Le spiagge del Mare del Nord vengono regolarmente
invase da una specie indesiderabile di fitoplancton marino, il
Phaeocystis.
Nuovi modelli computerizzati propongono oggi una soluzione a questo
problema ambientale.
Contesto
L'aspetto delle spiagge europee
è indicativo dei danni che l'uomo ha arrecato all'ambiente.
Ogni anno, sin dall'inizio della primavera, la costa europea del
Mare del Nord è presa d'assalto da turisti indesiderabili.
Una schiuma vischiosa e maleodorante si riversa sulle spiagge,
dalla Francia ai Paesi Bassi.
Il Phaeocystis, fitoplancton marino, è uno degli
anelli alla base della catena alimentare marina. Questa alga,
che ha un ciclo vitale complesso, può presentarsi sotto
due forme: cellule libere o colonie costituite da migliaia di
cellule aggregate da un muco polisaccaride.
Sotto forma di colonie gelatinose, il Phaeocystis può
proliferare rapidamente e dar luogo ad aggregati di grandi dimensioni
che, per effetto delle onde, provocano la formazione di dense
schiume. Durante le tempeste, queste schiume si accumulano sulle
spiagge e formano uno strato vischioso di colore marrone alto
un metro.
I bacini di irrigazione dei fiumi che sfociano nel Mare del Nord
sono situati in zone densamente popolate, estremamente industrializzate
e coltivate. Di conseguenza, l'acqua trasportata da questi fiumi
contiene un'elevata percentuale di nitrati e fosfati che provengono
prevalentemente dall'evacuazione delle acque reflue e dai concimi
agricoli.
Il conseguente squilibrio nutritivo favorisce la crescita di Phaeocystis
in colonie. Tra i principali problemi ecologici ed ambientali
dovuti a tale fenomeno si rileva una disfunzione della catena
trofica, la formazione di schiuma e spume sulle spiagge e la liberazione
di composti solfati nell'atmosfera. Il Phaeocystis rappresenta
pertanto un fattore nocivo per l'ecosistema costiero e le attività
ricreative.
Per limitare la proliferazione delle colonie è necessario
ridurre l'apporto di sostanze nutritive trasportate dai fiumi.
Una possibile soluzione a tale proposito è rappresentata
dal trattamento delle acque reflue. Le conoscenze scientifiche
di base e la normativa europea sono tuttavia insufficienti. E'
necessario inoltre disporre di un modello matematico che permette
di simulare la risposta dell'ecosistema costiero ai diversi metodi
di riduzione di tali sostanze per poter definire le soluzioni
più efficaci.
Ricerca
Il progetto Phaeocystis ha
permesso di elaborare un metodo di ricerca integrata per comprendere
e controllare il fenomeno dell'eutrofizzazione delle acque costiere
mediante la gestione degli apporti di sostanze nutritive riversate
dai fiumi.
L'impostazione è suddivisa in tre attività: analisi
statistica dei dati storici sugli apporti di sostanze nutritive
veicolate dai fiumi dell'Europa occidentale; studio in condizioni
di laboratorio controllate o in ambiente naturale dei meccanismi
del ciclo del Phaeocystis e della distribuzione delle colonie,
sviluppo di modelli matematici ecologici e socioeconomici.
Tale ricerca è finalizzata all'elaborazione di un insieme
di modelli matematici accoppiati: un modello biogeochimico della
rete idrografica (RIVERSTRAHLER) che calcola la quantità
di sostanze nutritive riversate dai fiumi in funzione dell'idrologia,
l'utilizzazione del suolo e le politiche di depurazione delle
acque reflue; un modello ecologico (MIRO) che illustra la dinamica
delle efflorescenze di Phaeocystis nelle acque costiere
in funzione degli apporti di sostanse nutritive calcolati con
il primo modello.
Il modello MIRO descrive la circolazione dell'azoto, del carbonio,
del fosforo e della silice tra i diversi compartimenti chimici
e biologici che definiscono l'ecosistema associato a Phaeocystis.
Il suo nome è dovuto alla complessità dei diagrammi
che ricordano lo stile del pittore spagnolo Joan Miró.
Risultati
I ricercatori hanno analizzato l'attuale
stato di eutrofizzazione delle acque costiere del Mare del Nord.
Negli ultimi due decenni si è osservato un aumento della
crescita di Phaeocystis. I meccanismi di base delle colonie
di Phaeocystis in ambiente eutrofizzato, nonché
la conseguente rottura della catena alimentare, sono oggi maggiormente
noti.
L'analisi storica dimostra l'importanza dei processi naturali
di conservazione nei sistemi fluviali e gli effetti delle attività
umane. La capacità di conservazione dei fiumi è
stata distrutta non solo a causa delle tradizionali tecniche di
depuramento delle acque reflue (che eliminano i componenti organici
senza trattenere la maggior parte dei nutrimenti inorganici),
ma anche dalle interferenze con il corso naturale. Per aumentare
le superfici arabili sono state bonificate paludi ed i fiumi sono
stati ridotti a semplici canali: ciò ha portato ad una
sostanziale riduzione sia del tempo di stagnazione dell'acqua
che delle zone ad alto tenore di sostanze nutritive.
I problemi di eutrofizzazione delle acque costiere potrebbero
essere ridotti ripristinando il corso naturale dei fiumi e le
paludi, una soluzione che aumenterebbe la quantità di azoto
e di fosforo trattenuta dai fiumi. Tuttavia, le sole misure sinora
attuate riguardano il trattamento chimico e biologico dell'acqua
per eliminare direttamente queste sostanze nutritive dalle acque
reflue.
Dal 1991, i paesi dell'Europa occidentale realizzano tali trattamenti
conformemente alla direttiva europea sul trattamento delle acque
reflue urbane. L'efficacia di tali metodi contro l'eutrofizzazione
delle acque costiere è stata calcolata mediante il modello
MIRO.
I ricercatori hanno immaginato tre possibilità di trattamento:
a) eliminazione del 90% del fosforo, b) denitrificazione al 75%
(conversione dei nitrati in azoto ad opera di microorganismi)
c) combinazione delle due possibilità. I tassi di distribuzione
delle sostanze nutritive sono stati dapprima calcolati mediante
il modello di un sistema fluviale e quindi introdotti nel modello
ecologico MIRO per valutare gli effetti degli aggregati Phaeocystis.
I risultarti portano a credere che non sia necessario applicare
entrambi i trattamenti alle acque reflue per ridurre al minimo
le colonie di Phaeocystis nelle acque costiere. La sola
eliminazione del fosforo permette una riduzione del 73% degli
aggregati sulle coste francesi e dell'88% sulle coste olandesi
e belghe.
Queste prospettive evidenziano la complessa interazione tra le
terre e il sistema marino costiero. Esse confermano inoltre l'efficacia
del modello MIRO, con la soluzione più idonea a ridurre
la quantità di colonie di Phaeocystis.
Il successo di questi progetti permetterà di ottimizzare
le misure necessarie alla soluzione dei problemi ambientali ed
economici dovuti a questi aggregati.
(Fonte: VIPS)