PRESENZA DI FURCOCERCARIE DI SCHISTOSOMI NELLE ACQUE DEL LAGO DI DI GARDA
Possibile relazione con le dermatiti dei bagnanti

Sandro Consolaro, Augusto Accordini, Chiara Peretti, Aladino Ferrari
Presidio Multizonale di Prevenzione (PMP) - ULSS 20 - Verona

Introduzione
Le dermatiti segnalate dai bagnanti sul Lago di Garda rappresentano un problema sanitario emerso negli ultimi anni all'attenzione dell'opinione pubblica, ripreso con notevole risonanza dalla stampa, associato spesso a un non meglio identificato 'inquinamento' delle acque lacustri.
Dal servizio di sorveglianza epidemiologica dei Settori Igiene Pubblica (per la sponda veneta del Lago di Garda: ULSS 22 della Regione Veneto) si possono ricavare dati di incidenza di queste dermatiti. Alcuni casi sfuggono certamente all'osservazione epidemiologica (automedicazione, ecc.); pur tenendo conto di questa possibile sottostima, la dimensione del fenomeno, rispetto al grande numero di frequentatori, rimane comunque limitata.
Altra fonte di dati è rappresentata dalle registrazioni del Pronto Soccorso (Clinica Pederzoli, Peschiera del Garda), cui si rivolgono i soggetti colpiti: purtroppo le descrizioni cliniche sono spesso generiche, talvolta descrivono sintomi diversi, e non permettono una chiara definizione del rapporto causa-effetto con un determinato agente eziologico. Si tratta comunque di un fenomeno clinicamente benigno: la dermatite provoca un prurito molto fastidioso ma privo di serie conseguenze per la salute.
Caratteristica notevole e comune alle varie fonti è che gli episodi sono localizzati in ristrette zone, principalmente della zona sud del lago, indicando un possibile legame con la morfologia del lago e il suo ecosistema. Scarse e dubbie sono le segnalazioni provenienti dalla zona nord del lago.
Il fenomeno è sotto osservazione da parecchi anni, anche da parte della nostra struttura che già si occupa istituzionalmente del controllo sanitario delle acque di balneazione della sponda veronese del Lago di Garda e, in collaborazione con il Dipartimento di Biologia dell'Università di Padova, della sorveglianza algale e delle indagini limnologiche sull'intero bacino (Castellani et al.,1994; Salmaso e Cordella, 1994).
Le ipotesi sulle cause del fenomeno delle dermatiti dei bagnanti più accreditate riportate in letteratura sono sostanzialmente due: l'azione di tossine algali e la presenza nell'acqua di forme larvali di un parassita di uccelli acquatici (cercarie di Schistosomi); non è possibile, in base alle descrizioni cliniche, una sicura connessione con una delle ipotesi; è anche verosimile che entrambe le ipotesi siano valide e che ci si trovi in presenza di due o più tipi di dermatiti dei bagnanti.

Allo scopo di approfondire l'ipotesi di una relazione delle dermatiti con la presenza di cercarie di Schistosomi si sono effettuate uscite sul campo. Nell'agosto 1993 si è verificata, per la prima volta, la presenza di furcocercarie nel Lago di Garda. Nell'anno successivo (1994) abbiamo effettuato con un campionamento sistematico il monitoraggio e la delimitazione delle zone interessate dal fenomeno. L'opera di ricerca e monitoraggio prosegue anche quest'anno (1995) e, con un finanziamento della Regione Veneto, continuerà anche nel 1996.
Contemporaneamente si è operato nella direzione di una migliore definizione del decorso clinico della dermatite, anch'essa non ancora descritta per quanto riguarda gli episodi del Lago di Garda. Infine si è iniziata e si sta approfondendo la ricerca bibliografica per ottenere indicazioni sulle possibilità di prevenzione.

La dermatite da cercarie
I primi casi segnalati in letteratura risalgono alla fine degli anni '20 negli U.S.A. (Cort, 1928); per l'Europa è curioso notare come nei Bollettini dell'Istituto Pasteur esistesse, negli anni '50 e '60, un rubrica dedicata agli articoli riguardanti le dermatiti da Schistosomi, in quegli anni evidentemente di interesse generale, rubrica in seguito scomparsa (Bull. Institut Pasteur).
Tutti i testi di dermatologia o parassitologia segnalano le dermatiti dei bagnanti dovute a cercarie (swimmer's itch) come diffuse in tutto il mondo: Australia, Nuova Zelanda, U.S.A., Canada, Argentina, El Salvador, Cuba, Giappone, Burma, India, Cina, Olanda, Danimarca, Finlandia, Svizzera, Germania, Francia, Galles (Harman, 1972; Introzzi, 1972); in Europa, tuttavia, pur essendo presenti, spesso non sono riconosciute (Pilz et al., 1995).
In Giappone questo tipo di dermatite deve essere abbastanza diffusa e riconosciuta, tanto che esiste un termine specifico ('koganbyo') per indicare la dermatite da Schistosomi contratta sulle rive dei laghi. Analogamente, in altre aree endemiche, la dermatite da cercarie è spesso designata con nomi locali ("swah itch", "sedge pool itch", "clam digger's itch", ecc.) (Cort, 1928; Yamaguchi, 1980).
In anni più recenti la dermatite da cercarie è stata segnalata o studiata in California (Grossman e Parvin H. Azimi, 1993), Delaware (Centers for Disease Control, Atlanta, 1992), Germania (Algower, 1990; Pilz et al., 1995), Svizzera (Borlin-Petzold e Peduzzi, 1992).
Per quanto riguarda l'Italia, negli anni '50 e '60 veniva descritta in Sardegna (Biocca, 1960) una dermatite da cercarie che colpiva pescatori di acqua dolce, donne che lavavano i panni nei piccoli corsi d'acqua, bagnanti, operai addetti alla bonifica antimalarica (Floris, 1960). La sintomatologia fu riprodotta sperimentalmente dagli autori (Biocca, 1960). Altri casi furono segnalati in quegli anni nelle risaie (Gianotti, 1956). Negli stessi anni in Sardegna furono svolte indagini epidemiologiche e di laboratorio, con allevamento di molluschi e mantenimento del ciclo di Schistosoma bovis, per studiare l'azione del parassita dei bovini in rapporto all'uomo ed altri mammiferi, in particolare la dermatite da esso provocata (Biocca, 1960; Deiana e Parriciatu, 1960; Coluzzi et al., 1965).
Più recentemente, nel 1990 si sono verificati casi di dermatite nella laguna veneta, con possibile eziologia da cercarie (Pampiglione, 1994).
Le cercarie sono uno stadio intermedio del ciclo riproduttivo degli Schistosomi, piccoli vermi piatti parassiti di animali, caratterizzati, tra l'altro, da un complesso ciclo vitale che si svolge in due o tre ospiti diversi.

Figura 1 - Ciclo tipico di Schistosoma non umano che provoca dermatite nei bagnanti. Non sono noti, per il Lago di Garda, il ciclo della specie presente nella zona, l'ospite definitivo (che potrebbe essere sia un anatide che un uccello ittiofago) ne' se tra l'emissione delle cercarie e l'ospite vi sia una fase di metacercaria (che potrebbe incistarsi in un pesce o sulla vegetazione). Modificato da Grossman e Parvin H. Azimi (1993)



Il ciclo del parassita (Fig. 1) inizia con l'emissione delle uova da parte del verme adulto attraverso le feci dell'ospite definitivo (in genere uccello acquatico). Gli Schistosomi associati alle dermatiti descritti in letteratura appartengono più frequentemente ai generi Trichobilharzia, Gigantobilharzia, Ornitobilharzia, Microbilharzia.
Le uova, emesse nell'acqua, si schiudono e danno origine ai miracidi, microscopiche larve ciliate che, a loro volta, vengono ingerite da un mollusco, in genere polmonato, (ospite intermedio). I molluschi ospiti segnalati dai vari autori includono varie specie di Lymnaea, Physa, Planorbis, Polypilis, ecc.
Nell'epatopancreas dei molluschi si hanno altri stadi di sviluppo (sporocisti, redie) che danno origine infine alle cercarie. Queste, lunghe 100-300 um, vengono liberate nell'acqua in particolari condizioni di luce e temperatura, come tempo caldo e soleggiato, preferibilmente subito dopo un periodo di pioggia (Fitter e Manuel, 1986). Le cercarie, liberate a sciami, vanno in cerca attivamente del loro ospite definitivo (in genere l'uccello acquatico), tendendo a nuotare nella parte superficiale dello strato d'acqua; in certi casi possono incistarsi come metacercarie in ospiti intermedi (pesci, anfibi) o sulla vegetazione.
L'uomo si inserisce in questo ciclo come ospite accidentale: le cercarie, in un ospite non specifico, riescono a penetrare solo nel primo strato dell'epidermide, dove muoiono. Nei bagnanti, quindi, provocano solo una reazione allergica locale.

Materiali e metodi
I periodi di indagine qui esaminati riguardano le estati del 1993, 1994 e 1995.

Le località campionate (Fig. 2) si trovano sulla sponda veronese del Lago di Garda, in particolare nella zona sud-orientale. Queste località sono tutte caratterizzate da spiagge sassose, acqua poco profonda e calma, zone di vegetazione acquatica (canneti) e, in molti casi, sono situate a breve distanza dalla foce di piccoli affluenti del lago; sono tutte state oggetto di segnalazione di dermatiti.
La zona nord-orientale (caratterizzata da acqua più profonda e scarsa vegetazione acquatica) non è stata inclusa in questo lavoro preliminare sia per le caratteristiche morfologiche non corrispondenti a quanto noto in letteratura che per lo scarso numero di segnalazioni di dermatiti.
Nel mese di agosto 1993 si sono effettuati campionamenti a cadenza settimanale in località:

(a) Maraschina (a ovest di Peschiera, al confine tra Peschiera e Sirmione)
(h) Spiaggia Ronchi (tra Castelnuovo del Garda e Lazise)

Nelle estati 1994 e 1995 i campionamenti, giornalieri quando le condizioni meteorologiche lo hanno permesso, hanno riguardato inoltre le località

(b) La Conta
(c) Fornaci
(d) Bergamini
(e) S. Benedetto
(f) Cappuccini
(g) Campanello (a sud della Spiaggia Ronchi)
(i) Gasparina (a nord della Spiaggia Ronchi)
(l) Pacengo (spiaggia a sud del porto)
(m) Lazise (a sud del capoluogo)
(n) lido di Cisano (Bardolino)

Figura 2 - Lago di Garda. Zone di campionamento

I campioni di molluschi di vari generi, prelevati sui ciottoli delle spiagge, sono stati trasportati in laboratorio, distinti per specie, entro bottiglie a collo largo (da 500 o 1000 ml) contenenti 50-100 ml di acqua di lago. Si è osservato al microscopio il residuo ottenuto dalla filtrazione con un retino da 80 um dell'acqua in cui erano stati trasportati i molluschi.
Successivamente è stato effettuato l'isolamento di ogni singolo mollusco prelevato in provette di vetro, contenenti ognuna 5 ml di acqua; è seguita la stimolazione con luce (sec. Borlin-Petzold e Peduzzi, 1992); l'osservazione al microscopio del'acqua per rilevare l'eventuale produzione di cercarie è stata effettuata dopo una notte di incubazione, ed è proseguita anche per i 2 gg successivi; nei casi positivi si è provveduto a lavare i molluschi e a ripetere la stimolazione e l'osservazione per almeno un altro giorno.
Alcuni dei molluschi positivi al test di stimolazione sono stati esaminati, previo schiacciamento, per dimostrare la presenza di redie.
Sono stati raccolti alcuni campioni di feci di uccelli acquatici (anatre e cigni) per la ricerca al microscopio, sia a fresco che dopo arricchimento, di uova di Schistosomi.
Per ottenere la descrizione della dermatite, due tra gli scriventi si sono volontariamente immersi per due volte successive, a distanza di 15 gg, in vicinanza della riva in località Maraschina (a). Per rendere massima la probabilità di sviluppare la dermatite si sono scelti, in base ai dati allora noti, la zona (basso fondale, vicinanza al canneto, precedenti segnalazioni di dermatiti), le date (inizio di agosto 1994), gli orari (tra le 10 e le 12) e le condizioni meteorologiche (tempo sereno, soleggiato). Durante le immersioni si è provveduto a prelevare campioni di acqua, sia tal quale che dopo filtrazione con retino da 80 um.
Cercarie emesse in laboratorio dai molluschi infestati sono state utilizzate per tentare di riprodurre sperimentalmente la dermatite.

Risultati
Dimostrazione della presenza di cercarie di Schistosomi nel Lago di Garda
La prima conferma della presenza di furcocercarie è avvenuta il 6 agosto 1993, seguita da un'altra il 18 agosto 1993, in campioni prelevati sulla Spiaggia Ronchi (h). In associazione alle cercarie, in entrambi i casi, si sono trovati molluschi, classificati (sec. Girod et al., 1980) come appartenenti al genere Lymnaea (Radix).
Ciò ha potuto dimostrare la presenza di almeno un genere di furcocercaria di Schistosoma sul Lago di Garda; il risultato appariva suggestivo, in quanto in accordo con quanto noto in letteratura per le dermatiti dei bagnanti.

Figura 3 - Furcocercarie (A) e e cercarie a coda singola (B) emesse da molluschi prelevati sul Lago di Garda

Per il 1994 si è perciò programmata una azione più sistematica, iniziando i campionamenti dei molluschi in giugno, con personale del PMP. il programma prevedeva il campionamento sistematico su tutto il basso lago, utilizzando i mezzi del laboratorio per la stimolazione dei molluschi, la rilevazione delle cercarie emesse, la ricerca e la conferma della presenza delle redie nei molluschi mediante lo schiacciamento degli esemplari positivi al test di stimolazione; i risultati sono tuttora in corso di elaborazione. In via preliminare si può dire che i quasi duemila molluschi prelevati hanno dimostrato l'infestazione di un buon numero di essi con almeno due generi di Schistosomi. Si è notato che i molluschi continuano l'emissione delle cercarie per molti giorni. I molluschi infestati, esaminati dopo schiacciamento, hanno sempre mostrato presenza di redie in vari stadi di maturazione.
I prelievi di molluschi, sia in giugno che nei primi quindici giorni di luglio, sui ciottoli delle spiagge si sono rivelati inaspettatamente difficoltosi: il livello del lago era alto, molte spiagge si presentavano perciò coperte d'acqua, e la presenza di molluschi era scarsa o nulla. Dalla metà di luglio fino alla fine di settembre il rinvenimento di Lymnaea era invece normale sui ciottoli delle spiagge e i test di stimolazione (secondo Borlin-Petzold e Peduzzi, 1992) davano facilmente esito positivo.
Tutto ciò concorda con quanto già segnalato in letteratura: i molluschi sembrano sottrarsi alle condizioni sfavorevoli invernali rifugiandosi sotto le grosse pietre e forse in altri ricoveri; la bassa densità dei reperti segnalata nei primi mesi di campionamento induce a ritenere che durante l'inverno si verifichi una elevata mortalità. La densità di popolazione aumenterebbe in maniera progressiva durante l'estate, fino ad ottobre. Vi è perciò un lasso di tempo tra le prime segnalazioni dei casi di dermatiti (giugno) e i primi ritrovamenti dei molluschi sulle spiagge (luglio-agosto); una ipotesi, che stiamo seguendo, è che nel periodo estivo iniziale i molluschi si localizzino non sulle spiagge ma in altri luoghi (vegetazione, immissari del lago, ciottoli sommersi che costituiranno la spiaggia quando, in agosto, il livello del lago si abbassa).
Per il 1995 è stato attuato un analogo programma di campionamento. La situazione dei primi mesi estivi è identica a quella del 1994: scarsa o nulla presenza di molluschi sui ciottoli e livello del lago alto. Il rinvenimento dei molluschi infestati è stato più facile sui ciottoli sommersi. Le condizioni meteorologiche (notevole piovosità) hanno mantenuto il livello del lago più alto anche nei mesi successivi.
La dimostrazione, nelle feci di alcune specie di uccelli acquatici (anatre, cigni), la presenza delle uova di Schistosoma, ha avuto esito negativo.
Per la tassonomia delle cercarie ci si è rivolti all'Università di Bologna (che già ha collaborato con la Regione Veneto per un analogo programma di ricerca nella laguna di Venezia) per giungere alla classificazione sia dei molluschi che delle cercarie. Il lavoro è ancora in corso: in via preliminare un dato interessante sembra essere la diversità tra i generi di cercaria presenti sul Lago di Garda rispetto a quelle descritte in altri laghi europei.

Descrizione della dermatite
La descrizione della dermatite rilevata sul Lago di Garda, inizialmente, è stata ottenuta contattando ed esaminando soggetti che avevano manifestato la patologia. I soggetti intervistati hanno riferito una sintomatologia che evolveva nel tempo, con sintomi diversi nei vari momenti (prurito, papule e prurito, iperpigmentazione senza prurito, ecc.), che comportava una durata media totale di una decina di giorni.
Ciò ha messo in evidenza l'inadeguatezza delle descrizioni fino ad ora raccolte e la possibilità che si trattasse di una stessa patologia vista però in momenti diversi, e pertanto con manifestazioni diverse.
Si è deciso perciò di riprodurre sperimentalmente la dermatite in due degli scriventi, con l'immersione in zone note per le ripetute segnalazioni di casi.
Si è ripetuta due volte l'immersione nello stesso luogo a distanza di circa quindici giorni, avendo cura di bagnare solo una parte del corpo (gli arti inferiori) per poter avere un controllo negativo.
Durante una di queste immersioni si sono potute catturare, con retino da plancton, cercarie liberamente natanti nell'acqua; contemporanei prelievi di campioni algali non hanno mostrato presenza significativa di alghe potenzialmente tossiche.
In sintesi si è potuto accertare, nei casi clinici esaminati, che:

- la prima immersione in una zona particolare (vicinanza ad un canneto, acqua molto bassa, presenza di uccelli acquatici, ripetute segnalazioni di casi), protratta per almeno 45 minuti, provoca effettivamente, alcune decine di minuti dopo l'uscita dall'acqua, la comparsa di un forte prurito; il prurito inizia, in forma lieve, già in acqua, ma aumenta di intensità mentre la pelle si asciuga;
- alcuni giorni dopo si assiste alla comparsa di papule; le papule scompaiono nel giro di alcuni giorni e vengono sostituite, per circa due settimane, da una iperpigmentazione della pelle;
- la seconda esposizione alla causa (immersione nella stessa zona) comporta la comparsa del prurito in un tempo più breve (30 minuti) e con caratteristiche di maggiore intensità; inoltre le papule compaiono un giorno prima e sono di dimensioni maggiori, l'iperpigmentazione residua è più evidente e duratura;
- la sintomatologia migliora se trattata con antistaminici.
Si tratta probabilmente di una patologia con una forte componente di tipo allergico, dimostrata dall'aggravamento dei sintomi nella seconda immersione dei volontari; inoltre, in uno dei soggetti contattati inizialmente, con anamnesi di ripetute precedenti immersioni nella stessa zona, e anch'esso volontariamente immersosi nell'acqua, si è assistito, quasi in diretta, alla comparsa delle papule già dopo alcuni minuti. Il parere di uno specialista in dermatologia, che ha constatato la sindrome in uno dei volontari, è che i sintomi sono compatibili con l'ipotesi della patologia da cercarie. E' da notare che in questo caso il rischio per la salute è minimo in quanto la penetrazione della cercaria è limitata agli strati superficiali dell'epidermide. L'uomo infatti è ospite casuale e inadatto in quanto le cercarie degli Schistosomi sono specie-specifiche.
Gli apparenti contrasti tra le descrizioni cliniche dei casi segnalati in predecenza si spiegano facilmente tenendo conto che i pazienti, tra loro diversi per stato allergico, sono stati esaminati in momenti diversi del decorso clinico, evidenziando di volta in volta un particolare aspetto (prurito, papule, ecc.).
Le prove in laboratorio per riprodurre in modo controllato la patologia cutanea su volontari sicuramente allergizzati, utilizzando cercarie prodotte da molluschi infestati, hanno invece dato per ora esito negativo.

Conclusioni
In prospettiva appare evidente che il corretto approccio per affrontare il problema dovrà comportare:

- la raccolta di dati clinici ed epidemiologici più dettagliati, per poter da un lato distinguere le patologie cutanee provocate da parassiti da quelle dovute a tossine algali e/o altre cause (chimiche, fisiche, ecc.) e dall'altro per verificare l'eventuale incremento nel numero di casi;
- il continuo monitoraggio ecologico sul Lago di Garda, per garantire nel tempo la sicurezza dei bagnanti verso i rischi di patologie da alghe tossiche e contemporaneamente seguire i segnali di peggioramento di stato trofico già rilevati; questi ultimi dati sono importanti per stabilire la presenza di connessioni tra il ciclo del parassita e gli effetti dell'eutrofizzazione;
- il proseguimento del lavoro di ricerca sul campo per caratterizzare e delimitare le zone interessate dai vari cicli ospite-parassita degli Schistosomi, ed eventualmente dimostrare sperimentalmente in modo riproducibile il rapporto causa-effetto con le dermatiti; in questo caso, individuare misure di prevenzione personale e collettiva. Tale lavoro di ricerca, fino ad ora supportato da iniziative personali, sarà programmato, gestito e finanziato in maniera più ampia e coordinata: lo studio di questo problema va svolto nel quadro del più vasto sforzo di indagine e controllo sul lago;
- la presa di coscienza che, nel caso delle dermatiti da cercarie, allo stato attuale non esistono metodi di lotta efficaci, economici e non devastanti: il Lago di Garda non è una piscina ma è, e rimane, un ecosistema come gli altri, di cui l'uomo deve conoscere, accettare e rispettare, in tutti i sensi, le caratteristiche. In altre parole, il ciclo del parassita è uno degli eventi biologici tipici dell'ecosistema del lago.

Le sole misure di prevenzione contro le dermatiti da cercarie note in letteratura riguardano l'accorciamento del tempo delle attività ricreazionali in acqua, l'uso di abbigliamento protettivo (mute), l'apposizione di cartelli segnalanti le zone a rischio, oltre, naturalmente, all'uso di antistaminici per diminuire i sintomi. Un'altra misura preventiva potrebbe essere l'effettuazione dei bagni più al largo e l'immediata asciugatura all'uscita dell'acqua.
Gli interventi farmacologici preventivi noti comportano l'uso, come lozione da applicare sulla pelle prima di entrare in acqua, della niclosamide (un molluschicida ed antielmintico) o del dibutil-ftalato (Grossman e Parvin. H. Azimi, 1993; Harman, 1972).
La maggior parte degli autori concorda sul fatto che non esiste alcun mezzo efficace per combattere l'infestazione, data l'impraticabilità dei metodi di distruzione o rimozione degli ospiti del parassita.
Sono comunque da escludere, allo stato attuale delle conoscenze, interventi di manipolazione ambientale nelle zone a rischio, che sarebbero certamente intempestivi, probabilmente inutili e, intervenendo sugli equilibri ecologici, imprevedibili e pericolosi per il futuro.

Bibliografia

Bulletins de l'Institut Pasteur
Paris

Centers for Disease Control, 1992
Cercarial dermatitis outbreak at a state park
Delaware, 1991. JAMA.; May 20 - Vol 267, No. 19 MMWR 1992;41:225-8

Allgower R., 1990
Die zerkarien oder baderdermatitis
Biologie in unserer Zeit.

Borlin-Petzold F., Peduzzi R., 1992
Contribution a l'etude de la dermatite des nageurs dans le Lac de Lugano
Tribuna Medica Ticinese.luglio 57: 473-477

Biocca E.,1960
Osservazioni sulla morfologia del ceppo sardo di Schistosoma bovis e sulla dermatite umana da esso provocata
Parassitologia. Vol. II - N. 1-2 :46-54

Castellani E., Consolaro S., Spiazzi A.,1994
Attività del P.M.P. di Verona, ULSS 25
In Cordella P. e Salmaso N. (eds), Indagini limnologiche sui principali laghi della Regione del Veneto (1987-1992)
Regione del Veneto, Venezia: 59-62

Coluzzi A., Nuvole A., Orecchia P., Paggi L., 1965
Indagini su Bulinus truncatus e Schistosoma bovis della Sardegna
Parassitologia. 1965 Vol. VII - N. 2-3: 174-195

Cort W.W., 1928
Schistosome dermatitis in the United States (Michigan)
J. Amer. med. Ass.; 90: 1027-1029

Deiana S., Parriciatu A., 1960
Fattori serici anticercariali in soggetti con dermatite da cercarie di Schistosoma bovis
Parassitologia. 1960 Vol. II - N. 1-2: 149-153

Fitter R., Manuel R., 1986
Collins field guide to freshwater life
William Collins Sons & Co. London, 1986 (Ed. italiana: La vita nelle acque dolci. Franco Muzzio & C. - Padova, 1993)

Floris S., 1960
Sulla dermatite da cercarie in Sardegna quale malattia professionale dei lavoratori addetti alla lotta antimalarica
Parassitologia. 1960 Vol. II - N. 1-2: 173-174

Gianotti F., 1956
La dermatite eritemato-pomfo-papulo-vescicolosa dei lavoratori addetti alla monda del riso. E' una dermatite da cercarie di schistosomi (ricerche personali)
G. Ital. Derm. Sif.; 97:19-25
Girod A., Bianchi I., Mariani M., 1980
Guida per il riconoscimento delle specie animali delle acque interne italiane. 7 - Gasteropodi
Consiglio Nazionale delle Ricerche AQ/1/44

Grossman M., Parvin H. Azimi, 1993
Rash and pruritis after a camping trip
The pediatric infectious disease journal.; 11: 966-969

Harman, R.R.M., 1972
Dermatitis acquired in water: Cercarial dermatitis
In: Textbook of Dermatology
Ed. Rook, Wilkinson,Ebling - Oxford, 1972. Vol. I:824-825

Introzzi P. (a cura), 1972
Dermatite da cercarie di Schistosomi
In: Trattato Italiano di Medicina Interna II ed. - IV Malattie infettive e patrassitarie
IV-vol II:1630-1631 - USES (UTET-Sansoni) Firenze 1972

Pampiglione S., 1994
Indagine sulla possibile eziologia parassitaria di dermatiti osservate in bagnanti nelle acque della laguna di Venezia
S.I.P. Unità locale socio sanitaria 16 Venezia

Pilz J., Eisele S., Disko R., 1995
Zerkariendermatitis (swimmer's itch). Falbericht einer Zerkariendermatitis durch Trichobilharzia (Digena, Schistosomatidae)
Hautarzt (1995); 46:335-338 Springer-Verlag 1995

Salmaso N., Cordella P., 1994
Indagini limnologiche sul Lago di Garda
In Cordella P. e Salmaso N. (eds), Indagini limnologiche sui principali laghi della Regione del Veneto (1987-1992)
Regione del Veneto, Venezia: 79-124

Yamaguchi T., (1980)
A colour atlas of clinical Parasitology
Nankodo Company Ltd, Tokyo