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  Anno 2002
Luglio 
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Biotecnologie


Biologia e morale
 

di Pietro Rotili 

Ingegneria genetica
L’ingegneria genetica ha azzerato l’evoluzione darwiniana. Un esempio spettacolare: un gene della lucciola è stato trasferito nella pianta di tabacco e la pianta ha acquistato lucentezza. L’ingegneria genetica ha unificato il pianeta dal punto di vista biologico.
Il darwinismo è attivo nella società ma non nella biologia. Il darwinismo è il simbolo del capitalismo: competizione e sopravvivenza del più adatto.
Alcuni biologi e filosofi hanno scritto che l’essere umano è creatore riferentesi alla biologia.
L’essere umano è fabbricante di sé stesso e del proprio ambiente. Stiamo entrando in una nuova era nella quale l’ingegneria genetica, la clonazione e la fecondazione assistita hanno fatto dimenticare la biologia classica.
La Francia è la nazione dove si discute di più sugli O.G.M. Esistono in Francia due commissioni: la commissione biomolecolare e la commissione di biovigilanza. Nello scorso febbraio sono state tenute sei Tavole Rotonde i cui risultati sono apparsi contraddittori. Gli scienziati ecologisti sono contrari agli O.G.M. e le cooperative sementiere non accettano i semi degli O.G.M.
La colza, essendo allogama, trasmette le resistenze a molte piante ed anche alle piante selvatiche

.Il rapporto del 4 e 5 febbraio è stato scritto da:

Essi non hanno partecipato al dibattito.

Nel rapporto è stato detto: "Le Commissioni biomolecolari e biovigilanza non hanno pubblicato i loro documenti. In un paese democratico i consumatori hanno diritto alla trasparenza."
La riunione ha votato all’unanimità che il Parlamento deve discutere sugli O.G.M. Se i francesi fossero contrari agli O.G.M., la ricerca francese resterebbe indietro. La ricerca si dovrebbe occupare della conoscenza dei fenomeni. E questo non sarebbe negativo. I favorevoli agli OGM hanno dichiarato che esistono cinquanta milioni di ettari di OGM sul nostro pianeta e nessuno ha potuto dimostrare che gli OGM non producono allergie.
Il mais BT non inquina l’ambiente, ma inquina il mais tradizionale. Infatti l’assemblea ha deciso di portare da duecento a quattrocento metri la distanza tra il mais BT e il mais tradizionale. Si è discusso se le colture trasgeniche devono essere allevate in pieno campo o nell’area confinata.
Su questo argomento le opinioni dell’assemblea furono contrastanti specialmente per le piante allogame come la colza.
  Proposta:  Le nazioni come la Francia dovrebbero scegliere una regione per coltivare le piante trasgeniche. Gli scienziati dovrebbero dedicarsi a costruire un batterio che sia in grado di demolire i residui delle centrali nucleari. Questo batterio potrebbe essere messo sotto brevetto.
La compagnia che possiede questo batterio farebbe i soldi a palate. Gli scienziati meriterebbero il premio Nobel.
Il futuro dal punto di vista biologico non si può prevedere perché l’umanità è testarda : può volere molte cose dalla scienza biologica.
Nel terzo millennio forse le botteghe di supergeni saranno numerose. Eugenetica positiva e casalinga.
L’ingegneria genetica se perfezionata può fare miracoli. I genitori che hanno i soldi possono volere per i figli ciò che desiderano : grandi atleti, illustri pittori, grandi poeti, supermanager, etc. Questi caratteri sono poligenici: allora si complicano i risultati.
Il primo paese che applicò l’eugenetica di massa negativa furono gli Stati Uniti. Jeremy Rifkin, nel suo libro "Il Secolo Biotech", ha dedicato due capitoli all’eugenetica negli Stati Uniti. I singoli Stati castrarono migliaia di uomini. Nel 1926 ci fu una legge per tutti gli Stati ma non venne applicata a causa della grande depressione che colpì tutto il pianeta. Poi vennero i nazisti che castrarono 300.000 uomini e altrettanti li uccisero con ossido di carbonio nel nome della razza ariana.
Infine, l’ingegneria genetica e la clonazione possono ridurre la biodiversità ?

Clonazione
Tutto comincia nel 1996 con la nascita della pecora Dolly. Per la prima volta un mammifero era nato dalla trasformazione della cellula di un altro adulto. Questo fatto aprì una serie di prospettive.
Per la scienza, la dimostrazione che una cellula adulta è in grado di riprogrammarsi fino al punto di generare un nuovo individuo, è stata una grande scoperta.
Questa scoperta ha scatenato un dibattito molto acceso per le implicazioni concernenti la clonazione umana. Clonazione a scopo terapeutico o a scopo riproduttivo. Questa seconda operazione, a parte le implicazioni etiche di cui discuteremo in seguito, secondo gli specialisti della materia passeranno molti anni perché sia attuabile.
La stampa trascura il fatto che ogni successo è accompagnato da moltissimi insuccessi, per cui molti scienziati hanno smesso di clonare per impegnarsi a scoprire le cause di tanti fallimenti.
La maggior parte dei cloni potenziali non arrivano a compimento" dice Robert Vall del Dipartimentodi agricoltura (USDA) degli USA. Più drastico è Paul Renard dell’INRA francese, settore zootecnico: "Non abbiamo spiegazioni del fenomeno; si tratta di artigianato più che di scienza". Jan Wilmut, lo scienziato scozzeze che ha creato la pecora Dolly, ha smesso di clonare. E’ impegnato nel comprendere ciò che rende possibile la clonazione per mezzo del trasferimento del nucleo, studiando perché i geni si riprogrammano. Wilmut sostiene che ci sono molti ostacoli da superare prima che la clonazione entri nella pratica corrente. Nel mondo della clonazione, altamente concorrenziale, i ricercatori non amano rivelare ciò che sanno. Inoltre, alle passioni e gelosie che regnano nel mondo della ricerca, si aggiunge il fatto che i lavori sulla clonazione sono finanziati dalle imprese private che impongono di mantenere il segreto.
Davanti all’annuncio quasi mensile di nuovi cloni vi è la tendenza a dimenticare quanto il processo è complesso. Si tratta di prelevare una cellula somatica adulta facendo in modo che si esprimano le istruzioni genetiche contenute nel suo nucleo. Si chiede a questo nucleo, inserito in un uovo-cellula enucleato, di spingere la nuova cellula verso un ciclo di replicazione e di differenziamento che deve sfociare in un nuovo animale, copia conforme dell’adulto da cui proveniva la cellula iniziale. Non c’è né padre né madre veri dal punto di vista biologico. A Wilmut e Campbell su 434 prove di trasferimento di nuclei soltanto un caso è riuscito: la pecora Dolly. Il lavoro dei due scienziati scozzesi mostra per la prima volta che cellule specializzate possono essere riprogrammate e tornare allo stadio in cui esse possono produrre tutti i tipi cellulari. Ma soprattutto, dato che l’esperimento era riuscito su un mammifero come la pecora, si cominciò a pensare alle possibili applicazioni agli esseri umani.
Intanto ricercatori e società private si sono cimentate nell’applicazione della tecnica scozzese, con risultati positivi, sui bovini, sui topi e su altri animali. Una delle cause di tanti fallimenti può essere addebitata sia alle cattive manipolazioni dell’uovo-cellula sia alla imperfetta riprogrammazione del nucleo donatore. Il maiale è uno degli animali più desiderati ai fini della clonazione perché numerosi ricercatori pensano che sia la chiave degli xenotrapianti. In ragione della taglia gli organi del maiale sono considerati i più adatti all’Uomo e perciò potrebbero permettere di rispondere ai bisogni di trapianto di organi, specialmente del cuore e del pancreas. L’obiettivo è di modificare geneticamente le cellule donatrici per fabbricare degli organi porcini più tollerabili dal sistema immunitario umano, tappa chiave sulla via degli xenotrapianti. Questa via potrebbe essere più efficace delle tecniche applicate, anche in Italia con il finanziamento del Ministero dell’Agricoltura, per la preparazione di maiali "umanizzati".
Per quanto riguarda la clonazione dei cani e dei cavalli, i ricercatori ritengono che ci vorranno ancora degli anni. Per i gatti l’operazione sembra essere più facile. L’eventualità dell’applicazione della clonazione sull’essere umano ha scatenato un dibattito molto acceso sulla legittimità etica dell’operazione. L’applicazione della clonazione agli umani potrebbe avere due scopi: terapeutico e riproduttivo.

Clonazione a scopo terapeutico.
Si tratta di ottenere delle cellule embrionali identiche sul piano genetico ed immunologico a quelle di un malato in attesa di trapianto cellulare per una serie di malattie: Parkinson, Alzheimer, diabete, SLA, ecc. Nel futuro un uomo affetto dalla malattia di Parkinson potrebbe domandare a sua moglie o a sua figlia di mettere a disposizione un uovo-cellula. Si potrebbe anche ricorrere a delle donatrici a pagamento. Il medico rimpiazzerebbe il nucleo dell'uovo-cellula con quello di una cellula qualunque della persona da curare e coltiverebbe l’embrione durante qualche giorno nelle condizioni di laboratorio. A circa sette giorni questo embrione, dalla forma di una sfera, è chiamato blastocisti. Da questo le cellule possono essere prelevate e coltivate. Esse hanno la possibilità di differenziarsi in tutti i tipi di cellule di un organismo adulto. La differenziazione viene indirizzata verso i bisogni della persona da curare. Per esempio, si possono ottenere cellule del pancreas. Il trapianto delle cellule così ottenute non crea problemi dal punto di vista immunologico perché le cellule trapiantate sono identiche a quelle della persona malata.
Sono convinto che l’uso degli embrioni a scopo terapeutico, un giorno, non sarà più necessario. La scienza arriverà a coltivare in "vitro" le cellule della persona malata, a destrutturarle e a riportarle alla totipotenza per poi differenziarle secondo i bisogni. Nelle piante il problema è già stato risolto da decenni.


Clonazione a scopo riproduttivo
Axel Khan nella sua ultima opera (Khan: Et l’Homme dans tout ça?) illustra vari casi nei quali si potrebbe richiedere un intervento di clonazione a scopo riproduttivo.
Riprendo soltanto un esempio: un bambino muore investito da una macchina. I genitori sono disperati. Delle cellule ancora vive sono prelevate dal corpo del fanciullo. Queste cellule vengono fuse con degli ovuli enucleati della madre ricostituendo degli embrioni. Uno di questi embrioni si sviluppa nell’utero materno e nove mesi dopo la madre partorisce la copia del figlio scomparso.
Questo tipo di clonazione non va contro la morale kantiana perché lo scopo dell’operazione è la creazione di una persona adulta, ma possono nascere dei problemi psicologici. I genitori riusciranno ad amare la copia del figlio perduto come hanno amato il figlio originale? Il padre non è il padre della copia. Per quanto riguarda il figlio copia, come accetta questa situazione? Il suo comportamento verrà comparato sempre con il fratello originale. Ad ogni modo si possono creare rischi insormontabili. Il tema è puramente speculativo oggi. Lo sviluppo della scienza e il ribaltamento dei costumi e dei valori culturali negli ultimi cinquanta anni fanno pensare che la clonazione a scopo riproduttivo non sarà un’ipotesi campata in aria.

La clonazione e la ricerca dell’immortalità

La morale dominante che è chiamata "utilitarista" preferisco chiamarla "realista", perché corrisponde alla situazione oggettiva della Storia. E’ la morale del Capitalismo. Le culture e le religioni che sono contrarie a questa morale non hanno un peso significativo perché sono "ancelle" della politica. Per questo motivo penso che le resistenze ai prodotti biotecnologici e alle tecniche di clonazione saranno annullate. Ci avviamo verso una morale "Bioinformatica". Questo nome è la conseguenza diretta dei nomi "pragmatismo" e "utilitarismo". Durante il terzo millennio è probabile che la clonazione sarà impiegata per infrangere le regole della vita e così conquistare l’immortalità.
Un domani e magari un dopodomani basterà avere i soldi per procurarsi l’immortalità fisica per mezzo della clonazione di sé stessi. La donna potrebbe clonarsi senza l’aiuto dell’uomo. Al contrario, l’uomo avrà bisogno della donna. La vera clonazione sarà quella della donna. La clonazione dell’uomo sarà imperfetta perché durante i nove mesi di gravidanza e nei primi anni dopo la nascita, la donna avrà un ruolo molto importante perché l’epigenetico avrà una funzione non trascurabile (Changueux: L’uomo neuronale). Riuscirà questa operazione? Anni fa abbiamo fatto un esperimento di clonazione sul trifoglio bianco. Ebbene, alla terza clonazione le piante erano fragili e malate.
Io non so come definire lo spettacolo secondo il quale una donna vede nascere sé stessa, vede crescere sé stessa, è presente alla morte di sé stessa. Un tipo di staffetta attraverso le generazioni della persona geneticamente uguale. Dal punto di vista scientifico, sarebbe un esperimento perfetto per stimare l’effetto della cultura (parametro lamarkiano) sull’evoluzione degli umani.

La morale
Axel Khan (libro citato) e molti intellettuali laici si rifanno alla dottrina kantiana secondo la quale una persona deve essere considerata un fine e non un mezzo. Nella clonazione terapeutica la blastocisti, come progetto di persona, è declassata a strumento e quindi tutta l’operazione deve essere condannata. La biologia ormai è diventata una scienza nella quale la tecnologia sta prendendo il sopravvento. Ciò significa che le società private aumentano il loro ruolo in questo settore. In tale situazione i ricercatori dimenticano di essere i servitori dell’umanità e diventano servitori delle compagnie private nelle quali posseggono pacchetti di azioni.
La Gran Bretagna e gli USA hanno legittimato la clonazione terapeutica. Il Parlamento europeo, con l’alleanza dei Verdi con la Democrazia Cristiana, ha condannato questa operazione. Il Papa stesso ha condannato la clonazione.

Le due culture dell’Europa
Da una parte la Gran Bretagna e dall’altra l’Europa continentale. Non è un fatto nuovo, ma risale agli albori del Capitalismo. Un filo rosso lega Hobbes, Malthus e Darwin, come parallelamente un filo rosso lega Adam Smith, Bentham e Stuart Mill. La filosofia utilitarista di Bentham secondo la quale un’azione si giudica dai suoi risultati, non è lontana dal detto machiavellico: "Il fine giustifica i mezzi".

Per la cultura dell’Europa continentale, che in massima parte si rifà a Kant, il valore di un’azione vale per sé stessa indipendentemente dai risultati. Come ho già detto, nel caso della clonazione a scopo terapeutico l’embrione è un mezzo. Io sono convinto che la posizione utilitarista si espanderà anche nell’Europa continentale perché corrisponde ai bisogni dei malati e agli interessi delle società private che organizzeranno l’operazione.
Il governo inglese e USA hanno stabilito che fino a 14 giorni si può clonare perché abbiamo a che fare con un pre-embrione. In questo caso non abbiamo a che fare con un individuo ma con un progetto di individuo. In verità, in certi casi, è difficile distinguere il fine dal mezzo. Per esempio, una donna ha la SLA, malattia che distrugge lentamente tutti i muscoli del corpo riducendolo a un sacco di patate. Nessuna medicina esiste per curare questa malattia. Ebbene, il medico biologo propone la cura cellulare e preleva una cellula dal corpo della donna e trapianta il nucleo di detta cellula nell’uovo-cellula enucleato fornito dalla donna stessa. Insomma, la donna con l’aiuto dei propri materiali biologici prelevati dal proprio corpo, cura il proprio corpo. In questo caso è possibile distinguere il fine dal mezzo? Anche le cellule derivate dalla blastocisti della donna e incorporate nel cervello della medesima diventano un fine.

Esiste una morale universale?
L’opinione degli studiosi è discordante. Io ritengo che il senso morale dell’essere umano è universale dal momento che tutti gli esseri umani sono in grado di comprendere e giudicare sé stessi e gli altri. La morale, invece, non è universale. La morale varia con il patrimonio genetico, culturale e sociale. Quando si parla di specie vegetali e animali il parametro concernente la variabilità è fondamentale; quando si parla della specie umana, questo parametro viene dimenticato. La variabilità esiste sia sul piano diacronico sia a livello sincronico: la morale dell’essere umano di Cro-Magnon non è uguale alla morale dell’Uomo europeo di oggi; la morale del giovane ventenne non è uguale a quella dell’anziano settantenne; la morale dell’operaio e dell’impiegato non è uguale alla morale dell’imprenditore; la morale del prete missionario tra le popolazioni africane non è uguale a quella del Cardinale che lavora in Vaticano.
Nell’Uomo delle origini il patrimonio genetico era più importante del patrimonio culturale. Oggi è il contrario. Possiamo dire che due tipi di evoluzione riguardano l’Uomo: una evoluzione biologica e una culturale. La prima è chiamata darwiniana, la seconda concerne la dinamica dei valori culturali nel corso della Storia. Waddington scrive che c’è una eredità dei caratteri culturali acquisiti ma non cita mai Lamarck (Waddington: L’evoluzione di un evoluzionista). Eppure questa formula è quella che Lamarck aveva elaborato per la sua teoria dell’evoluzione biologica delle specie e che i neodarwinisti hanno giudicato non corretta.
L’evoluzione dei caratteri acquisiti (parametro lamarkiano) è composta di due livelli: il livello dei prodotti tecnologici che aiutano l’Uomo a soddisfare i bisogni del corpo e dello spirito. Il secondo livello concerne la Conoscenza. Monod nell’opera "Il caso e la necessità" scrive di etica della Conoscenza ma anche l’Occidente è molto lontano da questo livello. Soltanto la casta intellettuale possiede i valori della Conoscenza. Come si risolverà il problema di portare al popolo-massa la grande cultura affinchè diventi popolo? E’ un problema universale.
In ogni modo è arrivato il tempo che tutti gli Uomini della Terra siano capaci di riflettere almeno sulle tre domande seguenti: a) chi siamo? b) da dove veniamo? c) dove andiamo? Chi siamo? Noi siamo degli esseri umani dotati di autocoscienza; siamo coscienti della società in cui viviamo; siamo coscienti dell’ambiente che ci circonda.
L’autocoscienza è un fattore positivo e nello stesso tempo negativo perché ci rivela la nostra finitezza che genera l’angoscia della morte.
Da dove veniamo? Noi siamo il prodotto dell’Evoluzione biologica (darwiniana) e dell’Evoluzione dei caratteri culturali acquisiti (lamarkiana). Dove andiamo? La risposta degli agnostici è diversa da quella dei credenti. Quando si rivela l’autocoscienza nell’Uomo? Nell’Homo erectus, nell’Homo habilis o nell’Uomo sapiens? L’autocoscienza s‘è rivelata poco alla volta secondo la variabilità genetica degli individui o d’un solo colpo come sostiene Teillhard de Chardin?
Ebbene, a mio avviso, il patrimonio genetico produce, insieme ad altri fattori, il patrimonio culturale il quale reagisce sul patrimonio genetico rinforzandone il peso. Ma la Storia ci dice che durante le crisi i valori culturali dei popoli non contano nulla. Nel secolo XX la Germania è l’esempio più eclatante e misterioso. In un articolo intitolato "L’Uomo tedesco", con sottotitolo "La massa ereditaria e il ceto dei Capi" Gottfried Benn si domanda: "L’Uomo tedesco, chi è costui? Quale è la sua essenza, quali sono i tratti distintivi?" (Benn: Lo smalto sul nulla). Discutendo una ricerca di Von Schulte, Benn scrive che oltre il 50% dei grandi intellettuali tedeschi (artisti, scienziati, filosofi, ecc.) provengono dalla parrocchia evangelica. E Benn conclude dicendo che "da questo ambiente ereditario è uscita tutta la potenza spiritualmente produttiva e creatrice di cultura del popolo tedesco". Con l’avvento di Hitler al potere che fine ha fatto questa potenza intellettuale? E’ evidente che nei periodi di crisi è lo spirito di competizione, con il corollario dello spirito di dominazione, che annulla tutti i valori culturali.
J. P. Changeux sostiene che nell’Uomo esistono le basi biologiche per una morale universale (Changeux: Réflexions d’un neurobiologiste sur les origines de l'Éthique). Ho già trattato questo argomento. Ribadisco che il senso morale è universale, ma per quanto riguarda la morale è sempre esistita una morale non universale ma una morale dominante basata sul patrimonio genetico che controlla lo spirito di competizione.
Kant a differenza di Rousseau (Rousseau: Discours sur l’origine de l’inegalité parmi les hommes) ritiene che nell’Uomo sia innato l’istinto alla guerra. (Kant: Per la pace perpetua). Il pensiero di Rousseau verrà ripreso quasi completamente da Krapotkin secondo il quale gli esseri umani nascono mansueti e portati alla cooperazione. Le costrizioni della società li trasformano in "cattivi ed egoisti" (Krapotkin: Il mutuo appoggio. Un fattore dell’evoluzione). Sorge una domanda: l’istinto di guerra, con il corollario della ferocia, appartiene soltanto all’uomo oppure anche alla donna? All’epoca di Kant la biologia stava facendo i primi passi e per la genetica si doveva attendere ancora più di un secolo. Quella di Kant, come vedremo, non è un’intuizione sbagliata ma imperfetta. Resta aperta la domanda precedente. Ci sono due possibili risposte: o l’istinto di guerra è legato geneticamente al sesso; oppure anche la donna possiede questo istinto ma allo stato di "sonno" per cui il phylum dei valori culturali della donna si è distinto dal phylum dei valori culturali dell’uomo attraverso i millenni del processo evolutivo. Ad ogni modo, la legge dell’eredità dei caratteri culturali acquisiti ha funzionato per entrambi i phylum.

La curva di Gauss
Il desiderio di prevalere è il motore dello spirito di competizione. Il desiderio di prevalere è forse un carattere poligenico come forse lo è lo spirito di competizione. I desideri sono l’essenza degli umani (Spinoza: Etica). L’Uomo di Neandertal occupava l’Europa da migliaia di anni quando è arrivato dall’Oriente l’Uomo di Cro-Magnon (40.000 anni fa circa). Dopo circa 12.000 anni l’Uomo di Neandertal è scomparso: gli specialisti non conoscono le cause della scomparsa.
L’istinto alla guerra è la punta estrema dello spirito di competizione il quale è presente in tutte le popolazioni della Terra. Se questo carattere è poligenico la sua distribuzione è continua e noi possiamo rappresentarla mediante una curva a campana (curva di Gauss) con le classi:1a classe  "non competitivi" (cooperativi-altruisti), 2a classe "poco competitivi", 3a classe "competitivi" (egoisti), 4a classe  "molto competitivi" (aggressivi). Gli individui della 2a  classe ("poco competitivi") hanno "in sonno" l’istinto  della solidarietà che si risveglia nei periodi di crisi. La percentuale di individui presenti nelle quattro classi varia da nazione a nazione. Questa variabilità permetterebbe di individuare la curva relativa alle singole nazioni.

Ricordo che la parola d’ordine del sistema capitalista è "vincere la competizione". Il capitalismo produce ricchezza ma anche disoccupazione e miseria a livello planetario. Gli economisti dicono che la disuguaglianza è il motore del progresso. Ma quale progresso? (Natoli: Progresso e Catastrofi). L’Occidente (USA e Giappone compresi) lavora per l’Occidente; la scienza e la tecnologia lavorano per l’Occidente e nel medesimo tempo avvelenano il pianeta. Il consumismo è una categoria che non ha limiti nel cervello della gente. E’ diventato inconsciamente sinonimo di libertà: mi sento libero quando posso acquistare quello che voglio. E’ questo il progresso? Se si continua così l’Occidente correrà verso il suicidio e nel medesimo tempo correrà verso l’assassinio degli altri popoli della Terra perché gli scienziati sanno prevedere ma i politici non sanno e non vogliono prevenire essendo i loro occhi fissi sulle scadenze elettorali. La democrazia ha molte facce: quella attuale è la più brutta rispetto alle precedenti; quella futura sarà bruttissima. Stando così le cose, o si decide di ridimensionare o di trasformare il progresso tecnico oppure bisogna prepararsi ad una serie di catastrofi che ridurranno la vivibilità del pianeta per gli esseri umani e per alcune specie di animali.In sintesi, la morale degli individui che occupano la parte sinistra della curva non può essere uguale a quella degli individui che occupano la parte destra della curva. Quel che è certo è che la grande plasticità del cervello permetterà all’Uomo di adattarsi al nuovo mondo. Ci sarà una selezione? E’ ovvio che i valori morali saranno conseguenti a questa metamorfosi.

24/07/02