Introduzione
Le dermatiti segnalate dai bagnanti
sul Lago di Garda rappresentano un problema sanitario emerso negli
ultimi anni all'attenzione dell'opinione pubblica, ripreso con
notevole risonanza dalla stampa, associato spesso a un non meglio
identificato 'inquinamento' delle acque lacustri.
Dal servizio di sorveglianza epidemiologica dei Settori Igiene
Pubblica (per la sponda veneta del Lago di Garda: ULSS 22 della
Regione Veneto) si possono ricavare dati di incidenza di queste
dermatiti. Alcuni casi sfuggono certamente all'osservazione epidemiologica
(automedicazione, ecc.); pur tenendo conto di questa possibile
sottostima, la dimensione del fenomeno, rispetto al grande numero
di frequentatori, rimane comunque limitata.
Altra fonte di dati è rappresentata dalle registrazioni
del Pronto Soccorso (Clinica Pederzoli, Peschiera del Garda),
cui si rivolgono i soggetti colpiti: purtroppo le descrizioni
cliniche sono spesso generiche, talvolta descrivono sintomi diversi,
e non permettono una chiara definizione del rapporto causa-effetto
con un determinato agente eziologico. Si tratta comunque di un
fenomeno clinicamente benigno: la dermatite provoca un prurito
molto fastidioso ma privo di serie conseguenze per la salute.
Caratteristica notevole e comune alle varie fonti è che
gli episodi sono localizzati in ristrette zone, principalmente
della zona sud del lago, indicando un possibile legame con la
morfologia del lago e il suo ecosistema. Scarse e dubbie sono
le segnalazioni provenienti dalla zona nord del lago.
Il fenomeno è sotto osservazione da parecchi anni, anche
da parte della nostra struttura che già si occupa istituzionalmente
del controllo sanitario delle acque di balneazione della sponda
veronese del Lago di Garda e, in collaborazione con il Dipartimento
di Biologia dell'Università di Padova, della sorveglianza
algale e delle indagini limnologiche sull'intero bacino (Castellani
et al.,1994; Salmaso e Cordella, 1994).
Le ipotesi sulle cause del fenomeno delle dermatiti dei bagnanti
più accreditate riportate in letteratura sono sostanzialmente
due: l'azione di tossine algali e la presenza nell'acqua di forme
larvali di un parassita di uccelli acquatici (cercarie di Schistosomi);
non è possibile, in base alle descrizioni cliniche, una
sicura connessione con una delle ipotesi; è anche verosimile
che entrambe le ipotesi siano valide e che ci si trovi in presenza
di due o più tipi di dermatiti dei bagnanti.
Allo scopo di approfondire l'ipotesi di una
relazione delle dermatiti con la presenza di cercarie di Schistosomi
si sono effettuate uscite sul campo. Nell'agosto 1993 si è
verificata, per la prima volta, la presenza di furcocercarie nel
Lago di Garda. Nell'anno successivo (1994) abbiamo effettuato
con un campionamento sistematico il monitoraggio e la delimitazione
delle zone interessate dal fenomeno. L'opera di ricerca e monitoraggio
prosegue anche quest'anno (1995) e, con un finanziamento della
Regione Veneto, continuerà anche nel 1996.
Contemporaneamente si è operato nella direzione di una
migliore definizione del decorso clinico della dermatite, anch'essa
non ancora descritta per quanto riguarda gli episodi del Lago
di Garda. Infine si è iniziata e si sta approfondendo la
ricerca bibliografica per ottenere indicazioni sulle possibilità
di prevenzione.
La dermatite da cercarie
I primi casi segnalati in letteratura
risalgono alla fine degli anni '20 negli U.S.A. (Cort, 1928);
per l'Europa è curioso notare come nei Bollettini dell'Istituto
Pasteur esistesse, negli anni '50 e '60, un rubrica dedicata agli
articoli riguardanti le dermatiti da Schistosomi, in quegli anni
evidentemente di interesse generale, rubrica in seguito scomparsa
(Bull. Institut Pasteur).
Tutti i testi di dermatologia o parassitologia segnalano le dermatiti
dei bagnanti dovute a cercarie (swimmer's itch) come diffuse
in tutto il mondo: Australia, Nuova Zelanda, U.S.A., Canada, Argentina,
El Salvador, Cuba, Giappone, Burma, India, Cina, Olanda, Danimarca,
Finlandia, Svizzera, Germania, Francia, Galles (Harman, 1972;
Introzzi, 1972); in Europa, tuttavia, pur essendo presenti, spesso
non sono riconosciute (Pilz et al., 1995).
In Giappone questo tipo di dermatite deve essere abbastanza diffusa
e riconosciuta, tanto che esiste un termine specifico ('koganbyo')
per indicare la dermatite da Schistosomi contratta sulle rive
dei laghi. Analogamente, in altre aree endemiche, la dermatite
da cercarie è spesso designata con nomi locali ("swah
itch", "sedge pool itch", "clam digger's itch",
ecc.) (Cort, 1928; Yamaguchi, 1980).
In anni più recenti la dermatite da cercarie è stata
segnalata o studiata in California (Grossman e Parvin H. Azimi,
1993), Delaware (Centers for Disease Control, Atlanta, 1992),
Germania (Algower, 1990; Pilz et al., 1995), Svizzera (Borlin-Petzold
e Peduzzi, 1992).
Per quanto riguarda l'Italia, negli anni '50 e '60 veniva descritta
in Sardegna (Biocca, 1960) una dermatite da cercarie che colpiva
pescatori di acqua dolce, donne che lavavano i panni nei piccoli
corsi d'acqua, bagnanti, operai addetti alla bonifica antimalarica
(Floris, 1960). La sintomatologia fu riprodotta sperimentalmente
dagli autori (Biocca, 1960). Altri casi furono segnalati in quegli
anni nelle risaie (Gianotti, 1956). Negli stessi anni in Sardegna
furono svolte indagini epidemiologiche e di laboratorio, con allevamento
di molluschi e mantenimento del ciclo di Schistosoma bovis, per
studiare l'azione del parassita dei bovini in rapporto all'uomo
ed altri mammiferi, in particolare la dermatite da esso provocata
(Biocca, 1960; Deiana e Parriciatu, 1960; Coluzzi et al.,
1965).
Più recentemente, nel 1990 si sono verificati casi di dermatite
nella laguna veneta, con possibile eziologia da cercarie (Pampiglione,
1994).
Le cercarie sono uno stadio intermedio del ciclo riproduttivo
degli Schistosomi, piccoli vermi piatti parassiti di animali,
caratterizzati, tra l'altro, da un complesso ciclo vitale che
si svolge in due o tre ospiti diversi.
Figura 1 - Ciclo tipico di Schistosoma non
umano che provoca dermatite nei bagnanti. Non sono noti, per il
Lago di Garda, il ciclo della specie presente nella zona, l'ospite
definitivo (che potrebbe essere sia un anatide che un uccello
ittiofago) ne' se tra l'emissione delle cercarie e l'ospite vi
sia una fase di metacercaria (che potrebbe incistarsi in un pesce
o sulla vegetazione). Modificato da Grossman e Parvin H.
Azimi (1993)
Il ciclo del parassita (Fig. 1) inizia
con l'emissione delle uova da parte del verme adulto attraverso
le feci dell'ospite definitivo (in genere uccello acquatico).
Gli Schistosomi associati alle dermatiti descritti in letteratura
appartengono più frequentemente ai generi Trichobilharzia,
Gigantobilharzia, Ornitobilharzia, Microbilharzia.
Le uova, emesse nell'acqua, si schiudono e danno origine ai miracidi,
microscopiche larve ciliate che, a loro volta, vengono ingerite
da un mollusco, in genere polmonato, (ospite intermedio). I molluschi
ospiti segnalati dai vari autori includono varie specie di Lymnaea,
Physa, Planorbis, Polypilis, ecc.
Nell'epatopancreas dei molluschi si hanno altri stadi di sviluppo
(sporocisti, redie) che danno origine infine alle cercarie. Queste,
lunghe 100-300 um, vengono liberate nell'acqua in particolari
condizioni di luce e temperatura, come tempo caldo e soleggiato,
preferibilmente subito dopo un periodo di pioggia (Fitter e Manuel,
1986). Le cercarie, liberate a sciami, vanno in cerca attivamente
del loro ospite definitivo (in genere l'uccello acquatico), tendendo
a nuotare nella parte superficiale dello strato d'acqua; in certi
casi possono incistarsi come metacercarie in ospiti intermedi
(pesci, anfibi) o sulla vegetazione.
L'uomo si inserisce in questo ciclo come ospite accidentale: le
cercarie, in un ospite non specifico, riescono a penetrare solo
nel primo strato dell'epidermide, dove muoiono. Nei bagnanti,
quindi, provocano solo una reazione allergica locale.
Materiali e metodi
I periodi di indagine qui esaminati
riguardano le estati del 1993, 1994 e 1995.
Le località campionate (Fig. 2)
si trovano sulla sponda veronese del Lago di Garda, in particolare
nella zona sud-orientale. Queste località sono tutte caratterizzate
da spiagge sassose, acqua poco profonda e calma, zone di vegetazione
acquatica (canneti) e, in molti casi, sono situate a breve distanza
dalla foce di piccoli affluenti del lago; sono tutte state oggetto
di segnalazione di dermatiti.
La zona nord-orientale (caratterizzata da acqua più profonda
e scarsa vegetazione acquatica) non è stata inclusa in
questo lavoro preliminare sia per le caratteristiche morfologiche
non corrispondenti a quanto noto in letteratura che per lo scarso
numero di segnalazioni di dermatiti.
Nel mese di agosto 1993 si sono effettuati campionamenti a cadenza
settimanale in località:
(a) Maraschina (a ovest di Peschiera,
al confine tra Peschiera e Sirmione)
(h) Spiaggia Ronchi (tra Castelnuovo del Garda e
Lazise)
Nelle estati 1994 e 1995 i campionamenti, giornalieri quando le condizioni meteorologiche lo hanno permesso, hanno riguardato inoltre le località
(b) La Conta
(c) Fornaci
(d) Bergamini
(e) S. Benedetto
(f) Cappuccini
(g) Campanello (a sud della Spiaggia Ronchi)
(i) Gasparina (a nord della Spiaggia Ronchi)
(l) Pacengo (spiaggia a sud del porto)
(m) Lazise (a sud del capoluogo)
(n) lido di Cisano (Bardolino)
Figura 2 - Lago di Garda. Zone di campionamento
I campioni di molluschi di vari generi, prelevati
sui ciottoli delle spiagge, sono stati trasportati in laboratorio,
distinti per specie, entro bottiglie a collo largo (da 500 o 1000
ml) contenenti 50-100 ml di acqua di lago. Si è osservato
al microscopio il residuo ottenuto dalla filtrazione con un retino
da 80 um dell'acqua in cui erano stati trasportati i molluschi.
Successivamente è stato effettuato l'isolamento di ogni
singolo mollusco prelevato in provette di vetro, contenenti ognuna
5 ml di acqua; è seguita la stimolazione con luce (sec.
Borlin-Petzold e Peduzzi, 1992); l'osservazione al microscopio
del'acqua per rilevare l'eventuale produzione di cercarie è
stata effettuata dopo una notte di incubazione, ed è proseguita
anche per i 2 gg successivi; nei casi positivi si è provveduto
a lavare i molluschi e a ripetere la stimolazione e l'osservazione
per almeno un altro giorno.
Alcuni dei molluschi positivi al test di stimolazione sono stati
esaminati, previo schiacciamento, per dimostrare la presenza di
redie.
Sono stati raccolti alcuni campioni di feci di uccelli acquatici
(anatre e cigni) per la ricerca al microscopio, sia a fresco che
dopo arricchimento, di uova di Schistosomi.
Per ottenere la descrizione della dermatite, due tra gli scriventi
si sono volontariamente immersi per due volte successive, a distanza
di 15 gg, in vicinanza della riva in località Maraschina
(a). Per rendere massima la probabilità di sviluppare
la dermatite si sono scelti, in base ai dati allora noti, la zona
(basso fondale, vicinanza al canneto, precedenti segnalazioni
di dermatiti), le date (inizio di agosto 1994), gli orari (tra
le 10 e le 12) e le condizioni meteorologiche (tempo sereno, soleggiato).
Durante le immersioni si è provveduto a prelevare campioni
di acqua, sia tal quale che dopo filtrazione con retino da 80
um.
Cercarie emesse in laboratorio dai molluschi infestati sono state
utilizzate per tentare di riprodurre sperimentalmente la dermatite.
Risultati
Dimostrazione della presenza
di cercarie di Schistosomi nel Lago di Garda
La prima conferma della presenza
di furcocercarie è avvenuta il 6 agosto 1993, seguita da
un'altra il 18 agosto 1993, in campioni prelevati sulla Spiaggia
Ronchi (h). In associazione alle cercarie, in entrambi
i casi, si sono trovati molluschi, classificati (sec. Girod et
al., 1980) come appartenenti al genere Lymnaea (Radix).
Ciò ha potuto dimostrare la presenza di almeno un genere
di furcocercaria di Schistosoma sul Lago di Garda; il risultato
appariva suggestivo, in quanto in accordo con quanto noto in letteratura
per le dermatiti dei bagnanti.
Figura 3 - Furcocercarie (A) e e cercarie
a coda singola (B) emesse da molluschi prelevati sul Lago di Garda
Per il 1994 si è perciò programmata
una azione più sistematica, iniziando i campionamenti dei
molluschi in giugno, con personale del PMP. il programma prevedeva
il campionamento sistematico su tutto il basso lago, utilizzando
i mezzi del laboratorio per la stimolazione dei molluschi, la
rilevazione delle cercarie emesse, la ricerca e la conferma della
presenza delle redie nei molluschi mediante lo schiacciamento
degli esemplari positivi al test di stimolazione; i risultati
sono tuttora in corso di elaborazione. In via preliminare si può
dire che i quasi duemila molluschi prelevati hanno dimostrato
l'infestazione di un buon numero di essi con almeno due generi
di Schistosomi. Si è notato che i molluschi continuano
l'emissione delle cercarie per molti giorni. I molluschi infestati,
esaminati dopo schiacciamento, hanno sempre mostrato presenza
di redie in vari stadi di maturazione.
I prelievi di molluschi, sia in giugno che nei primi quindici
giorni di luglio, sui ciottoli delle spiagge si sono rivelati
inaspettatamente difficoltosi: il livello del lago era alto, molte
spiagge si presentavano perciò coperte d'acqua, e la presenza
di molluschi era scarsa o nulla. Dalla metà di luglio fino
alla fine di settembre il rinvenimento di Lymnaea era invece
normale sui ciottoli delle spiagge e i test di stimolazione (secondo
Borlin-Petzold e Peduzzi, 1992) davano facilmente esito positivo.
Tutto ciò concorda con quanto già segnalato in letteratura:
i molluschi sembrano sottrarsi alle condizioni sfavorevoli invernali
rifugiandosi sotto le grosse pietre e forse in altri ricoveri;
la bassa densità dei reperti segnalata nei primi mesi di
campionamento induce a ritenere che durante l'inverno si verifichi
una elevata mortalità. La densità di popolazione
aumenterebbe in maniera progressiva durante l'estate, fino ad
ottobre. Vi è perciò un lasso di tempo tra le prime
segnalazioni dei casi di dermatiti (giugno) e i primi ritrovamenti
dei molluschi sulle spiagge (luglio-agosto); una ipotesi, che
stiamo seguendo, è che nel periodo estivo iniziale i molluschi
si localizzino non sulle spiagge ma in altri luoghi (vegetazione,
immissari del lago, ciottoli sommersi che costituiranno la spiaggia
quando, in agosto, il livello del lago si abbassa).
Per il 1995 è stato attuato un analogo programma di campionamento.
La situazione dei primi mesi estivi è identica a quella
del 1994: scarsa o nulla presenza di molluschi sui ciottoli e
livello del lago alto. Il rinvenimento dei molluschi infestati
è stato più facile sui ciottoli sommersi. Le condizioni
meteorologiche (notevole piovosità) hanno mantenuto il
livello del lago più alto anche nei mesi successivi.
La dimostrazione, nelle feci di alcune specie di uccelli acquatici
(anatre, cigni), la presenza delle uova di Schistosoma, ha avuto
esito negativo.
Per la tassonomia delle cercarie ci si è rivolti all'Università
di Bologna (che già ha collaborato con la Regione Veneto
per un analogo programma di ricerca nella laguna di Venezia) per
giungere alla classificazione sia dei molluschi che delle cercarie.
Il lavoro è ancora in corso: in via preliminare un dato
interessante sembra essere la diversità tra i generi di
cercaria presenti sul Lago di Garda rispetto a quelle descritte
in altri laghi europei.
Descrizione della dermatite
La descrizione della dermatite rilevata
sul Lago di Garda, inizialmente, è stata ottenuta contattando
ed esaminando soggetti che avevano manifestato la patologia. I
soggetti intervistati hanno riferito una sintomatologia che evolveva
nel tempo, con sintomi diversi nei vari momenti (prurito, papule
e prurito, iperpigmentazione senza prurito, ecc.), che comportava
una durata media totale di una decina di giorni.
Ciò ha messo in evidenza l'inadeguatezza delle descrizioni
fino ad ora raccolte e la possibilità che si trattasse
di una stessa patologia vista però in momenti diversi,
e pertanto con manifestazioni diverse.
Si è deciso perciò di riprodurre sperimentalmente
la dermatite in due degli scriventi, con l'immersione in zone
note per le ripetute segnalazioni di casi.
Si è ripetuta due volte l'immersione nello stesso luogo
a distanza di circa quindici giorni, avendo cura di bagnare solo
una parte del corpo (gli arti inferiori) per poter avere un controllo
negativo.
Durante una di queste immersioni si sono potute catturare, con
retino da plancton, cercarie liberamente natanti nell'acqua; contemporanei
prelievi di campioni algali non hanno mostrato presenza significativa
di alghe potenzialmente tossiche.
In sintesi si è potuto accertare, nei casi clinici esaminati,
che:
- la prima
immersione in una zona particolare (vicinanza ad un canneto, acqua
molto bassa, presenza di uccelli acquatici, ripetute segnalazioni
di casi), protratta per almeno 45 minuti, provoca effettivamente,
alcune decine di minuti dopo l'uscita dall'acqua, la comparsa
di un forte prurito; il prurito inizia, in forma lieve, già
in acqua, ma aumenta di intensità mentre la pelle si asciuga;
- alcuni giorni dopo si assiste alla comparsa di papule;
le papule scompaiono nel giro di alcuni giorni e vengono sostituite,
per circa due settimane, da una iperpigmentazione della pelle;
- la seconda esposizione alla causa (immersione nella stessa
zona) comporta la comparsa del prurito in un tempo più
breve (30 minuti) e con caratteristiche di maggiore intensità;
inoltre le papule compaiono un giorno prima e sono di dimensioni
maggiori, l'iperpigmentazione residua è più evidente
e duratura;
- la sintomatologia migliora se trattata con antistaminici.
Si tratta probabilmente di una patologia con una forte componente
di tipo allergico, dimostrata dall'aggravamento dei sintomi nella
seconda immersione dei volontari; inoltre, in uno dei soggetti
contattati inizialmente, con anamnesi di ripetute precedenti immersioni
nella stessa zona, e anch'esso volontariamente immersosi nell'acqua,
si è assistito, quasi in diretta, alla comparsa delle papule
già dopo alcuni minuti. Il parere di uno specialista in
dermatologia, che ha constatato la sindrome in uno dei volontari,
è che i sintomi sono compatibili con l'ipotesi della patologia
da cercarie. E' da notare che in questo caso il rischio per la
salute è minimo in quanto la penetrazione della cercaria
è limitata agli strati superficiali dell'epidermide. L'uomo
infatti è ospite casuale e inadatto in quanto le cercarie
degli Schistosomi sono specie-specifiche.
Gli apparenti contrasti tra le descrizioni cliniche dei casi segnalati
in predecenza si spiegano facilmente tenendo conto che i pazienti,
tra loro diversi per stato allergico, sono stati esaminati in
momenti diversi del decorso clinico, evidenziando di volta in
volta un particolare aspetto (prurito, papule, ecc.).
Le prove in laboratorio per riprodurre in modo controllato la
patologia cutanea su volontari sicuramente allergizzati, utilizzando
cercarie prodotte da molluschi infestati, hanno invece dato per
ora esito negativo.
Conclusioni
In prospettiva appare evidente che
il corretto approccio per affrontare il problema dovrà
comportare:
- la raccolta
di dati clinici ed epidemiologici più dettagliati, per
poter da un lato distinguere le patologie cutanee provocate da
parassiti da quelle dovute a tossine algali e/o altre cause (chimiche,
fisiche, ecc.) e dall'altro per verificare l'eventuale incremento
nel numero di casi;
- il continuo monitoraggio ecologico sul Lago di Garda,
per garantire nel tempo la sicurezza dei bagnanti verso i rischi
di patologie da alghe tossiche e contemporaneamente seguire i
segnali di peggioramento di stato trofico già rilevati;
questi ultimi dati sono importanti per stabilire la presenza di
connessioni tra il ciclo del parassita e gli effetti dell'eutrofizzazione;
- il proseguimento del lavoro di ricerca sul campo per
caratterizzare e delimitare le zone interessate dai vari cicli
ospite-parassita degli Schistosomi, ed eventualmente dimostrare
sperimentalmente in modo riproducibile il rapporto causa-effetto
con le dermatiti; in questo caso, individuare misure di prevenzione
personale e collettiva. Tale lavoro di ricerca, fino ad ora supportato
da iniziative personali, sarà programmato, gestito e finanziato
in maniera più ampia e coordinata: lo studio di questo
problema va svolto nel quadro del più vasto sforzo di indagine
e controllo sul lago;
- la presa di coscienza che, nel caso delle dermatiti da
cercarie, allo stato attuale non esistono metodi di lotta efficaci,
economici e non devastanti: il Lago di Garda non è una
piscina ma è, e rimane, un ecosistema come gli altri, di
cui l'uomo deve conoscere, accettare e rispettare, in tutti i
sensi, le caratteristiche. In altre parole, il ciclo del parassita
è uno degli eventi biologici tipici dell'ecosistema del
lago.
Le sole misure di prevenzione contro le dermatiti
da cercarie note in letteratura riguardano l'accorciamento del
tempo delle attività ricreazionali in acqua, l'uso di abbigliamento
protettivo (mute), l'apposizione di cartelli segnalanti le zone
a rischio, oltre, naturalmente, all'uso di antistaminici per diminuire
i sintomi. Un'altra misura preventiva potrebbe essere l'effettuazione
dei bagni più al largo e l'immediata asciugatura all'uscita
dell'acqua.
Gli interventi farmacologici preventivi noti comportano l'uso,
come lozione da applicare sulla pelle prima di entrare in acqua,
della niclosamide (un molluschicida ed antielmintico) o del dibutil-ftalato
(Grossman e Parvin. H. Azimi, 1993; Harman, 1972).
La maggior parte degli autori concorda sul fatto che non esiste
alcun mezzo efficace per combattere l'infestazione, data l'impraticabilità
dei metodi di distruzione o rimozione degli ospiti del parassita.
Sono comunque da escludere, allo stato attuale delle conoscenze,
interventi di manipolazione ambientale nelle zone a rischio, che
sarebbero certamente intempestivi, probabilmente inutili e, intervenendo
sugli equilibri ecologici, imprevedibili e pericolosi per il futuro.
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