione
E.C. 50 mg/L
Valutazione
N1 (bianco)
47573,2
N.T.
48765,7
N.T.
N2
49755,5
N.T.
52005,6
N.T.
N3
48863,8
N.T.
49736,5
N.T.
N4
47989,8
N.T.
49083,4
N.T.

Nota:

N.T. = Non tossico

Tab. 2 - Valori degli EC50 valutati con il test tossicologico con Microtox in fase solida per i campioni ottenuti in scala reale

E.C. 50 mg/L
Val.
E.C. 50 mg/L
Val.
E.C. 50 mg/L
Val.
N 1 bis (bianco)
4687,5
D.T.
9375,1
D.T.
49667,9
N.T.
N 2 bis
4521,2
D.T.
9143,7
D.T.
45279,1
N.T.

Nota:

Val. = Valutazione

D.T. = Debolmente tossico

N.T. = Non tossico

Per ciò che concerne i campioni ottenuti in scala di laboratorio non si riscontra tossicità nei campioni di compost addizionati con i materiali plastici in esame prelevati sia all'inizio che alla fine del ciclo di compostaggio (circa 60 giorni), rispetto al compost senza aggiunta dei materiali plastici stessi. Infatti le letture di trasmittanza effettuate al fotometro MICROTOX per i campioni suddetti sono molto simili a quelle ottenute con il "Bianco di riferimento" costituito unicamente dal batterio test più il compost senza aggiunta di alcun campione da saggiare.
Quindi l'effetto tossico inibitore sul metabolismo batterico, che porterebbe ad una netta diminuzione dell'emissione di luce da parte dei batteri bioluminescenti, non si è verificato.
Dalla tabella 2 si evince che i campioni di compost ottenuti nell'impianto di compostaggio di Modena presentano una lieve tossicità.
E' comunque da escludere la formazione di metaboliti intermedi tossici, in quanto, come si può notare, la tossicità diminuisce man mano, dall'inizio alla fine del ciclo di compostaggio, scomparendo del tutto nei campioni prelevati dopo circa 150 giorni dall'inizio del processo.
La lieve tossicità rilevata nei campioni di fine ciclo (campioni N. 1 bis e N. 2 bis) è presumibilmente ascrivibile unicamente al compost. Infatti non si notano evidenti differenze tra i dati di EC 50 evidenziati nel test MICROTOX in Fase Solida per i campioni con o senza aggiunta del materiale plastico. Le piccole differenze riscontrate rientrano nella deviazione standard propria del metodo (~ ± 4%).

CONCLUSIONI
Le prove spettroscopiche condotte, come prima detto, hanno evidenziato che il processo di compostaggio porta all'ottenimento di un compost la cui "impronta" di analisi F.T.R. è del tutto analoga per il compost con e senza additivazione di materiali plastici.
Le prove tossicologiche condotte hanno mostrato, in accordo con quanto riportato in letteratura, che la massa di materiale organico in corso di maturazione (biodegradazione) in un processo di compostaggio può esibire una debole tossicità dovuta probabilmente alla presenza di alcune sostanze tossiche, come ad esempio residui di prodotti per la casa (biocidi, disinfettanti) che possono essere stati adsorbiti in piccolissime dosi dalla frazione organica umida che viene compostata. Tali sostanze, nel corso del processo di compostaggio, si degradano anch'esse. Infatti alla fine del processo di maturazione del compost (dopo circa 3 mesi dalla fine del ciclo di compostaggio vero e proprio di circa 60 giorni) si hanno valori di EC 50 praticamente confrontabili con quelli ottenibili con il bianco di riferimento.
Tale fenomeno di lieve tossicità non si riscontra, infatti nel compost come "inoculo" nel test condotto in scala di laboratorio in quanto veniva utilizzato un compost maturo (di circa 3 mesi).
E' da escludere, quindi, la formazione di metaboliti tossici nella fase di biodegradazione dei materiali stessi, in quanto i valori di EC 50 per i campioni relativi alle prove di pieno campo diminuiscono man mano che avanza il processo di compostaggio, evidenziando, quindi, una perdita di tossicità della massa solida nel suo insieme.
Tuttavia, come prima detto, non si riscontrano differenze di EC 50 nei campioni con o senza aggiunta di materiale plastico in esame nelle sue varie forme fisiche e formulazioni sia per i tests condotti in laboratorio, che per quelli condotti in pieno campo.
Pertanto si può concludere che i materiali testati non presentano elementi di tossicità, né generano metaboliti tossici durante il processo biodegradativo e quindi sembrano non inibire il processo di compostaggio sia in scala reale, che in scala di laboratorio.

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