ALCUNI RICERCATORI EUROPEI CONFERISCONO UNA NUOVA DIMENSIONE ALLA BIODIVERSITA'
a cura di Cecilia Baker

Gli studi sullo scoiattolo rosso mostrano che è il tasso d'immigrazione e non l'estensione della popolazione a spiegare meglio la perdita di variazione genetica.

Contesto
La distruzione degli habitat naturali, in particolare delle foreste, ha assunto un'importanza senza precedenti nella storia del pianeta. In numerose regioni dell'Europa occidentale sono scomparse grandi foreste, mentre le zone boscose restano isolate o si frammentano. Questa deforestazione potrebbe provocare l'estinzione locale di popolazioni animali nelle piccole zone isolate, e gli effetti di tale fenomeno sono diventati il principale problema della conservazione biologica.
Con la riduzione del numero di questi frammenti di habitat naturale, diminuiscono anche le popolazioni animali che ci vivono e gli spostamenti degli animali dall'una all'altra zona. In seno ad una specie queste restrizioni comportano la perdita della diversità o della variazione genetica. Per gestire e conservare queste specie minacciate, è necessario conoscere la velocità con cui la vegetazione genetica va perduta nelle popolazioni naturali, ossia identificare i fattori di handicap e di popolazione che influiscono sulla diversità genetica, per poter stabilire le condizioni necessarie per conservare una variazione genetica ragionevole. Per studiare questi problemi è stato realizzato un progetto di ricerca che utilizzava come modello lo scoiattolo rosso eurasiatico (Sciurus vulgaris). Lo scoiattolo rosso è un roditore di taglia media che vive principalmente nei boschi di conifere. E' il solo scoiattolo arboricolo originario d'Europa.
Il progetto, finanziato dal programma europeo Scienze e Tecnologie per la Protezione dell'Ambiente, studia l'impatto del crescente isolamento causato dalla frammentazione dell'habitat e la conseguente perdita di diversità genetica sulla sopravvivenza di 7 popolazioni di scoiattoli rossi.

Ricerca
Sono stati studiati gli scoiattoli di zone boscose di differenti dimensioni (2 grandi e 5 piccole), con diveresi gradi d'isolamento. Una delle zone più estese, 300 ettari (ha) è principalmente coperta di pini silvestri e corsi. La seconda (600 ha) è una foresta di alberi caducifogli, querce, faggi e castagni. Queste due grandi foreste sono state studiate per zone di 30 ha, corrispondenti alla grandezza dei piccoli boschi isolati, che presentano le stesse varietà d'alberi delle grandi foreste, ma in proporzioni differenti.
Le popolazioni sono state studiate utilizzando tecniche di cattura-marcatura-ricattura, combinate con un dispositivo radio. Gli scoiattoli venivano catturati in trappole contenenti semi di girasole e nocciole, quindi marcati all'orecchio o dotati di un collare emittente per controllarne i movimenti. Tale metodo ha permesso ai ricercatori di stabilire i parametri di popolazione, ivi comprese la densità e la sopravvivenza, i tassi d'immigrazione e di riproduzione. Ad ogni cattura, lo scoiattolo veniva pesato e misurato.
Inoltre, alla prima cattura, si procedeva al prelievo di un campione di pelle, per stabilire le impronte di DNA dell'animale. In tal modo è stato possibile valutare le somiglianze genetiche tra scoiattoli di una stessa popolazione.

Risultati
La grandezza di una popolazione è stata stimata tra 17 e 19 scoiattoli in una piccola zona boscosa, e tra 336 e 660 nelle zone più estese. Le densità di popolazione nelle piccole zone (0,5 per ha) erano in media la metà di quelle delle grandi.
I risultati confermano che la difficoltà di trovare scoiattoli nelle zone isolate dipende dalle dimensioni della foresta e dalla sua distanza da un bosco più grande (30 ha). Gli scoiattoli evitano le zone di dimensioni molto piccole, specie quando queste non sono collegate ad altri boschi. Sono stati esaminati tutti i boschi in cui crescono pini. I dati di telemetria radio mostrano che le siepi di alberi ai margini dei boschi vengono utilizzate dai giovani scoiattoli per passare da un bosco all'altro e dagli adulti per spostarsi tra le diverse zone nutrici. Le siepi situate tra boschi limitrofi (sempre meno di 350 metri) non servono solo da corridoi per la dispersione degli animali, ma sono anche zone di foraggio.
Se si confrontano i parametri di popolazione dei due tipi di zone, la percentuale d'immigrazione è da due a tre volte pià elevata nelle zone più estese. Il tasso di sopravvivenza dei giovani scoiattoli è invece sensibilmente più elevato nelle piccole zone. Nessuna delle altre misure rivela una differenza significativa tra le due zone.
Fatto curioso, la popolazioni di scoiattoli sono geneticamente più simili quando la popolazione è minore ed aumenta la percentuale di immigrazione. Nelle popolazioni isolate, una minore immigrazione causa perdita di variazione genetica e minori densità di popolazione. L'analisi di questi risultati mostra che è il tasso d'immigrazione, e non la grandezza della popolazione, a spiegare meglio la perdita di variazione genetica.
Non sorprende quindi che i membri di una popolazione con un tasso d'immigrazione elevato siano geneticamente meno simili rispetto a quelli di una popolazione isolata, con un tasso d'immigrazione inferiore. L'aspetto più importante è che, in una specie animale che vive normalmente in habitat estesi, e in cui le popolazioni si sono frammentate soltanto recentemente, l'aumento degli incroci non ha permesso di individuare effetti negativi rilevabili sulla sopravvivenza e la riproduzione o sulla condizione generale degli scoiattoli. Inoltre, i risultati suggeriscono che, in questo caso, gli effetti della demografia sono maggiori delle conseguenze genetiche dell'isolamento delle popolazioni. Ciò avvalora l'ipotesi che gli effetti ecologici potrebbero essere più significativi della genetica delle popolazioni per determinare le conseguenze della frammentazione di tali popolazioni.
Infine, i risultati indicano che la variazione genetica andava perduta anche quando vi era almeno un immigrande all'anno. Questo significa che l'opinione generalmente accettata che sia sufficiente un solo immigrante per generazione per mantenere la variazione genetica in popolazione non è convalidata da questi risultati.
Il progetto ha dato adito a ricerche che vanno oltre gli obiettivi iniziali. Tali ricerche studiano l'effetto degli incroci sulle piccoli popolazioni, nonché la dispersione e l'andamento demografico in frammenti di habitat.

(Fonte: VIPS)