BROMURO DI METILE
Aspetti negativi e restrizioni nell'impiego agricolo

Il bromuro di metile è un fumigante del terreno ad ampio spettro d'azione. E' uno dei pesticidi più utilizzati nel mondo per il controllo dei patogeni tellurici, nematodi e artropodi di colture economicamente importanti quali fragola, piante ornamentali e colture da vivaio.
Negli Stati Uniti vengono impiegati annualmente per fumigare il terreno 22 mila tonnellate di bromuro di metile. Nei paesi UE si stima un consumo di circa 11 mila tonnellate. L'Italia è il maggior utilizzatore in Europa con circa 6 milioni di chilogrammi. Le regioni dove viene più intensivamente impiegato risultano Sicilia, con più del 50% del totale, il Lazio, l'Emilia Romagna e la Campania. Oltre ai problemi di carattere sanitario e di inquinamento delle acque superficiali e di falda, il bromuro di metile nel 1992 è stato classificato dai 133 paesi firmatari del protocollo di Montreal, trattato internazionale sul controllo delle sostanze che distruggono l'ozono, come un responsabile del fenomeno.
Il bromuro di metile ha un potenziale di distruzione dell'ozono (ODP) di 0,6, cioè esso distrugge il 60% di ozono per chilogrammo emesso rispetto al clorofluorocarburo, CFC-11 (UNEP, 1991).
Nel 1995 il protocollo di Montreal bloccherà la produzione ai livelli del 1991 e sarà negoziata la data 2001 per cessare la produzione.
In Italia è stata approvata una specifica legge sulle sostanze che distruggono l'ozono che impone l'eliminazione del bromuro di metile per l'anno 1999. Per ora è stata emessa una ordinanza nel giugno '94 che pone il rispetto di una distanza minima dalle abitazioni di 50 m. e trattamenti ad anni alterni a dose massima di 60 g/mq. In Germania è stato quasi totalmente vietato il bromuro in relazione ai residui del bromo nei prodotti alimentari e nelle acque di falda. In Svizzera la fumigazione del suolo non è permessa per le colture alimentari ma solo per la produzione di fiori e nei vivai. In Olanda l'elevato impiego ha determinato la contaminazione delle acque superficiali e di falda ed un inaccettabile livello di bromuro di metile nell'aria. Queste ragioni hanno portato alla decisione nell'82 di eliminare l'uso in dieci anni attraverso una riduzione graduale. Tali requisiti normativi hanno stimolato la ricerca e lo sviluppo di sistemi alternativi.

Alternative all'impiego di bromuro di metile su fragola in California
In California il bromuro di metile è impiegato su circa 70 colture, più intensivamente per fragola, uva da tavola, mandorle, drupacee, piante ornamentali e vivai. La fumigazione del suolo per la fragola è responsabile approssimativamente per il 25% dell'uso totale del bromuro di metile in California e per il 3% dell'utilizzo nel mondo. La superficie complessiva coltivata a fragola è di circa 9.000 ha e soltanto circa 40 ha sono coltivati biologicamente e quindi senza l'uso del bromuro di metile.
Per ottemperare agli obblighi di graduale riduzione ed eliminazione previsti per le sostanze che distruggono l'ozono si rende comunque necessario che prima del divieto di impiego siano disponibili ed in uso alternative economicamente ed ecologicamente valide per gli agricoltori. Possibili alternative compatibili, piuttosto che altri prodotti chimici tossici, includono solarizzazione, controllo biologico, resistenze genetiche, rotazioni ed altri mezzi colturali integrati per arrivare ad un programma di controllo in relazione alle particolarità delle varie aree.

Solarizzazione
Questa tecnica si basa sul riscaldamento del suolo attraverso l'utilizzo di un film plastico trasparente per raggiungere temperature letali per i patogeni tellurici.
La solarizzazione è efficace nelle aree calde dove le temperature sono sufficientemente elevate per controllare la maggior parte delle infestanti, i funghi terricoli ed i nematodi. La solarizzazione da sola ha aumentato la produzione del 12%, quando combinata con bassi dosaggi di metham-sodium ha dato un aumento di produzione del 29% circa, equivalente a quella ottenuta con bromuro di metile. La solarizzazione può essere integrata con altri trattamenti a bassa tossicità: ha mostrato, per esempio, di aumentare di efficacia quando residui di crucifere vengono incorporati sotto la plastica. Durante la decomposizione alle alte temperature questi residui di coltura liberano isotiocianato. Anche altre combinazioni si sono mostrate promettenti, quali l'inoculo di agenti di controllo biologico al terreno solarizzato oppure l'impiego di ammendanti a base di pollina da porre sotto la pacciamatura riscaldante.
In aree fredde dove la solarizzazione non è praticabile vanno ricercati altri metodi per controllare i parassiti, diventa importante il monitoraggio accurato del suolo per arrivare alla identificazione dei suoli infetti per l'applicazione di trattamenti localizzati. I metodi migliori per prevenire problemi dovuti a Verticillium dahliae possono essere quelli di usare piante "certificate", non trapiantare nei suoi infetti ed iniziare il lavoro di selezione di cultivar resistenti.

Il controllo biologico
Si è dimostrato efficace nel contenere V. dahliae in numerose colture. Per esempio l'applicazione del fundo Talaromyces flavus riduce l'incidenza delle infezioni su melanzana. Si sta esaminando anche il ruolo dei batteri viventi sulle radici che sembrano stimolare la pianta alla crescita.

Sostanza inorganica
Un altro modo per gestire la microflora del suolo è quello di aggiungere sostanza organica. Dal confronto dei suoli di aziende convenzionali e biologiche si è osservato che in queste ultime il terreno era più ricco di sostanza organica, con migliore struttura, più facile alla lavorazione ed era più elevata l'attività biologica. Risultati positivi sul contenimento di Phytophtora fragariae sono stati ottenuti aggiungendo calce a terreni dove la malattia si era verificata.

Resistenza genetica
Con l'entrata in scena del bromuro di metile negli anni '60 i genetisti hanno focalizzato i loro sforzi per selezionare varietà che aumentassero le rese ed è stato accantonato il tema della resistenza ai parassiti del suolo. Ora diventa imperativo incominciare ad operare per la ricerca di cv. resistenti.

Rotazione colturale
Sta iniziando ad essere effettivamente studiata la rotazione e la sua utilità nel controllare gli agenti del deperimento progressivo della fragola. Rotazioni con segale e sorghetta si sono mostrate promettenti nel ridurre le popolazioni di Verticillium spp. Sono in corso studi di sistemi di coltivazione nei quali la fragola è coltivata come una coltura perenne per 4 o 5 anni dopo di che viene fatta seguire da veccia villosa, calendula e segale invernale prima di far ritornare fragola. La veccia contribuisce a sopperire alla richiesta di azoto, la calendula ha un'azione soppressiva verso i nematodi e le infestanti e la segale provvede a coprire il terreno e reprimere le infestanti nel successivo trapianto di fragola. Rotazioni con sorghetta ed avena invece sembrano essere efficaci nel ridurre l'inoculo di Rhizocthonia fragariae.

Quando usata da sola nessuna singola tecnica colturale alternativa riesce a sostituire l'ampio spettro di efficacia del bromuro di metile. Piuttosto gruppi di tecniche alternative, integrate in varie combinazioni, in relazione alla specificità della zona e dell'azienda sono necessarie per sostituire la fumigazione. Molti produttori di fragola tenteranno di fronteggiare la perdita del bromuro di metile passando al metham-sodium oppure ad altri genti chimici, alcuni dei quali hanno seri problemi tossicologici. E' invece utile valutare un programma integrato per ridurre le popolazioni dei patogeni che comprenda controlli biologici, colturali, meccanici, fisici e microbiologici. I prodotti chimici devono essere inclusi solo quando necessitano. Le priorità della ricerca dovrebbero essere rivolte ad uno studio dei sistemi esistenti di coltivazione che non fanno uso di bromuro di metile. La preferenza andrebbe data a ricerche interdisciplinari da svolgersi in aziende che testino l'integrazione dei vari metodi. E' opportuno predisporre, quindi, un sistema di aziende dimostrative dove realizzare questi programmi.

(a cura di Loredana Antoniacci del Centro di Documentazione Agricoltura Sostenibile)