Il trattamento dei rifiuti urbani è
un problema sempre più importante. Esso riguarda tutti
i Paesi, in specie quelli più industrializzati e più
urbanizzati.
Due sono i modi di eliminazione più utilizzati: la posa
in discarica e l'incenerimento.
La posa in discarica è il sistema di eliminazione più
semplice e più pratico, ma presenta dei pericoli sia per
le falde freatiche che per l'atmosfera a causa delle sostanze
putrefacibili che producono biogas e favoriscono l'effetto serra.
Sforzi importanti sono oggi in atto per selezionare e riciclare
quel che pul essere valorizzato dei rifiuti urbani: il vetro,
i metalli, la carta, le materie plastiche e persino le sostanze
fermentabili. Questi sforzi dovranno nei prossimi anni contribuire
a stabilizzare la produzione dei rifiuti che aumenta attualmente
dell'1-2% all'anno (Gaz d'aujourd d'hui (1995), 5, 241-246). In
pratica la valorizzazione della selezione preliminare dovrebbe
permettere di ridurre del 25% la quantità dei rifiuti da
incenerire. Purtroppo la selezione è un'operazione costosa
e non tutto il "selezionato" è riciclabile. Per
questo motivo e per l'orientamento legislativo di tutti i Paesi
industrializzati l'incenerimento dei rifiuti urbani, nel prossimo
decennio, aumenterà enormemente per impedire disagi e pericoli
per l'ambiente.
In effetti, l'incenerimento è un sistema di eliminazione
particolarmente efficace che permette di ridurre più del
90% in volume (70% in peso) i rifiuti urbani. D'altra parte, l'incenerimento
permette di valorizzare il potere calorifico dei rifiuti per produrre
energia (vapore, elettricità). Tuttavia, un incenerimento
attuato senza nessuna precauzione particolare può risultare
egualmente dannoso per l'ambiente, sia per gli inquinanti presenti
nei fumi, sia per i residui secondari che esso produce (scorie,
ceneri volatili, residui della depurazione dei fumi emessi). L'uso
del gas naturale come combustibile di supporto può contribuire
a ottimizzare la resa energetica dei rifiuti.
La produzione giornaliera dei rifiuti domestici per abitante varia
considerevolmente da un Paese all'altro. A titolo di esempio,
essa è di 2-3 kg/giorno/abitante nelle grandi metropoli
americane, di 1-1,5 kg/giorno/abitante nelle grandi città
europee e di circa 0,7 kg/giorno/abitante nelle grandi città
dei Paesi in via di sviluppo. La composizione di questi rifiuti
è funzione dei sistemi di vita e delle stagioni. Essi sono
costituiti di materiale organico e minerale. E' necessario pertanto
ricorrere all'ossidazione termica per eliminare completamente
i composti organici e per verificare i minerali, se si vogliono
rendere inerti queste sostanze.
Nei Paesi industrializzati il potere calorifico dei rifiuti urbani,
principalmente dovuto agli imballaggi, è nell'ordine di
8,5 MJ/kg. In particolare può anche superare i 100 MJ/kg
se i rifiuti domestici sono miscelati con rifiuti industriali,
come viene fatto, ad esempio, nell'inceneritore di Malmö
in Svezia.
L'incenerimento di una tonnellata di rifiuti produce abitualmente
da 5000 a 6000 m3 di fumi, da 250 a 300 kg di scorie
e da 25 a 40 kg di ceneri volanti o di residui a seconda del tipo
di trattamento dei fumi. Da un punto di vista energetico una tonnellata
(potere calorifico 9000 MJ) può produrre 6600 MJ di vapore.
Questo vapore può essere utilizzato per alimentare una
rete di calore e fornire energia elettrica (ca. 1600 MJ).
Gli inceneritori non richiedono alcun combustibile di supporto
poiché, in genere, i rifiuti urbani permettono una combustione
autosostenuta.
Norme nazionali e, più di recente, le norme europee impongono
la presenza di bruciatori "d'appoggio" per mantenere
i fumi a una temperatura superiore a 850 °C, allo scopo di
impedire la formazione di diossine e furani e di ridurre le emissioni
di incombusti. Queste condizioni sono in genere assicurate dagli
inceneritori moderni. I combustori supplettivi vengono utilizzati
solo durante le fasi di avviamento e di spegnimento dei forni,
quando i fumi non raggiungono le temperature e i tempi di residenza
necessari. La potenza totale dei bruciatori di supporto varia
a seconda del tipo di struttura in cui devono essere installati.
Lo scarso uso per il quale sono impiegati può però
essere un ostacolo per l'utilizzo del gas naturale, specie per
ragioni economiche.
Le critiche espresse nei confronti degli inceneritori, come fonte
d'inquinamento, sono sempre meno fondate. I forni più recenti
sono equipaggiati con un trattamento dei fumi particolarmente
efficace. La regolamentazione europea dell'8 e del 21 giugno 1989
ha posto tutti i Paesi, anche quelli che non le avevano, nelle
condizioni di darsi norme molto restrittive in materia. La depurazione
dei fumi più efficace è quella detta a "umido"
che schematicamente comprende un elettrofiltro (depolverizzatore)
e un sistema di lavaggio dei fumi.
Nondimeno, questo sistema produce residui secondari come le ceneri
volanti, bloccate dagli elettrofiltri, che hanno la particolarità
di essere parzialmente ricche di inquinanti e di essere molto
solubili. Una posa in discarica senza le dovute precauzioni di
questi residui è suscettibile di provocare un trasferimento
di inquinamento per dissoluzione dei metalli pesanti che possono
in seguito essere ritrovati nelle falde freatiche. Per porre rimedio
a questo pericolo potenziale è possibile inertizzare le
ceneri volanti attraverso processi termici di vetrificazione.
Questi processi consistono nel portare i residui a 1300-1500 °C
in un forno e quindi raffreddare rapidamente il liquido ottenuto.
Il "vetrificato" risultante è una fase amorfa
che contiene la maggior parte di metalli pesanti che risultano
così molto meno solubili. Il trattamento in questione permette
il riutilizzo senza pericolo del granulato prodotto dal vetrificato,
ad esempio come materiale di riporto. Per queste operazioni possono
essere utilizzati diversi tipi di forno a gas naturale. Questi
impianti ricorrono spesso alla combustione con ossigeno che permette
di raggiungere più facilmente le temperature necessarie
e far fronte alle eventuali variazioni di composizione delle ceneri
volanti. Inoltre la combustione con il 100% di ossigeno riduce
la quantità dei fumi e evita la presenza di un preriscaldatore
dell'aria. Lo svantaggio è che l'ossigeno costa e pertanto
si rende necessario verificare ogni volta l'economicità
del processo in rapporto al sistema classico di combustione con
aria preriscaldata.
Le scorie presentano lo stesso problema delle ceneri volanti anche
se il loro tenore di metalli pesanti e di alogeni è meno
importante. Esse presentano tuttavia un tasso di incombusti che
può anche raggiungere, in certe situazioni, il 5%. Per
essere utilizzate in lavori pubblici, ad esempio come materiale
stradale, senza inconvenienti per l'ambiente devono rispettare
alcuni criteri. La vetrificazione è un procedimento che,
in modo simile a quello delle ceneri volanti, permette di inertizzare
questi residui e di riutilizzarli in seguito senza pericolo. E'
chiaro che la necessità di questo tipo di trattamento dipende
dalle regole che ciascun Paese ha stabilito per proteggere il
suo ambiente e le sue risorse idriche. In effetti la produzione
di scorie è dieci volte quella delle ceneri volanti. D'altra
parte nel caso di un trattamento di vetrificazione congiunto,
la vetrificazione delle ceneri volanti che hanno un tenore di
silice relativamente basso (20-30%) è facilitata dalla
quantità di silice (50%) contenuta nelle scorie.
Va sottolineato che l'energia consumata per inertizzare questi
residui secondari mediante vetrificazione può in parte
essere ricuperata riciclando i fumi della combustione.
L'eliminazione degli scarti domestici per incenerimento permette
una valorizzazione energetica di questi rifiuti particolarmente
interessante che ammortizza il 40% del costo del loro trattamento.
Tuttavia l'incenerimento e la produzione di calore non hanno gli
stessi obiettivi e possono essere persino antagonisti. E' importante
perciò ben differenziare e porre in opera soluzioni che
abbiano la flessibilità necessaria per ottimizzarli.
In genere a valle dell'inceneritore si trova una caldaia a tubi
d'acqua per la produzione del vapore; questa produzione di vapore
può rifornire una rete di calore o una turbina a vapore
a contropressione per la produzione di elettricità. Nel
caso in cui l'inceneritore alimenti una rete di calore, i bisogni
della rete e la produzione efficace dell'impianto non sono sempre
concomitanti. Nel caso di produzione insufficiente una soluzione
è aggiungere una caldaia di supporto per regolare la produzione.
Questa caldaia dovrà possedere la potenza e la flessibilità
necessaria per questa funzione. Tuttavia è raro che la
produzione di calore sia insufficiente; è molto più
frequente la situazione opposta. L'ottimizzazione energetica in
termini di recupero di calore può pertanto coesistere nel
produrre elettricità sia con la totalità del calore,
sia con il solo calore in eccesso. La produzione di elettricità
si effettua a partire dal vapore saturo prodotto dalla caldaia.
Questo vapore (ottenuto a 300-350 °C e 40-65 bar) alimenta
una turbina a contropressione accoppiata a un alternatore. Per
ottenere simili risultati può essere interessante riscaldare
il vapore a 500 °C: si migliora così il rendimento.
Per evitare incrostazioni che sono sempre una fonte possibile
di corrosione il vapore è surriscaldato a valle della caldaia
in un surriscaldatore. Il surriscaldatore può essere alimentato
con gas naturale, il che migliora il rapporto potenza/compattezza.
In effetti, un aumento della temperatura del vapore surriscaldato
(65 bar) da 400 a 522 °C permette di migliorare il rendimento
della turbina a vapore a contropressione per produrre elettricità,
come avviene nell'inceneritore danese di Holstebro-Struer.
Si può anche pensare di porre in opera, parallelamente
all'inceneritore, una turbina a gas accoppiata a un secondo generatore
di elettricità (turboalternatore): i prodotti di combustione
della turbina a gas surriscaldano così il vapore prodotto
dall'inceneritore. Una volta esauriti a livello del surriscaldatore,
i fumi della turbina a gas sono riutilizzati a temperatura più
bassa nella caldaia dell'inceneritore. Questa tecnica è
stata posta in opera nel 1994 a Linköping (Svezia) dalla
società Tekniska Verken.
Una prima esperienza di supercombustione (ricombustione) è
stata già effettuata a Olmsted negli Stati Uniti in un
inceneritore. I risultati sono stati presentati dall'Institute
of Gas Technology (IGT). Iniettando gas naturale equivalente al
12-15% del potere calorifico dei rifiuti urbani direttamente nella
zona di combustione primaria e iniettando l'8% di fumi riciclati
nel focolare, le emissioni di Nox (50-60 ppm) sono state ridotte
del 60%, mantenendo una combustione stabile (20-30 ppm di CO).
Un secondo progetto è stato condotto nell'inceneritore
di Malmö dalla Sysav, società di gestione del Nordic
Gas Technology Center (NGTC), con la compartecipazione di due
organismi americani, il Gas Research Institute (GRI) e l'Energy
and Environmental Research Corporation (EERC). All'inizio il progetto
doveva occuparsi di studiare il procedimento di ricombustione
iniettando il gas naturale in una zona separata dalla zona di
combustione dei rifiuti urbani e di sostituire l'aria secondaria
iniettata sopra il focolare con una riciclo dei fumi. Le prime
prove hanno mostrato che se l'obiettivo di ridurre gli Nox era
raggiungibile, la persistenza di picchi di CO importanti non era
accettabile. Ciò dipendeva dal tipo di forno e dalle condizioni
di lavoro che non permettevano né tempi di residenza né
temperature adeguate. Per raggiungere una combustione migliore
è stato necessario ristabilire l'iniezione dell'aria secondaria
al di sopra del focolare. L'iniezione del gas naturale, che ha
per effetto il consumo dell'eccesso di ossigeno e di aumentare
la temperatura, permette di raggiungere l'obiettivo di una riduzione
del tenore degli Nox malgrado la brevità dei tempi di residenza
nella zona di ricombustione. E' stato posto in evidenza un fattore
interessante: l'apporto del gas naturale, necessario per ridurre
l'aerazione da 1,2 a 1,1 e da 1,1 a 1,0 nella zona di ricombustione
ha gli stessi effetti in materia di riduzione della concentrazione
degli Nox emessi: ciò indica una relazione lineare tra
questi due parametri.
Tuttavia qualche picco di CO persiste, probabilmente a causa delle
caratteristiche della caldaia di Malmö. In effetti la presenza
di tubi d'acqua non coibentati discendenti sino al focolare di
combustione dei rifiuti non permette di superare la temperatura
di 1100 °C e i tempi di residenza dei fumi sono minori di
quelli di Olmsted.
Per migliorare il processo e ridurre gli Nox, è stata sperimentata
una terza tecnica: la combinazione dell'iniezione di urea e la
ricombustione mediante iniezione di gas naturale e dei fumi riciclati
appena sopra il focolare di combustione dei rifiuti.
Le prove sono state eseguite nel novembre 1993 per un periodo
di qualche settimana e ciò purtroppo non ha permesso di
ottimizzare i diversi parametri. I risultati ottenuti possono
essere così riassunti:
1) l'iniezione di sola urea è efficace per ridurre le emissioni di Nox, allorquando è effettuata a temperature adeguate, ma nel medesimo tempo l'urea è causa della formazione di inquinanti secondari (NH3, N2O);
2) l'iniezione di gas naturale combinata con il riciclo dei fumi, senza iniezione di urea, ha un effetto meno importante del previsto sulla riduzione degli Nox e non permette una riduzione analoga a quella di Olmsted (60%). Ciò probabilmente dipende dalla potenza limitata del ventilatore che non permette un riciclo dei fumi superiore al 5% rispetto all'8-10% di Olmsted, oppure a una meno efficace miscelazione degli stessi con il gas naturale;
3) l'iniezione d'urea di concerto col gas naturale permette di ridurre in modo significativo le emissioni secondarie di NH3 e di migliorare quelle degli Nox.
Il Danish Gas Technology Center (DGTC) conclude
che la cosa importante è ottimizzare i parametri della
ricombustione, non possibile durante l'esperienza di Malmö.
Per risolvere il problema il DGTC ha programmato un altro progetto
che è in corso di sperimentazione presso l'inceneritore
di Herning in Danimarca con la collaborazione della ditta costruttrice
di forni Volund e con Gaz de France.
In conclusione, il gas naturale rende l'incenerimento più
efficace e a costi accettabili. La ricerca in questo settore è
però ancora da sviluppare. Lo sforzo combinato di costruttori
e operatori dell'industria garantisce certamente che operazioni
come il disinquinamento e la valorizzazione energetica dei rifiuti
perseguono l'interesse economico della collettività.
(a cura di M. Conca - La Rivista dei Combustibili)