Il Regolamento CEE 2377/90 introduce il concetto
di "limite massimo di residuo" per i medicinali veterinari
negli alimenti di origine animale e ne definisce la procedura
comunitaria per la determinazione.
Gli allegati di detto regolamento sono stati più volte
modificati successivamente all'adozione dello stesso (Regolamenti
CEE n. 675/92, CEE n. 3093/92, CEE n. 895/93, CEE n. 2901/93,
n. 3426/93, CE n. 955/94).
I testi di modifica finora prodotti sono stati raccolti nel Regolamento
(CE) n. 2701/94 del 7 novembre 1994 che fornisce una lista negativa
(All. IV) e una lista positiva (All. I,II e III) di sostanze utilizzabili
per ognuna delle quali, limitatamente agli All. I e III, vengono
indicati 4 parametri: residuo marcatore, specie animale, LMR (Limite
Massimo di Residuo) e tessuto campione su cui condurre l'analisi.
La ricerca di un residuo negli alimenti di origine animale implica
quindi la necessità di individuare il tipo e la quantità
del residuo.
La tolleranza per il residuo, criterio di valutazione nuovo rispetto
a quanto desumibile dalla normativa italiana che ne imponeva l'assenza
per tutte le sostanze farmacologicamente attive, pone la necessità
di affrontare il problema della sua ricerca secondo una strategia
di controllo articolata nei seguenti punti sequenziali:
1) ricerca
del residuo,
2) in caso di positività, identificazione del tipo,
3) in caso di presenza di un residuo tollerato, valutazione
della quantità.
Risulta quindi che il parere conclusivo sulla
conformità di un campione in esame ai requisiti di legge,
è subordinato al riscontro di questi elementi.
La tolleranza che l'attuale Regolamento introduce richiede, in
conclusione, schemi di controllo più articolati di quanto
non fosse necessario in precedenza. La strategia di controllo
di un alimento per la ricerca di residui di antibiotici e sulfamidici
si poteva infatti esaurire precedentemente con la sola fase di
screening (valutazione qualitativa: presenza/assenza), mentre
ora comporta 3 fasi complementari:
1 - screening
step
2 - post-screening step
3 - confirmatory step.
Il protocollo di ricerca dei residui di antibiotici
e sulfamidici descritto in questo studio, rappresenta una innovazione
dei metodi comunitari utilizzati per la ricerca dei residui nelle
carni e nel latte. Esso infatti compendia la fase di screening
e di post-screening senza alcun rilevante aggravio procedurale,
poiché le piastre dei germi test utilizzate, anche se numericamente
più numerose, possono essere preparate in anticipo e conservate
fino ad una settimana.
D'altra parte la simultaneità delle due fasi sopra indicate
costituisce un evidente vantaggio in quanto gli stessi tempi di
analisi previsti dal metodo di screening vengono utilizzati nel
nostro protocollo per la identificazione presuntiva dell'inibente.
Va inoltre fatto cenno al fatto che la stessa fase di screening,
che si basa sostanzialmente sul metodo comunitario a 4 piastre
per la ricerca nelle carni e sul metodo per la ricerca delle penicilline
nel latte, è stata da noi opportunamente revisionata al
fine di migliorarne la sensibilità ad un'ampia gamma di
molecole. In particolare, gli accorgimenti tecnici sopra descritti
consentono a nostro giudizio di ottenere una buona ripetibilità
e riproducibilità dei risultati nell'ambito delle sensibilità
previste nel Regolamento (CE) n. 2703/94 confortandoci sulla idoneità
al ricorso ad un metodo microbiologico per la ricerca dei residui
di antibiotici e sulfamidici in un alimento. La descrizione enfatica
delle procedure per la preparazione del materiale e delle modalità
di esecuzione risponde esclusivamente al desiderio di fornire
una guida precisa per ottenere i nostri stessi risultati. Essa
pertanto non vuole incontrare i criteri adottati dagli organismi
internazionali per la descrizione di un metodo ma piuttosto semplicemente
rispondere ad un fine eminentemente pratico, pur mantenendo i
requisiti minimi per il conseguimento degli obiettivi di "riproducibilità
e ripetitività" stabiliti.
Va infine precisato che il protocollo rappresenta la prima parte
di un più vasto studio, tuttora in corso, finalizzato alla
applicazione del metodo microbiologico anche alla fase della identificazione
presuntiva. In quest'ottica abbiamo pertanto limitato la descrizione
delle procedure alle tre famiglie di molecole più frequentemente
implicate nel problema del residuo negli alimenti: beta lattamici,
sulfamidici e streptomicine.
a cura di A.M. Ferrini, V. Mannoni, P. Aureli
(Fonte: ISTISAN 95)