Ingegneria genetica
L’ingegneria genetica ha azzerato
l’evoluzione darwiniana. Un esempio spettacolare: un gene della lucciola è stato
trasferito nella pianta di tabacco e la pianta ha acquistato lucentezza.
L’ingegneria
genetica ha unificato il pianeta dal punto di vista biologico.
Il darwinismo è attivo nella
società ma non nella biologia. Il darwinismo è il simbolo del capitalismo:
competizione e sopravvivenza del più adatto.
Alcuni biologi e filosofi hanno scritto
che l’essere umano è creatore riferentesi alla biologia.
L’essere umano è fabbricante di sé
stesso e del proprio ambiente. Stiamo entrando in una nuova era nella quale
l’ingegneria genetica, la clonazione e la fecondazione assistita hanno fatto
dimenticare la biologia classica.
La Francia è la nazione dove si discute
di più sugli O.G.M. Esistono in Francia due commissioni: la commissione
biomolecolare e la commissione di biovigilanza. Nello scorso febbraio sono state
tenute sei Tavole Rotonde i cui risultati sono apparsi contraddittori. Gli
scienziati ecologisti sono contrari agli O.G.M. e le cooperative sementiere non
accettano i semi degli O.G.M.
La colza, essendo allogama, trasmette le resistenze a molte
piante ed anche alle piante selvatiche
.Il rapporto del 4 e 5 febbraio è stato scritto da:
Essi non hanno partecipato al dibattito.
Nel rapporto è stato detto: "Le
Commissioni biomolecolari e biovigilanza non hanno pubblicato i loro documenti.
In un paese democratico i consumatori hanno diritto alla trasparenza."
La riunione ha
votato all’unanimità che il Parlamento deve discutere sugli O.G.M. Se i
francesi fossero contrari agli
O.G.M., la ricerca francese resterebbe indietro. La ricerca si dovrebbe occupare
della conoscenza dei fenomeni. E questo non sarebbe negativo. I favorevoli agli
OGM hanno dichiarato che esistono cinquanta milioni di ettari di OGM sul nostro
pianeta e nessuno ha potuto dimostrare che gli OGM non producono
allergie.
Il mais
BT non inquina l’ambiente, ma inquina il mais tradizionale.
Infatti l’assemblea ha deciso di portare
da duecento a quattrocento metri la distanza tra il mais BT e il mais
tradizionale. Si è discusso se le colture trasgeniche devono essere allevate in
pieno campo o nell’area confinata.
Su questo argomento le opinioni
dell’assemblea furono contrastanti specialmente per le piante allogame come la
colza.
Proposta: Le nazioni
come la Francia dovrebbero scegliere una regione per coltivare le piante
trasgeniche. Gli scienziati dovrebbero dedicarsi a costruire un batterio che sia
in grado di demolire i residui delle centrali nucleari. Questo batterio potrebbe
essere messo sotto brevetto.
La compagnia che possiede questo batterio
farebbe i soldi a palate. Gli scienziati meriterebbero il premio
Nobel.
Il futuro
dal punto di vista biologico non si può prevedere perché l’umanità è
testarda : può volere molte cose dalla scienza biologica.
Nel terzo millennio forse le
botteghe di supergeni saranno numerose. Eugenetica positiva e
casalinga.
L’ingegneria genetica se perfezionata può
fare miracoli. I genitori che hanno i soldi possono volere per i figli ciò che
desiderano : grandi atleti, illustri pittori, grandi poeti, supermanager,
etc. Questi caratteri sono poligenici: allora si complicano i risultati.
Il primo paese
che applicò l’eugenetica di massa negativa furono gli Stati Uniti. Jeremy
Rifkin, nel suo libro
"Il Secolo
Biotech", ha dedicato due capitoli all’eugenetica negli Stati Uniti. I singoli Stati castrarono migliaia di
uomini. Nel 1926 ci fu una legge per tutti gli Stati ma non venne applicata a
causa della grande depressione che colpì tutto il pianeta. Poi vennero i nazisti che castrarono
300.000 uomini e altrettanti li uccisero con ossido di carbonio nel nome della
razza ariana.
Infine, l’ingegneria genetica e la clonazione possono
ridurre la biodiversità ?
Clonazione
Tutto comincia nel
1996 con la nascita della pecora Dolly. Per la prima volta un mammifero era nato
dalla trasformazione della cellula di un altro adulto. Questo fatto aprì una
serie di prospettive.
Per la scienza, la
dimostrazione che una cellula adulta è in grado di riprogrammarsi fino al punto
di generare un nuovo individuo, è stata una grande scoperta.
Questa scoperta ha
scatenato un dibattito molto acceso per le implicazioni concernenti la
clonazione umana. Clonazione a scopo terapeutico o a scopo riproduttivo. Questa
seconda operazione, a parte le implicazioni etiche di cui discuteremo in
seguito, secondo gli specialisti della materia passeranno molti anni perché sia
attuabile.
La stampa trascura il fatto che ogni
successo è accompagnato da moltissimi insuccessi, per cui molti scienziati hanno
smesso di clonare per impegnarsi a scoprire le cause di tanti fallimenti.
La maggior parte
dei cloni potenziali non arrivano a compimento" dice Robert Vall del
Dipartimentodi agricoltura (USDA)
degli USA. Più drastico è Paul Renard dell’INRA francese, settore zootecnico:
"Non abbiamo spiegazioni del fenomeno; si tratta di artigianato più che di
scienza". Jan Wilmut, lo scienziato scozzeze che ha creato la pecora Dolly, ha
smesso di clonare. E’ impegnato nel comprendere ciò che rende possibile la
clonazione per mezzo del trasferimento del nucleo, studiando perché i geni si
riprogrammano. Wilmut sostiene che ci sono molti ostacoli da superare prima che
la clonazione entri nella pratica corrente. Nel mondo della clonazione,
altamente concorrenziale, i ricercatori non amano rivelare ciò che sanno.
Inoltre, alle passioni e gelosie che regnano nel mondo della ricerca, si
aggiunge il fatto che i lavori sulla clonazione sono finanziati dalle imprese
private che impongono di mantenere il segreto.
Davanti
all’annuncio quasi mensile di nuovi cloni vi è la tendenza a dimenticare quanto
il processo è complesso. Si tratta di prelevare una cellula somatica adulta
facendo in modo che si esprimano le istruzioni genetiche contenute nel suo
nucleo. Si chiede a questo nucleo, inserito in un uovo-cellula enucleato, di
spingere la nuova cellula verso un ciclo di replicazione e di differenziamento
che deve sfociare in un nuovo animale, copia conforme dell’adulto da cui
proveniva la cellula iniziale. Non c’è né padre né madre veri dal punto di vista
biologico. A Wilmut e Campbell su 434 prove di trasferimento di nuclei soltanto
un caso è riuscito: la pecora Dolly. Il lavoro dei due scienziati scozzesi
mostra per la prima volta che cellule specializzate possono essere riprogrammate
e tornare allo stadio in cui esse possono produrre tutti i tipi cellulari. Ma
soprattutto, dato che l’esperimento era riuscito su un mammifero come la pecora,
si cominciò a pensare alle possibili applicazioni agli esseri umani.
Intanto
ricercatori e società private si sono cimentate nell’applicazione della tecnica
scozzese, con risultati positivi, sui bovini, sui topi e su altri animali. Una
delle cause di tanti fallimenti può essere addebitata sia alle cattive
manipolazioni dell’uovo-cellula sia alla imperfetta riprogrammazione del nucleo
donatore. Il maiale è uno degli animali più desiderati ai fini della clonazione
perché numerosi ricercatori pensano che sia la chiave degli xenotrapianti. In
ragione della taglia gli organi del maiale sono considerati i più adatti
all’Uomo e perciò potrebbero permettere di rispondere ai bisogni di trapianto di
organi, specialmente del cuore e del pancreas. L’obiettivo è di modificare
geneticamente le cellule donatrici per fabbricare degli organi porcini più
tollerabili dal sistema immunitario umano, tappa chiave sulla via degli
xenotrapianti. Questa via potrebbe essere più efficace delle tecniche
applicate, anche in Italia con il
finanziamento del Ministero dell’Agricoltura, per la preparazione di maiali
"umanizzati".
Per quanto riguarda la clonazione dei cani
e dei cavalli, i ricercatori ritengono che ci vorranno ancora degli anni. Per i
gatti l’operazione sembra essere più facile. L’eventualità dell’applicazione
della clonazione sull’essere umano ha scatenato un dibattito molto acceso sulla
legittimità etica dell’operazione. L’applicazione della clonazione agli umani
potrebbe avere due scopi: terapeutico e riproduttivo.
Clonazione
a scopo terapeutico.
Si tratta di
ottenere delle cellule embrionali identiche sul piano genetico ed immunologico a
quelle di un malato in attesa di trapianto cellulare per una serie di malattie:
Parkinson, Alzheimer, diabete, SLA, ecc. Nel futuro un uomo affetto dalla
malattia di Parkinson potrebbe domandare a sua moglie o a sua figlia di mettere
a disposizione un uovo-cellula. Si potrebbe anche ricorrere a delle donatrici a
pagamento. Il medico rimpiazzerebbe il nucleo dell'uovo-cellula con quello di
una cellula qualunque della persona da curare e coltiverebbe l’embrione durante
qualche giorno nelle condizioni di laboratorio. A circa sette giorni questo
embrione, dalla forma di una sfera, è chiamato blastocisti. Da questo le cellule
possono essere prelevate e coltivate. Esse hanno la possibilità di
differenziarsi in tutti i tipi di cellule di un organismo adulto. La
differenziazione viene indirizzata verso i bisogni della persona da curare. Per
esempio, si possono ottenere cellule del pancreas. Il trapianto delle cellule
così ottenute non crea problemi dal punto di vista immunologico perché le
cellule trapiantate sono identiche a quelle della persona malata.
Sono convinto che l’uso degli embrioni a scopo terapeutico,
un giorno, non sarà più necessario. La scienza arriverà a coltivare in "vitro"
le cellule della persona malata, a destrutturarle e a riportarle alla
totipotenza per poi differenziarle secondo i bisogni. Nelle piante il problema è
già stato risolto da decenni.
Clonazione
a scopo riproduttivo
Axel Khan nella
sua ultima opera (Khan: Et l’Homme dans tout ça?) illustra vari casi nei quali
si potrebbe richiedere un intervento di clonazione a scopo riproduttivo.
Riprendo soltanto
un esempio: un bambino muore investito da una macchina. I genitori sono
disperati. Delle cellule ancora vive sono prelevate dal corpo del fanciullo.
Queste cellule vengono fuse con degli ovuli enucleati della madre ricostituendo
degli embrioni. Uno di questi embrioni si sviluppa nell’utero materno e nove mesi dopo la madre
partorisce la copia del figlio scomparso.
Questo tipo di
clonazione non va contro la morale kantiana perché lo scopo dell’operazione è la
creazione di una persona adulta, ma possono nascere dei problemi psicologici. I
genitori riusciranno ad amare la copia del figlio perduto come hanno amato il
figlio originale? Il padre non è il padre della copia. Per quanto riguarda il
figlio copia, come accetta questa situazione? Il suo comportamento verrà
comparato sempre con il fratello originale. Ad ogni modo si possono creare
rischi insormontabili. Il tema è puramente speculativo oggi. Lo sviluppo della
scienza e il ribaltamento dei costumi e dei valori culturali negli ultimi
cinquanta anni fanno pensare che la
clonazione a scopo riproduttivo non sarà un’ipotesi campata in
aria.
La clonazione e la
ricerca dell’immortalità
La morale
dominante che è chiamata "utilitarista" preferisco chiamarla "realista", perché
corrisponde alla situazione oggettiva della Storia. E’ la morale del
Capitalismo. Le culture e le religioni che sono contrarie a questa morale non
hanno un peso significativo perché sono "ancelle" della politica. Per questo
motivo penso che le resistenze ai prodotti biotecnologici e alle tecniche di
clonazione saranno annullate. Ci avviamo verso una morale "Bioinformatica".
Questo nome è la conseguenza diretta dei nomi "pragmatismo" e "utilitarismo".
Durante il terzo millennio è probabile che la clonazione sarà impiegata per
infrangere le regole della vita e così conquistare
l’immortalità.
Un domani e magari
un dopodomani basterà avere i soldi per procurarsi l’immortalità fisica per
mezzo della clonazione di sé stessi. La donna potrebbe clonarsi senza l’aiuto
dell’uomo. Al contrario, l’uomo avrà bisogno della donna. La vera clonazione
sarà quella della donna. La clonazione dell’uomo sarà imperfetta perché durante
i nove mesi di gravidanza e nei primi anni dopo la nascita, la donna avrà un
ruolo molto importante perché l’epigenetico avrà una funzione non trascurabile
(Changueux: L’uomo neuronale). Riuscirà questa operazione? Anni fa abbiamo fatto
un esperimento di clonazione sul trifoglio bianco. Ebbene, alla terza clonazione
le piante erano fragili e malate.
Io non so come definire lo spettacolo secondo il
quale una donna vede nascere sé stessa, vede crescere sé stessa, è presente alla
morte di sé stessa. Un tipo di staffetta attraverso le generazioni della persona
geneticamente uguale. Dal punto di vista scientifico, sarebbe un esperimento
perfetto per stimare l’effetto della cultura (parametro lamarkiano)
sull’evoluzione degli umani.
La morale
Le due culture dell’Europa
Esiste una morale
universale?
L’opinione degli
studiosi è discordante. Io ritengo che il senso morale dell’essere umano è
universale dal momento che tutti gli esseri umani sono in grado di comprendere e
giudicare sé stessi e gli altri. La morale, invece, non è universale. La morale
varia con il patrimonio genetico, culturale e sociale. Quando si parla di specie
vegetali e animali il parametro concernente la variabilità è fondamentale;
quando si parla della specie umana, questo parametro viene dimenticato. La
variabilità esiste sia sul piano diacronico sia a livello sincronico: la morale
dell’essere umano di Cro-Magnon non è uguale alla morale dell’Uomo europeo di
oggi; la morale del giovane ventenne non è uguale a quella dell’anziano
settantenne; la morale dell’operaio e dell’impiegato non è uguale alla morale
dell’imprenditore; la morale del prete missionario tra le popolazioni africane
non è uguale a quella del Cardinale che lavora in Vaticano.
Nell’Uomo delle
origini il patrimonio genetico era più importante del patrimonio culturale. Oggi
è il contrario. Possiamo dire che due tipi di evoluzione riguardano l’Uomo: una
evoluzione biologica e una culturale. La prima è chiamata darwiniana, la seconda
concerne la dinamica dei valori culturali nel corso della Storia. Waddington
scrive che c’è una eredità dei caratteri culturali acquisiti ma non cita mai
Lamarck (Waddington: L’evoluzione di un evoluzionista). Eppure questa formula è
quella che Lamarck aveva elaborato per la sua teoria dell’evoluzione biologica
delle specie e che i neodarwinisti hanno giudicato non
corretta.
L’evoluzione dei
caratteri acquisiti (parametro lamarkiano) è composta di due livelli: il livello
dei prodotti tecnologici che aiutano l’Uomo a soddisfare i bisogni del corpo e
dello spirito. Il secondo livello concerne la Conoscenza. Monod nell’opera "Il
caso e la necessità" scrive di etica della Conoscenza ma anche l’Occidente è
molto lontano da questo livello. Soltanto la casta intellettuale possiede i
valori della Conoscenza. Come si risolverà il problema di portare al
popolo-massa la grande cultura affinchè diventi popolo? E’ un problema
universale.
In ogni modo è
arrivato il tempo che tutti gli Uomini della Terra siano capaci di riflettere
almeno sulle tre domande seguenti: a) chi siamo? b) da dove veniamo? c) dove
andiamo? Chi siamo? Noi
siamo degli esseri umani dotati di autocoscienza; siamo coscienti
della società in cui viviamo; siamo
coscienti dell’ambiente che ci circonda.
L’autocoscienza è
un fattore positivo e nello stesso tempo negativo perché ci rivela la nostra
finitezza che genera l’angoscia della morte.
Da dove veniamo? Noi siamo il prodotto dell’Evoluzione
biologica (darwiniana) e dell’Evoluzione dei caratteri culturali acquisiti
(lamarkiana). Dove andiamo? La risposta degli agnostici è diversa da quella dei
credenti. Quando si rivela l’autocoscienza nell’Uomo? Nell’Homo erectus,
nell’Homo habilis o nell’Uomo sapiens? L’autocoscienza s‘è rivelata poco alla
volta secondo la variabilità genetica degli individui o d’un solo colpo come
sostiene Teillhard de Chardin?
Ebbene, a mio avviso, il patrimonio genetico
produce, insieme ad altri fattori, il patrimonio culturale il quale reagisce sul
patrimonio genetico rinforzandone il peso. Ma la Storia ci dice che durante le
crisi i valori culturali dei popoli non contano nulla. Nel secolo XX la Germania
è l’esempio più eclatante e misterioso. In un articolo intitolato "L’Uomo
tedesco", con sottotitolo "La massa ereditaria e il ceto dei Capi" Gottfried
Benn si domanda: "L’Uomo tedesco, chi è costui? Quale è la sua essenza, quali
sono i tratti distintivi?" (Benn: Lo smalto sul nulla). Discutendo una ricerca
di Von Schulte, Benn scrive che oltre il 50% dei grandi intellettuali tedeschi
(artisti, scienziati, filosofi, ecc.) provengono dalla parrocchia evangelica. E
Benn conclude dicendo che "da questo ambiente ereditario è uscita tutta la
potenza spiritualmente produttiva e creatrice di cultura del popolo tedesco".
Con l’avvento di Hitler al potere che fine ha fatto questa potenza
intellettuale? E’ evidente che nei periodi di crisi è lo spirito di
competizione, con il corollario dello spirito di dominazione, che annulla tutti
i valori culturali.
J. P.
Changeux sostiene che nell’Uomo
esistono le basi biologiche per una morale universale (Changeux: Réflexions d’un
neurobiologiste sur les origines de l'Éthique). Ho già trattato questo
argomento. Ribadisco che il senso morale è universale, ma per quanto riguarda la
morale è sempre esistita una morale non universale ma una morale dominante
basata sul patrimonio genetico che controlla lo spirito di competizione.
Kant a differenza di Rousseau (Rousseau:
Discours sur l’origine de l’inegalité parmi les hommes) ritiene che nell’Uomo
sia innato l’istinto alla guerra. (Kant: Per la pace perpetua). Il pensiero di
Rousseau verrà ripreso quasi completamente da Krapotkin secondo il quale gli
esseri umani nascono mansueti e portati alla cooperazione. Le costrizioni della
società li trasformano in "cattivi ed egoisti" (Krapotkin: Il mutuo appoggio. Un
fattore dell’evoluzione). Sorge una domanda: l’istinto di guerra, con il
corollario della ferocia, appartiene soltanto all’uomo oppure anche alla donna?
All’epoca di Kant la biologia stava facendo i primi passi e per la genetica si
doveva attendere ancora più di un secolo. Quella di Kant, come vedremo, non è
un’intuizione sbagliata ma imperfetta. Resta aperta la domanda precedente. Ci
sono due possibili risposte: o l’istinto di guerra è legato geneticamente al
sesso; oppure anche la donna possiede questo istinto ma allo stato di "sonno"
per cui il phylum dei valori culturali della donna si è distinto dal phylum dei
valori culturali dell’uomo attraverso i millenni del processo evolutivo. Ad ogni
modo, la legge dell’eredità dei caratteri culturali acquisiti ha funzionato per entrambi i phylum.
La curva di Gauss
24/07/02