Il dibattito sui criteri da applicare alla
gestione del bosco appassiona indubbiamente sia i fruitori che
gli operatori privati e pubblici.
Tra le priorità, la funzione sociale del bene forestale,
intesa come preservazione e conservazione dell'ambiente che capacità
di soddisfare i bisogni sociali, amplia notevolmente il campo
dei fattori da tenere in considerazione nell'orientare le modalità
applicative delle pratiche in bosco.
In effetti, qualora si confrontino sul tema etnie culturali empiriche
e teoretiche, si evidenzia una piattaforma di prospettive gestionali
che tendono "naturalmente" a eludersi poichè
la percezione di differenti livelli di utilizzo concerta le difficoltà
a intraprendere una linea comune di azione, al punto da proporre
"posizioni" oltranziste qualora si dettino esigenze
pratiche di gestione senza un linguaggio universale o perlomeno
riconducibile a bisogni specifici.
Il bosco, bene dotato di animo pubblico/privato a interesse collettivo,
in un'area come quella italiana evoluta secondo una crescita urbana
della "città senza confini", risente altresì,
delle frizioni di un "territorio aperto" soggetto allo
spostamento dei limiti della città.
Quale estrema periferia sottoposta a perdite d'identità
sia strutturale che di paesaggio, il bosco evidenzia le conseguenze
di un urbanesimo monocentrista che non ha trovato l'interlocutore
equiparato nella pianificazione ecologica del territorio, e che
oggi propone l'interrogativo di come far uscire dalla precarietà
di non luogo le aree rurali, in modo da superare la semplice demarcazione
politica fra due stati d'uso del territorio, cioè urbano
e rurale, mediante il recupero del tessuto colturale e l'efficienza
tecnica nelle pratiche.
I temi della biodiversità, e dell'applicabilità
di sistemi integrati di produzione alla filiera bosco, sono quindi
elementi di dialogo basilari alla definizione del ruolo del bosco
nella società contemporanea, giustappunto come elemento
in grado di mediare l'umanità dei luoghi al naturalismo
ambientale, e quale interfaccia rurale (assieme al comparto agricolo)
da connettere alla città.
L'esigenza di favorire la nascita di un dialogo "aperto"
senza preconcetti o posizione dommatiche, tra "chi sul territorio
opera e da questo trova sostentamento" e le categorie professionali
e scientifiche, ha portato alla costituzione della Associazione
Italiana Foresta Mediterranea, patrocinata dalla francese Fôret
Méditerranéenne, e al progetto di realizzare in
ottobre una Associazione Internazionale per la cooperazione e
lo sviluppo di una cultura ambientale europea rinnovata, con il
fine precipuo della valorizzazione degli spazi naturali e forestali
mediterranei.
A delineare il carattere della neo associazione, è stato
organizzato in Pisa il 19 aprile 1996, con il patrocinio dell'Ente
Parco Migliarino S. Rossore, un convegno sulla "Gestione
Naturalistica delle Aree Silvestri" moderato dal Prof. Ervedo
Giordano.
Sul tema, scelto appositamente per il disagio e la difficoltà
nel definire una linea di condotta oggettiva, si sono confrontati
relatori provenienti da esperienze di gestione in Parchi e Riserve
naturali, docenti universitari, dirigenti di amministrazioni pubbliche
e imprenditori privati, in modo da concertare e stimolare, attraverso
contributi scientifici ed esempi di gestione, un dibattito propositivo
quale fine auspicato.
Per informazioni:
Dr.i Lisa Barsi Stefano Mengoli c/o - Studio Progettazione Ambiente
Via S. Anna, 14 - 55100 Lucca
Tel. fax 0583-587496