L'industria fotovoltaica, che sta registrando una crescita del 15-20% all'anno, potrebbe trovarsi a fronteggiare nei prossimi anni un'offerta inadeguata di silicio cristallino sul mercato internazionale sia per l'accresciuta domanda di questa stessa industria che per quella delle industrie elettroniche. E' questa una situazione determinata dalla tradizionale dipendenza dell'industria fotovoltaica dall'industria dei semiconduttori nell'approvvigionamento della materia prima, che potrebbe comportare aggravi economici e porre limiti alla crescita del settore del fotovoltaico, già alle prese con le riduzioni della maggior parte dei budgets nazionali destinati a sostenerne lo sviluppo. A fronte di queste difficoltà sono tuttavia da segnalare importanti sviluppi tecnologici emersi anche nel corso dell'ultima Conferenza europea sull'energia solare fotovoltaica, tenuta a Nizza nell'ottobre 1995. In occasione di questa conferenza è stato presentato un nuovo processo che consente, a partire da uno strato di semiconduttore sottile (inferiore a 50 micron) di silicio cristallino, di fabbricare una cella di efficienza superiore al 20% (per celle a film sottile a base di diseleniuro di indio e rame le efficienze ottenute fino ad ora sono intorno al 17%). L'industrializzazione di un tale processo potrebbe avere evidenti implicazioni nella riduzione sia dei costi che delle quantità di materiale necessario per la fabbricazione dei moduli. Inoltre confermerebbe la possibilità che il silicio (mono e policristallino), almeno per il prossimo decennio, potrebbe continuare a dominare il mercato fotovoltaico (nel 1994 su 69,4 MWp di celle fotovoltaiche commercializzate a livello mondiale, 56,7 MWp sono stati di celle con silicio cristallino) contrariamente a quanto si pensava qualche anno fa.
(Fonte: Il sole a trecentosessanta gradi, ISES)