Negli anni ‘90 la
Federazione europea del settore degli elettrodomestici aveva lanciato
un’etichetta per segnalare l’efficienza energetica di ciascuno degli apparecchi
commercializzati. Il suo uso si è generalizzato successivamente nei paesi
dell’UE. In Svizzera, l’Ente federale dell’Energia e l’Agenzia degli apparecchi
elettrici (AEA) hanno deciso di comune accordo d’introdurre l'Etichetta
Energia nel 2002, e di
rendere la sua presenza obbligatoria dal 1° gennaio 2003. Categorie. Con le sue sette
categorie scaglionate da A (basso consumo) a G (forte consumo di corrente), il
diagramma dell’Etichetta Energia si è rapidamente imposto. Apposta sui
frigoriferi e sui congelatori, essa indica il consumo durante 24 ore.
Su una lavatrice,
un’asciuga biancheria o una lavastoviglie, essa segnala non solo il consumo
specifico d'energia, ma anche la sua efficacia di lavaggio. Infatti a che
varrebbe consumare meno energia se le stoviglie fossero mal lavate ed ancora
umide? Le lampadine infine sono classificate in funzione della loro durata e
della loro potenza elettrica. L’etichetta di base è
completata da una banda personalizzata che indica la marca, il modello e i dati
misurati per ciascun apparecchio. Inoltre, una freccia nera rivolta verso
sinistra indica la categoria di consumo dell’apparecchio in questione in
rapporto all’offerta disponibile. Popolarità. Negli anni ‘90,
alcuni produttori o importatori ricorrevano dunque già all’etichetta energetica.
Nel 2002, la sua generalizzazione è avvenuta senza ostacoli; infatti le varie
categorie produttive e commerciali assoggettate alla nuova legislazione hanno
messo in atto tutti gli forzi possibili per realizzarla. E mentre l’EAE prendeva
diverse misure per familiarizzare il grande pubblico con l’Etichetta Energia, lo stesso facevano le
organizzazioni dei consumatori e i media. Il potenziale di risparmio
è enorme. Attualmente, optare per un apparecchio etichettato A e non D permette
di risparmiare parecchie centinaia di franchi sulla fattura
elettrica. Potenziale. E' trascorso
quasi un anno da quando cinque categorie di apparecchi elettrici (lavatrici,
lavastoviglie, asciugabiancheria, frigoriferi, congelatori) nonché le lampadine
devono essere munite di un’etichetta che indichi le loro prestazioni
energetiche. Secondo i calcoli dell’Agenzia svizzera per l’efficienza energetica
(SAFE), questi prodotti assorbono quasi il 20% del consumo svizzero di
elettricità, ossia 10.000 Gwh nel 2001. La fattura pagata dai consumatori
assomma a due miliardi di franchi. Si stima che 135 milioni d'apparecchi
elettrici siano in circolazione in Svizzera (in casa, ufficio, imprese e
installazioni di trasporto). Gli Svizzeri spendono ogni anno 10 miliardi di
franchi per questo tipo di prodotto. Il settore elettrodomestico
e quello dell’illuminazione racchiudono dunque un immenso potenziale d'energia,
in particolare perché gli apparecchi e le lampadine hanno una durata più breve
rispetto al passato. Secondo i tecnici, la durata di un frigorifero non supera
in media dodici anni, durata inferiore a quella delle cucine e delle lavatrici.
In ogni modo, in assenza di strumenti adeguati di misurazione, non si dispone di
cifre precise. E’ in corso la realizzazione di una banca dati, precisa Rudolf
Bolleger, presidente dell’EAE. Studi. La Svizzera è in
testa nella ricerca energetica. Da molto tempo Conrad U. Brunner della direzione
della SAFE aveva evidenziato il potenziale di risparmio celato negli apparecchi.
Nel 1986 affermava: ”Se tutte le famiglie sostituissero i loro apparecchi
attuali con modelli economici, si risparmierebbe il 30% di elettricità. Tra il
1970 e il 1978, i progressi tecnici avevano già ridotto del 40% il consumo dei
congelatori e del 36% quello delle lavatrici. Nel frattempo i produttori
hanno preso la palla al balzo: il capitolato di oneri degli ingegneri comporta
ormai l’obbligo di ricercare il consumo di energia più basso. Rudolf Belliger
considera che questo è diventato un importante fattore di
competitività. Frigoriferi e congelatori.
I frigoriferi e i congelatori funzionano 24 ore su 24. Con un consumo
approssimativo di 2100 Gwh, sono la categoria di apparecchi che divora maggiore
energia. L’elettricità serve ad alimentare il compressore dell’agente di
raffreddamento, generalmente propano o butano. “Gli ultimi modelli di
compressori hanno una durata più lunga, sono silenziosi e a risparmio
energetico”, afferma Jurg Berner, capo della gestione prodotti presso la
Electrolux Suisse. Grandi progressi sono stati
realizzati nell’isolamento dei comparti e delle porte mediante l’impiego di
schiuma di poliuretano. I frigoriferi si rompono spesso all’improvviso; ciò
significa doverli sostituire immediatamente. “Sfortunatamente, l’acquisto del
nuovo apparecchio è spesso precipitoso”, deplora Berner. Stoviglie, detersivo, asciugatura. Trattandosi di lavastoviglie (500 Gwh all’anno) e di
asciuga-biancheria (550 Gwh), la corrente serve innanzi tutto a riscaldare
l’acqua. Solo una piccola parte è utilizzata per azionare i motori. Ciò spiega
perché i progressi sono soprattutto registrati a livello del consumo d'acqua
calda. Nel caso delle lavatrici, è
possibile ricorrere a pompe di calore, giacché il funzionamento non supera i
50°C. Tali apparecchi vantano valori di consumo inferiori del 40% al valore
limite della classe A e non consumano che 1,9 kWh per 6 kg di
biancheria. I produttori di lavatrici
stimano che il potenziale di risparmio energetico è minimo. “Utilizzando molta
meno acqua, la durata del lavaggio sarebbe tale da non essere accettabile dagli
utenti”, spiega Urs Roth, consigliere tecnico della V-Zug. Per le lavastoviglie,
infine, un’efficacia di lavaggio soddisfacente si ottiene con una temperatura
minima dell’acqua di 55°C (per stoviglie poco sporche). Forni e cucine. “Benché
l’etichettEnergia non li comprenda, i forni e le cucine sono ugualmente
interessati al risparmio di energia”, precisa Berner. Una porta con un vetro
quadruplo o un comparto ben isolato danno eccellenti risultati: dal 1980, il
consumo di elettricità dei forni è stato dimezzato. Le cucine in vetroceramica
hanno un rendimento superiore del 30% a quello degli antichi modelli
equipaggiati con placche di cottura in ghisa. La migliore cucina non può tuttavia dare più di
quello che ha. I risparmi energetici dipendono in realtà anche dal tipo di
tegame utilizzato. Viene anche raccomandato in modo particolare di impiegare dei
tegami a fondo piatto, che non riscaldano l’aria prima di riscaldare i
cibi. Comunque l’avvenire
appartiene alle cucine ad induzione, molto apprezzate attualmente dai
professionisti della ristorazione. Il loro rendimento energetico è inferiore del
15% a quello dei modelli in vetroceramica. “La clientela è tuttavia ancora
reticente di fronte ai campi elettrici”, constata Berner. Illuminazione. Lampadine,
lampade alogene, tubi fluorescenti e lampade a basso consumo di energia
consumano 6 Gwh all’anno. Ancora alcuni anni fa, le lampade a basso consumo
avevano una cattiva reputazione: troppo voluminose e poco luminose. “La qualità
della luce è migliorata”, afferma Stefan Gasser, esperto dell’illuminazione per
la SAFE. L’impiego di nuovi materiali e i progressi tecnologici di riflessione
aumentano la resa dei tubi fluorescenti. Dal lato della durata, le lampade a
basso consumo durano da 5 a 10 volte di più delle lampade a incandescenza. Dei
test sono in corso al fine di far progredire lo stato delle conoscenze in
materia. Il mercato. L’etichetta Energia è obbligatoria dal
gennaio 2002. Qual è la situazione dal punto di vista dei produttori e dei
commercianti alla fine del periodo transitorio? La SAFE ha affidato a Conrad
Brunner la realizzazione di una radiografia del mercato: 147 punti vendita
ripartiti in 17 cantoni sono stati esaminati minuziosamente. Risultato: dei
circa 6148 apparecchi elettrodomestici esposti, il 56% era correttamente
etichettato, il 26,5% appartenevano alla classe A, mentre nel 24,8% l’etichetta
mancava. L’immagine è quasi identica per le lampade. Il 54,6% dei modelli
esposti erano correttamente etichettati e il 26,8% di questi figuravano nella
categoria A. L’etichettatura mancava nel 19,1% delle lampade. “Ciò indica che
siamo sulla buona strada” afferma Frey del settore apparecchi elettrici della
OFEN. La SAFE ha inoltre
interrogato dei venditori in 143 punti vendita. Il 38% di loro afferma di avere
utilizzato il risparmio di energia come argomento principale, il 13% attarverso
l’Etichetta Energia. Il 57% delle persone interrogate hanno risposto che
erano sensibili all’ Etichetta Energia, mentre il 68% ha confessato di
raccomandare ai propri clienti degli apparecchi a risparmio energetico. Alla
luce di questi risultati, Brunner fa appello ad una migliore formazione del
personale di vendita. La Safe ritiene che
s’impongono anche degli sforzi nel campo della pubblicità: l’argomento
dell’efficienza energetica non è ancora avanzato a sufficienza. L’Agenzia ha
analizzato 28 annunci apparsi nei media e che vantavano i loro apparecchi in
quanto dotati di Etichetta Energia. Solo 9 attiravano l’attenzione sul
consumo di energia; nessuno ha esplicitamente utilizzato l’ Etichetta
Energia per far passare il suo messaggio. Clientela. I due principali
segmenti di clienti si differenziano per l’importanza che questi accordano
all’efficienza energetica nel loro acquisto. Secondo Rudolf Bolliger, la
tendenza a favorire in caso di dubbio, non gli apparecchi più economici in energia, ma le migliori marche, è
ancora troppo presente nei proprietari di edifici da locare - che rappresentano
circa il 70% degli acquirenti. La loro indifferenza ai risparmi energetici si
spiega con il fatto che è il locatario a regolare la fattura di elettricità. Il
30% restante, ossia le persone che possiedono la loro abitazione, sono invece
più sensibili al risparmio energetico. Energia extra ( il bollettino dell’OFEN) si è recata in vari punti di
vendita ed ha realizzato una indagine su una settantina di clienti. Per la
maggioranza delle persone interrogate, bassi consumi d'acqua e d'elettricità
sono motivazioni d’acquisto molto valide. Tuttavia erano solo 7 ad avere sentito
dell’ Etichetta Energia. Classe A. Più della metà
dei frigoriferi controllati dalla SAFE erano classificati A e B. La maggioranza
degli apparecchi sono classificati d’altra parte nelle categorie A e D. Bolliger
stima che i modelli di gamma bassa non rappresentano che un’infima parte del
mercato. Per quanto riguarda le
lampade a basso consumo, Stefan Gasser rileva che il loro prezzo elevato
respinge più di un consumatore. Inoltre, l’imballaggio delle lampadine ordinarie
non menziona che esse sono classificate G e i clienti le acquistano senza
ricorrere ai consigli del venditore. Ciò non impedisce che in Svizzera si
registri una lampada a basso consumo per famiglia, ossia il doppio di dieci anni
fa. Questi sforzi non sono
riusciti a frenare l’aumento del consumo di elettricità: +2,6% nel 2001 in
rapporto al 2000. Ma l’inverno severo ha giocato un grande ruolo. Bolliger
spiega questa cifra anche con l’aumento del numero di famiglie (che sono però
anche più piccole) e la moltiplicazione di nuovi apparecchi. Si ritiene che
ciascuna famiglia possieda in media 23 apparecchi elettrici e che ogni anno sono
acquistati tre apparecchi nuovi. Differenziazioni. Le
autorità svizzere hanno l’intenzione di estendere l’obbligo d’indicare il
consumo d'energia ad altri apparecchi. La lista comprende gli aspiratori, i
climatizzatori e i televisori. E’ anche in discussione l'introduzione delle
sotto-classi A+ e A++ per i frigoriferi. (Questo
servizio è stato tratto da “Energie extra”, il bollettino dell’Ente federale
dell’energia della Svizzera, Dicembre 2002)
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7/11/03