Le pile a combustibile ci
apriranno le porte di una futura civiltà dell’idrogeno?
Il funzionamento di questa
tecnologia si fonda su reazioni elettrochimiche: si inietta dell’idrogeno
all’anodo. Ossidandosi, questo gas produce a sua volta degli elettroni (creando
una corrente continua) e dei protoni che migrano verso il catodo dove si trova
l’ossigeno. A conclusione, non solo una produzione di calore accompagna quella
di elettricità, ma la combinazione dell’idrogeno con l’ossigeno forma acqua. La
pila a combustibile ha dunque il merito di essere poco inquinante. Essa offre
per di più il vantaggio di rese elettriche elevate (dal 35 al 60%) in rapporto
ai sistemi convenzionali comparabili di produzione di energia. Infine essa ha la
capacità di produrre energia in modo decentralizzato in prossimità degli utenti
e la facoltà di essere dimensionata in funzione dei bisogni.
Tecnologie
innovative
Fino ad allora, quando a
Chelles (Seine-et-Marne) è stata installata una “micro-centrale” di una potenza
di 200 kW elettrici e di 200 kW termici che alimenta l’equivalente di 200
caldaie elettriche e termiche, solo la pila ad acido fosforico era veramente in
prova sul campo. Essa oggi dovrebbe lasciare il posto a tecnologie più semplici
e meno costose. I ricercatori scommettono attualmente su due altri tipi di pile:
la PEMFC (pila a membrana scambiatrice di protoni) e la SOFC (pila a ossidi
solidi). Tutte e due hanno dei vantaggi e degli inconvenienti. La prima, a causa
della sua bassa temperatura (circa 100°C), non pone problemi a livello di
sicurezza. Essa è destinata più particolarmente ai trasporti, ma ha difficoltà
ad essere utilizzata in un processo industriale in quanto produce acqua a 70°C.
Oltre alla sua forte sensibilità alla purezza dell’idrogeno, essa richiede
peraltro l’utilizzazione di catalizzatori preziosi ed anche
tossici.
La seconda, una tecnologia
ad alta temperatura, potrebbe trovare applicazione in numerosi usi. E’
interessante per il suo rendiment, ma la sua elevata temperatura di
funzionamento (circa 1000°C) è un freno: non solo può risultare dannosa ma
richiede anche dei materiali che resistano a tali temperature e che sono quindi
costosi. Per ottimizzare queste due pile, occorre aumentare la temperatura della
PEMFC intorno ai 150°C e abbassare quella della SOFC a 700°C. Sono in corso
lavori di ricerca in tal senso.
Esperimenti
promettenti
Sono già in atto
esperimenti promettenti. In particolare, Gas di Francia lavora in collaborazione
con Hpower su una pila PEMFC per abitazione singola che genera insieme
elettricità e calore. Delle versioni commerciali potrebbe fare la loro comparsa
sul mercato da qui al 2005. Dal canto suo, nel quadro del programma europeo HydroGen PSA ha
equipaggiato uno dei suoi veicoli con una pila di 30kW alimentata ad idrogeno
puro in bombola. Questa tecnologia potrebbe essere adattata ai taxi
urbani.
Lo sviluppo di queste
tecnologie deve far fronte a reali difficoltà, in particolare la produzione
dell’idrogeno che non esiste sotto forma di fonte naturale, e lo stoccaggio e la
sua distribuzione. Sull’insieme della catena, occorre necessariamente arrivare a
costi competitivi e ad un bilancio favorevole, sul piano energetico e delle
emissioni di gas ad effetto serra, in rapporto alla tecnologie
concorrenti.
L’anno scorso l’ADEME ha
sostenuto con più di 3 milioni di euro la ricerca e lo sviluppo sulle pile a
combustibile nel quadro della rete tecnologica “pile a
combustibile”.
Al controllo di qualità dei
progetti presiede la rete tecnologica “pile a combustibile” nata il 24 giugno
1999. Al Comitato di orientamento della rete partecipano i rappresentanti del
ministero delegato alla Ricerca e alle nuove tecnologie, organismi finanziari
(fra cui l’ADEME) nonché esperti del mondo industriale e della ricerca.
Per maggiori informazioni:
www.ademe.fr,rubrica Recherche.
Fonte, “La Lettre ADEME” luglio, 2002
24/01/03