Summary (House
dust mite allergy: a public health problem)
Mites have been recognized as the most important allergen in the
house dust. This review deals with morphology, ecology and biology
of house dust mites including factors affecting the distribution,
abundance and seasonality of the species. Clinical, diagnostic
and therapeutical aspects of the allergy to domestic mites arte
also reviewed. Finally, preventive and control measures against
house dust mites are suggested.
Introduzione
Da oltre 70 anni è riconosciuta
l'importanza della polvere delle abitazioni nella genesi delle
malattie allergiche dell'apparato respiratorio e soprattutto dell'asma
bronchiale, ma l'identificazione degli acari quali maggiori responsabili
dell'allergia alla "polvere di casa" è stata
per la prima volta riportata negli anni sessanta (1). Successivamente
sempre maggiori informazioni si sono aggiunte riguardo l'importanza
fondamentale che questi piccolissimi artropodi hanno nella patogenesi
delle malattie da ipersensibilità IgE-mediata e nella conseguente
espressione clinica di patologie respiratorie quali la rinite
e l'asma bronchiale.
Negli ultimi venti anni è stata raccolta una quantità
notevole di dati riguardanti le specie di acari presenti nelle
polveri domestiche e non, la loro biologia e le caratteristiche
biochimiche delle componenti allergeniche. I dati epidemiologici
e gli studi clinici effettuati nello stesso periodo pongono ormai
definitivamente il problema dell'ipersensibilità agli acari
tra quelli di maggior rilievo allergologico e ne fanno oggetto
di interventi di sanità pubblica in gran parte dei paesi
sviluppati (2).
Gli acari della polvere domestica
Sistematica
Gli acari (zecche ed acari propriamente
detti) appartengono al phylum Artropodi (subphylum Chelicerati),
sottoclasse Arachnida da cui si distinguono per la ridotta o assente
segmentazione addominale (3-5).
Attualmente si conoscono circa 30.000 specie che hanno colonizzato
ambienti terrestri ed acquatici; si calcola che il numero reale
si avvicini a 500.000. Alcune specie sono state trovate persino
nei ghiacciai dell'Antartide e si ipotizza che siano fra i primi
artropodi apparsi sulla terra: il primo reperto fossile risale
a circa 290 milioni di anni fa.
Gli acari della polvere domestica appartengono all'ordine Astigmata
con circa 60 famiglie. Di queste, tre sono quelle più importanti:
Pyroglyphidae, Acaridae e Glycyphagidae. I generi più comuni
sono: Dermatophagoides, Euroglyphus, Acarus, Tyrophagus,
Blomia, Cheyletus, Androlaelaps. Di solito la famiglia
Piroglifidae domina la fauna domestica con tre specie: Dermatophagoides
pteronyssinus (Fig. 1 A-B), Dermatophagoides farinae
(Fig. 1 C-D) e Euroglyphus maynei. Blythe (6) riporta
infatti che i Piroglifidi rappresentano il 70-92% degli acari
presenti nella polvere raccolta dal pavimento ed oltre il 90%
di quelli presenti nel materasso. Va segnalato tuttavia che negli
ultimi 20 anni sono state identificate circa 140 specie di acari
presenti nella polvere ambientale.
Anche nel nostro paese, a partire dagli anni '70, sono state condotte
numerose indagini sulla presenza degli acari nei diversi ambienti
domestici (7-22). Sono state segnalate un gran numero di specie
quasi tutte allergeniche; un elenco di quelle più frequentemente
reperite è riportato nella Tab. 1.
Fig. 1 - Femmina (A) e maschio (B) di Dermatophagoides
pteronyssinus; femmina (C) e maschio (D) di Dermatophagoides
farinae, visti ventralmente (ridisegnati da Fain (44))

Tab. 1 - Acari della polvere domestica: specie comunemente reperite in Italia
| Acaridae | Acarus siro
Acarus farris Tyrophagus putrescentiae Tyrophagus longior Tyroborus lini Lepidoglyphus entomophagus |
| Carpoglyphidae | Carpoglyphus lactis |
| Chortoglyphidae | Chortoglyphus arcuatus |
| Glycyphagidae | Blomia kulagini
Blomia thori Glycyphagus domesticus Glycyphagus privatus Glycyphagus ornatus Lepidoglyphus destructor |
| Labidophoidae | Gohieria fusca |
| Pyrogliphidae | Dermatophagoides pteronyssinus
Dermatophagoides farinae Dermatophagoides microceras Euroglyphus maynei Euroglyphus longior |
Morfologia
Il corpo degli acari è distinto
in apparato boccale e tronco non segmentato. L'apparato boccale
è composto da due cheliceri e due pedipalpi; i primi servono
per lacerare il cibo, i secondi funzionano come organi per la
presa. Sul tronco sono impiantate quattro paia di zampe costituite
da sette segmenti: coxa, trocantere, femore, patella, tibia, tarso
e pretarso costituito da pulvillo, unghia centrale ed unghie laterali.
L'esoscheletro (o cuticola) è poco sclerificato ed è
formato da tre strati sovrapposti di varia consistenza: epicuticola,
esocuticola e endocuticola. L'epicuticola, che rende impermeabile
il corpo, presenta numerosi recettori sensoriali, principalmente
sull'idiosoma e sulle zampe. Altre funzioni recettive sono a carico
di peli e setole più o meno pettinate e variamente ornate.
Per l'osmoregolazione, oltre ai pori della cuticola, gli acari
dispongono di ghiandole coxali che si aprono all'esterno con un
poro adiacente alle setole del primo paio di zampe.
Biologia
Lo sviluppo avviene attraverso cinque
stadi; dalle uova si sviluppano larve esapode che attraverso mute
si trasformano in ninfe ottopodi (protoninfa, deutoninfa, tritoninfa)
e successivamente in adulti. D. pteronyssinus depone in
media 1,2-2,5 uova al giorno per circa 20 giorni. Lo sviluppo
larvale dura più a lungo degli altri stadi e copre circa
il 28-33% di quello totale. La femmina vive 100-150 giorni, nella
seconda metà della vita non produce uova. D. farinae
depone in media 0,8-1,4 uova al giorno per un periodo di circa
30 giorni. Le condizioni ottimali per la crescita sono 25-30 °C
e 65-70% di umidità relativa (UR) e la durata media del
ciclo di sviluppo è di circa 24 giorni. In E. maynei
l'intero ciclo uovo-adulto richiede 30-35 giorni nel maschio,
50-53 giorni nella femmina. In condizioni sperimentali la femmina
depone 12-15 uova per ogni accoppiamento (17). Gli acari si nutrono
di frammenti organici presenti nella polvere domestica che è
costituita da minerali (50%), sostanze grasse (5%), proteine (20%)
e carboidrati (25%) (24). La frazione organica in genere è
composta da derivati cutanei dell'uomo e degli animali domestici,
da residui di cibo, fibre naturali e sintetiche, e da spoglie
di altri artropodi. D. pteronyssinus si nutre dei residui
epiteliali (forfora) eliminati attraverso la defoliazione cutanea
dall'uomo e da eventuali animali domestici (24). Secondo Kligman
(25) l'uomo produce e libera nell'ambiente ogni giorno 0,5-1 g
di desquamazioni cutanee. D. pteronyssinus si sviluppa
rapidamente in laboratorio su forfora e lievito, a 25 °C
e 80% UR (26).
L'ambiente e la diffusione degli acari
Umidità relativa
Essendo il corpo degli acari costituito
per oltre il 50% di acqua, l'osmoregolazione è un processo
fondamentale per la loto vita (27,28). Come è noto gli
scambi idrici avvengono attraverso la cuticola e la fonte d'acqua
è quella presente nell'aria. Esiste un livello critico
di UR, noto come CEA, al di sotto del quale gli acari non sono
in grado di estrarre la quantità di acqua sufficiente a
compensare le perdite dovute alla traspirazione (28). I valori
CEA variano per ciascuna specie, ad esempio per D. farinae
è 70% UR e per D. pteronyssinus è 73% UR.
Temperatura
La temperatura sembra essere un
fattore fisico meno limitante della UR in quanto gli acari possono
adattarsi ad intervalli relativamente ampi. Un aumento della temperatura
spesso determina un incremento delle attività metaboliche
seguito da una maggiore prolificità. D. pteronyssinus
ha uno sviluppo massivo a 20-25 °C; D. farinae preferisce
temperature più alte: 25-30 °C. La temperatura limite
a cui gli acari non completano il loro sviluppo è 32 °C,
mentre a -18 °C solo l'1% rimane in vita per 7 giorni. La
temperatura alla quale la maggior parte delle specie soccombe
è di circa 60 °C per 1 ora.
Nei nostri climi la massima densità di D. pteronyssinus
si osserva durante la stagione calda; vi sono comunque variazioni
annuali: in Olanda, ad esempio, sono stati riportati due picchi
di densità in autunno (29).
Funghi
L'associazione con i funghi merita
un particolare accenno perchè questi ultimi sono sempre
presenti nella polvere, e sebbene il loro ruolo non sia stato
chiarito a fondo, sembra che vi sia una stretta correlazione tra
distribuzione di Dermatophagoides spp. e la presenza di
spore fungine (30). E' stato osservato infatti che alcune specie
di Aspergillus stimolano la crescita di D. pteronyssinus
sia in condizioni naturali che di laboratorio.
E' stato ipotizzato che la principale funzione dei funghi è
quella di rendere meno grassa la forfora che in tal modo diventa
più appetibile per gli acari stessi. Gli acari poi ingerendo
la forfora contaminata da spore fungine contribuiscono a diffonderle
attraverso le feci nell'ambiente domestico (31). Un secondo coinvolgimento
dei funghi è collegato alla produzione di steroli che favoriscono
la crescita degli acari (29).
Predatori
I maggiori predatori degli acari
della polvere domestica sono acari della famiglia Cheyletidae,
specialmente del genere Cheyletus. L'attività predatrice
di C. eruditus è stata osservata in laboratorio
su popolazioni di D. pteronyssinus (32).
Fattore igienico-ambientale
E' noto come l'igiene ed alcune
caratteristiche strutturali degli ambienti domestici possono influenzare
la diffusione degli allergoacari. In particolare, l'uso e la bonifica
igienica della camera da letto sono quelli che maggiormente incidono
sulla presenza o assenza degli acari. Numerosi lavori sono stati
condotti su questo aspetto: è stato osservato che esiste
una stretta correlazione tra "housekeeping" e densità
acaridica (22,33).
Allergeni
Come per altre sostanze allergeniche
anche per gli acari sono state caratterizzate le componenti allergeniche.
Gli allergeni cosiddetti "maggiori" di D. pteronyssinus
sono il Der p I glicoproteina di 24 kD presente nelle deiezioni
fecali, e il Der p II di 15 kD estratto dal corpo dell'acaro.
Analogamente sono stati caratterizzati quelli di D. farinae
(Der f I e Der f II), di peso molecolare analogo a quelli di
D. pteronyssinus, con una elevata omologia di sequenza ed
un alto indice di reattività crociata. Altre componenti
allergeniche "minori" (gruppi III-VII) sono state isolate
e caratterizzate da D. pteronyssinus e da D.
farinae (gruppo III) (34, 35).
Altri allergeni isolati dagli acari cosiddetti minori sono il
Der m I (D. microceras) appartenente al gruppo I degli
allergeni acaridici, il Lep d I isolato da Lepidoglyphus destructor,
l'Eur m I da Euroglyphus maynei e il Blo t I da Blomia
tropicalis (34).
La determinazione delle concentrazioni dei principali antigeni
acaridici (Der p I, Der p II, Der f I, Der f II) può essere
fatta direttamente sulla polvere oppure dall'aria ambientale mediante
aspiratori volumetrici a fibre di vetro. Attualmente il dosaggio
viene praticato essenzialmente mediante saggi immunoenzimatici
con anticorpi monoclonali e dosaggio della guanina.
Il dosaggio della guanina può dare un'indicazione indiretta
delle particelle fecali presenti nell'ambiente e quindi esprimere
il potenziale rischio allergenico. Nel dosaggio quantitativo,
la polvere aspirata viene pesata, lavata con metanolo al 20% ed
estratta con una soluzione alcalina di metanolo. Dopo centrifugazione
il surnatante contenente guanina viene trattato con acido solfanilico.
Attualmente è disponibile anche un kit che permette una
valutazione semiquantitativa mediante colorazione. Gli svantaggi
del metodo stanno nella mancata identificazione delle specie degli
acari; i vantaggi sono dati dalla estemporaneità del metodo
che può essere effettuato a domicilio da persone anche
non esperte (36).
Sensibilizzazione
Esiste un consenso generale tra
diversi gruppi di ricerca internazionali circa i valori soglia
di concentrazione acaridica e il rischio di sviluppo di una allergia
respiratoria. Inizialmente valutata come numero di acari per grammo
di polvere, attualmente viene invece considerato quale indice
di infestazione da acari la concentrazione di allergeni del gruppo
I. Originariamente una concentrazione di 100 acari/grammo di polvere
era stata riportata come valore soglia per la sensibilizzazione.
Attualmente il valore analogo espresso in antigene del gruppo
I è di 2 microgrammi/grammo di polvere. Livelli di allergene
I superiori a 10 microgrammi/grammo di polvere sono considerati
valori soglia per lo scatenamento di sintomi bronchiali in soggetti
con allergia agli acari.
Un'alta prevalenza di sensibilizzazione correla in modo diretto
con alte concentrazioni di allergeni acaridici, come dimostrato
in gruppi di bambini in età scolare e in popolazioni residenti
in aree geografiche con climi favorevoli e non allo sviluppo degli
acari. Prevalenze molto basse di allergia agli acari si registrano
infatti in aree geografiche in cui per i bassi livelli di umidità
relativa non ci sono le condizioni per lo sviluppo degli acari.
Di notevole importanza sarebbe inoltre l'esposizione agli acari
nei primi due anni di vita in rapporto alla successiva sensibilizzazione
(37).
Epidemiologia
Non esistono attualmente dati epidemiologici
precisi riguardanti la prevalenza di sensibilizzazione agli acari
che sarebbe stimata intorno al 5-7% nella popolazione generale.
La percentuale di soggetti che presentano sintomi clinicamente
evidenti in rapporto a questa allergia variano tra il 20 e il
50% dei sensibili in ragione della sintomatologia considerata
e della gravità della stessa. La condizione di sensibilizzazione
in assenza di sintomi rappresenta nella quasi totalità
dei casi una fase preclinica della malattia.
La prevalenza di sensibilizzazione agli acari maggiori studiata
in campioni di popolazione allergica, indagata per mezzo dei test
in vivo o in vitro, è compresa in genere tra
il 30 e il 50%. Uno studio retrospettivo condotto da uno degli
autori (A.M.) su un gruppo di 952 soggetti, affetti da sindrome
allergica respiratoria e non esposti ad inquinanti atmosferici
di tipo industriale o urbano, registrava una prevalenza del 61,3%
di sensibilizzazione a D. pteronyssinus e a D. farinae.
Riguardo l'età dei 584 pazienti con ipersensibilità
agli acari, questa era compresa tra i 3 e i 75 anni al momento
della diagnosi. Da sottolineare come mentre nell'età infantile
il ritardo diagnostico, cioè il tempo che intercorre tra
l'insorgenza dei primi sintomi e la prima diagnosi etiologica,
è ormai mediamente intorno a 1-3 anni, nelle decadi più
avanzate ancora si registrano ritardi diagnostici medi di 5-7
anni con un massimo anche di 15-20 anni. Alcune delle diagnosi
nella sesta e settima decade di vita sono comunque da riferire
a sensibilizzazioni recenti, rendendo le allergopatie senili un
fenomeno emergente e legato alla maggiore longevità della
popolazione.
Sempre nella casistica da noi osservata il rapporto tra i sessi
è sbilanciato a favore di quello maschile (M/F = 1,26)
esaminando il campione nel suo complesso.
Analizzando però tre fasce di età (0-12, 13-30,
>30) il rapporto è ancor più marcatamente a favore
dei maschi durante l'infanzia (1,69), è vicino alla media
generale nei giovani fino ai trenta anni (1,44), ma si inverte
nel terzo gruppo con una prevalenza del sesso femminile (0,88).
Tale variazione, già riportata in altri studi, non ha ancora
avuto una spiegazione (38).
E' stato ipotizzato che l'aumento complessivo della prevalenza
delle allergopatie respiratorie sia dovuto almeno in gran parte
all'ipersensibilità agli acari (2). In alcuni studi è
stata dimostrata l'importanza del rapporto diretto tra maggiore
concentrazione di acari negli ambienti domestici e aumentata espressione
clinica sia della rinite allergica che dell'asma bronchiale (39),
fornendo almeno in parte una spiegazione alla crescente incidenza
di queste due patologie allergiche a livello mondiale.
Nelle aree geografiche in cui prevalgono gli acari del genere
Dermatophagoides, le positività riscontrate ai test
per gli acari minori sono in genere legati alla reattività
crociata esistente tra i due gruppi. Al contrario in molti paesi
in via di sviluppo, maggiormente in quelli con clima tropicale
vengono registrate positività prevalenti e spesso isolate
per Blomia tropicalis o altri acari minori e di questi
verso determinanti allergenici propri e non comuni ad altri generi.
Clinica, diagnosi e terapia delle allergie
da acari
Clinica
I quadri clinici più frequentemente
legati all'allergia agli acari sono la rinite e l'asma bronchiale
ambedue definite come "aperiodiche" o "perenni"
in accordo con l'assenza di una precisa cadenza dei sintomi nell'arco
dell'anno. La rinite ad andamento discontinuo con episodi prevalenti
in periodo autunnale rappresenta sempre il quadro di esordio clinico
dell'allergia agli acari. Questa caratteristica tende in genere
a ritardare il momento diagnostico etiologico di questa patologia
essendo quest'ultima spesso confusa con patologie stagionali di
natura flogistico-infettiva. La progressione verso un quadro di
rinite ad andamento subcontinuo e poi continuo può verificarsi
in tempi spesso ridotti (anche 1-2 anni) ed è in funzione
del livello di esposizione agli allergeni degli acari. In media
in circa il 30-40% dei casi (47% nella casistica su riportata)
si assiste ad una ulteriore evoluzione verso un interessamento
delle strutture bronchiali, con forme iniziali di asma episodico
fino a quadri di notevole gravità dei sintomi. In questa
fase il perpetuarsi della sintomatologia sostenuta da un aumento
dell'iperreattività bronchiale sarebbe sempre legato alla
continua esposizione a livelli elevati di allergeni acaridici.
Altre forme di patologia allergica dovute all'esposizione agli
acari sono: la congiuntivite, rara se confrontata con altre forme
di ipersensibilità e più frequente nei bambini che
attuano un trasporto attivo della polvere a contatto con la mucosa
congiuntivale; flogosi allergiche delle prime vie respiratorie
e dell'orecchio medio, molto spesso solo secondarie alla rinite
allergica; l'orticaria, da allergeni aerodispersi in ambienti
ad elevata concentrazione o per contatto con materiali infestati,
in genere materassi e coperte; la dermatite atopica, di cui si
dispone di dati di studio preliminari.
Diagnosi
La diagnosi di ipersensibilità
agli cari è facilmente ottenibile mediante i test cutanei
(skin prick test) che in modo non invasivo, praticamente indolore,
rapido e relativamente a bassi costi riescono a dare risultati
diagnostici con elevati livelli di specificità (circa 97%)
e sensibilità (circa 93%). Solo nei casi in cui questi
test non siano praticabili o in caso di forte sospetto clinico
ma con negatività dei test cutanei si utilizza la determinazione
delle IgE specifiche sul siero dei pazienti. Tale dosaggio permette
spesso di risolvere i casi di dubbio diagnostico soprattutto utilizzando
sistemi automatici di ultima generazione mediamente da 3 a 5 volte
più sensibili dei metodi in uso negli ultimi venti anni.
Altri test quali quello di provocazione congiuntivale, nasale
e bronchiale, il rilascio di mediatori da basofili e mastociti
non vengono utilizzati nella routine diagnostica soprattutto per
il costo e la non semplice esecuzione.
Tutti i test sopra riportati, siani essi eseguiti in vivo
o in vitro, sono comunque dipendenti dalla qualità
degli estratti allergenici di acari utilizzati. Solo in alcuni
casi sono stati raggiunti, da parte delle aziende che producono
tali estratti, risultati soddisfacenti soprattutto riguardo la
caratterizzazione degli estratti prodotti, la cui assenza è
causa frequente di false negatività nei test, e la loro
standardizzazione, al fine di evitare una variabilità eccessiva
tra lotti di produzione.
Terapia
Cardine fondamentale della terapia
è sicuramente la bonifica ambientale. In assenza di interventi
radicali in ambiente domestico si può assistere anche ad
un fallimento delle terapie farmacologica ed iposensibilizzante.
Da evidenziare comunque che ad iniziare dal bambino in età
scolare (soprattutto se precoce, asilo nido, scuola d'infanzia)
fino ai soggetti adulti, i luoghi di esposizione agli acari della
polvere sono anche altri oltre la propria abitazione. Ambienti
pubblici di studio, di lavoro o di divertimento possono essere
frequentati anche per il 40-50% della giornata media, rappresentando
in tal senso una fonte di esposizione incontrollabile dal soggetto
affetto da allergia agli acari.
Attualmente sono disponibili numerosi farmaci somministrabili
per via topica o per via generale (anti-istaminici, beta-2 stimolanti,
cortisonici, cromoni) il cui uso, in genere per cicli terapeutici,
e sotto forma di terapia combinata può permettere un controllo
ottimale della sintomatologia. La recidiva al momento della sospensione
della terapia dipende molto dal quadro clinico iniziale, dalla
perdurante esposizione agli acari e dal grado di flogosi mucosale
e dalla sua reversibilità.
Quanto più la diagnosi è stata posta in ritardo
rispetto all'esordio dei sintomi tanto più si stabiliscono
alterazioni irreversibili delle strutture nasali o bronchiali
interessate dalla reazione allergica alimentata dalla cronica
stimolazione allergenica.
La terapia iposensibilizzante specifica, conosciuta anche come
immunoterapia specifica o "vaccino", rappresenta attualmente
l'unica terapia mirata all'allergene. Numerosi sono gli studi
rigorosamente controllati che documentano l'efficacia di questa
terapia sia nella rinite che nell'asma bronchiale allergico in
gruppi di pazienti selezionati (40, 41). Di particolare rilievo
il dato riguardante l'assenza di evoluzione della rinite da acari
verso una forma complicata da asma bronchiale nei soggetti trattati
con terapia specifica.
La via subcutanea di somministrazione di questa terapia ha comunque
dei limiti nella sua attuazione soprattutto per i possibili, spesso
gravi, effetti collaterali.
Di conseguenza l'inizio di tale terapia deve essere oggetto di
attenta valutazione da parte dell'allergologo trattandosi di un
intervento terapeutico estremamente personalizzato.
Altre vie di somministrazione quali quella orale, sublinguale,
topica sono attualmente in fase avanzata di studio e potrebbero
fornire valide alternative alla via subcutanea.
Quanto detto a proposito della qualità degli estratti allergenici
in uso nella diagnostica è ancora più importante
nel caso dei preparati per immunoterapia. Essendo quest'ultima
indirizzata all'allergene è fondamentale che il paziente
che si sottopone a tale trattamento riceva tutte le specificità
allergeniche cui risulta sensibile al fine di evitare risultati
parziali o nulli.
E' attualmente in fase di studio la possibilità di attuare
la immunoterapia specifica con peptidi sintetici degli allergeni
degli acari invece di utilizzare materiale estrattivo da colture.
Per una completa valutazione sulla validità di tale nuovo
approccio terapeutico, attualmente in fase preliminare di studio,
sarà necessario un approfondimento dei meccanismi di base
dell'allergia e del funzionamento della immunoterapia stessa.
Misure preventive
Miglioramento delle condizioni
igienico-ambientali
La bonifica soprattutto della camera
da letto è una delle prime misure da adottare nella prevenzione
delle allergopatie da acari. Vengono riportate di seguito le principali
misure consigliate ai pazienti sofferenti di allergia da acari.
Le pulizie del pavimento, dei mobili, dei tavoli e in generale
di tutti gli oggetti impenetrabili alla polvere devono essere
eseguite con un panno bagnato. Evitare assolutamente di spolverare
o spazzare a secco; oltre a non asportare la polvere questa si
risospende in aria e si favorisce una maggiore inalazione di particelle.
Le componenti allergeniche sono trasportate e aerodisperse in
particelle relativamente grandi (10-30 micron).
I materassi, i cuscini, le imbottiture delle sedie e del mobilio,
i divani, le poltrone, i paralumi, le superfici esterne dei libri
e in generale tutti gli oggetti che non possono essere puliti
con il panno bagnato devono essere trattati con l'aspirapolvere
in tutte le loro parti, costantemente almeno 2-3 volte la settimana.
Non devono assolutamente essere utilizzati, ed eventualmente rimossi
se già presenti, materassi, cuscini, poltrone e mobili
imbottiti contenenti materiali di provenienza animale o vegetale
quali lana, piume, cotone, iuta, kapok, canapa, crine vegetale,
fieno, paglia, ecc. Anche i materassi a molle sono ricoperti con
uno strato di lana, cotone o altra fibra. Fare attenzione ai materassi
e cuscini presentati come anallergici; informarsi sempre sui materiali
utilizzati dal fabbricante.
Il materasso e il cuscino ideali sono quelli in lattice di gomma
non rivestiti che non permettono la penetrazione della polvere.
Esistono inoltre fodere per materassi e cuscini di materiale traspirante,
ma impermeabile alle particelle di polvere.
Affinchè l'uso dell'aspirapolvere sia realmente efficace
bisogna scegliere tra gli apparecchi in commercio quelli dotati
dei microfiltri in grado di trattenere anche le particelle più
piccole che sono quelle più importanti per chi soffre di
allergia; il sacchetto di carta normalmente in dotazione non è
assolutamente sufficiente, anzi tende ad aumentare la concentrazione
di particelle allergeniche nocive nell'ambiente domestico.
La moquette, i tappeti, la carta o la stoffa da parati e i tendaggi
pesanti non devono essere assolutamente presenti. Nel caso in
cui lo siano già e non ce se ne voglia privare devono essere
trattati sistematicamente con l'aspirapolvere.
I giochi di pezza o di pelouche presenti nelle
stanze dei bambini devono essere ridotti di numero il più
possibile, trattati con l'aspirapolvere e possibilmente lavati
periodicamente ogni 15 giorni.
La biancheria dei letti deve essere cambiata ogni 3-4 giorni e
lavata almeno a 60 gradi.
Materassi, coperte e copriletti devono essere esposti alla luce
più frequentemente possibile.
ere arieggiata a lungo durante il giorno, anche in inverno. L'umidità
degli ambienti deve essere mantenuta non superiore al 40-50%,
evitando l'uso di umidificatori sui caloriferi o ambientali incanalando
i vapori del bagno e della cucina fuori dalle finestre, tenendo
in casa il minor numero di piante.
La temperatura ottenuta con il riscaldamento domestico non deve
essere superiore ai 20 gradi. I radiatori e le loro eventuali
protezioni devono essere tenuti privi di polvere. I sistemi di
aerazione e condizionamento devono essere chiusi o dotati di un
microfiltro sulla mandata dell'aria.
Cani, gatti, uccelli, criceti e altri piccoli roditori non devono
essere tenuti in casa. Gli animali già presenti devono
essere allontanati o tenuti scrupolosamente puliti.
Metodi chimici
Sono disponibili vari composti ad
azione acaricida specifica che vanno spruzzati periodicamente
su materiale lettereccio, tappeti, moquettes, ecc. Tali prodotti
andranno utilizzati qualora non sia possibile attuare qualcuna
delle bonifiche ambientali sopramenzionate. E' da sottolineare
comunque che uccidere gli acari non basta, bisogna provvedere
a rimuovere i loro corpi, i residui della decomposizione e le
stesse feci, che come ricordato sono altamente allergeniche.
Sui Piroglifidi sono stati saggiati numerosi prodotti risultati
essere efficaci per combattere gli acari; tuttavia va detto che
molti di questi sono tossici anche per l'uomo, persistenti e maleodoranti
per cui la loro utilizzazione in ambiente domestico è da
sconsigliare.
Fra i prodotti chimici utili, alcuni agiscono direttamente sugli
acari, altri provocano la denaturazione degli allergeni contenuti
nella polvere ed altri ancora sono fungidici o battericidi con
azione indiretta sugli acari.
Il benzoato di benzile è un ottimo acaricida e fungicida
e può essere impiegato su materassi, materiale imbottito,
tappeti.
Il pirimiphos-metile è un composto fosforganico che agisce
per contatto; viene usato in soluzione o in aerosol e può
essere leggermente irritante per le mucose e la cute.
Efficace contro gli acari è risultata anche una miscela
di polifenoli e derivati benzilici in soluzione idro-alcolica
(42); il prodotto che degrada anche gli allergeni contenuti nella
polvere lo si può spruzzare su materassi, guanciali, coperte.
Promettente è l'uso di prodotti fungicidi: con la natamicina
è possibile ridurre la proliferazione Aspergillus penicilloides,
indispensabile per lo sviluppo di D. pteronyssinus; tre
applicazioni sono sufficienti a ridurre la fauna acaridica del
95-98%.
Una miscela di acido benzoico, terpinolo, timolo ed essenze naturali
usata come spray ha azione battericida e fungicida e quindi indirettamente
agisce sulla densità acaridica.
L'impiego dei comuni insetticidi di uso domestico ha dimostrato
che questi, agendo prevalentemente sui predatori degli acari,
finiscono per favorire lo sviluppo dell'acaro-fauna.
L'acido tannico che possiede la proprietà di denaturare
le sostanze proteiche può essere impiegato per la denaturazione
degli allergeni contenuti nella polvere ambientale. Viene utilizzato
in soluzione con detergenti ed acidi organici e può essere
spruzzato su guanciali, materassi e pavimenti.
Conclusioni
Il problema dell'allergia agli acari
della polvere, maggiormente nella componente respiratoria, rappresenta
indubbiamente una patologia di rilievo sociale. Oltre ai disagi
intrinseci a qualunque patologia, le malattie che colpiscono larghe
fasce di popolazione comportano dei costi di notevole entità
per la diagnosi e per le terapie. Le giornate di lavoro o di scuola
perse come conseguenza della presenza di questa allergia, in grado
di dare sintomi in qualsiasi periodo dell'anno, aumentano ulteriormente
tali costi, soprattutto perchè ad essere colpita è
la popolazione giovane.
Al fine di attuare una prevenzione della sensibilizzazione agli
acari, sarebbe auspicabile l'attuazione di programmi di educazione
sanitaria volti ad aumentare i livelli informativi, sia nella
popolazione generale sia tra gli operatori della sanità.
Un secondo obiettivo da perseguire dovrebbe essere la diagnosi
precoce che, oltre alla corretta diagnosi etiologica, permetterebbe
un controllo sulla evoluzione del quadro clinico. I controlli
di qualità sugli estratti utilizzati nella diagnostica
e per la immunoterapia, nonchè la verifica attraverso studi
in doppio cieco della efficacia della terapia iposensibilizzante
specifica, permetterebbero un intervento più mirato nei
confronti delle forme conclamate di sindromi respiratorie da acari.
Ulteriori studi sono infine necessari al fine di evidenziare il
possibile ruolo di co-fattori in grado di facilitare la sensibilizzazione
o l'espressione clinica di questa. Da studi preliminari gli inquinanti
gassosi e corpuscolati, degli ambienti confinati e non, svolgerebbero
in questo senso un ruolo di primaria importanza (43).
(Già pubblicato sugli Annali dell'Istituto Superiore di Sanità, n. 3, vol. 31 (1995) pp. 343-350 e riprodotto per gentile concessione)
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