L'ALLERGIA AGLI ACARI DELLA POLVERE DOMESTICA: UN PROBLEMA DI SANITA' PUBBLICA
Michele Maroli (a) e Adriano Mari (b)
(a) Laboratorio di Parassitologia, Istituto Superiore di Sanità, Roma
(b) Azienda USL RM/F, Servizio Allergologia, Roma

Summary (House dust mite allergy: a public health problem)
Mites have been recognized as the most important allergen in the house dust. This review deals with morphology, ecology and biology of house dust mites including factors affecting the distribution, abundance and seasonality of the species. Clinical, diagnostic and therapeutical aspects of the allergy to domestic mites arte also reviewed. Finally, preventive and control measures against house dust mites are suggested.

Introduzione
Da oltre 70 anni è riconosciuta l'importanza della polvere delle abitazioni nella genesi delle malattie allergiche dell'apparato respiratorio e soprattutto dell'asma bronchiale, ma l'identificazione degli acari quali maggiori responsabili dell'allergia alla "polvere di casa" è stata per la prima volta riportata negli anni sessanta (1). Successivamente sempre maggiori informazioni si sono aggiunte riguardo l'importanza fondamentale che questi piccolissimi artropodi hanno nella patogenesi delle malattie da ipersensibilità IgE-mediata e nella conseguente espressione clinica di patologie respiratorie quali la rinite e l'asma bronchiale.
Negli ultimi venti anni è stata raccolta una quantità notevole di dati riguardanti le specie di acari presenti nelle polveri domestiche e non, la loro biologia e le caratteristiche biochimiche delle componenti allergeniche. I dati epidemiologici e gli studi clinici effettuati nello stesso periodo pongono ormai definitivamente il problema dell'ipersensibilità agli acari tra quelli di maggior rilievo allergologico e ne fanno oggetto di interventi di sanità pubblica in gran parte dei paesi sviluppati (2).

Gli acari della polvere domestica
Sistematica
Gli acari (zecche ed acari propriamente detti) appartengono al phylum Artropodi (subphylum Chelicerati), sottoclasse Arachnida da cui si distinguono per la ridotta o assente segmentazione addominale (3-5).
Attualmente si conoscono circa 30.000 specie che hanno colonizzato ambienti terrestri ed acquatici; si calcola che il numero reale si avvicini a 500.000. Alcune specie sono state trovate persino nei ghiacciai dell'Antartide e si ipotizza che siano fra i primi artropodi apparsi sulla terra: il primo reperto fossile risale a circa 290 milioni di anni fa.
Gli acari della polvere domestica appartengono all'ordine Astigmata con circa 60 famiglie. Di queste, tre sono quelle più importanti: Pyroglyphidae, Acaridae e Glycyphagidae. I generi più comuni sono: Dermatophagoides, Euroglyphus, Acarus, Tyrophagus, Blomia, Cheyletus, Androlaelaps. Di solito la famiglia Piroglifidae domina la fauna domestica con tre specie: Dermatophagoides pteronyssinus (Fig. 1 A-B), Dermatophagoides farinae (Fig. 1 C-D) e Euroglyphus maynei. Blythe (6) riporta infatti che i Piroglifidi rappresentano il 70-92% degli acari presenti nella polvere raccolta dal pavimento ed oltre il 90% di quelli presenti nel materasso. Va segnalato tuttavia che negli ultimi 20 anni sono state identificate circa 140 specie di acari presenti nella polvere ambientale.
Anche nel nostro paese, a partire dagli anni '70, sono state condotte numerose indagini sulla presenza degli acari nei diversi ambienti domestici (7-22). Sono state segnalate un gran numero di specie quasi tutte allergeniche; un elenco di quelle più frequentemente reperite è riportato nella Tab. 1.

Fig. 1 - Femmina (A) e maschio (B) di Dermatophagoides pteronyssinus; femmina (C) e maschio (D) di Dermatophagoides farinae, visti ventralmente (ridisegnati da Fain (44))


Tab. 1 - Acari della polvere domestica: specie comunemente reperite in Italia

Acaridae Acarus siro
Acarus farris
Tyrophagus putrescentiae
Tyrophagus longior
Tyroborus lini
Lepidoglyphus entomophagus
Carpoglyphidae Carpoglyphus lactis
Chortoglyphidae Chortoglyphus arcuatus
Glycyphagidae Blomia kulagini
Blomia thori
Glycyphagus domesticus
Glycyphagus privatus
Glycyphagus ornatus
Lepidoglyphus destructor
Labidophoidae Gohieria fusca
Pyrogliphidae Dermatophagoides pteronyssinus
Dermatophagoides farinae
Dermatophagoides microceras
Euroglyphus maynei
Euroglyphus longior

Morfologia
Il corpo degli acari è distinto in apparato boccale e tronco non segmentato. L'apparato boccale è composto da due cheliceri e due pedipalpi; i primi servono per lacerare il cibo, i secondi funzionano come organi per la presa. Sul tronco sono impiantate quattro paia di zampe costituite da sette segmenti: coxa, trocantere, femore, patella, tibia, tarso e pretarso costituito da pulvillo, unghia centrale ed unghie laterali.
L'esoscheletro (o cuticola) è poco sclerificato ed è formato da tre strati sovrapposti di varia consistenza: epicuticola, esocuticola e endocuticola. L'epicuticola, che rende impermeabile il corpo, presenta numerosi recettori sensoriali, principalmente sull'idiosoma e sulle zampe. Altre funzioni recettive sono a carico di peli e setole più o meno pettinate e variamente ornate.
Per l'osmoregolazione, oltre ai pori della cuticola, gli acari dispongono di ghiandole coxali che si aprono all'esterno con un poro adiacente alle setole del primo paio di zampe.

Biologia
Lo sviluppo avviene attraverso cinque stadi; dalle uova si sviluppano larve esapode che attraverso mute si trasformano in ninfe ottopodi (protoninfa, deutoninfa, tritoninfa) e successivamente in adulti. D. pteronyssinus depone in media 1,2-2,5 uova al giorno per circa 20 giorni. Lo sviluppo larvale dura più a lungo degli altri stadi e copre circa il 28-33% di quello totale. La femmina vive 100-150 giorni, nella seconda metà della vita non produce uova. D. farinae depone in media 0,8-1,4 uova al giorno per un periodo di circa 30 giorni. Le condizioni ottimali per la crescita sono 25-30 °C e 65-70% di umidità relativa (UR) e la durata media del ciclo di sviluppo è di circa 24 giorni. In E. maynei l'intero ciclo uovo-adulto richiede 30-35 giorni nel maschio, 50-53 giorni nella femmina. In condizioni sperimentali la femmina depone 12-15 uova per ogni accoppiamento (17). Gli acari si nutrono di frammenti organici presenti nella polvere domestica che è costituita da minerali (50%), sostanze grasse (5%), proteine (20%) e carboidrati (25%) (24). La frazione organica in genere è composta da derivati cutanei dell'uomo e degli animali domestici, da residui di cibo, fibre naturali e sintetiche, e da spoglie di altri artropodi. D. pteronyssinus si nutre dei residui epiteliali (forfora) eliminati attraverso la defoliazione cutanea dall'uomo e da eventuali animali domestici (24). Secondo Kligman (25) l'uomo produce e libera nell'ambiente ogni giorno 0,5-1 g di desquamazioni cutanee. D. pteronyssinus si sviluppa rapidamente in laboratorio su forfora e lievito, a 25 °C e 80% UR (26).

L'ambiente e la diffusione degli acari
Umidità relativa
Essendo il corpo degli acari costituito per oltre il 50% di acqua, l'osmoregolazione è un processo fondamentale per la loto vita (27,28). Come è noto gli scambi idrici avvengono attraverso la cuticola e la fonte d'acqua è quella presente nell'aria. Esiste un livello critico di UR, noto come CEA, al di sotto del quale gli acari non sono in grado di estrarre la quantità di acqua sufficiente a compensare le perdite dovute alla traspirazione (28). I valori CEA variano per ciascuna specie, ad esempio per D. farinae è 70% UR e per D. pteronyssinus è 73% UR.

Temperatura
La temperatura sembra essere un fattore fisico meno limitante della UR in quanto gli acari possono adattarsi ad intervalli relativamente ampi. Un aumento della temperatura spesso determina un incremento delle attività metaboliche seguito da una maggiore prolificità. D. pteronyssinus ha uno sviluppo massivo a 20-25 °C; D. farinae preferisce temperature più alte: 25-30 °C. La temperatura limite a cui gli acari non completano il loro sviluppo è 32 °C, mentre a -18 °C solo l'1% rimane in vita per 7 giorni. La temperatura alla quale la maggior parte delle specie soccombe è di circa 60 °C per 1 ora.
Nei nostri climi la massima densità di D. pteronyssinus si osserva durante la stagione calda; vi sono comunque variazioni annuali: in Olanda, ad esempio, sono stati riportati due picchi di densità in autunno (29).

Funghi
L'associazione con i funghi merita un particolare accenno perchè questi ultimi sono sempre presenti nella polvere, e sebbene il loro ruolo non sia stato chiarito a fondo, sembra che vi sia una stretta correlazione tra distribuzione di Dermatophagoides spp. e la presenza di spore fungine (30). E' stato osservato infatti che alcune specie di Aspergillus stimolano la crescita di D. pteronyssinus sia in condizioni naturali che di laboratorio.
E' stato ipotizzato che la principale funzione dei funghi è quella di rendere meno grassa la forfora che in tal modo diventa più appetibile per gli acari stessi. Gli acari poi ingerendo la forfora contaminata da spore fungine contribuiscono a diffonderle attraverso le feci nell'ambiente domestico (31). Un secondo coinvolgimento dei funghi è collegato alla produzione di steroli che favoriscono la crescita degli acari (29).

Predatori
I maggiori predatori degli acari della polvere domestica sono acari della famiglia Cheyletidae, specialmente del genere Cheyletus. L'attività predatrice di C. eruditus è stata osservata in laboratorio su popolazioni di D. pteronyssinus (32).

Fattore igienico-ambientale
E' noto come l'igiene ed alcune caratteristiche strutturali degli ambienti domestici possono influenzare la diffusione degli allergoacari. In particolare, l'uso e la bonifica igienica della camera da letto sono quelli che maggiormente incidono sulla presenza o assenza degli acari. Numerosi lavori sono stati condotti su questo aspetto: è stato osservato che esiste una stretta correlazione tra "housekeeping" e densità acaridica (22,33).

Allergeni
Come per altre sostanze allergeniche anche per gli acari sono state caratterizzate le componenti allergeniche.
Gli allergeni cosiddetti "maggiori" di D. pteronyssinus sono il Der p I glicoproteina di 24 kD presente nelle deiezioni fecali, e il Der p II di 15 kD estratto dal corpo dell'acaro. Analogamente sono stati caratterizzati quelli di D. farinae (Der f I e Der f II), di peso molecolare analogo a quelli di D. pteronyssinus, con una elevata omologia di sequenza ed un alto indice di reattività crociata. Altre componenti allergeniche "minori" (gruppi III-VII) sono state isolate e caratterizzate da D. pteronyssinus e da D. farinae (gruppo III) (34, 35).
Altri allergeni isolati dagli acari cosiddetti minori sono il Der m I (D. microceras) appartenente al gruppo I degli allergeni acaridici, il Lep d I isolato da Lepidoglyphus destructor, l'Eur m I da Euroglyphus maynei e il Blo t I da Blomia tropicalis (34).
La determinazione delle concentrazioni dei principali antigeni acaridici (Der p I, Der p II, Der f I, Der f II) può essere fatta direttamente sulla polvere oppure dall'aria ambientale mediante aspiratori volumetrici a fibre di vetro. Attualmente il dosaggio viene praticato essenzialmente mediante saggi immunoenzimatici con anticorpi monoclonali e dosaggio della guanina.
Il dosaggio della guanina può dare un'indicazione indiretta delle particelle fecali presenti nell'ambiente e quindi esprimere il potenziale rischio allergenico. Nel dosaggio quantitativo, la polvere aspirata viene pesata, lavata con metanolo al 20% ed estratta con una soluzione alcalina di metanolo. Dopo centrifugazione il surnatante contenente guanina viene trattato con acido solfanilico.
Attualmente è disponibile anche un kit che permette una valutazione semiquantitativa mediante colorazione. Gli svantaggi del metodo stanno nella mancata identificazione delle specie degli acari; i vantaggi sono dati dalla estemporaneità del metodo che può essere effettuato a domicilio da persone anche non esperte (36).

Sensibilizzazione
Esiste un consenso generale tra diversi gruppi di ricerca internazionali circa i valori soglia di concentrazione acaridica e il rischio di sviluppo di una allergia respiratoria. Inizialmente valutata come numero di acari per grammo di polvere, attualmente viene invece considerato quale indice di infestazione da acari la concentrazione di allergeni del gruppo I. Originariamente una concentrazione di 100 acari/grammo di polvere era stata riportata come valore soglia per la sensibilizzazione.
Attualmente il valore analogo espresso in antigene del gruppo I è di 2 microgrammi/grammo di polvere. Livelli di allergene I superiori a 10 microgrammi/grammo di polvere sono considerati valori soglia per lo scatenamento di sintomi bronchiali in soggetti con allergia agli acari.
Un'alta prevalenza di sensibilizzazione correla in modo diretto con alte concentrazioni di allergeni acaridici, come dimostrato in gruppi di bambini in età scolare e in popolazioni residenti in aree geografiche con climi favorevoli e non allo sviluppo degli acari. Prevalenze molto basse di allergia agli acari si registrano infatti in aree geografiche in cui per i bassi livelli di umidità relativa non ci sono le condizioni per lo sviluppo degli acari. Di notevole importanza sarebbe inoltre l'esposizione agli acari nei primi due anni di vita in rapporto alla successiva sensibilizzazione (37).

Epidemiologia
Non esistono attualmente dati epidemiologici precisi riguardanti la prevalenza di sensibilizzazione agli acari che sarebbe stimata intorno al 5-7% nella popolazione generale. La percentuale di soggetti che presentano sintomi clinicamente evidenti in rapporto a questa allergia variano tra il 20 e il 50% dei sensibili in ragione della sintomatologia considerata e della gravità della stessa. La condizione di sensibilizzazione in assenza di sintomi rappresenta nella quasi totalità dei casi una fase preclinica della malattia.
La prevalenza di sensibilizzazione agli acari maggiori studiata in campioni di popolazione allergica, indagata per mezzo dei test in vivo o in vitro, è compresa in genere tra il 30 e il 50%. Uno studio retrospettivo condotto da uno degli autori (A.M.) su un gruppo di 952 soggetti, affetti da sindrome allergica respiratoria e non esposti ad inquinanti atmosferici di tipo industriale o urbano, registrava una prevalenza del 61,3% di sensibilizzazione a D. pteronyssinus e a D. farinae. Riguardo l'età dei 584 pazienti con ipersensibilità agli acari, questa era compresa tra i 3 e i 75 anni al momento della diagnosi. Da sottolineare come mentre nell'età infantile il ritardo diagnostico, cioè il tempo che intercorre tra l'insorgenza dei primi sintomi e la prima diagnosi etiologica, è ormai mediamente intorno a 1-3 anni, nelle decadi più avanzate ancora si registrano ritardi diagnostici medi di 5-7 anni con un massimo anche di 15-20 anni. Alcune delle diagnosi nella sesta e settima decade di vita sono comunque da riferire a sensibilizzazioni recenti, rendendo le allergopatie senili un fenomeno emergente e legato alla maggiore longevità della popolazione.
Sempre nella casistica da noi osservata il rapporto tra i sessi è sbilanciato a favore di quello maschile (M/F = 1,26) esaminando il campione nel suo complesso.
Analizzando però tre fasce di età (0-12, 13-30, >30) il rapporto è ancor più marcatamente a favore dei maschi durante l'infanzia (1,69), è vicino alla media generale nei giovani fino ai trenta anni (1,44), ma si inverte nel terzo gruppo con una prevalenza del sesso femminile (0,88).
Tale variazione, già riportata in altri studi, non ha ancora avuto una spiegazione (38).
E' stato ipotizzato che l'aumento complessivo della prevalenza delle allergopatie respiratorie sia dovuto almeno in gran parte all'ipersensibilità agli acari (2). In alcuni studi è stata dimostrata l'importanza del rapporto diretto tra maggiore concentrazione di acari negli ambienti domestici e aumentata espressione clinica sia della rinite allergica che dell'asma bronchiale (39), fornendo almeno in parte una spiegazione alla crescente incidenza di queste due patologie allergiche a livello mondiale.
Nelle aree geografiche in cui prevalgono gli acari del genere Dermatophagoides, le positività riscontrate ai test per gli acari minori sono in genere legati alla reattività crociata esistente tra i due gruppi. Al contrario in molti paesi in via di sviluppo, maggiormente in quelli con clima tropicale vengono registrate positività prevalenti e spesso isolate per Blomia tropicalis o altri acari minori e di questi verso determinanti allergenici propri e non comuni ad altri generi.

Clinica, diagnosi e terapia delle allergie da acari
Clinica
I quadri clinici più frequentemente legati all'allergia agli acari sono la rinite e l'asma bronchiale ambedue definite come "aperiodiche" o "perenni" in accordo con l'assenza di una precisa cadenza dei sintomi nell'arco dell'anno. La rinite ad andamento discontinuo con episodi prevalenti in periodo autunnale rappresenta sempre il quadro di esordio clinico dell'allergia agli acari. Questa caratteristica tende in genere a ritardare il momento diagnostico etiologico di questa patologia essendo quest'ultima spesso confusa con patologie stagionali di natura flogistico-infettiva. La progressione verso un quadro di rinite ad andamento subcontinuo e poi continuo può verificarsi in tempi spesso ridotti (anche 1-2 anni) ed è in funzione del livello di esposizione agli allergeni degli acari. In media in circa il 30-40% dei casi (47% nella casistica su riportata) si assiste ad una ulteriore evoluzione verso un interessamento delle strutture bronchiali, con forme iniziali di asma episodico fino a quadri di notevole gravità dei sintomi. In questa fase il perpetuarsi della sintomatologia sostenuta da un aumento dell'iperreattività bronchiale sarebbe sempre legato alla continua esposizione a livelli elevati di allergeni acaridici.
Altre forme di patologia allergica dovute all'esposizione agli acari sono: la congiuntivite, rara se confrontata con altre forme di ipersensibilità e più frequente nei bambini che attuano un trasporto attivo della polvere a contatto con la mucosa congiuntivale; flogosi allergiche delle prime vie respiratorie e dell'orecchio medio, molto spesso solo secondarie alla rinite allergica; l'orticaria, da allergeni aerodispersi in ambienti ad elevata concentrazione o per contatto con materiali infestati, in genere materassi e coperte; la dermatite atopica, di cui si dispone di dati di studio preliminari.

Diagnosi
La diagnosi di ipersensibilità agli cari è facilmente ottenibile mediante i test cutanei (skin prick test) che in modo non invasivo, praticamente indolore, rapido e relativamente a bassi costi riescono a dare risultati diagnostici con elevati livelli di specificità (circa 97%) e sensibilità (circa 93%). Solo nei casi in cui questi test non siano praticabili o in caso di forte sospetto clinico ma con negatività dei test cutanei si utilizza la determinazione delle IgE specifiche sul siero dei pazienti. Tale dosaggio permette spesso di risolvere i casi di dubbio diagnostico soprattutto utilizzando sistemi automatici di ultima generazione mediamente da 3 a 5 volte più sensibili dei metodi in uso negli ultimi venti anni. Altri test quali quello di provocazione congiuntivale, nasale e bronchiale, il rilascio di mediatori da basofili e mastociti non vengono utilizzati nella routine diagnostica soprattutto per il costo e la non semplice esecuzione.
Tutti i test sopra riportati, siani essi eseguiti in vivo o in vitro, sono comunque dipendenti dalla qualità degli estratti allergenici di acari utilizzati. Solo in alcuni casi sono stati raggiunti, da parte delle aziende che producono tali estratti, risultati soddisfacenti soprattutto riguardo la caratterizzazione degli estratti prodotti, la cui assenza è causa frequente di false negatività nei test, e la loro standardizzazione, al fine di evitare una variabilità eccessiva tra lotti di produzione.

Terapia
Cardine fondamentale della terapia è sicuramente la bonifica ambientale. In assenza di interventi radicali in ambiente domestico si può assistere anche ad un fallimento delle terapie farmacologica ed iposensibilizzante. Da evidenziare comunque che ad iniziare dal bambino in età scolare (soprattutto se precoce, asilo nido, scuola d'infanzia) fino ai soggetti adulti, i luoghi di esposizione agli acari della polvere sono anche altri oltre la propria abitazione. Ambienti pubblici di studio, di lavoro o di divertimento possono essere frequentati anche per il 40-50% della giornata media, rappresentando in tal senso una fonte di esposizione incontrollabile dal soggetto affetto da allergia agli acari.
Attualmente sono disponibili numerosi farmaci somministrabili per via topica o per via generale (anti-istaminici, beta-2 stimolanti, cortisonici, cromoni) il cui uso, in genere per cicli terapeutici, e sotto forma di terapia combinata può permettere un controllo ottimale della sintomatologia. La recidiva al momento della sospensione della terapia dipende molto dal quadro clinico iniziale, dalla perdurante esposizione agli acari e dal grado di flogosi mucosale e dalla sua reversibilità.
Quanto più la diagnosi è stata posta in ritardo rispetto all'esordio dei sintomi tanto più si stabiliscono alterazioni irreversibili delle strutture nasali o bronchiali interessate dalla reazione allergica alimentata dalla cronica stimolazione allergenica.
La terapia iposensibilizzante specifica, conosciuta anche come immunoterapia specifica o "vaccino", rappresenta attualmente l'unica terapia mirata all'allergene. Numerosi sono gli studi rigorosamente controllati che documentano l'efficacia di questa terapia sia nella rinite che nell'asma bronchiale allergico in gruppi di pazienti selezionati (40, 41). Di particolare rilievo il dato riguardante l'assenza di evoluzione della rinite da acari verso una forma complicata da asma bronchiale nei soggetti trattati con terapia specifica.
La via subcutanea di somministrazione di questa terapia ha comunque dei limiti nella sua attuazione soprattutto per i possibili, spesso gravi, effetti collaterali.
Di conseguenza l'inizio di tale terapia deve essere oggetto di attenta valutazione da parte dell'allergologo trattandosi di un intervento terapeutico estremamente personalizzato.
Altre vie di somministrazione quali quella orale, sublinguale, topica sono attualmente in fase avanzata di studio e potrebbero fornire valide alternative alla via subcutanea.
Quanto detto a proposito della qualità degli estratti allergenici in uso nella diagnostica è ancora più importante nel caso dei preparati per immunoterapia. Essendo quest'ultima indirizzata all'allergene è fondamentale che il paziente che si sottopone a tale trattamento riceva tutte le specificità allergeniche cui risulta sensibile al fine di evitare risultati parziali o nulli.
E' attualmente in fase di studio la possibilità di attuare la immunoterapia specifica con peptidi sintetici degli allergeni degli acari invece di utilizzare materiale estrattivo da colture. Per una completa valutazione sulla validità di tale nuovo approccio terapeutico, attualmente in fase preliminare di studio, sarà necessario un approfondimento dei meccanismi di base dell'allergia e del funzionamento della immunoterapia stessa.

Misure preventive
Miglioramento delle condizioni igienico-ambientali
La bonifica soprattutto della camera da letto è una delle prime misure da adottare nella prevenzione delle allergopatie da acari. Vengono riportate di seguito le principali misure consigliate ai pazienti sofferenti di allergia da acari.
Le pulizie del pavimento, dei mobili, dei tavoli e in generale di tutti gli oggetti impenetrabili alla polvere devono essere eseguite con un panno bagnato. Evitare assolutamente di spolverare o spazzare a secco; oltre a non asportare la polvere questa si risospende in aria e si favorisce una maggiore inalazione di particelle. Le componenti allergeniche sono trasportate e aerodisperse in particelle relativamente grandi (10-30 micron).
I materassi, i cuscini, le imbottiture delle sedie e del mobilio, i divani, le poltrone, i paralumi, le superfici esterne dei libri e in generale tutti gli oggetti che non possono essere puliti con il panno bagnato devono essere trattati con l'aspirapolvere in tutte le loro parti, costantemente almeno 2-3 volte la settimana.
Non devono assolutamente essere utilizzati, ed eventualmente rimossi se già presenti, materassi, cuscini, poltrone e mobili imbottiti contenenti materiali di provenienza animale o vegetale quali lana, piume, cotone, iuta, kapok, canapa, crine vegetale, fieno, paglia, ecc. Anche i materassi a molle sono ricoperti con uno strato di lana, cotone o altra fibra. Fare attenzione ai materassi e cuscini presentati come anallergici; informarsi sempre sui materiali utilizzati dal fabbricante.
Il materasso e il cuscino ideali sono quelli in lattice di gomma non rivestiti che non permettono la penetrazione della polvere. Esistono inoltre fodere per materassi e cuscini di materiale traspirante, ma impermeabile alle particelle di polvere.
Affinchè l'uso dell'aspirapolvere sia realmente efficace bisogna scegliere tra gli apparecchi in commercio quelli dotati dei microfiltri in grado di trattenere anche le particelle più piccole che sono quelle più importanti per chi soffre di allergia; il sacchetto di carta normalmente in dotazione non è assolutamente sufficiente, anzi tende ad aumentare la concentrazione di particelle allergeniche nocive nell'ambiente domestico.
La moquette, i tappeti, la carta o la stoffa da parati e i tendaggi pesanti non devono essere assolutamente presenti. Nel caso in cui lo siano già e non ce se ne voglia privare devono essere trattati sistematicamente con l'aspirapolvere.

I giochi di pezza o di pelouche presenti nelle stanze dei bambini devono essere ridotti di numero il più possibile, trattati con l'aspirapolvere e possibilmente lavati periodicamente ogni 15 giorni.
La biancheria dei letti deve essere cambiata ogni 3-4 giorni e lavata almeno a 60 gradi.
Materassi, coperte e copriletti devono essere esposti alla luce più frequentemente possibile.
ere arieggiata a lungo durante il giorno, anche in inverno. L'umidità degli ambienti deve essere mantenuta non superiore al 40-50%, evitando l'uso di umidificatori sui caloriferi o ambientali incanalando i vapori del bagno e della cucina fuori dalle finestre, tenendo in casa il minor numero di piante.
La temperatura ottenuta con il riscaldamento domestico non deve essere superiore ai 20 gradi. I radiatori e le loro eventuali protezioni devono essere tenuti privi di polvere. I sistemi di aerazione e condizionamento devono essere chiusi o dotati di un microfiltro sulla mandata dell'aria.
Cani, gatti, uccelli, criceti e altri piccoli roditori non devono essere tenuti in casa. Gli animali già presenti devono essere allontanati o tenuti scrupolosamente puliti.

Metodi chimici
Sono disponibili vari composti ad azione acaricida specifica che vanno spruzzati periodicamente su materiale lettereccio, tappeti, moquettes, ecc. Tali prodotti andranno utilizzati qualora non sia possibile attuare qualcuna delle bonifiche ambientali sopramenzionate. E' da sottolineare comunque che uccidere gli acari non basta, bisogna provvedere a rimuovere i loro corpi, i residui della decomposizione e le stesse feci, che come ricordato sono altamente allergeniche.
Sui Piroglifidi sono stati saggiati numerosi prodotti risultati essere efficaci per combattere gli acari; tuttavia va detto che molti di questi sono tossici anche per l'uomo, persistenti e maleodoranti per cui la loro utilizzazione in ambiente domestico è da sconsigliare.
Fra i prodotti chimici utili, alcuni agiscono direttamente sugli acari, altri provocano la denaturazione degli allergeni contenuti nella polvere ed altri ancora sono fungidici o battericidi con azione indiretta sugli acari.
Il benzoato di benzile è un ottimo acaricida e fungicida e può essere impiegato su materassi, materiale imbottito, tappeti.
Il pirimiphos-metile è un composto fosforganico che agisce per contatto; viene usato in soluzione o in aerosol e può essere leggermente irritante per le mucose e la cute.
Efficace contro gli acari è risultata anche una miscela di polifenoli e derivati benzilici in soluzione idro-alcolica (42); il prodotto che degrada anche gli allergeni contenuti nella polvere lo si può spruzzare su materassi, guanciali, coperte.
Promettente è l'uso di prodotti fungicidi: con la natamicina è possibile ridurre la proliferazione Aspergillus penicilloides, indispensabile per lo sviluppo di D. pteronyssinus; tre applicazioni sono sufficienti a ridurre la fauna acaridica del 95-98%.
Una miscela di acido benzoico, terpinolo, timolo ed essenze naturali usata come spray ha azione battericida e fungicida e quindi indirettamente agisce sulla densità acaridica.
L'impiego dei comuni insetticidi di uso domestico ha dimostrato che questi, agendo prevalentemente sui predatori degli acari, finiscono per favorire lo sviluppo dell'acaro-fauna.
L'acido tannico che possiede la proprietà di denaturare le sostanze proteiche può essere impiegato per la denaturazione degli allergeni contenuti nella polvere ambientale. Viene utilizzato in soluzione con detergenti ed acidi organici e può essere spruzzato su guanciali, materassi e pavimenti.

Conclusioni
Il problema dell'allergia agli acari della polvere, maggiormente nella componente respiratoria, rappresenta indubbiamente una patologia di rilievo sociale. Oltre ai disagi intrinseci a qualunque patologia, le malattie che colpiscono larghe fasce di popolazione comportano dei costi di notevole entità per la diagnosi e per le terapie. Le giornate di lavoro o di scuola perse come conseguenza della presenza di questa allergia, in grado di dare sintomi in qualsiasi periodo dell'anno, aumentano ulteriormente tali costi, soprattutto perchè ad essere colpita è la popolazione giovane.
Al fine di attuare una prevenzione della sensibilizzazione agli acari, sarebbe auspicabile l'attuazione di programmi di educazione sanitaria volti ad aumentare i livelli informativi, sia nella popolazione generale sia tra gli operatori della sanità.
Un secondo obiettivo da perseguire dovrebbe essere la diagnosi precoce che, oltre alla corretta diagnosi etiologica, permetterebbe un controllo sulla evoluzione del quadro clinico. I controlli di qualità sugli estratti utilizzati nella diagnostica e per la immunoterapia, nonchè la verifica attraverso studi in doppio cieco della efficacia della terapia iposensibilizzante specifica, permetterebbero un intervento più mirato nei confronti delle forme conclamate di sindromi respiratorie da acari.
Ulteriori studi sono infine necessari al fine di evidenziare il possibile ruolo di co-fattori in grado di facilitare la sensibilizzazione o l'espressione clinica di questa. Da studi preliminari gli inquinanti gassosi e corpuscolati, degli ambienti confinati e non, svolgerebbero in questo senso un ruolo di primaria importanza (43).

(Già pubblicato sugli Annali dell'Istituto Superiore di Sanità, n. 3, vol. 31 (1995) pp. 343-350 e riprodotto per gentile concessione)

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