Tra le varie definizioni "ufficiali" per le principali componenti dell'Agricoltura Sostenibile possiamo citare le seguenti:
Agricoltura Biologica
E' d'obbligo rifarsi al Reg. CEE
2092/91, che ne rappresenta anche l'attuale riferimento legislativo.
Per tale regolamento la produzione biologica, a livello aziendale,
deve:
- essere applicata
su ogni appezzamento per un periodo "di conversione"
di almeno due anni;
- comprendere il mantenimento o l'incremento della fertilità
e dell'attività biologica del suolo;
- prevedere una difesa dai parassiti, dalle malattie e
dalle piante infestanti imperniata sulla scelta di specie e varietà
adeguate, programmi di rotazione appropriati, coltivazione meccanica,
protezione di nemici naturali dei parassiti grazie a provvedimenti
ad essi favorevoli, eliminazione delle malerbe mediante bruciatura,
utilizzazione di alcuni prodotti di origine "naturale"
elencati nell'allegato del regolamento.
Produzione Integrata
E' inevitabile citare la fonte autorevole
dell'Organizzazione Internazionale Lotta Biologica ed integrata
(OILB/SROP), attraverso la Direttiva da questa emanata nel 1993.
Viene qui definita Produzione Integrata (Integrated Farming System)
"un sistema agricolo di produzione degli alimenti e di altri
prodotti di alta qualità, che utilizza risorse e meccanismi
di regolazione naturale per rimpiazzare apporti dannosi all'ambiente
e che assicuri un'agricoltura vitale nel lungo periodo".
La Produzione Integrata si basa su un approccio olistico del sistema,
l'insieme dell'azienda come unità di base, il ruolo fondamentale
degli agroecosistemi, il rispetto dei cicli degli elementi nutritivi,
il benessere di tutti gli alimenti d'allevamento, la conservazione
ed il miglioramento della fertilità del suolo, la diversità
ambientale.
Società Americana di Agronomia
Secondo l'ASA (1989), l'agricoltura
sostenibile:
- migliora
la qualità dell'ambiente e le risorse naturali dalle quali
dipende;
- fornisce cibo e fibre per i bisogni umani;
- è economicamente valida;
- migliora la qualità della vita per gli agricoltori
e per l'intera società.
OCSE
Perchè un'agricoltura possa
essere definita sostenibile, secondo l'OCSE (Organizzazione per
la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), occorrono tre requisiti
e cioè:
- la produzione
di reddito per l'agricoltore;
- la garanzia di condizioni di qualità e di sicurezza
per l'agricoltore e per il consumatore;
- una durata indefinita delle risorse ambientali e delle
produttività del suolo.
A questo punto, è sicuramente interessante conoscere i contributi che sono stati offerti, in relazione all'Agricoltura Sostenibile, da alcuni ricercatori impegnati a fondo nelle tematiche dell'ecosistema.
Miguel A. Altieri
Il testo di Miguel A. Altieri dell'Universitàù
di Berkeley, "Agroecologia", rimane la guida fondamentale
per una nuova agricoltura. L'Autore, infatti, non si occupa dell'agricoltura
sostenibile solo in senso teorico, ma fornisce veri e propri suggerimenti
pratici.
Egli, fin da subito, mette in luce il fatto che gli incrementi
della produttività colturale hanno portato ad una serie
di problemi che non sono quelli legati all'ambiente, ma anche
quelli che riguardano la sfera sociale. Facendo una disamina dei
sistemi aziendali adottati nei paesi occidentali, ed "esportati"
nel Terzo Mondo, Altieri evidenzia quanto sia necessario che la
ricerca di modelli agricoli ecocompatibili tenga conto delle risorse,
delle condizioni e dello sviluppo socio-economico dell'area in
oggetto. Il fine ultimo dell'uomo, secondo il ricercatore, è
quello di creare una società, e non solo un'agricoltura
sostenibile, e di riuscire a coesistere con la natura anzichè
sfruttarla.
Giorgio Celli
Secondo Giorgio Celli, per fare
luce sull'Agricoltura ecocompatibile, bisogna "capire come
sta tutta la faccenda". Negli anni cinquanta venne deciso
un modello di agricoltura che aveva come unico scopo quello di
produrre di più.
Ecco, quindi, un uso massiccio di macchine, di composti chimici
di sintesi e nuove cultivar. Con il passare degli anni, tuttavia,
le grandi speranze su un'agricoltura "industrializzata"
andarono scemando, lasciando emergere i tragici effetti che una
tale politica aveva innescato (tra l'altro senza quei risultati
quantitativi che ci si era posti): semplificazione del paesaggio
con il conseguente rischio di erosione, inquinamento ambientale,
grave compromissione della biosfera.
In sostanza uno "stato di emergenza cronica"; per questo
ed altri motivi, si sono cercati altri modelli di produzione agraria,
più o meno concretamente realizzabili.
Tra questi, all'Agricoltura Sostenibile spetta sicuramente un
posto di riguardo, presentandosi essa non solo come nuovo progetto
di produzione, ma anche come un sistema legato ed interessato
alla qualità nel senso più lato del termine: qualità
del territorio, dell'ambiente, delle scelte produttive. In una
parola: della vita.
Maurizio G. Paoletti
Secondo Maurizio G. Paoletti: "L'azienda
agricola sostenibile è una sorta di ecosistema che produce
biomasse utilizzabili con buoni risultati economici per l'agricoltore,
attivando in maniera efficiente la luce e tutti i sottosistemi
propri ai sistemi naturali e minimizzando gli apporti esterni
di energia fossile e dei prodotti chimici di sintesi".
(Fonte: Centro Documentazione Agricoltura Sostenibile, Cesena)