Il carbone è un'energia del futuro se si considerano le riserde mondiali esistenti, di gran lunga superiori a quelle del patrolio o del gas. Tuttavia, è necessario trovare il mezzo per trasportarlo ed introdurlo in modo efficiente in una caldaia. La schiuma è uno di questi mezzi.
Contesto
Il carbone rappresenta circa il
40% della produzione energetica dell'Europa, che ha sempre sostenuto
la RST per migliorarne l'utilizzazione. Oggi gli imperativi ecologici
spingono a sviluppare tecnologie di combustione non inquinanti.
Il carbone non deve più essere sinonimo di inquinamento
da particelle in sospensione e vapori di zolfo. Le realizzazioni
europee di caldaia a letto fluidizzato di grande potenza dimostrano
che ciò è possibile, come pure è possibile
migliorare i parametri di funzionamento delle installazioni.
In questi grandi impianti il carbone viene generalmente utilizzato
sotto forma di polvere in sospensione nell'acqua. Questo liquido,
detto pasta, presenta il vantaggio di poter essere pompato, ma
ha anche l'inconveniente di contenere acqua, che deve essere vaporizzata
nel focolare della caldaia. Nella composizione di questa miscela
è praticamente impossibile superare il 70% di componente
solido, perché altrimenti diventa troppo viscosa e non
può essere pompata. Il carbone in polvere può anche
essere trasportato mediante un sistema pneumatico, ma in questo
caso sorgono problemi di usura rapida delle tubazioni per via
dell'abrasione e fenomeni elettrostatici che comportano il rischio
di esplosioni. Esiste una terza possibilità, sviluppata
dall'Université Technologique di Compiègne
nel quadro di un progetto Joule: la combustione del carbone
sotto forma di schiuma.
Ricerca
Il progetto verteva sulla comparazione
delle prestazioni di combustione di vari letti fluidizzati, alimentati
con schiuma di carbone. La fase preliminare è rappresentata
dalla fabbricazione, in una pompa elevatrice ad emulsione, di
una schiuma PCWAM (pressurized coal-air mixture), ossia di una
miscela ternaria composta di gas (aria), liquidi (acqua con additivi
schiumogeni) e solidi (carbone in polvere), immediatamente prima
dell'introduzione del combustibile nella caldaia. Per testare
il procedimento è stata costruita una stazione mobile,
che è stata successivamente spostata in differenti località
di test industriali.
L'interazione tra la schiuma e il materiale del letto fluidizzato
caldo (sabbia) è stata studiata in un reattore a letto
fluidizzato con una sezione dei 0,015 m2
in un'installazione dell'Istituto di Ricerche sulla Combustione
di Napoli. Le combustioni propriamente dette sono state realizzate
in un'installazione del Cerchar a Mazingarbe, in Francia (sezione
di 0,3 m2)
e in un forno a letto fluidizzato sotto pressione presso l'ENEL
di Pisa, in Italia (sezione di 1 m2
con pressione di esercizio di 0,3 bar).
Risultati
Il carbone utilizzato è di
tipo slurry e la schiuma prodotta contiene dal 75% all'80% di
carbone, meno del 20% d'acqua, dal 2 al 5% d'aria (in massa) e
ridotte percentuali di agente schiumogeno. Rispetto alle fanghiglie
commerciali, la schiuma contiene una maggiore percentuale di solido
(dunque meno acqua), il che rappresenta un vantaggio.
Inoltre, può essere pompata anche con una percentuale di
solido superiore al 75%. Tale caratteristica si deve appunto alla
schiuma, che evita il contatto tra le particelle solide e le interazioni
solido-liquido, riducendo pertanto la viscosità apparente.
Rispetto alle fanghiglie attualmente disponibili in commercio,
la schiuma evita anche le complicazioni di ripartizione multimodale
della granulometria nonchè l'impiego di costosi additivi
di combustione.
Oltre a poter essere preparato senza difficoltà direttamente
in loco, usando un agente schiumogeno a buon mercato, la schiuma
si disperde meglio quando arriva nel focolare, poichè le
bolle di schiuma "scoppiano" sotto l'azione del calore.
D'altro canto, gli agenti di desolforazione come la calce, che
fissa il biossido di zolfo sotto forma di solfato di calcio, possono
essere introdotti al momento della fabbricazione della schiuma,
garantendone una dispersione estremamente regolare e dunque una
maggiore efficienza. Inoltre, ma ciò richiederebbe una
verifica in condizioni reali, gli ugelli d'arrivo del combustibile
nella caldaia non si intasano, grazie all'autoespansione della
schiuma. Ciò dovrebbe garantire minori problemi tecnici
ai proprietari di caldaie.
Infine, l'efficienza della combustione delle schiume è
superiore a quella osservata con le fanghiglie vendute in commercio,
senza che il funzionamento della caldaia in sè subisca
modifiche sensibili. Per permettere di valorizzare sul piano commerciale
questo procedimento originale devono ancora essere realizzati
test in scala reale su caldaie industriali, in particolare con
letti fluidizzati sotto pressione.
Tanto più che la combustione del carbone non è che
una delle possibilità d'impiego delle schiume. I ricercatori
le utilizzano già per realizzare delle pseudo omogeneizzazioni
di effluenti, liquidi o solidi, per bruciarli nelle migliori condizioni
e ridurre il volume dei residui. La normativa europea destinata
alla protezione dell'ambiente non può che agevolare la
diffusione di questa tecnologia che testimonia come l'innovazione
tecnologica permetta di coniugare preoccupazioni ambientali e
considerazioni economiche.
(Fonte VIPS)